Star Trek: the motion picture

Recensione – A luglio sarà nelle sale il tredicesimo film della saga di Star Trek. Sarà il terzo film che continua la serie inaugurata dal reboot del 2009 targato JJ Abrams. In attesa di “Star Trek Beyond”, orfano alla regia di JJ e con tanta preoccupazione per la regia di Justin Lin proponiamo un Road to…. con le recensioni periodiche dei precedenti capitoli.

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Il pianeta Terra è sotto la minaccia di un’entità misteriosa che si presenta sottoforma di un’enorme nebulosa capace di annientare qualsiasi cosa trovi sul suo cammino. L’ultima speranza per l’umanità risiede nella nave stellare USS Enterprise, sulla quale però i lavori di ammodernamento non sono stati ancora del tutto completati. Il comando della nave viene nuovamente affidato all’ammiraglio James T. Kirk, da diversi anni lontano dall’azione vera e propria avendo lavorato negli uffici dell’Accademia della Flotta Stellare. Il suo ritorno, che lo vede sostituire l’allora comandante in carica Decker, non è però l’unico, e tutti i suoi vecchi compagni di un tempo sono pronti per questa pericolosa missione, incluso il signor Spock, da poco rientrato da un lungo esilio sul pianeta Vulcano. Giunto a contatto con la nebulosa, l’equipaggio dell’Entrerprise comprende le reali difficoltà del proprio compito, trovandosi a “combattere” un nemico tanto insidioso quanto insospettabile…

Per capire meglio la necessità e poi il successo del film in questione è importante fare mente locale e richiamare alla memoria la storia cinematografica di quegli anni. Siamo alla fine degli anni ’70 e i produttori di Star Trek che avevano terminato la prima serie tv (quella che ora si appella come “Serie Classica”) dietro grandi pressioni dei fans si stanno apprestando a iniziare le riprese di Star Trek phase II. La serie tv che mai vedrà la luce. Perché? Poche settimane prima del ciak di inizio un film di fantascienza, con un budget limitato, sbanca i botteghini di mezzo mondo e diventa sin da subito un fenomeno cult destinato a cambiare la fruizione dell’epopea fantascientifica al cinema. Si tratta ovviamente di “Star Wars” (che sarà poi rinominato “Star Wars IV una nuova speranza”).

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Questo successo fa abbandonare a Roddenberry e company il progetto della nuova serie tv di Star Trek per affrontare con coraggio rinnovato l’avventura sul grande schermo. E’ una sfida vinta, complice uno script non banale, un’atmosfera fedele ai personaggi della serie e una regia attenta ed esperta affidata a Robert Wise, già due volte premio Oscar per regia e film per “West Side Story” e “Tutti insieme appassionatamente”. Certamente per la fantascienza di Star Trek risulterà più utile il suo “Ultimatum alla terra” film del 1951 che è considerato uno dei grandi classici del cinema di fantascienza.

La storia, prende spunto da un episodio della seconda stagione ma si sviluppa in modo, per certi versi, inusuale se paragonato a quanto visto in “Star Wars”. Non ci sono infatti guerre aperte ma un’entità da affrontare, un’entità che verrà poi vagamente ripresa nel settimo capitolo “Star Trek Generazioni” con il nome di Nexus e con caratteristiche d’origine diverse.

Questa lotta così enigmatica fa emergere oltremodo le caratteristiche peculiari di Spock e, di conseguenza, esalta i lineamenti caratteriali degli altri componenti dell’equipaggio. Si rafforza quell’idea di amicizia e di famiglia allargata che il cast della serie classica aveva ricreato e prodotto sul set. Con un budget di prim’ordine (35 milioni di dollari quasi 40 anni fa erano tanti basti pensare che Star Wars ne ha richiesti un terzo) Robert Wise si può permettere una scelta accurata delle location, delle scenografie e un utilizzo degli effetti speciali non massiccio ma che amplia le possibilità di una serie che era molto ancorata agli effetti in economia.

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Il climax generale ricorda e cita vagamente quel “2001 Odissea nello spazio” che ha fatto scuola e che mette il confronto uomo macchina in parallelo e viso a viso. Un confronto qui ribaltato da uno Spock assolutamente affascinato dalla logica dell’entità con la quale si confronta che invece vuole e ricerca una dimensione più umana della sua esistenza. Qui i più scaltri ci potrebbero già vedere i semi dell’idea alla base di uno dei personaggi più amati della futura serie “Star Trek The next Generation” il tenente comandante Data.

A dispetto di ritmi lenti e volutamente introspettivi, con diverse scene statiche in plancia e un’azione ridotta all’indispensabile “Star Trek The motion Picture” è un film che sorprende anche se non è privo di difetti. Fedele alla sua serie di provenienza non sa osare per ampliare il suo consenso e il suo appeal presso altri cultori del genere. Non sono però pochi gli svarioni di montaggio che hanno alimentato le pagine dei fans più accaniti ma quale film ne è esente? Rimarchevole invece la colonna sonora, firmata Jerry Goldsmith che riceverà una nomination nell’edizione del 1980 della notte degli Oscar. Il motivo portante della colonna sonora diventerà poi la sigla di apertura della nuova serie di Star Trek di fine anni 80 e, in generale, uno dei motivi più conosciuti e riconosciuti del panorama cinematografico.

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Il film rimarrà a lungo il maggior incasso della saga con i suoi 139 milioni in Usa ma sarà un successo anche in home video e darà le basi sia finanziarie che di scenografie da riutilizzare a diversi altri film al cinema e all’idea di una nuova serie tv. In Italia arriverà a 1980 inoltrato anche se lo farò  prima della messa in onda serie tv classica che non era ancora stata trasmessa nonostante fossero ormai passati 14 anni dall’avvio negli USA.

Esistono diverse versioni che il perfezionista regista Robert Wise ha confezionato nel corso dei decenni e per questo alcune scene della Director’s cut presentano voci del doppiaggio diverse. Il doppiaggio italiano, nella versione originaria, ha commesso diversi errori attribuendo purtroppo l’usanza di datare la data stellare con un punto e non con la virgola, denominando USS Enterprise come “Nave stellare Statunitense” oppure il Dilitio in Delirium, il teletrasporto in trasportatori, gli scudi in deflettori, il tricorder in rilevatore ecc…

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Il film si avvale anche della consulenza del noto scrittore di fantascienza Isaac Asimov che è stato grande amico dell’ideatore della serie Gene Roddenberry e che verrà più volte citato anche nelle serie e nei film successivi.

Voto: 7

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