Steak (R)evolution

Recensione – Fil Rouge Media è lieta di annunciare la distribuzione italiana di “Steak (R)evolution – Alla ricerca della bistecca più buona del mondo”, viaggio gastronomico nel mondo del gusto e dell’eccellenza rispetto alla carne di manzo, diretto da Franck Ribière. Il film é uscito nelle piattaforme pay(Premium e Infinity) il 18 giugno.

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Steak (R)evolution” è un viaggio intorno al mondo fra allevatori, macellai e i cuochi più specializzati in carni. Lontano dagli allevamenti intensivi e dalla produzione industriale, una rivoluzione è già in corso da qualche anno. Franck Ribière è partito con il celebre macellaio gourmet Yves-Marie Le Bourdonnec, per incontrare i nuovi protagonisti della filiera alimentare, girando ben quattro continenti alla ricerca dell’eccellenza assoluta e cercando di capire e d’interpretare le tendenze del mercato e le evoluzioni del gusto. La carne rossa sta diventando sempre di più un prodotto d’eccezione, per l’alta cucina e per consumi sempre più qualitativi invece che quantitativi. Ma dove si trova la miglior carne rossa del mondo?

Non è sempre facile recensire un documentario ma abbiamo accettato la sfida. Questo è un documentario sulla carne rossa e sulla sua storia dall’allevamento fino alla conservazione e alla destinazione finale sul piatto. Ribière, il regista fa realmente il giro del mondo per cercare di spiegare i diversi tipi di mucche, le diverse modalità allevamento, di foraggio e le particolarità di ogni allevatore per rendere la sua carne la migliore da poter proporre al cliente.

Non si tratta di un documentario banale, tanto meno di un viaggio scontato. La particolarità del tema risiede non solo nella caccia alla più buona bistecca del mondo che, pian piano risulta essere solo un pretesto, ma presentare cosa, bolle in pentola, o meglio cosa cuoce sulla griglia di nuovo sul tema dell’utilizzo della carne rossa nei pasti quotidiani.

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Si tratta, e il documentario lo spiega bene, non solo di saper cucinare una bistecca, un filetto, un controfiletto, ecc, nel miglior modo possibile perché per fare questa operazione si deve partire dalle origini della mucca, dalla sua età, da ciò che mangia, da come vive, da che spazi frequenta, da quanto tempo la carne viene lasciata riposare sia appena macellata, sia appena cotta.

Insomma una serie di fattori ben spiegati in questo stravagante e non lineare racconto attraverso i diversi paesi, i diversi chef e allevatori. Dalle carni giapponesi, per cultura meno variegate e più con grasso in evidenza, alle carni soprattutto francesi, inglesi e statunitensi dove il grasso è presente in maniera meno visibile. Dalla famosa Chianina italiana all’utilizzo del solo fieno per l’alimentazione in Belgio. Dalle esagerate dimensioni dei capi di bestiame spagnoli alle più ridotte e magre mucche della Corsica. Dalle aromatiche carni argentine e brasiliane alle onnipresenti carni francesi. Tutto questo continuo ping pong culinario tra le carni del mondo ha il preciso scopo di farci conoscere degli allevamenti non industriali, che cercano nel loro piccolo di rispettare sia le esigenze di qualità di vendita che, le esigenze di rispetto della natura e dell’ecosistema.

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Molto spesso non si passa alla vendita all’ingrosso delle carni, ma l’allevatore macella e vende la sua carne nei suoi ristoranti e crea tutta una serie di lavori collaterali che impreziosiscono il tessuto economico della regione.

Sebbene non abbia un ritmo elevato il documentario risulta essere interessante e solo a tratti si scade in una certa comprensibile noia. Sicuramente è un documentario adatto agli addetti ai lavori e agli adulti che sempre più spesso dovrebbero capire che “non è vero che la gente sa cucinare la carne” perché questa non è un’operazione banale.

Voto: 6

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