Sabato Sera (script)

SABATO SERA

 

Sceneggiatura

  1. CONCESSIONARIO AUTO – INT. GIORNO

Una donna di mezz’età CARLA (vestito ordinario, magra, non palestrata, capelli sciatti), parla con il concessionario (giovane, ma già parzialmente pelato, nodo della cravatta assurdamente grosso). Sono accanto a una macchina sportiva.

CARLA

E’ che è una spesa molto impegnativa. Ma almeno sono sicure?

CONCESSIONARIO

Ma scherza. E’ leader in Europa per sicurezza.

CARLA

Non so (pausa) è che sembrano così aggressive ‘ste macchine.

CONCESSIONARIO

Stia tranquilla, suo marito sarà come in un autoblindo.

CARLA

Appunto.

Comunque non è per mio marito. (dice con un aria improvvisamente tesa guardando un punto imprecisato della macchina, poi si rià)

CONCESSIONARIO (notando il turbamento di Carla)

Ah, mi scusi.

CARLA

E’ per mio figlio, oggi piglia la patente.

Sa, la desiderava tanto, ma non vorrei pentirmi di averlo accontentato. (pausa)

CONCESSIONARIO

Ma no, il ragazzo sarà più che al sicuro. Sarà il più bel regalo che lei le poteva fare.

CARLA

Speriamo…

E per il finanziamento?

CONCESSIONARIO

Troveremo senz’altro la personalizzazione che fa per lei. Prego. (e indica con la mano un ufficietto a vetri)

  1. MURETTO – EST. GIORNO

Tre ragazzi (2 con felpa col cappuccio – uno con un giaccone di pelle nuovo – scarponi da ginnastica slacciati, piercing in varie parti del viso e bocca) seduti su un muretto. Un ragazzo Luca (capelli col gel, tutto nervi, pantaloni a mezza chiappa spavaldo) va loro incontro. Fa lo spaccone e gli sventola la patente davanti.

1° RAGAZZO

Aò, è arrivato Alonzo.

2° RAGAZZO

Allora, come andata?

LUCA

L’istruttore s’è cacato sotto. Voleva scende’ al pit-stop.

3° RAGAZZO (enfatico)

Grande Luca.

LUCA

C’è poco da sfottere, Paolé. (poi, toccando la manica del giaccone dell’amico)

Forte ‘sto giaccone. Questo che è, dell’ultima volta? Aò, ma a me nun me la fate manco vedé ‘sta robba.

2° ragazzo

Chi fa er palo, deve sapé aspettà… è la regola.

3° RAGAZZO (paolé)

Aò, mi’ padre… je so’ passato davanti, manco m’ha detto niente. Se crede che faccio er meccanico e che è pelle finta. E’ proprio un cojone.

LUCA (Rabbuiato)

Almeno er tuo è cojone ma non è un fijo de ‘na mignotta.

1° RAGAZZO (a voce più bassa)

Senti Alonzo, comunque basta a fa er palo.

Se c’è bisogno mo puoi guidà. Per cui… Chiaro?

LUCA (ancora un po’ pensieroso)

Voi non ve preoccupate. Con me andate sul velluto. Ci vediamo regà. (e si salutano dandosi il cinque. Luca si allontana)

  1. – STANZA DI LUCA – INT. GIORNO

Luca è al computer e ciatta.

L’inquadratura carrella sulla scrivania, e ci fa vedere tra le altre cose, dissimulato in un barattolo di varie penne pennarelli e righelli anche un serramanico. Luca è assorto e non si accorge che qualcuno è entrato in casa. Inquadratura della porta che si apre lentamente e compare Carla, che si ferma sulla soglia.

CARLA

Ciao Luca, (pausa, aspettando che Luca le risponda, ma non succede) allora, com’è andato l’esame? (Carla sorride incerta)

Luca si volta, la guarda con una certa durezza, poi si rivolge di nuovo verso il computer.

LUCA (sempre guardando il computer, in tono sarcastico)

E oggi… com’è, niente straordinari? Che onore.

CARLA

Beh, è sabato… (dice Carla appoggiata allo stipite mentre con una caviglia si massaggia il polpaccio dell’altra gamba)

LUCA

Li vogliamo contare i sabati che sei stata a casa? (Pausa)

Comunque è andato bene.

CARLA (abbassando lo sguardo)

Lo sai com’è, ora che tuo padre è via…

CARLA (stringendo forte la maniglia della porta che non ha mai lasciato, le nocche quasi bianche)

Rimani stasera a cena?

LUCA (secco)

Non lo so.

CARLA (abbozzando un leggero sorriso)

Dai, festeggiamo la patente.

LUCA (sbrigativo)

Ok ok, va bene, rimango

Carla, aspetta un momento guardando la nuca di suo figlio, poi lentamente si allontana riaccostando la porta.

  1. CUCINA – INTERNO SERA

Carla sta finendo di preparare la cena. Su una credenza una foto di lei, Luca bambino e un uomo su una spiaggia. Carla guarda la foto con un misto di risentimento e tristezza.

