Miami Beach

Recensione – Nuova commedia dei fratelli Vanzina alla sceneggiatura con Carlo alla regia. Niente di nuovo sotto il sole, nemmeno se ci si sposta sotto il sole della Florida, inutile scenografia per qualcosa di già visto e fuori tempo massimo.

miami-beach_2

Le peripezie di tre adolescenti e dei loro genitori si intrecciano nella cornice di Miami. La diciassettenne Giulia fugge in Florida con le sue amiche per partecipare a un noto festival di musica elettronica. Qui si invaghisce di Filippo, immobiliarista seducente, mentre il padre si mette sulle sue tracce assistito da Bobo, studente fuoricorso squattrinato e perdigiorno. Intanto la relazione tra Luca e Valentina, entrambi neo iscritti all’università, si avvicenda a quella tra il padre di lui, espansivo commerciante romano, e la madre di lei, milanese altezzosa.

Tre anni dopo “Mai Stati Uniti” i fratelli Vanzina tornano in territorio americano per riprendere il discorso sulla gioventù  a cavallo tra fine scuole superiori e inizio università. Un discorso già affrontato lo scorso anno con “Torno indietro e cambio vita” attraverso un altro tipo di viaggio, quello temporale.

Non è stato esaltante il risultato lo scorso anno, lo è anche meno quello di quest’anno e di questo film. Una pellicola che sembra in ritardo in quasi tutti i comportamenti e le situazioni ripresentando una sceneggiatura che racconta un po’ le stesse cose che son sempre state raccontante nelle varie vacanze/film dei Vanzina.

Miami_Beach

Si sente aria di vecchio già dalla battuta su Ben Stiller e Cameron Diaz, si fa esplicito riferimento a “Tutti pazzi per Mary” , film del 1998! Un riferimento totalmente inutile sia nell’economia del racconto sia nella singola scena, possibile che i Vanzina non abbiano visto un altro “campus movie” da vent’anni a questa parte?

Inoltre l’aria da “campus” in “Miami Beach” è chiaramente una scusa e viene meno quanto prima ritornando su clichè triti e ritriti con qualche abbozzo di instradamento nella concezione più moderna dei legami famigliari e delle situazioni. Giochi di parole soliti e telefonati completano il quadro. Non si giunge al gioco “Beach”Vs”Bitch” ma poco ci manca.

Il solito Max Tortora, uno stanco Ricky Memphis e una pattuglia di giovani attori da lanciare in questo genere di commedia leggera che ha il pregio di durare poco, meno di un’ora e mezza ma che purtroppo non dice niente di nuovo e non per mancanza di tempo ma per l’uso di idee stantie e mal gestite.

miami_beach_paola_minaccioni_camilla_tedeschi

Alla fine della visione non rimane nulla, nemmeno il divertimento che latita e ci si chiede anche il perché della location. In fondo “Miami Beach” ricorda anche fin troppo “South Kensington”   molto più riuscito e con un utilizzo nettamente più attivo della scenografia e degli ambienti inglesi. In pratica, se il fosse stato intitolato “qualsiasicittà Beach” sarebbe stata la stessa identica cosa e non si noterebbero le differenze. Menzione speciale (negativa) per la locandina, fortemente artefatta.

Altro tentativo, purtroppo mal riuscito, dei Vanzina di rivitalizzare una commedia italiana in un contesto più moderno e dinamico. Se è lecito dare qualche consiglio, il nostro è quello di andare a vedere “Tutti vogliono qualcosa” di Richard Linklater, una commedia sul passaggio tra adolescenza e periodo universitario perfettamente inquadrato.

Voto: 4,6

Commenti