Forever Young (2016)

Recensione – Fausto Brizzi torna in sala come regista (e sceneggiatore) presentando al pubblico un film che contrappone il nuovo che avanza al vecchio che non demorde. Un buon incipit che rimane sempre molto superficiale e la classica occasione sprecata per parlare di qualcosa di serio in modo (anche) divertente.

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Giorgio è un quasi cinquantenne con una fidanzata che potrebbe essere sua figlia. Diego è un dj ultracinquantenne, dipendente di Giorgio, che deve fare largo ad un millennial forte dei suoi milioni di “mi piace”. Angela è una 48enne divorziata che, un po’ a sorpresa, si ritrova coinvolta in una relazione con un 19enne, prima di scoprire che il ragazzo è il figlio della sua amica cougar sempre a caccia di toy boy. Franco infine è un ultrasettantenne che pratica tutti gli sport in maniera ossessiva, in perenne corsa contro il tempo che passa. Il tratto comune è evidentemente quello anagrafico, e la caratteristica dominante di questi baby boomer intorno al mezzo secolo è il loro rifiuto di venire a patti con l’avanzare dell’età. Ci sono anche cinquantenni in pace con se stessi, come Stefania, la fisioterapista di cui Giorgio si innamora, ma a prevalere è la smania di eterna giovinezza preannunciata dal titolo.

Fausto Brizzi ritorna dietro la macchina da presa dopo 3 anni dal suo “Indovina chi viene a Natale?” film che affronta anche un tema coraggioso ma che si ferma sempre a un metro dal traguardo o giù di lì. “Forever Young” soffre dello stesso difetto che non lo rende un film brutto ma essenzialmente un film che promette una buona idea di partenza ma che viene sviluppata in modo abbastanza superficiale. Sembra apparentemente la risposta in versione commedia di “Youth” il film di Sorrentino con un’atmosfera nettamente più giocosa e meno malinconica.

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Vige, nella commedia italiana di questo tipo, un sottinteso “non facciamoci male” e allora la sceneggiatura non affonda mai il colpo per non sembrare troppo inopportuna, cattiva, di quella cattiveria che condanna o mette un punto a una risposta chiara e decisa. Tutto è recuperabile, tutto finisce a “tarallucci e vino” perché in fondo che tu sia giovane o meno l’importante è vivere e non prendersi troppo sul serio.

Peccato perché gli elementi c’erano per rendere “Forever Young” una sempreverde della commedia italiana e un film che potesse essere ricordato a lungo. Il film comunque non è brutto ma sfrutta anche non a piena potenza i suoi interpreti. Nessuno sembra dare il meglio di sé anche se la recitazione è limitata dal compitino dettato dalla sceneggiatura. A una Sabrina Ferilli che si mette in gioco risponde un Fabrizio Bentivoglio che sembra divertirsi doppiamente nei panni di un doppio amante. A un Teo Teocoli con una recitazione un po’ stanca ma sempre calibrata a novello settantenne risponde un Lillo (di Lillo e Greg) che interpreta, forse, il personaggio riuscito meglio e più cucito addosso all’attore. Divertenti i camei, uno su tutti quello di Nino Frassica nell’improbabile radio ultrareligiosa tra i momenti più esilaranti di un film che strappa qualche risata ma nulla più.

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“Forever Young” è un film che in gergo potremmo definire “con il freno a mano tirato” più accorto a non andare a sbattere che andare da qualche parte, più preoccupato di tutelare la vita piuttosto che metterla in gioco veramente. Una volontà di affrontare l’età che avanza con troppo rispetto senza calarsi troppo nella realtà dei nostri giorni e richiamando solo un’operazione nostalgia amplificata dalle canzoni famose (bellissima la  versione dell’omonima “Forever Young” degli Alphaville) che intervengono nella colonna sonora.

Voto: 6,1

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