Tagliando il pane nervosamente si ferisce lievemente. Apre lo sportello di un pensile con le medicine e notiamo in prima fila un ansiolitico. Carla si mette un cerotto.

Sul ripiano della credenza un pacchetto regalo con un bel fiocco arricciato. Carla lo guarda, poi guarda verso le medicine, e decide di prendere una pastiglia dell’ansiolitico.

Poi serve a tavola e chiama il figlio.

CARLA

Luca vieni…

Luca non risponde e si fa attendere.

Dopo qualche minuto Carla lo richiama con voce alterata leggermente isterica.

CARLA

Luca vuoi venire che è pronto? Non mi fare aspettare come al solito.

Luca finalmente arriva, con passo indolente, ma quando si avvicina guarda verso un lato del tavolo non inquadrato e si irrigidisce, poi guarda nel suo piatto e dice una cosa come a cambiare pensiero)

LUCA

‘Sta lasagna è bruciata.

Luca è seduto con lo sguardo basso e giocherella con la forchetta senza mangiare

CARLA (delusa)

Leva la parte sopra. (pausa)

Allora,(Cercando un tono più allegro)

Raccontami un po’ di oggi. Com’era l’ingegnere?

Carla abbassa la testa guardando Luca come a voler raggiungere lo sguardo abbassato del figlio.

LUCA (che è un po’ su di giri e teso)

Ma che ne so. Stronzo, come tutti questi.

CARLA

Ma t’avrà detto qualcosa.

LUCA (nervoso)

Che corro.

Ma tanto le macchine sono fatte per questo no?

(poi sbotta riguardando finalmente la madre negli occhi, mentre si inquadra anche un terzo coperto apparecchiato)

Ma quando la finisci di apparecchiare anche per lui? Cazzo. (Luca accompagna quest’ultima parola sbattendo la forchetta sul tavolo)

CARLA

Magari proprio oggi viene (Carla abbassa lo sguardo).

LUCA (allontanando di scatto da sé il piatto e poi indicando con la mano il viso di Carla)

Ma che cazzo dici. Ma ti guardi in faccia? (inquadratura di segni sfocati ma visibili di cicatrici dove Carla porta istintivamente una mano).

LUCA

Ringrazia dio che se n’è andato.

CARLA (nervosamente premurosa)

Aspetta, dai qua (prende il piatto di Luca) ti levo la parte bruciata.

Luca le toglie il piatto, Carla ha uno scatto quasi di spavento, poi poggia lentamente le sue posate sul tavolo.

CARLA (guardando in un luogo indecifrato)

Oggi al magazzino c’è stato un furto.

Un ragazzo, avrà avuto la tua età e la ragazza lo aspettava col motorino acceso.

LUCA

Si, cambia discorso va, ma smettila!

CARLA

Dicono che prima si drogano.

LUCA (teso in avanti con la faccia vicino a quella di Carla)

E Sempre co’ ‘ste mezze frasi. Ma che ce l’hai con me? Pensi che mi faccio? (fa il gesto della siringa)

Ma che ne sai te di me eh?.

(Poi in un crescendo di tono e tensione)

Se rubo, se spaccio, magari invece vado a fa’ volontariato, o magari sono frocio e batto. (Luca si dà una manata sul culo)

Poi improvvisamente si ferma in una tensione muta allunga il braccio e sbatte per terra il piatto del terzo coperto).

CARLA (sobbalza e improvvisamente ritorna al discorso di prima)

Che ne puoi sapere te, eri bambino.

LUCA

Le pareti sono di carta e i ragazzini ci sentono come gli altri.

Carla gli mette una mano sulla sua, Luca la ritira.

Luca abbassa lo sguardo, i pugni sul tavolo. Carla si alza lentamente, l’aria stanca, e comincia a sparecchiare, cominciando da quel che è rimasto del terzo coperto. Poi prende il suo piatto per toglierlo dal tavolo, e quando fa il gesto di prendere quello di Luca più lontano, Luca lo prende e glielo porge, riguardandola, ma con uno sguardo leggermente meno teso.

LUCA

Tieni

CARLA (guardandolo anche lei negli occhi)

Grazie

Carla si dirige verso la credenza e prende il pacchetto con il nastro arricciato, si riavvicina al tavolo e lo porge a Luca.

LUCA

Mo che è questo…?

CARLA (risedendosi)

E’ per te.

LUCA (sprezzante)

Che è un collare di quelli per non perde’ di vista gli animali?

CARLA (un po’ più dura, mentre Luca sta scartando)

No, ma forse avrei fatto meglio a regalarti uno di quelli.

LUCA

Che so’ ‘ste chiavi? (per la prima volta un po’ meravigliato e emozionato)

CARLA

Beh. C’è scritto sopra no?

LUCA (incredulo guarda il logo sulla chiave)

Cazzo ma…

CARLA

E basta, sempre con queste parole.

Hai detto che sei grande no?

Basta che non ti ci vai a ammazzare, o a fare altro….

