The Idol

Recensione in anteprima – Muhammad Assaf ha scritto una pagina della storia del suo paese, la Palestina, semplicemente partecipando ad “Arab Idol” e vincendone l’edizione del 2013. Una storia toccante e vera, resa molto bene da Hany-Abu Assad. Al cinema dal 14 aprile.

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Muhammad Assaf ha il dono di una voce straordinaria e la sorella maggiore Nour lo sprona a credere in se stesso. Ma nella miseria di Gaza è difficile anche solo sognare di emergere. Quando Nour muore perché la famiglia di Assaf non dispone dei soldi necessari per le cure, Assaf piomba nella tristezza più cupa. Dodici anni dopo, la prospettiva di partecipare ad Arab Idol e vincerlo diventa una ragione di vita.

Narrare i sogni di un individuo è sempre stata una delle maggiori fonti di ispirazione per il cinema. Rendere questo sogno al meglio in un buon film è compito di regista, sceneggiatore e bravura del cast. Un mix di fattori importanti per qualsiasi film ma ancora più fondamentali se il sogno si chiama canto, se la possibilità di vittoria è l’identificazione di un grido di una nazione repressa e costretta a vivere in un paese bombardato.

C’è molto sentimento in tutto “The Idol” che, fin da subito mette in mostra le macerie di una nazione, la Palestina, eterna terra di lotta. La scenografia naturale costituita da case sventrate dalle bombe sono lo sfondo ahimè di normalità per un popolo abituato a quel paesaggio. Il film non calca troppo su questo aspetto e si concentra sulla storia, vera, di una rivincita.

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Diviso chiaramente in due parti, la prima relativa all’infanzia di Assaf e la seconda destinata a descrivere l’arrivo al concorso canoro del giovane, il film è teso, sempre con un occhio al sogno e un occhio alla realtà. La prima parte è caratterizzata da una folgorante interpretazione della giovane Hiba Attalah che impersona Nour, la sorella di Assaf, una prova recitativa destinata a rimanere impressa agli spettatori e che lancia la giovane attrice verso una carriera promettente, restrizioni del suo paese permettendo.

Le note di regia ci rivelano che le riprese non sono state affatto facili e si sono protratte più del necessario a causa del rischio attentati e degli allarmi per i bombardamenti. Sempre dalle note del regista e del produttore sappiamo che molti degli attori che recitano nel film sono Palestinesi e solo con permessi speciali (rari) possono seguire il film nelle proiezioni in giro per il mondo.

“The Idol” ricorda, per certi versi, il bellissimo “The Millionaire” di Danny Boyle, ma a conti fatti, non arriva a quella qualità artistica. Il film emoziona, conduce lo spettatore vicino alle peripezie di Assaf sin dalla sua infanzia nei suoi giri con il complesso creato soprattutto da Nour. Lo spettatore segue questa avventura con apprensione, con sincera partecipazione e, con un script vagamente pilotato e un po’ ricattatorio la lacrima scende in alcune occasioni.

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Il finale, con le immagini del film che vengono un po’ grossolanamente mixate con le immagini reali del 2013 danno un ulteriore spinta emotiva e certificano, se ce ne fosse ancora bisogno, la grande importanza che l’impresa di Assaf ha avuto in Palestina e per il popolo che vive nella Striscia di Gaza.

Un film da vedere quindi, anche se i pareri non sono concordi. Sicuramente “The Idol” non è esente da difetti ma le buone interpretazioni degli attori, una solida sceneggiatura e una buona regia ne fanno un bel film.

Voto: 7,4

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