Star Trek II: L’ira di Khan

Recensione – Il 21 luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli. E’ la volta del secondo film.

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Convinti di sbarcare sul pianeta deserto Ceti Alpha VI, per controllare se sia adatto alla sperimentazione del segretissimo Progetto Genesis, il capitano Terrell (Paul Winfield, il Ten. Traxler di Terminator) e il tenente Chekov scendono per errore su Ceti Alpha V, dove vengono catturati da Khan Noonien Singh e dai suoi seguaci, che lì furono abbandonati molti anni prima dal comandante Kirk. Sul pianeta, reso arido e inospitale da una imprevedibile catastrofe cosmica, hanno trovato la morte molti degli esuli, inclusa Marla McGivers, l’ufficiale della Federazione che aveva deciso di condividere il destino di Khan. Divorato dal desiderio di vendetta, con i pochi compagni superstiti Khan si impadronisce della nave Reliant, e fa rotta sul laboratorio spaziale Regula 1 dove una equipe di scienziati, sotto la guida della dottoressa Carol Marcus e di suo figlio David, ha messo a punto Genesis, una specie di colossale bomba molecolare che ha la capacità di rigenerare la materia a livello subatomico, riconfigurandone la struttura secondo modelli vitali… in pratica “creare la vita dall’assenza di vita”. Khan sa dai suoi prigionieri che Kirk è vicino, e accorrerà in soccorso dei ricercatori, ma soprattutto dei suoi cari (la dottoressa Marcus è stata la sua compagna ed il giovane David è suo figlio).

Secondo capitolo, e siamo negli anni 80. Si cambia rotta, nel senso cinematografico del termine per rendere più accattivante e dinamico un plot dalla risoluzione travagliata e piena di riscritture in due anni e più di stesure. Il primo capitolo, nato sulla scia del successo dell’epica fantascienza di Star Wars, è stato apprezzato da critica e pubblico ma aveva il difetto, se così si può chiamare, di essere troppo legato ai ritmi lenti da serie sci-fi anni 60.

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Il tempo è cambiato, le tecnologie si sono evolute e la voglia di usarle in modo più proficuo e con più azione è lampante. L’azione per essere credibile deve avere anche una buona sceneggiatura e un buon ritmo. Trovare il giusto villain è motivo in più e determinante per avere una giusta dinamica tra personaggi principali, secondari, cattivi e giustificazione alle azioni degli uni e degli altri.

Considerato da molti fan e non, il miglior film della serie, “Star Trek L’ira di Khan” prende spunto da un episodio televisivo della serie classica (“Spazio profondo”) del 1966 nel quale Riccardo Montalban interpreta Khan Noonien Singh, un superuomo modificato geneticamente che fa parte di quella schiera di Potenziati nati dagli esperimenti negli anni 60 del ventesimo secoli.

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I potenziati sono responsabili delle guerre eugenetiche contro gli  Umani dal 1992 al 1996, Khan, a capo di questa schiera, viene sconfitto a causa delle divisioni interne agli stessi Potenziati e lascia la Terra con 84 suoi fedelissimi imbarcandosi sulla SS Botany Bay. Nel 2267 viene poi costretto da Kirk stesso (“Spazio profondo”) a subire una condanna in esilio presso Ceti Alfa V.

Il film si aggancia a questi eventi e porta avanti la trama seguendo il delirio di vendetta di Khan. Kirk viene da lui accusato dell’esilio e della perdita dei suoi affetti periti su Ceti Alfa V in seguito al cambio di rotta del pianeta e alle condizioni proibitive anche per dei Potenziali.

E’ questo confronto tra Khan, un eccellente Montalban e Kirk, un ottimo William Shatner su cui ruota tutta la vicenda e i punti deboli dell’uno si incarnano nell’altro rendendo lo scontro avvincente dal punto di vista soprattutto mentale (i due non si troveranno mai nello stesso luogo fisico).

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Il film è divertente, piace, sicuramente ben fatto e sviluppato. Ha il coraggio di far morire un’icona, senza dubbio il personaggio più rappresentativo dell’universo Star Trek e lo fa con un ottimo finale, ripreso e diventato cult dallo stesso Star Trek degli anni 2000 e da diverse altre serie tv e film di genere. I potenziati verranno anche citati, nell’origine degli esperimenti degli anni ’60 anche in X-Files mentre ve ne è menzione anche in Fringe.

Alla fine il film si distingue per essere sicuramente uno dei migliori della saga e in generale uno dei film di fantascienza più compatti, meglio sviluppati e interpretati.

Voto: 8

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