E’ parcheggiata qua fuori, valla a vedere.

LUCA (controllato, ma sempre un po’ emozionato).

Ok, (leggera pausa) grazie (imbarazzato) grazie.

Esita, forse vuole dire di più, ma non lo fa. Si guardano, poi lui corre fuori.

Carla prende una mela da una fruttiera, la taglia in due e la mangia lentamente, con lo sguardo obliquo che guarda verso un luogo non precisato della stanza, forse oltre la stanza.

  1. CUCINA – INTERNO NOTTE

Carla è seduta al tavolo, ormai libero. Ha inforcato degli occhiali da lettura e fa le parole crociate, la radio accesa a basso volume e una tazza con una tisana accanto a sé.

LUCA (dal corridoio fuori campo)

Io esco.

(Carla vorrebbe dirgli qualcosa, ma Luca è già via. L’orologio a muro che Carla guarda fa le 23).

  1. MACCHINA DI LUCA – ESTERNO NOTTE

Luca saggia il sedile, il volante, il pomello del cambio, spinge il bottone che apre la cappotta e la segue con lo sguardo mentre si apre lentamente. Poi parte.

Corre, supera la città, il vento gli scompiglia i capelli che a quella velocità il gel non riesce a contenere.

Inchioda davanti a una discoteca, guarda la fila fuori e il buttafuori che seleziona chi deve entrare e chi no. Luca spegne la macchina, ma la mano si ferma un attimo sulle chiavi.

Poi appoggia la testa al poggiatesta, le braccia tese a tenere il volante, le mani serrate. Chiude un attimo gli occhi. Ha l’aria tesa. Impugna le chiavi, tiene sul palmo il portachiavi con il logo dell’auto, lo guarda.

Luca improvvisamente riaccende e riparte. Percorre una statale, poi imbocca l’autostrada.

L’inquadratura ci fa vedere il suo braccio giovane, nervoso, che cambia marcia con sicurezza.

 

TAGLIO

Luca esce dall’autostrada, l’orologio sul cruscotto segna le tre. Imbocca una statale, poi una provinciale fino ad avvistare un agglomerato di case.

Poco lontano da una di queste inchioda. Scende dalla macchina, schiaccia soddisfatto il pulsante del telecomando e le luci gli rispondono. Lui sorride nervosamente, poi va verso un portone e suona a un citofono.

MARCO STANI

Chi è?

LUCA

Sono Luca.

MARCO STANI

Luca chi?

LUCA

Tuo figlio.

MARCO STANI

Che sei venuto a fare, e che vuoi a quest’ora

LUCA

Penso che dobbiamo parlare noi due.

MARCO STANI

Ma te sei matto come tua madre (il portone si apre)

Poi l’immagine si allontana, vediamo Luca che entra.

  1. CUCINA – INTERNO MATTINA

Carla è sempre al tavolo, ma dorme, con il viso sul tavolo appoggiato alle braccia e la radio ancora accesa a basso volume. Si sveglia improvvisamente. E’ confusa. Guarda verso la finestra e vede che è giorno. L’orologio a muro, a cui Carla rivolge uno sguardo preoccupato fa le sette e mezza.

Si inquadra un telefono. Il volto di Carla si interroga. Poi si dirige verso camera di Luca.

 

  1. CAMERA DI LUCA – INTERNO MATTINA

Carla apre la porta e vede che il Letto di Luca è intatto. Presa dall’agitazione torna il cucina.

  1. CUCINA – INTERNO MATTINA

Carla è indecisa sul da farsi.

Fa dei gesti quotidiani, prende tempo. Mette i cruciverba nel porta riviste, porta la tazza vuota della sua tisana nel lavandino. Inizia a sciacquarla…

SPEAKER (radio)

Circa un’ora fa, un uomo di 57 anni è stato trovato accoltellato in circostanze misteriose. Marco Stani, questo il nome della vittima, conosciuto dai vicini come un uomo violento…

A quella notizia Carla ha un sussulto, la radio diventa un mugugno indistinto, lei deve appoggiarsi al lavandino per non cadere.

Carla, come impietrita si siede lentamente al tavolo, e si prende la testa nelle mani.

Si sente la porta di casa aprirsi e richiudersi.

LUCA (con voce incerta)

Sono a tornato.

Carla alza lentamente la testa.

Luca compare sulla soglia della cucina. Il volto scavato, stanco, un leggero tremore nelle mani

LUCA

Come vedi non mi sono ammazzato.

Dice cercando dentro di sé ancora un po’ della sua spavalderia.

SPEAKER (radio)3131

Il cadavere è stato scoperto dalla donna delle pulizie dallo Stani…

Luca guarda verso la radio, poi abbassa per un attimo la testa verso il basso, si strofina le mani sui pantaloni quasi a pulirle, poi rialza la testa e lui e Carla si guardano.

Sul viso di Luca si dipinge un leggero sorriso quasi di rassicurazione.

Carla piange in silenzio.

L’ultima inquadratura è la foto incorniciata di loro tre in spiaggia.

FINE

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