Dheepan

Recensione – Palma d’Oro a Cannes 2015, Dheepan, ultimo lavoro del regista Audiard è prosa di sguardi e azioni che coinvolge lo spettatore nella tormentata e spiazzante vicenda di una (finta) famiglia che scappa dalla guerra e si ritrova a vivere e sopravvivere in un ambiente non meno violento. Dal 22 ottobre al cinema

o-DHEEPAN-facebook

Dheepan deve fuggire dalla guerra civile dello Sri Lanka e per farlo si associa con una donna e una bambina. I tre si fingono una famiglia e riescono così a scappare e rifugiarsi nella periferia di Parigi. Anche se non parlano francese nè hanno contatti. Trovati due lavori molto semplici (guardiano tuttofare e badante) i due scopriranno la vita da periferia, le bande e le regole criminali che vigono nel posto che abitano. Quando arriverà inevitabile lo scoppio della violenza e degli spari occorrerà prendere una decisione, se rimanere insieme o separarsi.

Più che le parole, Audiard fa parlare le immagini, le situazioni, gli sguardi. Il film inizia con un rogo di cadaveri, emblematico e risolutivo di una situazione di guerra civile che vede la fazione di Dheepan (il protagonista da cui il film prende il titolo) in perdita. Dheepan, che è il più convinto della scelta fatta, si ritrova catapultato in una famiglia finta, creata solo per fuggire dalla miseria e questo genera subito dei punti di vista divergenti dei tre diversi personaggi principali della vicenda. Se Yalini, la finta moglie, ha sempre in mente di fuggire da Parigi per andare dalla parente a Londra e per questo si sforza poco di imparare la lingua francese, Illayaal, la finta figlia cerca di integrarsi con le compagne di classe.

dheepan-jacques-audiard_5336149

E’ l’integrazione il filo conduttore di tutto il film. Un’integrazione presentata con tutti i suoi problemi ma sempre con un taglio e un punto di vista originale. Di originale c’è questo sguardo all’integrazione e la coesione di una finta famiglia che cerca di apparire come vera ma che solo a piccoli passi si scopre man mano sempre più coesa. Sta qui un primo livello di integrazione lasciato ai silenzi delle cene, dei ritorni a casa, delle chiamate al telefono lente e ridotte all’essenziale. Il secondo livello di integrazione riguarda il mondo al di fuori della famiglia.

Un spaccato delle banlieu parigine, periferie desolate e con una ben rappresentata violenza di sottofondo. Luoghi dove vige la legge del più forte o almeno della gang più organizzata che decide accessi alle strutture in comune o al semplice passaggio nel cortile.

Audiard mette bene in evidenza e riesce a ben rappresentare queste situazioni complicate, di sogni inespressi e di realtà fatte di dolore, fatica, impegno. Una tensione per tutti e 109 minuti del film. La avverte lo spettatore che la vede trasparire da Anthonythasan Jesuthasan, perfetto interprete di Dheepan. Guardando il film si parteggia per i protagonisti e si rimane un po’ angosciati dalle vicende apparentemente senza soluzione serena. Esistono momenti di distensione ma son realmente molto pochi più votati alla reazione a situazioni che guidati dal sentimento sincero. Una, la più bella è sicuramente la scena di confronto tra Dheepan e Yalini sul poco senso dell’umorismo di Dheepan che si lamenta di non capire le battute dei francesi.

Dheepan_2

Un film che tratta senza troppe banalità un tema d’attualità e lo fa da almeno tre punti di vista diversi che spiccano per intensità. “Dheepan” è il classico film da festival, un film che probabilmente merita il premio ricevuto ma che, forse si perde ogni tanto nell’affermazione delle difficoltà piuttosto che esaltare una sana e auspicabile serenità.

Voto: 7

Fom per chi?: Adulti e giovani dai 18 in sù, non tanto per la violenza ma piuttosto per il taglio non troppo semplice dato alla vicenda

Fom perché?: Tema dell’integrazione degli stranieri di estrema attualità narrato senza troppe banalità e dando voce ai protagonisti.

Commenti