Italian Gangsters

Recensione in anteprima – Venezia 72 (2015) – Sezione Orizzonti – Un mockumentary su sei dei più grandi banditi del secondo dopoguerra. Un film teatrale con innesti filmati di repertorio e tanto cinema poliziesco italiano dell’epoca. Un film che affresca bene l’Italia di quegli anni.

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Attraverso le testimonianze dei protagonisti interpretati da attori che utilizzano le dichiarazioni rilasciate in interviste e libri a loro dedicati, documenti d’epoca e spezzoni di numerosi film si ripercorrono trent’anni di storia della malavita italiana.
Ezio Barbieri, Paolo Casaroli, Pietro Cavallero, Luciano De Maria, Horst Fantazzini, Luciano Lutring. Sono nomi e cognomi di ‘banditi’ (come titolava un importante film di Lizzani dedicato alla banda Cavallero) che hanno lasciato un segno nella società italiana che usciva dalla seconda guerra mondiale, affrontava gli anni del cosiddetti boom precipitando poi negli anni di piombo.

Renato De Maria torna al Festival in concorso per il secondo anno consecutivo e ci presenta questo film a metà strada tra fiction, teatro e documentario. Si scrive mockumentary si legge documentario di finzione o falso documentario. Ma questo genere sta un po’ stretto al film di De Maria. Se per le serie “The Office” con Steve Carrell o “Parks and Recreation” il mockumentary parla di situazioni inventate utilizzando il documentario come mezzo qui invece il film si basa su interviste, dichiarazioni, autobiografie, filmati storici e situazioni reali. Gli attori Andrea Di Casa, Francesco Sferrazza Papa, Sergio Romano, Aldo Ottobrino, Paolo Mazzarelli e Luca Micheletti danno faccia e voce ai 6 malviventi. Lo fanno in maniera teatrale come un intervista qualsiasi dove la loro faccia riempie lo schermo con sfondo nero. Si alternano interventi filmati e spezzoni di film degli anni 60-70, i poliozziotteschi italiani troppo frettolosamente catologati a volte, come B-movie.

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Il ritmo è incalzante, l’argomento è interessante e gli attori recitano molto bene, la regia inserisce gli spezzoni giusti soprattutto nella prima parte quella dove i filmati dell’Istituto Luce creano quel tocco nostalgico che solo la storia può dare. E’ un’Italia lontana quella che racconta De Maria ma vicina nel tempo, lo fa con dovizia di particolari anche quotidiani ma il film rischia di allungarsi un po’ troppo ed infatti la seconda parte rallenta, perde di ritmo e diventa a tratti ripetitiva e monotona.

Tutto sommato un bel prodotto, interessante e da vedere.

Voto: 6,1

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