Cannes 2015: Une Histoire de fou, A perfect day, Il piccolo principe, La glace et le ciel

Sempre grazie all’aiuto delle recensioni che provengono dagli amici di Cinefile.biz che hanno partecipato tutti i giorni alle proiezioni al Festival di Cannes 2015, pubblichiamo un’altra serie di resoconti di ben 4 film: “Une histoire de fou”, “A perfect day”, “Il piccolo principe” e “La glace et le ciel”

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“Une histoire de fou” di Robert Guédiguian

Aram, un giovane marsigliese di origini armene, si unisce a un gruppo di attivisti per la liberazione dell’Armenia e fa esplodere l’auto dell’ambasciatore turco a Parigi. Nell’attentato resta però gravemente ferito un passante innocente. Mentre Aram fugge a Beirut, sua madre vola a Parigi per incontrare il ragazzo ferito…

Robert Guédiguian torna a parlare del genocidio del popolo armeno a quasi dieci anni da quelVoyage en Armenie che non è stato esattamente uno dei suoi più grandi successi commerciali. Ma in questo Une historie de fou è evidente quanto il tema gli interessi, quanto creda sia necessario parlarne e quanto la situazione politica attuale non lo soddisfi. E’ forse anche un po’ per questo suo trasporto che in alcuni momenti la narrazione si fa eccessivamente didascalica ancorché sempre perfettamente chiara, ma i personaggi sono vivi e interessanti e la vicenda umana sicuramente intrigante. (continua)

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“A Perfect Day” di Fernando León de Aranoa

Nel 1995, da qualche parte nei Balcani la guerra è finita. Ma quasi dovunque nulla è cambiato. Una squadra di assistenza di un’Organizzazione Non Governativa cerca di districarsi tra regolamenti e realtà dei fatti, dovendo estrarre entro 24 ore il cadavere di un uomo da un pozzo di acqua potabile…

Ci sono argomenti su cui sarebbe meglio non scherzare? Forse sì, o forse lo si può fare davvero su tutto finché si riesce a farlo con gusto. Partendo dal romanzo Dejarse llover di Paula Farias (inedito in Italia), in A Perfect Day lo spagnolo Fernando León de Aranoa mette in scena una spumeggiante commedia in zona di guerra, in cui la guerra serve praticamente solo come sfondo e come base per alcune gag. L’esordio in lingua inglese del regista dei Lunedì al sole sorprende proprio per la sua leggerezza, oltre che per la naturalezza con cui inserisce quei pochi momenti drammatici che servono a rendere viva l’ambientazione. (continua)

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“Il Piccolo Principe” di Mark Osborne

Una bambina si prepara a passare l’estate studiando per entrare nella prestigiosa Werth Academy. Ma la nuova casa in cui si è trasferita con la madre si trova a fianco di quella di uno strambo vecchio aviatore. Una sera l’uomo le lancia un aeroplanino di carta con su scritto l’inizio del suo incontro con il Piccolo Principe…

Trasferta francese per uno dei due registi di Kung Fu Panda, che nella sceneggiatura di Brignull e Persichetti trova un modo originale e interessante per raccontare una storia che quasi tutti abbiamo già letto o ascoltato almeno una volta. Osborne sfrutta in senso drammatico l’animazione essenziale con cui gli On Animation Studios (quelli di Mune – Il guardiano della Luna) hanno disegnato il mondo reale, e valorizza quella a passo uno con cui invece è realizzato il racconto del Piccolo Principe. L’impatto visivo – ovviamente supportato dalle illustrazioni dell’autore – è notevole, e l’insieme aggiunge molto alla poesia del racconto di Antoine de Saint-Exupéry. (continua)

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“La glace et le ciel” di Luc Jacquet

L’ottantaduenne Claude Lorius è uno dei glaciologi più importanti del mondo. Le sue ricerche nell’Antartico l’hanno portato a essere tra i primi a predire i cambiamenti climatici che stanno contraddistinguendo questi anni, ma purtoppo i suoi avvertimenti sono rimasti inascoltati…

Il regista de La marcia dei pinguini chiude l’edizione 2015 del Festival di Cannes raccontandoci l’interessante storia di un grande visionario della scienza con uno stile blando e per nulla appassionante. La glace et le ciel ha la struttura di un documentario del National Geographic ma dà l’impressione di essere costato dieci volte tanto: le immagini odierne di Lorius in giro per il mondo si incrociano con quelle (quasi interamente ricostruite) che mostrano le sue spedizioni antartiche tra gli anni 50 e 80, ma il film non riesce ad avere un respiro ampio per via dell’onnipresente voce narrante e troppo poco ci viene spiegato delle sue scoperte. (continua)

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