Une Vie

Recensione in anteprima – Venezia 73 – In concorso – Stephane Brizé propone sul grande schermo un racconto di Guy de Maupassant. Il risultato non è dei migliori anche se si salvano regia, costumi e l’interpretazione della protagonista. Non ha ancora distribuzione italiana.

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Normandia, 1819. Quando ritorna a casa dopo aver ricevuto un’educazione in convento, Jeanne Le Perthuis des Vauds è una giovane donna, ingenua e piena di sogni infantili. Sposa Julien Delamare, un visconte locale, che si rivela presto un uomo avaro e infedele. A poco a poco le illusioni di Jeanne svaniranno. Questa è la storia di un lutto impossibile, quello del paradiso perduto dell’infanzia. Un film storico che racconta il percorso di Jeanne, tra i suoi 18 e 45 anni: la storia di una donna sensibile, troppo protetta e in cerca di emozioni, ma incapace di far fronte alla brutale realtà del mondo.

Dice molto la sinossi del film e non c’è molto altro da aggiungere per tutti i 119 minuti del film. Stephane Brizé ha una regia inusuale e ferma ma il tutto si esaurisce in pochi attimi e pochi spunti creativi. Il formato di visione è inusuale per un cinema, si tratta di una proiezione in formato 4/3, come i vecchi TV in pratica. Le scene, che riprendono fedelmente paesaggi, mezzi e costumi dell’epoca del primo novecento, sono montate in modo alquanto bislacco se lo confrontiamo con il normale svolgersi della vicenda al quale siamo abituati. Ricco di flashback e di evoluzioni della vicenda mai spiegati, il film disorienta soprattutto nella prima parte e bisogna far passare un po’ di minuti prima di abituarsi e di entrare nell’ottica del modo usato da Brizé per presentare l’intera storia.

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Nell’arco di trent’anni la vicenda di Jeanne viene presentata con le sue gioie e le sue mille delusioni. Delusioni che, spesso, non derivano da sue scelte o per causa sua ma ad opera di suoi parenti e amici che tradiscono la sua fiducia. Una donna alquanto sfortunata ma che dimostra sempre un animo forte contro le avversità. Questa parte, soprattutto riguardo alla caratterizzazione alquanto ingenua di Jeanne è ben creata e proposta ma si scontra con una sceneggiatura un po’ dispersiva, complice il montaggio sopra descritto.

Se per la parte recitativa, di costumi e registica non si può muovere una critica negativa, la sceneggiatura invece presenta una lentezza disarmante, una ripetitività senza motivo e un’escalation degli eventi che sfocia nel ridicolo, vedasi la continua richiesta di soldi di Paul. È proprio questo il punto debole del film. Il punto che annoia terribilmente gli spettatori e che fan sembrare quelle due ore quasi il doppio. Una maggiore sintesi e una più concreta sceneggiatura potevano essere d’aiuto senza perdere quell’antichità nei dialoghi e nelle situazioni che il film richiede data l’epoca storica. Da menzionare la buona prova di Judith Chemla che noi abbiamo avuto modo di apprezzare anche nel recente “La casa delle estati lontane”

JUDITH CHEMLA - ENREGISTREMENT DE L'EMISSION 'VIVEMENT DIMANCHE'. |

Sicuramente non il miglior film visto al Lido in questa edizione numero 73 del 2016 che ha riscosso qualche timido applauso anche se si era già pronti a sentire anche qualche sonoro fischio.

Voto: 5

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