Il sogno Francesco

Recensione in anteprima – Una coproduzione francese, belga e italiana affidata ai due registi francesi Renaud Fely e Arnaud Louvet riporta al cinema la figura di San Francesco d’Assisi concentrandosi però su Elia da Cortona, uno dei primi suoi seguaci e il più politico dei suoi. In uscita il 6 ottobre.

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Assisi, 1209. Francesco ha appena subito il rifiuto da parte di Innocenzo III di approvare la prima versione della Regola, che metterebbe i fratelli al riparo dalle minacce che gravano su di essi. Intorno a lui, tra i compagni della prima ora, l’amico fraterno Elia da Cortona guida il difficile dialogo tra la confraternita e il Papato: per ottenere il riconoscimento dell’Ordine, Elia cerca di convincere Francesco della necessità di abbandonare l’intransigenza dimostrata finora, accettando di redigere una nuova Regola. Ma che cosa resterebbe del sogno di Francesco? La loro amicizia riuscirà a resistere al confronto tra gli ideali e i compromessi necessari?

Nelle intenzioni dei due registi francesi non c’era il voler riproporre un nuovo film sulla vita di San Francesco d’Assisi. Risulta però inevitabile trattare l’ordine dei francescani senza toccare la vita di San Francesco d’Assisi. Il Santo dei poveri rimane una figura centrale dell’intero film e protagonista indiscusso di molte scene nonché dell’intera vicenda.

Il film si concentra negli anni della stesura della Regola voluta dal Santo, del suo successivo rifiuto da parte della Chiesa, della riscrittura interpretata dal “frate politico” Elia da Cortona. Purtroppo però il susseguirsi di questi eventi risulta meccanico e il film viene inglobato nella figura più ingombrante del Santo di Assisi. A nulla vale la presenza di altri frati, dell’immancabile Santa Chiara e del contesto vagamente simile alla nostra epoca in fatto di poveri ed emarginati.

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Il contrasto tra la povertà perseguita da San Francesco d’Assisi e l’opulenza delle autorità, soprattutto religiose è espresso proprio dalla dicotomia di visione che ha Elia da Cortona rispetto alla maggioranza dei frati: “Questo terreno ci servirà a combattere la povertà” dice Elia, “Dobbiamo combattere la povertà? Dobbiamo amare la povertà” gli risponde uno dei frati.

Puntellati con lo spillo e aggrappandosi agli specchi i registi vedono nell’allora potere temporale della Chiesa il potere delle istituzioni finanziarie che determinano le regole di vita della società, ricca e anche, ovviamente povera. Labile, forzato e poco riuscito tutto il resto.

Una buona fotografia e delle interpretazioni discrete (Elio Germano su tutti) non salvano il film da una sostanziale insufficienza nei dialoghi, troppo scolastici, e una sceneggiatura lenta, triste, estremamente noiosa in molti punti.

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La speciale divisione in capitoli, totalmente diseguali e poco bilanciati risulta inutile e aggiunge confusione a stili narrativi non perfettamente amalgamati. Sembra evidente che alcune scene sembrano essere inserite “perché si tratta di San Francesco e quindi ci devono essere”.

Peccato, il film meritava una miglior trattazione e un maggior distacco da San Francesco. Ci sono infatti molte figure da poter approfondire e che hanno accompagnato la vita del Santo. Un esempio? Frate Jacopa dei Settesoli, perfetta interpretazione laica della vita francescana.

Voto: 5,3

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