Cannes 2015: Inside Out, Carol, Sicario

Altra giornata in quel di Cannes e, grazie agli amici di Cinefile.biz andiamo ad analizzare altri tre film grazie alle recensioni del nuovo film della Pixar “Inside Out” presentato fuori concorso e di altri due film in concorso: “Carol” con Cate Blanchett e “Sicario”  nuovo film del regista Villeneuve

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“Inside Out” di Pete Docter

Nel profondo della piccola Riley, cinque emozioni lavorano alacremente per far sì che la sua vita sia la migliore possibile: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Ma quando la famiglia di Riley lascia il Minnesota per San Francisco le cose si fanno più complicate, e i ricordi felici si velano di tristezza…

Dopo qualche uscita lontana per qualità o toni dalla sua tradizione, la Pixar torna a far esplodere i fuochi artificiali con questa nuova regia di Pete Docter (Monsters & co., Up). Inside Out è un film geniale nella sua concezione e trascinante nella sua realizzazione, ed è ovviamente supportato nell’aspetto visivo dalla consueta perizia tecnica della casa di Emeryville. È forse il film meno adatto ai bambini che la Pixar ha realizzato fino a questo momento – perché molte cose sembrano di difficile comprensione per i più piccoli – ma questo gli permette di essere ancor più divertente del solito agli occhi degli adulti, senza comunque alienarsi completamente il pubblico infantile. (continua)

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“Carol” di Todd Haynes

New York, 1952. Carol Aird sta divorziando dal marito quando incontra una giovane commessa di un grande magazzino. Le due legano all’istante e cominciano a frequentarsi discretamente, ma quando decidono di intraprendere un viaggio insieme che la loro passione si infiamma…

Colpo al cuore della stampa presente al Festival di Cannes 2015, Carol è in realtà un film passionale ma freddo, girato con perizia ed eleganza ma trattenuto più che controllato. Stavolta Haynes, che non girava un film dal Io non sono qui del 2007, non ripercorre la strada stilistica intrapresa ai tempi di Lontano dal Paradiso e preferisce dare al suo adattamento dell’omonimo romanzo di Patricia Highsmith (Bompiani) un look più classico (pur girando con l’ormai desueta pellicola in vece dell’onnipresente digitale) e meno sfarzoso, che si adatta benissimo alla discrezione della sua protagonista ma che proprio per questo non riesce a farsi ricordare in nulla. (continua)

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“Sicario” di Denis Villeneuve

Un’operazione dell’FBI volta a liberare degli ostaggi in mano a un cartello della droga messicano rivela una situazione ancor più drammatica e violenta del previsto. L’agente a capo dell’operazione viene inserita in una squadra interforze pronta a sferrare un attacco deciso al cartello, ma per farlo dovrà spostare i limiti della Legge…

Il sempre interessante Denis Villeneuve (Prisoners) arriva per la prima volta in concorso a Cannes con quello che è forse il suo film più “normale”, ma colpisce comunque per potenza e profondità. Sicario è formalmente un film di genere, che sa però muoversi agilmente sulla linea che divide luci e ombre, bene e male. Dopo un inizio particolarmente crudo, il film si fa più verboso e riflessivo, ma dà una rappresentazione davvero agghiacciante della zona messicana vicino al confine con l’Arizona, che il cinema ha raccontato sempre molto poco. È questa rappresentazione che rende credibile la violenza con cui le forze statunitensi attaccano, ed è proprio questa rappresentazione che dà poi modo all’esordiente sceneggiatore Taylor Sheridan di riflettere sull’attuale gestione delle forze armate senza farne una guerra di religione. (continua)

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