Cannes 2016: “Elle” di P. Verhoeven e “Forushande” di A. Farhadi

Cannes 2016 –  Il festival si è appena concluso ma Grazie a Cinefile.biz abbiamo l’opportunità di recuperare qualche altro film della 69esima edizione del festival di Cannes. Vi proponiamo la recensione sul posto, del film di Paul Verhoeven (In concorso) e del film di Asghar Farhadi (In concorso).

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Recensione di altri due film dal festival di Cannes. Grazie all’inviato, sul posto diCinefile.biz

Elle

“Elle” di Paul Verhoeven

Michéle viene aggredita e violentata in casa sua. Decide di non dir nulla a nessuno, neanche alla polizia, ma quando lo stupratore la contatta con un SMS le cose cambiano. Anche perché Michéle è la figlia di un serial killer la cui udienza per la libertà vigilata avverrà a giorni…

Curiosissima commedia di certo non adatta a tutti, Elle stabilisce i suoi toni sin dalla prima inquadratura, nonostante l’evento mostrato sia tutt’altro che leggero. L’intreccio prettamente giallo non interessa gran che agli autori, che preferiscono concentrarsi sui dialoghi e le relazioni (carnali…) tra i personaggi. Ed è una scelta che funziona benissimo, perché come commedia Ellesa essere estremamente divertente e non diventa mai sgradevole nonostante gli argomenti che affronta. (Continua)

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“Forushande” di Asghar Farhadi

Il palazzo dove vivono Emad e Rana rischia di crollare, così i due sono costretti a evacuare e trovare in fretta un’altra casa. Dopo una notte all’avventura trovano grazie a un amico un appartamento in cui trasferirsi, ma qualche giorno dopo il trasloco scoprono che l’inquilina precedente faceva la vita…

Penultimo film in concorso a Cannes 2016, Forushande si inserisce perfettamente nelle linee dei precedenti film di Asghar Farhadi, gli ultimi due dei quali sono stati premiati a Berlino e Cannes oltre che agli Oscar. Anche questo film gira intorno al rapporto tra marito e moglie ed è costruito con dialoghi precisi e una regia sobria quando non minimale, cosa che gli permette di giostrare attorno a una situazione spiacevole senza mai infastidire. E’ forse questa la grande bravura del regista iraniano, quella di raccontare situazioni sgradevoli con la giusta delicatezza, sapendo bene quando si può essere duri e quando invece è meglio astenersi. (Continua)

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