Il cacciatore e la regina di ghiaccio

Recensione – Un nuovo capitolo della fiaba di biancaneve nuovamente dal punto di vista del cacciatore. Biancaneve non c’è, come non esiste un senso coerente e originale a una vicenda priva di qualsiasi interesse. Brilla solo la bellezza delle protagoniste in un mare di opportunità non sfruttate a dovere.

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Ravenna, la perfida matrigna di Biancaneve, usa a uccidere mariti per usurparne i regni, ha un passato di ignobili assassinii anche tra i suoi legami di sangue. Quando lo specchio magico le rivela, infatti, che la figlia di sua sorella Freya è destinata a spodestarla in bellezza, Ravenna non esita a porre fine alla sua neonata vita. Tale è il dolore di Freya, che risveglia nella donna l’arte sopita della magia nera e la trasforma in una regina di ghiaccio, determinata a bandire l’amore dal suo regno. È a questo fine, per addestrarli come guerrieri e vietar loro l’amore, che Freya fa rapire i ragazzini dei suoi territori e li cresce come cacciatori; e questa è anche la sorte di Eric e Sara, che, una volta cresciuti, però, all’amore non sanno e non vogliono rinunciare.

C’era una volta e ora purtroppo non c’è più, o meglio c’è in modo diverso e un po’ più azzardato. Questo infatti, è un film in cui l’azzardo è rappresentato da una storia di fantasia che coinvolge, senza soluzione di continuità, un bel pastrocchio di idee. Idee molte volte con l’aggravante di non essere nemmeno originali.

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“Il cacciatore e la regina di ghiaccio” porta sul grande schermo non solo la sua essenza (poca) ma cita furbescamente o involontariamente altri film che attingono alle fiabe. Ci sono citazioni e citazioni e la regina di ghiaccio sembra troppo, per la dinamica degli eventi, una novella Elsa di “Frozen”. Ricorda anche la strega bianca di Narnia e non si sottrae al prendere a prestito trucchi e (presunti) colpi di scena già visti e rivisti.

La storia si adagia su un canovaccio classico con la consueta storia d’amore contrastata e i prevedibili incantesimi quando ci sono di mezzo streghe e regine con poteri. Durante la visione si ha sempre l’impressione che si sia puntato sul divismo e la popolarità di alcuni personaggi, o meglio attori, piuttosto che puntare anche su dialoghi, situazioni e ribaltamenti di fronte credibili e funzionali.

Faticano quindi Jessica Chastain (“L’ultimo sguardo, “E poi saimo arrivati alla fine”) Charlize Theron, Emily Blunt a risollevare con la loro bravura recitativa  uno script che le vede protagoniste in un gioco di regine a tre mal congegnato e solo confusamente spiegato. Il bel “Thor” cacciatore Chris Hemsworth (“Andate e moltiplicatevi”, “Emerald Sword: cronache di terre incantate”, “Silmarillion: il risveglio degli elfi”si trasforma nel classico principe per una favola alla quale stava stretto il personaggio del cacciatore tout court, mentre nel frattempo si pesca in “Ender games” e qualcosa da “Il signore degli anelli” per una sorta di esercito dei bambini accennato, creato, conosciuto ma non utilizzato e buttato lì per la lacrima facile e l’aggancio, non voluto e fuori luogo, alla realtà.

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Sintetizzando un po’ il film poteva avere degli ottimi spunti e potenzialità, purtroppo crolla sotto un’insignificante sceneggiatura con un bel pastrocchio di scene e caratteri di nuovi e vecchi personaggi che rendono questo film dimenticabile. “Specchio specchio delle mie brame, questo è sicuramente uno dei film più brutti del reame”

Voto: 4,8

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