Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto

Recensione – Il 21 luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli. E’ la volta del sesto film ante reboot. L’ultima con il cast della serie classica.

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L’eccessivo sfruttamento minerario causa la distruzione di Praxis, una delle maggiori lune del pianeta natale dei Klingon, e ne compromette irreparabilmente l’atmosfera. Incapaci di fronteggiare da soli l’emergenza, che renderà inabitabile il loro mondo nel volgere di 50 anni, i Klingon sono costretti a smobilitare e a negoziare con la Federazione per ottenere gli aiuti di cui hanno bisogno. Kirk viene incaricato di accogliere e scortare la delegazione, ma poco dopo l’incontro la nave Klingon viene silurata e il Cancelliere Gorkon viene assassinato in quello che appare un attentato organizzato dall’Enterprise. Accusato del delitto, Kirk viene condannato, assieme al dottor McCoy, da un tribunale Klingon ai lavori forzati a vita nella colonia penale di Rura Penthe da dove, dopo mille peripezie, riesce a fuggire con l’aiuto del suo fedele equipaggio. Nel tentativo di dimostrare la propria innocenza e far luce sull’attentato, Kirk si imbatterà in un colossale complotto interspecie, che coinvolge impensabili personaggi decisi a tutto pur di impedire l’ingresso dei Klingon nella Federazione dei Pianeti.

L’equipaggio della serie classica effettua il suo ultimo viaggio. Visibilmente invecchiati (ovviamente anche nella realtà), Shatner e soci riprendono i panni dei personaggi che li hanno resi noti al pubblico. Non sarà esattamente l’ultima vera volta sul grande schermo, ci saranno altri appuntamenti ma per l’equipaggio salpato nel 1966 (nella nostra timeline) per la prima volta alla ricerca di nuovi mondi sarà l’ultima avventura.

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Torna alla regia Nicholas Meyer, il regista del fortunato, e apprezzatissimo “Star Trek II- L’ira di Khan”. Dopo tre film scritti e diretti da Nimoy (due), e Shatner (uno), la produzione si affida a una soluzione esterna per poter ritornare in auge e riappropriarsi dei favori della critica e del pubblico dopo il fallimentare quinto capitolo. In alcuni paesi il film non presenta “Star Trek” nel titolo e questa diventa un’arma a doppio taglio ma il thriller fantapolitico messo in piedi da Meyer, piace, è compatto ed è ben girato e intrigato.

La sceneggiatura si concentra sulla nascente entrata nella Federazione degli acerrimi nemici Klingon. Una distensione verso questa razza aliena avvenuta già nella serie televisiva “Star Trek Next Generation” in onda già da 4 anni e che ben rispecchia la realtà della nostra storia a cavallo degli anni 80 e 90. Storicamente, infatti, i Klingon, nella serie classica erano identificati come il popolo russo. Eternamente in guerra (molte volte fredda anche se spietata) con la Federazione (la Nato in pratica) si affacciano all’ignoto del titolo in questo film, per necessità (l’esplosione di Praxis è paragonabile al crollo del muro di Berlino) essendo il loro mondo in pericolo (disgregazione dell’ URSS nel nostro tempo continuando il parallelo).

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Sempre il parallelo tra ex-URSS e Klingon ci suggerisce l’esilio di Kirk e McCoy nella colonia penale Rura Penthe come simile ai gulag siberiani, utilizzati, come nel film anche, e soprattutto, per esiliare gli oppositori politici scomodi.

Meyer tiene un buon ritmo e mantiene sempre viva l’attenzione del pubblico, si avvale di buone prove degli attori ai quali chiede di vivere al meglio questa loro ultima prova nei panni di personaggi ormai famigliari. Il cast è costellato da guess stars come Christopher Plummer (che impersona magistralmente il comandante Klingon Chang tutto citazioni shakespeariane), Kim Catrall, Christian Slater che ha espresso personalmente di far parte del cast e al quale è stato attribuito un cameo.

Ci sono anche attori che incontreremo poi nelle serie di Star Trek future come per esempio Renè Auberjonois che sarà Odo in Star Trek Deep Space Nine ma che qui interpretata il colonnello West della Federazione. Attori invece che già fanno parte del mondo di Star Trek come Michael Dorn che, da quattro anni è nel cast stabile di Star Trek Next Generation impersonando il tenente Klingon capo della sicurezza a bordo Worf. Qui Michael Dorn è il Colonnello Worf, difende Kirk e McCoy durante il processo e, ovviamente, visto che i fatti si riferiscono a più di settant’anni prima, trattasi di un avo del tenente Worf a bordo dell’Enterprise.

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Il finale sa un po’ di nostalgia, per come avviene, per come si dipana. Un chiaro omaggio a tutta la serie classica. Un saluto del cast alla troupe e soprattutto ai propri fans.

Il film è anche un omaggio a Gene Roddenberry, scomparso poco prima dell’inizio delle riprese.

Uhura: “Capitano ci chiedono di rientrare, ci sostituiscono con il nuovo equipaggio”

Spock: “Se fossi umano direi: Al diavolo!…. se fossi umano”

Checov: “Capitano che rotta?”

Kirk: “Seconda stella a destra, poi dritto fino al mattino”

Voto: 7,5

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