Star Wars VI: Il ritorno dello Jedi

Recensione – A poco meno di 4 mesi dall’uscita al cinema di Star Wars VII, pubblichiamo la recensione di quello che, dopo i tre prequel, è diventato il sesto capitolo. Si tratta del finale della prima trilogia, un finale già carico di nostalgia nel 1983.

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Finito l’apprendistato da cavaliere Jedi, Luke Skywalker si unisce al gruppo guidato da Leila diretto a Tatooine, con l’intento di liberare Han Solo dal perfido Jabba The Hutt. Intanto l’imperatore, deciso ad eliminare l’alleanza, ha disposto la costruzione di una seconda Morte Nera, ancora più potente della prima. Luke e gli altri, una volta liberato Han, si uniranno quindi alla flotta ribelle. Mentre Han Solo attacca la base che da energia alla Morte Nera, aiutato dai singolari Ewok, Luke riesce a salire a bordo della nave nemica e si troverà ad affrontare niente meno che l’Imperatore, intenzionato e portarlo verso il lato Oscuro, oltre che al padre Darth Vader, in uno scontro che spingerà padre e figlio ad un duello interiore tra Bene e Male.

Continua il nostro avvicinamento alla data del 16 dicembre 2015, quando in Italia uscirà al cinema il primo capitolo della Trilogia “Sequel”, cioè Star Wars VII, Il Risveglio della forza. Contrariamente a quanto successo per le altre recensioni, questa viene redatta da un solo recensore, il caldo, l’afa, le ferie hanno generato questa particolare e ci auguriamo non ripetibile situazione.

Il ritorno del Jedi, questo il titolo in un italiano corretto è il film che chiude la trilogia originaria così chiamata per rendere più identificabili le tre trilogie, due concluse e una in avvio, che compongono l’universo dei film di Star Wars senza contare i prossimi spin-off. Nel 1983 Lucas lascia nuovamente ad altri la regia del film concentrandosi soprattutto sulla produzione e sulla scrittura della sceneggiatura. Una sceneggiatura che, purtroppo denota tutti i limiti imposti dalla necessità di chiudere una storia.

Nel ventunesimo secolo che è tempo di sequel di tutto ciò che può generare un sequel e di film già pensati in più parti suona anacronistico dover legare un film a una trama conclusiva senza lasciare spazio ai probabili nuovi capitoli dettati dal marketing o dalla strategia di distribuzione. Ma erano altri tempi, son passati più di 30 anni.

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Dirige il film Richard Marquand, un regista che non ha un grande curriculum di successi ma è dotato di talento e riceve la fiducia di Lucas e soci che, nel frattempo stavano pensando ai “David” cioè o David Cronenberg o David Lynch per la direzione del film.

Con questo film Lucas completa e anticipa nel mondo del cinema quell’attenzione a particolari e pratiche che sono diventate di uso comune: il depistaggio sul titolo del film, il marchio di qualità audiovideo certificato dalla sua THX e che per diversi anni diventerà un riconoscimento ambito da produttori, distributori e persino sale cinematografiche, una serie di gadget pensati per tutta la diversa composizione del pubblico. Anche l’inserimento nella vicenda degli Ewok è anche pensata a dare un tocco giocoso al film indirizzato ovviamente ai più piccoli.

Nonostante qualche passaggio lento e una trama che non si sviluppa in modo omogeneo Star Wars VI era ed è un film carico di nostalgia, che perde il confronto in qualità con i due precedenti capitoli ma che segna anche un passo importante per quanto riguarda gli effetti speciali e l’attaccamento, mai così forte, del pubblico a una saga.

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Una regia che lascia spazio alla vicenda e allo scontro tra padre e figlio e soprattutto alla non banale lotta tra bene e male è una regia che comunque non si dimentica di quanto possa essere difficile trattare temi così sfruttati con il rischio di cadere in passaggi poco convincenti. A dare una grossa mano e riabilitare notevolmente questa conclusione di Star Wars sarà il primo capitolo della trilogia prequel che ha il pregio di gettare le basi per quello che si è visto e forse poco capito o capito troppo in Il ritorno dello Jedi.

Tra un mese la recensione del Capitolo uno.

Voto: 6,7

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