Hardcore!

Recensione in anteprima – Sbandierato come innovativo e svolta epocale per il cinema il film del russo Ilya Naishuller in realtà riporta il videogioco nelle sale proponendo un film godibile, eccessivo e divertente ma nulla più di uno sparatutto pensato per gli amanti del genere. Esce il 13 aprile

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Henry si sveglia mutilato senza ricordare la propria identità, ma capisce ben presto di essere un cyborg, ricostruito dalla moglie scienziata dopo essere stato massacrato dal crudele Akan, uno psicopatico dotato di poteri di telecinesi. Per Henry avrà inizio una fuga a rotta di collo dagli agenti di Akan, prima di prendere consapevolezza di avere una forza sovrumana.

Scritto, diretto e co-prodotto da Ilya Naishuller, regista e autore dello stesso corto “Biting Elbows: Bad Motherfucker” da cui il film prende spunto, “Hardcore!” è e rimane un eccesso ed un’estremizzazione. Eccede nei toni con tutto quel sangue rimanendo fedele al titolo ed estremizza la tecnica nell’adottare un unico punto di vista, la prima persona, inusuale per un film ma perfetto per un videogioco “sparatutto”.

Si parte con calma, come se fosse un lento caricamento del gioco per poter così accogliere lo spettatore giocatore come si fa nel primo tratto delle montagne russe del luna park. Si arriva però ben presto a una massima altezza dopo la quale è un continuo accelerare seguendo quelle rotaie ben definite, monotone, uniche, tremendamente funzionali ma oltremodo riduttive e ripetitive.

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Il protagonista, senza parola, e di cui conosciamo vaghe emozioni, è, manco a dirlo presente in tutti i secondi del film pur non essendo inquadrato in quasi nessun fotogramma. Non esiste un Henry attore, o almeno non solo un attore si è prestato a recitare nella parte di Henry in quanto tutte le evoluzioni, tutte le scene sono state girate da stuntman con una go-pro opportunamente installata sopra un caschetto.

Un risparmio di soldi e materiale che, però, ha richiesto anche un buon coordinamento tra gli attori e i tecnici in quella che si potrebbe definire con tanti distinguo in una carrellata di piani sequenza più o meno lunghi con soluzione di continuità. Non un compito facile quello del montatore e del regista, totalmente asservito a quell’idea di far provare allo spettatore la sensazione di essere totalmente immerso nel film. Una modalità, la ripresa da un solo punto di vista e in prima persona che non è nuova, fin dagli anni ’40 questa tecnica è stata usata così come fu ripresa negli anni ’70 per poi trovare comoda vita nei videogiochi definiti “sparatutto” (FPS – First Person Shooter) dall’antesignano di successo “Wolfenstein 3D” a “Doom”, forse il più conosciuto.

Hardcore!

Per chi scrive “Hardcore!”  non rappresenta nessuna grande innovazione. Una autodefinizione di chi sta spingendo il marketing del film in questa direzione senza contare che in realtà il cinema ha inventato quel tipo di ripresa in soggettiva decenni fa e abbiamo anche esempi più recenti come “Cloverfield” oppure “The Blair witch project” . Semmai si tratta di un ritorno. Un ritorno che poteva essere caratterizzato da una sceneggiatura più articolata e da una dinamica meno ripetitiva. Ma “Hardcore!” non vuole essere questo. Nella sua continua escalation di violenza il film incarna il videogioco con le forze da recuperare tramite altri cyborg o kit medici disseminati nei vari ambienti, oppure con le infinite vite di chi bara, di chi sa il trucco, di chi può farlo perchè ammesso dal gioco. In particolare ottimo e molto divertente il personaggio di Jimmy, impersonato da un istrionico Sharlto Copley. Tanta ironia e citazioni nei momenti a lui dedicati.

“Hardcore!” in fin dei conti mantiene le attese e allo stesso tempo le delude. Ci si attende un film che ricordi molto i videogiochi e sia praticamente senza trama ma solo un viaggio pieno di sparatorie, esplosioni, mirabolanti uccisioni e questo “Hardcore!” è, nulla più. Delude infatti le attese per lo stesso motivo. Un film limitato e ripetitivo che piacerà (con applausi all’anteprima) ai patiti del settore videogiochi, sottosettore FPS.

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Un ultimo appunto sulla resa del punto di vista in modalità FPS: non è esattamente la stessa cosa nella realtà, la fotocamera rappresenta solo uno dei sensi con i quali si vede ed una visione limitata di una visione già limitata dell’azione. Si vede anche con altri sensi, oltre al fatto che, in realtà, le immagini sono elaborate dal cervello e che in molti momenti questo sembra perdere di vista un intero quadro creando pericolosi mal di mare.

Voto: 6,2

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