Il desiderio (CK)

775E445F7A5D5B52Il desiderio

Produttore: Arcadia productions

Genere: Drammatico

Regista: David Cronenberg

Interpreti: Jude Law, Mélanie Laurent, Tom Hiddleston, Cillian Murphy, Rebecca Hall,Tilda Swinton, Dominique Sanda, Guillaume Canet

Trama: Un uomo (Jude Law), insoddisfatto della propria vita, comincia a frequentare un bordello e comincia a provare un’attrazione sempre più morbosa per la prostituta più bella (Mélanie Laurent). Ispirato al racconto “Una stanza chiusa a chiave” di Yukio Mishima.

Link al film.

L’ultimo film presentato al Festival di Roma è, certamente, quello più controverso.
In fase di sviluppo, Arcadia, forse non immaginando ancora pienamente come avrebbe sviluppato il progetto de “Il Desiderio”, molto liberamente tratto dal racconto “Una stanza chiusa a chiave” di Yukio Mishima, ci aveva anticipato solo poche parole, e ci annunciava il film come incentrato sull’attrazione morbosa di un uomo verso una prostituta di un bordello. Troppo poco per accendere un’alta curiosità, ed infatti il motivo di maggior interesse era che a dirigere il film fosse stato chiamato un regista difficilissimo come David Cronemberg.
Confessiamolo, abbiamo un po’ tutti pensato che solo un insensato o un incosciente come Arcadia, l’unico produttore fuori dalle righe ancora attivo a CK, poteva pensare di fare un film con Cronemberg.
Il bello, però, è che l’impresa è riuscita più che bene.

Oddio, alla fine del film, la prima impressione che ho avuto è che, più che “cronemberghiano”, questo film potrebbe essere molto più simile ad un film di Bergman o di Antonioni, appartenente cioè a quel “cinema dell’incomunicabilità” di cui i due geni si sono fatti portatori nel mondo.
Piccola parentesi, curioso che il Festival di quest’anno si sia aperto e si chiuda con due film che potrebbero assimilarsi sotto questo aspetto.
Una più attenta riflessione, però, mi porta a riconsiderare questo film. Ed in effetti, pensandoci bene, ne “Il Desiderio” Gennaro ha modo di mettere sul fuoco molti aspetti del cinema di Cronemberg.

Protagonista della storia è Kenneth, un professore universitario di antropologia dal carattere mite e solitario, come direbbero due personaggi femminili del film, che lo “inquadrano” perfettamente, “gentile, educato, colto, e sempre puntuale coi pagamenti”.
Una persona che non cerca alcun emozione al di fuori della sia noiosa ed abitudinaria vita. Ed in realtà non muove un dito per sollecitare gli avvenimenti che gli ruotano attorno.
Gli si avvicina Victoria, una bellissima donna, sola come lui, che diventa la sua compagna (immaginiamo l’abbia deciso lei), in un rapporto senza amore e senza sesso (lei è disinteressata alla congiunzione carnale, non che lui ne sia particolarmente attratto, ben inteso).
Questo grigiore sembra colorarsi quando entra in scena il personaggio di Paul, anche lui professore universitario. Allaccia con Kenneth una specie di amicizia, e lo coinvolge, suo malgrado, nella frequentazione di un lussuoso bordello. Qui fa la conoscenza di una prostituta, la bellissima Emma, la quale, col tempo, si innamora di lui.
In verità si innamora perchè Kenneth torna in quel luogo solo per stare con lei e con nessun’altra, ma lui non ricambia il sentimento. Sembra più mosso da una sorta di curiosità, ma in realtà è solo trascinato dagli eventi, torna da lei perchè anche quella è diventata quasi un’abitudine, ma è disgustato dallo stile di vita libertino di Paul.
Ma è, comunque, l’occasione per cominciare a far emergere il desiderio represso di libertà dalle consuetudini e dal suo modo di essere sempre “gentile, educato, colto, e sempre puntuale coi pagamenti”.
Cosicchè, quando Paul lo lascia per trasferirsi altrove, quando l’amico Ian, compagno di bevute serali al bar, reduce di guerra e vittima di terribili incubi, si suicida, e quando anche Victoria decide di andarsene perchè lo vede lontano e assente, finalmente ha il coraggio di compiere un gesto di sua unica iniziativa: dire addio ad Emma, anche con una certa brutalità, e tornare a vivere da solo.
Non sapremo mai come sarà la sua vita d’ora in avanti, ma intuiamo che sarà molto diversa da prima.

Di Cronemberg abbiamo l’assenza di emozioni di Kenneth, maschera quasi inespressiva e insensibile, l’impassibilità della recitazione che ricorda, per certi versi il personaggio di Eric del suo ultimo “Cosmopolis”, anche lui solo, dentro la sua Limousine, per nulla interessato a ciò che avviene fuori da quel microcosmo. Anche lui è quasi trascinato dalle situazioni, e i personaggi che incontra gli passano davanti ed interagiscono con lui senza che muova un dito.
Abbiamo anche il vuoto delle relazioni, dove non traspare neanche un minimo di passione e reale interesse verso l’altro, ma che in realtà è solo il riempimento temporaneo di uno spazio.

Qualche altro elemento mi è meno chiaro, come per esempio la ragazza, nell’ufficio di Kenneth, che trafigge ripetutamente un pupazzo di lana con la punta di una matita. E’ messa lì solo per un dare un tocco di colore? Non credo.

Parlando del cast, Jude Law è pressochè perfetto, nella parte di Kenneth. Così come anche Rebecca Hall, nell a parte di Victoria, e Mélanie Laurent in quella di Emma. Cillian Murphy interpreta un convincente Paul, mentre rivediamo con enorme piacere la grande Dominique Sanda.

In conclusione, un film certamente di non immediata comprensione, e che necessita di tempo per essere correttamente interiorizzato. Come Arcadia ci ha abituato. Complimenti.
Dopo tanti anni di attività e una quantità pressocchè industriale di pellicole prodotte e premi vinti, a Gennaro, presidente della Arcadia Production, non importa granchè di proporre quel tipo di film che coincidano con le mode del momento e che incontrino il gusto del grande pubblico. Oggi può permettersi il lusso di non preoccuparsi di incassi e numero di settimane di permanenza in classifica, e , giustamente, si concede il piacere di fare solo film che piacciano, soprattutto, a se stesso. 

Voto complessivo: 75/100 (Mastruccio)

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One comment

  1. Sinceramente non mi ricordavo di averlo visto fino a metà recensione. Però il ricordo era vago e sono andato nell’archivio delle rece per capire se mi era piaciuto. Effettivamente mi era abbastanza piaciuto e mi sono ritrovato concorde con quanto scritto da Mastruccio. Un buon film patinato, ma di Gennaro mi ricordo meglio il predecessore che era l’actio. Tratto dalla saga “Sniper” di Altieri.

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