Il traditore tipo

Recensione in anteprima – Nuovo romanzo thriller di Le Carré che si impone come sceneggiatura di un film altrimenti insipido e prevedibile. Susanna White, la regista sfrutta a dovere attori, ambienti e dialoghi ma sembra sempre mancare di mordente. Al cinema dal 5 maggio.

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Una coppia inglese fa amicizia, durante una vacanza a Marrakech, con un uomo d’affari russo, Dima, che si rivela un mafioso e un riciclatore di denaro sporco. All’insaputa della moglie Gail, l’uomo della coppia, Perry, decide di aiutare Dima a consegnare delle informazioni confidenziali al MI6, una volta tornato a Londra. È solo l’inizio, per i due inglesi, di un coinvolgimento sempre più attivo e pericoloso per cercare di mettere in salvo il russo e la sua famiglia dalle intenzioni omicide del nuovo boss dell’Est.

Tratto al libro “Il nostro traditore tipo” di John Le Carré e sceneggiato da Hossein Amini (“Jude”, “47 Ronin”, “Biancaneve e il cacciatore) il film offre solide basi per non naufragare nel già visto, già sentito e nei facili colpi di scena pilotati e preannunciati. “Il traditore tipo” è un thriller moderno, a tratti lento ma con un’azione ben presente e mai invadente.

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Ci sono dei tocchi d’autore qua e là, ad iniziare dal prologo che enfatizza la poesia del momento anche oltre quanto è lecito augurarsi ed aspettarsi. Un inizio dark, macchiato di sangue che pone l’accento sul legame famigliare che sarà anche fulcro centrale della vicenda. La famiglia di Dima, in pericolo, come è pericolante invece il rapporto tra Gail e Perry… e come sotto attacco è tutta la finanza inglese e mondiale.

Il film rimane interessante e godibile per tutte le quasi due ore e l’interpretazione di Ewan McGregor è di buon livello e credibile. Spiccano però la bellezza e la bravura di Naomie Harris oltreché l’ottima interpretazione di Stellan Skarsgård. L’attore svedese si distingue nell’intensità del suo personaggio, forse l’unico, insieme al personaggio di Perry ad essere approfondito a dovere pur rimanendo avvolto da un pizzico di mistero.

L’intrigo, per quanto possa essere notevolmente interessante e facilmente seguibile pecca un po’ di prevedibilità per come la regista costruisce le scene. Purtroppo l’indugiare su alcuni elementi della scena vanificano colpi di scena che avrebbero avuto maggior efficacia se fossero stati congegnati in modo diverso.

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La vicenda è contornata da una serie di attori che interpretano personaggi minori ma funzionali facendo capire che il romanzo possa avere un respiro più ampio e seminando di dettagli l’intero film. Sguardi e atteggiamenti descrivono caratteristiche proprie di un gruppo di malviventi e cercano di delineare quel clima di suspense proprio di questo genere di film.

Voto: 6,5 

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