Zero Bagget

RecensioneLa necessità fisica e passionale di fare cinema si scontra con la pochezza di mezzi economici e tecnici sfociando nella naturale arte dell’arrangiarsi per raccontare a costo zero una storia nella storia con l’utilizzo del cellulare. Michele Coppini idea, crea e idealizza un suo film con una tecnica non nuova e servendosi abilmente delle proprie doti, di amici e parenti montando un docu-film che sconfina in indagine.

Frustrato dalla ricerca di produttori per il suo nuovo film, Michele Coppini, filmmaker fiorentino classe 1979, operatore e montatore video precario per un quotidiano locale, decide di girarselo in forma totalmente autarchica, con un telefono cellulare, una videocamera e un cavalletto. Riprendendo se stesso, la sua famiglia, amici, colleghi e tanti altri.
Il making of del film si trasforma gradualmente nel film, oscillando tra generi e toni, piegando poco a poco verso una riflessione sulla possibilità stessa del cinema indipendente italiano, oltre che sulla sua dignità e visibilità. Con tono semiserio Coppini interpella conoscenti che si prestano al suo obiettivo, cercando in loro sostegno, un punto di vista critico e interrogandoli sulla natura del film e l’opportunità della sua scelta.

BG_Zero Bagget 2015_paolo_ruffini“Prima uscivano 4-5 titoli alla settimana, adesso ne escono 15-20” questa la citazione che mi viene in mente pensando a questo film. Citazione di “L’amore non va in vacanza” che ben fotografa la situazione che si ripete praticamente ogni week end. Difficile farsi largo tra tutta questa quantità, ancor più difficile farsi ricordare e ottenere dei successi di pubblico. In periodo di crisi è ancor più difficile poi, se non visti, se non ricordati, farsi finanziare per nuovi progetti, nuove idee e nuovi film.

E’ questo il motivo scatenante del film, ce lo illustra sin dalla prima inquadratura il regista…. “non me lo fanno fare, me lo faccio da solo, col telefonino”, queste le parole, tradotte in italiano dalla parlata fiorentina, di Michele Coppini e lui infatti ci precede in una passeggiata nel suo film e nel cinema italiano in generale.

Lo sfogo iniziale si tramuta in inchiesta, documento di indagine presso parenti, amici e conoscenti riguardo alla sua idea e più in generale abbozzando un’analisi della sua situazione di regista a zero budget. Seguiamo quindi Coppini nelle sue chiacchierate con Paolo Ruffini, il cantante Shel Shapiro, il giornalista Stefano Lusardi, il ghost writer Emiliano Cribari, e con amici e parenti che non gli risparmiano l’appellativo di matto, pazzo, genio a seconda dei casi.

shell_shapiroIl film è volutamente senza copione, o meglio il copione è istantaneo, realizzato al momento da quanto emerge dagli incontri che si susseguono come fosse appunto un documentario, una sorta di reality del registra di strada. Non si vergogna di far sentire e vedere situazioni quotidiane senza badare a dialetti e modi di dire tipici, anzi questo rende più autentico e meno costruito quanto ripreso. Ma alla fine un documentario questo film non è, e l’opera risulta senza genere, o come piace pensare a noi, una commistionE di generi e registri che, nel corso della visione si evolvono da un filmino amatoriale in qualcosa di più serio e pensato.

A Michele Coppini va riconosciuto il coraggio di fare qualcosa di alternativo e con pochi mezzi (in realtà non sempre il film è girato solo col cellulare), mettendoci la faccia, nel vero senso della parola, sin dalla prima inquadratura. Fare un film col cellulare è pratica non nuova, caldeggiata anche da Win Wenders, giusto per ricordare il primo venuto in mente che ha parlato di questo fenomeno. Recentemente, nel panel di Star Wars VII, lo stesso J.J.Abrams ha menzionato questi nuovi mezzi di ripresa come un modo per far fare film in modo più democratico, quel fare cinema che prima era destinato a pochi eletti. Certamente però il problema del budget e soprattutto della distribuzione, in Italia è un problema molto serio e importante, noi di Cinematik.it ne sappiamo qualcosa se pensiamo ai nostri amici (ex giocatori qui) Cristian Scardigno, Maria Montalto, Marco Bonfanti giusto per citarne alcuni che ora, professionisti del settore, non sempre trovano le porte aperte degli uffici di produttori e distributori.

BG_Zero Bagget 2015

Questo film farà storcere il naso a molti per due essenziali motivi, il primo riguarda la qualità tecnica del film in generale, sicuramente non all’altezza per poter essere proiettato nelle sale cinematografiche ma abbiamo spiegato il motivo di questa (non) tecnica realizzativa. Il secondo motivo riguarda l’argomento, da più parti si sta denunciando questo sistema produttivo e distributivo poco attento ai nuovi registi, alle nuove idee, ecc… e, a qualcuno dei piani alti, forse, non piacerà.

Voto: 6,2

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