Star Trek VII: Generazioni

Recensione – Il 21 luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli. E’ la volta del settimo film ante reboot. Il primo con il nuovo equipaggio.

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Durante il varo della nuova Enterprise, l’astronave capta una richiesta di aiuto da parte di alcune navi mercantili in difficoltà, ma accade un imprevisto e il Capitano Kirk scompare senza lasciare traccia. 78 anni dopo, il capitano Jean-Luc Picard e l’equipaggio dell’Enterprise D, tra cui il vice William Riker, l’androide Data, il tenente Geordi La Forge e il klingon Worf, si scontrano con il dottor Soran, uno scienziato alieno che, dopo aver perso moglie e figli in seguito alla distruzione del suo pianeta natale, intende ritrovare il Nexus, una sorta di paradiso di benessere e felicità in cui è possibile avverare i propri desideri. Ma è proprio lì che si nasconde Kirk, creduto morto…

E’ il 1994 quando esce questo primo film che vede protagonisti Picard and company. Si tratta di un vero e proprio “passaggio di consegne” per come è stato ideato e per come la vicenda si articola. Dopo un incipit che vede coinvolti Kirk e soci, si effettua un salto di quasi un secolo per ritrovare l’equipaggio della serie “Star Trek The Next Generation”. La serie è ormai al termine sul piccolo schermo tanto che da un paio di stagioni è affiancata da un’altra incarnazione di Star Trek: “Deep Space Nine”, prima serie tv senza l’Enterprise e prima serie ambientata interamente (o quasi) su una base stellare. Il battesimo per quella serie avverrà proprio grazie anche al capitano Picard, proprio nel primo episodio, ma quella è un’altra storia e serve solo a indicare che, se si eccettuano le presenze dell’ambasciatore Spock (i vulcaniani sono molto longevi) in alcuni episodi di “Star Trek: The Next Generation”, punti di contatto tra i diversi equipaggi ci son già stati anche prima di questo film. Sicuramente, in Star Trek VII, il tutto avviene sul grande schermo ed è voluto anche a livello simbolico oltre che narrativo.

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Gene Roddenbbery creatore della serie è ormai scomparso da più di 3 anni, il suo “fare Star Trek” è stato affidato in mani esperte e la vedova (voce originale del computer di bordo) supervisiona il lavoro. Non ci si discosta molto dalle atmosfere di una rimpatriata nostalgica prima e di un incontro d’avvio poi. Il confronto tra i due capitani, così diversi ma così dannatamente uguali nell’essere determinati e risoluti crea un bel duetto di espressioni e battute che durano il giusto senza annoiare e rendono giustizia sia al carattere estroverso di Kirk sia al carattere più pacato di Picard.

Purtroppo il regista David Carson, esperto più nel dirigere episodi di serie tv (anche Star Trek Next Generation) rispetto al comandare un film incappa in un paio di “errori di confusione”. Che cosa intendo? Innanzitutto le divise dell’equipaggio. Si passa senza soluzione di continuità dalle divise delle prime puntate della serie, ben più colorate (anche se di un solo colore diverso per competenza e mansioni a bordo), alle divise nere con solo le spalline colorate del colore del team di appartenenza per poi arrivare anche a un’evoluzione più recente.

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Altro errore, alla lunga, è il soffermarsi troppo sulla figura del capitano Picard relegando a poco più che comparse gli altri membri dell’equipaggio. Ottimi spunti riguardo a Data e a LaForge ma subito abbandonati. La facilità poi con la quale un capitano capisca immediatamente  la situazione rispetto a uno che invece si è perso nel Nexus per quasi 80 anni è abbastanza disarmante, ci vogliamo credere, ci crediamo ma è poco verosimile.

Non c’è un vero villain, come si direbbe ai nostri tempi, piuttosto un uomo senza scrupoli che persegue il proprio interesse personale. Un “cattivo” adatto ad un episodio tv ma non ad un film.

Divertenti son i siparietti con Data, che, così come avviene nella serie tv, rappresenta una spalla comica involontaria. Chiaro citazionismo riguardo a una battuta che l’androide finalmente capisce grazie al chip emozionale. Si tratta di una battuta dall’incontro a Fairpoint, il luogo dove è ambientato il pilot della serie, il luogo dove l’equipaggio si è conosciuto.

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Nell’edizione italiana si ripresenta quell’odioso cambio di nome da Spock a Spack. Le voci di Dianna Troi e di Worf non sono quelle alle quali siamo abituati da decine di puntate in tv. L’avventura del nuovo equipaggio inizia qui a livello cinematografico e lo fa non in maniera estremamente positiva ma “Star Trek Generazioni” non si può dire sia, tutto sommato, un brutto film.

Voto: 6,2

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