A Bigger splash

Recensione in anteprima – Luca Guadagnino ripropone in salsa italica atmosfere e spunti de “La piscine”, film del 1969 con Alain Delon e Romy Schneider, il risultato non è lo stesso per diversi motivi e soprattutto per un finale che affoga l’intero film. Dal 26 novembre al cinema

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Una rockstar in convalescenza e il suo compagno consumano le loro giornate a bordo piscina o lungo le cale di Pantelleria. Marianne ha subito un intervento alle corde vocali, Paul è sopravvissuto al suicidio. Eccitati dal sale e accarezzati dal vento, Marianne e Paul ricevono la visita di Harry, ex iperbolico e logorroico che si accompagna a Penelope, figlia ventenne emersa dal passato. L’equilibrio e la ‘riabilitazione’ della coppia sono interrotti dall’uomo, deciso a riprendersi Marianne. Penelope intanto è attratta da Paul e dalle sue cicatrici che dicono fisicamente della sua inquietudine. Lo scirocco, vento anormalmente caldo, si alza sulle emozioni trattenute e i desideri puniti, riscaldando l’aria e il clima.

Presentato alla 72esima edizione del Festival del cinema di Venezia con giudizi contrastanti e vari, la proiezione stampa di qualche giorno fa in quel di Milano ha lasciato perplessi molti e diviso nuovamente la critica tra chi considera il film un buon prodotto e chi invece lo boccia senza mezzi termini. Ci permettiamo di essere nel mezzo del giudizio. Il film nel complesso manifesta una chiara ricerca di stile con immagini che si lasciano vedere e che parlano esse stesse. L’alchimia tra i personaggi è ben creata e organizzata nei continui conflitti e nelle saltuarie e involontarie complicità.

A Bigger Splash

Per buona parte del film Guadagnino crea un’astrazione dalla realtà che è propria di un mondo, quello delle star, e che si esilia facendosi isola rispetto al resto del mondo. Non a caso il film è girato e ha ambientazione a Pantelleria, un’isola appunto. Una star del rock visivamente malata non solo nella voce ma anche, e soprattutto, nell’animo, una perfetta Tilda Swinton che è una delle note positive di questo film.

L’irrompere dal passato di una figura logorroica come il personaggio di Ralph Fiennes con l’aggiunta della sensuale figlia interpretata da una bellissima Dakota Johnson destabilizzano la superficie piatta dell’acqua della piscina. Vengono create le onde di diversi rapporti che si intrecciano ma che rischiano ad un certo punto di ingarbugliarsi inutilmente. Il cambio dalla lenta commedia bucolica e a tinte vagamente dark a una commedia romantica e sensuale avviene con un certo scatto naturale e indolore, il cambio però da commedia a thriller si sente, come taglio netto voluto ma non riuscito perché forse poco montato nei sentimenti e nelle situazioni. Il finale frana, affoga l’intero film. La comparsa di Corrado Guzzanti con un personaggio macchietta della macchietta è uno scivolone senza precedenti. Guzzanti è talmente fuori parte e soprattutto fuori film che il regista sembra non accorgersene nemmeno, tanto da affidargli un paio di battute sugli immigrati tra le più brutte mai sentite e soprattutto fuori contesto, gratuite e inutili.

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Un finale goffo, buffo che ridimensiona tutto l’intero film e tutto ciò che di buono era stato fatto fino a quel momento.

Voto: 5,2

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