Voyage of Time

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Lungamente rincorso e progettato da anni, arriva nelle sale il primo documentario di Terence Malick. Immagini mozzafiato, regia accurata, film non per tutti come voleva essere.

image

L’Universo che si svela davanti ai vostri occhi, in un’esperienza per i sensi, la mente e l’anima”. Così le note stampa presentano l’ultimo lavoro di Terrence Malick, co-prodotto da “National Geographic”, privo di dialoghi e affidato al commento intermittente di un testo, in originale interpretato da Cate Blanchett. Una costruzione fatta di musica e pure immagini in altissima definizione, sensazionali, trionfali: la Natura nel suo svolgersi, in un’esplosione continua, ipertrofica, di materia, fuoco, acqua, luce, vita. Un compendio della storia del pianeta Terra, dalla nascita delle stelle alla comparsa dell’uomo, passando dall’origine dei pianeti alla microbiologia, dalla formazione delle masse stellari alla lava che si stempera nell’acqua, fino a gole di roccia scolpite dal vento, fiumi, deserti, ghiacciai.

“Voyage of time: life’s journey” però non è un documentario come gli altri. Di difficile lettura non arriva a tutti nonostante la sua bellezza e immensità creativa. Non è difficile trovare pareri contrastanti rispetto a questo nuovo lavoro di Terence Malick ed infatti proporremo una recensione a più “anime”.

image

Cosa ha capito un ignorante dell’arte cinematografica:

Nulla, poco o nulla, per lui (o lei) il film di Malick si riduce a belle immagini alla “SuperQuark” con una voce che ogni tanto spara a caso parole più o meno accattivanti, più o meno coerenti con le immagini o all’interno di una frase compiuta. Dispiace dirlo ma a questo spettatore il messaggio visivo e filosofico sociale del regista non arriva. È costretto, con una battuta, a chiedere i sottotitoli dei sottotitoli per poter capire almeno il senso di tutto ciò al cinema.Voto:4

Cosa ha capito il cinefilo medio:

Già qui lo spettatore medio capisce un po’ di più. Vede le immagini e le riconosce come uno spin-off del magnifico “Tree of life” sempre di Malick. Colloca con giusta misura la mistura di musica e immagini dell’universo e della natura. Cerca di dare un senso alle parole. Si fa portatore di domande, le stesse magari del filmato. In questa visione si evidenzia un passo in più che non tutti gli spettatori sono disposti a fare. Voto: 6

Cosa voleva comunicare Terence Malick:

Ovviamente qui gli estimatori del Malick pensiero si sbizzarriscono a più non posso. Come se non ci fosse un domani son pronte spiegazioni che tirano in ballo non solo le immagini, la musica e le parole ma anche la filosofia, la sociologia, la storia, la biologia, i colori, ecc… Il regista probabilmente avrà un messaggio suo personale che non scopriremo mai del tutto ma è chiaro che uno spettatore a cui il film è piaciuto avrà effettuato quel passaggio ancora successivo per dare un senso alle parole evocate dalla voce originale di Cate Blanchett solo apparentemente slegate fra loro. La preghiera alla Madre Terra è chiara. Il tributo alla natura evidente. La denuncia all’uomo che sfrutta la sua casa, che non la rispetta è lapalissiana come è chiara la domanda “in che mondo viviamo?”. Gli spezzoni girati in bassa qualità e relativi ad avvenimenti della vita reale sono perfettamente incastrati nell’economia del film stesso. Voto:8

image

Questa la pletora di spettatori possibili e reazioni possibili davanti a questo film. Io mi trovo, con vergogna e malcelato imbarazzo nella gruppo di mezzo, che apprezza l’aspetto tecnico e visionario ma che deve ancora domandarsi il perchè di alcune scelte. È Terence Malick, è da vedere a prescindere.

Voto: 6

Commenti