Star Trek V: L’ultima frontiera

Recensione – Il 21 luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli. E’ la volta del quinto film ante reboot.

Star Trek V

Ottimisticamente soprannominato “Pianeta della pace galattica”, l’orrido e desolato mondo di Nimbus III è un esperimento congiunto che Federazione, Romulani e Klingon hanno deciso di tentare per verificare la possibilità di una convivenza pacifica interspecie. Ma l’unico che riesce a coagulare attorno a sè il pugno di disperati che si aggirano tra le dune è Sybok, uno strano santone vulcaniano dotato di grandi poteri psichici. Sybok, che ha abbandonato la ferrea logica della sua razza per le emozioni umane, convinto che siano queste la chiave per la conoscenza, occupa con la sua truppa raccogliticcia Paradise City, l’unico centro abitato del pianeta, e prende prigionieri i rappresentanti locali delle tre potenze. Incaricato dalla Federazione di ristabilire l’ordine e liberare gli ostaggi, Kirk arriva con l’Enterprise, senza immaginare che si tratti di una trappola del santone, il cui vero scopo è quello di impadronirsi di una nave. Sybok, che si scoprirà essere il fratellastro di Spock, vuole ad ogni costo un mezzo in grado di raggiungere il centro della galassia, dove è convinto che riuscirà a trovare Dio e a parlare con lui…

Un pasticciaccio, questo viene in mente quando penso a questo film della saga. Unico lungometraggio che non ha visto la diffusione nelle sale cinematografiche italiane costituisce anche la prima e unica regia di William Shatner sul grande schermo.

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Shatner, forse vuole ripercorrere le buone regie dell’amico Nimoy che aveva firmato i due precedenti capitoli e lo fa con tutte le buone intenzioni creando una pellicola che denota una maggiore ironia e divertimento tra i personaggi. Questo però non basta perchè la sceneggiatura è alquanto incompleta, raffazzonata e pretenziosa.

Forse a corto di idee il film risulta abbastanza sbilanciato verso un viaggio ai confini dell’universo alla ricerca di questo dio e questo fantomatico paradiso tanto promesso. Un viaggio che tocca i personaggi nel proprio animo solo fintamente e superficialmente, non crea nessuna sorta di antagonista e si avvale di passaggi abbastanza illogici con errori di montaggio evidenti.

Per certi versi uno dei peggiori film dell’intera saga cinematografica, vuoto e abbastanza banale nello svolgimento si caratterizza anche per una leggera distorsione nelle caratteristiche tipiche dei personaggi. Una prova, forse, cavalcando il filone ironico e innestandolo nella fantascienza dopo che aveva avuto fortuna in un film, il precedente, più commedia che altro.  Nel precedente capitolo, però, l’effetto era, oltre che voluto, più consono alla vicenda, ora sembra solo un esercizio divertente fine a sé stesso.

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Recitazione con il pilota automatico e colonna sonora classica completano il quadro di un film sicuramente non indimenticabile, tutt’altro. Un passo falso, che, purtroppo non rimarrà isolato e che chiude gli anni ’80 cinematografici della serie.

Voto: 4,5

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