Senza lasciare traccia

Recensione in anteprima – Gianclaudio Cappai dirige il suo primo lungometraggio e lo fa con mano ferma e decisa. Il viaggio di ritorno alle radici agricole e all’infanzia del protagonista non convince nelle intenzioni e lascia scenografia e atmosfera orfani di un elemento essenziale per una buona sceneggiatura. Al cinema dal 14 aprile.

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Bruno è gravemente malato di una malattia che ha origini lontane collegate ad un evento traumatico del passato. Sua moglie Elena cerca di stargli vicino ma non le è permesso varcare quel muro che Bruno ha eretto a protezione dell’orrore e della vergogna. Ma il destino vuole che Elena venga chiamata a restaurare un antico dipinto proprio nel luogo in cui è avvenuto l’evento traumatico che ha rivoluzionato la vita di suo marito, che sceglierà di seguirla senza avvisarla che ha un piano prestabilito in mente.

Ci siamo avvicinati con molta curiosità a questo primo lungometraggio di Gianclaudio Cappai, un regista talentuoso che ha già fatto parlare di sé. Purtroppo però se l’abilità registica delinea uno stile asciutto, essenziale e molto legato alla realtà di buona fattura, il resto, dalla sceneggiatura a una direzione del cast lascia non pochi dubbi. E’ proprio la sceneggiatura che non lascia spazio ai personaggi e al loro vissuto precipitandosi e concentrandosi solo sul protagonista reiterando a più riprese i flashback della sua infanzia.

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Una reiterazione che svela molto dell’animo di Bruno, il protagonista che giunge così a consumare quella che lui considera la sua vendetta personale e la sua rivalsa nei confronti di un destino che si sta presentando molto meno roseo di quanto uno si possa augurare. La malattia fisica che non fa intravedere ferite si mescola alla malattia psichica che di ferite, profonde ne ha e si manifestano tutte pian piano con il proseguire della vicenda.

Se, da questo punto di vista sceneggiatura e interpretazione di Michele Riordino sono molto buoni, gli altri personaggi segnano molti passaggi a vuoto, ad iniziare da una brava Valentina Cervi restituita al cinema ma che impersona un personaggio, Elena assolutamente fuori dalla vicenda principale e corollario, quasi inutile disegnando una sottotrama poco funzionale e utile.

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La tensione crescente coinvolge ma solo a tratti e la soluzione dell’enigma è abbastanza telefonata lasciando allo spettatore la sensazione che gli altri indizi disseminati siano abbastanza forzati.

“Senza lasciare traccia” è un film incompleto, lineare e semplice ma complicato nella sua evoluzione. Molte scelte lasciano perplessi e molte altre non esauriscono tutti i buchi che esistono in una sceneggiatura che poteva essere migliore.

Voto: 5,7

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