Inferno

Recensione in anteprima – Ron Howard torna a dirigere, dopo Il codice Da Vinci e Angeli e Demoni, l’ultimo best-seller di Dan Brown con protagonista il professor Langdon, in uscita il 13 ottobre in Italia.

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Come i tanti lettori ormai già sapranno, questa volta ritroviamo il famoso professore di storia dell’arte e simbologia Robert Langdon (interpretato ancora una volta da Tom Hanks) coinvolto in un’indagine che ci trasporta da Firenze ad Istanbul passando per Venezia e dove l’enigma si nasconde nelle terzine dell’Inferno di Dante. Quando Langdon si sveglia in un ospedale di Firenze con una lieve amnesia retrograda causata da una ferita alla testa, ancora confuso e disorientato, si trova da subito al centro di una sfrenata caccia all’uomo che lo riguarda personalmente.

Con l’aiuto della dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones), Langdon dovrà cercare di sventare il piano del pazzo scienziato miliardario Bertrand Zobrist (Ben Foster) deciso a “salvare” l’umanità dalla sua inevitabile estinzione diffondendo un virus letale capace di dimezzare l’intera popolazione mondiale nel giro di una settimana e risolvere in questo modo il problema del sovraffollamento globale. L’unico modo per evitare questa nuova pandemia è risolvere l’enigma celato nella mappa dei gironi dell’Inferno del poema di Dante.

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Veniamo subito al dunque: chi ha letto ed apprezzato il romanzo di Dan Brown rimarrà un po’ deluso per alcune scelte, alcune inevitabili, prese dal regista Ron Howard e dallo sceneggiatore David Koepp, per poter rendere possibile la trasposizione dell’intero romanzo in un film di due ore. Vengono meno infatti molti dettagli e riferimenti al poema Dantesco, che invece costituivano una solida base nel romanzo, attirando sempre la curiosità del lettore.

Un compromesso che però tutto sommato non snatura la trama e allo stesso tempo la rende più fluida. Inferno si differenzia in qualche modo dai capitoli precedenti soprattutto per quanto riguarda la dinamica dell’azione: anche qui assistiamo ad una lunga corsa contro il tempo per impedire l’attuazione di una catastrofe, ma mentre nei film precedenti le indagini e la risoluzione degli indizi costituivano il fulcro dell’azione, qui la dinamica principale è quella della fuga costante dei protagonisti da pericoli sempre dietro l’angolo, una sorta di lunga caccia all’uomo piena di tensione che si percepisce dalle ricorrenti allucinazioni ed incubi che perseguitano la testa di Langdon durante tutta la vicenda. Si perde così un po’ di quel mistero e di quel fascino dato dalla risoluzione degli enigmi che avevano reso famoso il professor Langdon.

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Una menzione a parte per le location del film. Come in Angeli e Demoni anche qui a farla da padrone e a lasciare senza fiato sono sicuramente il paesaggio ed il patrimonio artistico italiano, in particolare la città di Firenze con i suoi segreti e opere d’arte, vera e propria coprotagonista della narrazione.

Il ritorno di Robert Langdon nelle nostre sale porta con se una storia sicuramente appassionante merito soprattutto della trama del romanzo da cui è tratta, godibile, seppur con qualche riserva, anche da chi ha già letto il libro. Una trasposizione semplice e nulla di più, coerente con il lavoro svolto sui capitoli precedenti.

Voto: 7

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