Il paradiso del diavolo (CK)

Il paradiso del diavolo

Chimera Films
(Drammatico)

Regia:  Lars Von Trier

Cast: Sharon Stone, Jamie Campbell Bower, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Choi Min-Soo, Ok So-Ri, Jason Scott Lee, Amanda Laura Bynes, Rachel Melvin, Redmond O’Neal, Jon Glaser.

LINK al film

Trama: La dottoressa Rafferty è una veterana delle campagne animaliste. La sua ossessiva crociata per salvare l’albatros nell’Oceano Pacifico suscita l’interesse e racccoglie l’appoggio della comunità internazionale. In poco tempo la dottoressa trasforma l’isola deserta in un santuario: un paradiso perduto per Neil, suo pupillo, e per una squadra stranamente assortita di ecoentusiasti e idealisti e per un campionario sempre maggiore di specie in pericolo di estinzione. Col tempo tutti scopriranno che alcune specie corrono molto più pericolo di altre…

Recensione: 

Immagino che vi chiederete il perchè del mio incipit (Un film a scoppio ritardato); ebbene a mio modo di vedere, fra i tanti aspetti di una pellicola ce n’è una che potrebbe dividere in due le tipologie di film: quella che è di impatto immediato che lascia subito nello spettatore qualcosa che lo segna dentro (nel bene o nel male) e poi ci sono quelli che hanno necessità di “sedimentazione” per apprezzarli a pieno. Questo film, per me è della seconda specie; infatti alla fine del film, tralasciando la bellezza visiva dell’opera e la sua crudezza in tanti punti, mi ha portato a dire: Quindi?
Dopo un po di riflessione e appunto di sedimentazione, mi sono reso conto che questo film è un opera che ci sbatte contro il muso di come i leader carismatici, possano influenzare gli esseri più deboli, portandoli a fare nefandezze. Perchè Barbara è una leader carismatica che utilizza tutto il suo appeal e le tecniche di comunicazione per irretire i suoi compagni e fargli fare ciò che desidera.
In questo la pellicola è chiara: Barbara trova tutte le argomentazioni per portarsi dietro i compagni e più che il tempo passa, più viene fuori la sua indole. Indole malvagia che però ormai al momento della scoperta, ha già passato il punto di non ritorno. Vedere questa pellicola mi ha portato alla mente, tutti i dittatori (palesi e non), che nella storia, con le dovute proporzioni si sono comportati come lei.
Si potrebbe dire perfino una fan di Machiavelli, in cui il fine (contorto) giustifica i mezzi.
Ed in questo Andrew si conferma un cantore delle donne forti di CK. Grazie anche ad una rispolverata Stone (Arcadia prima di lui), che offre una prova attoriale con tutti i crismi.
Certo che vedere una storia su un isola sceneggiata da Andrew, porta alla memoria subito Lost e in parecchi tratti della pellicola, sembrava di essere proprio in quella location hawaiana.
Tutto bene? A livello di sceneggiatura devo dire che non mi ha fatto impazzire la velocità con cui si susseguono le scene, che è velocissima; tutte clip una dietro l’altra, senza dargli quell’ampio respiro che forse si meritavano. Ma dall’altra parte la scelta stilistica dei capitoli letterari è una scelta molto funzionale al viaggio dentro la follia e nella vera natura di Barbara. Senza tralasciare una carica sessuale notevole con Bower che “le tromba tutte”, con un amplesso memorabile e selvaggio proprio con la Stone.
Ma il film è anche crudo, con degli omicidi spietati e violenti e perfino infanticidi; la morte di Gubby è bella tosta seppur funzionale alla storia.
Se devo dire la verità mi è sfuggita dalal comprensione, la scena in cui Neil vede sott’acqua il corpo di Barabra morto, per poi scoprire un paio di scene dopo che la doc è viva e vegeta. Così come alcuni aspetti che rimangono un’interrogativo, come i disegni vicino alle torrette o lo sviluppo piatto di Kimo, che poteva essere un personaggio interessante in virtù della sua piccola repubblica. Inutile dire che tutti i protagonisti sono bravi, ma il padrone assoluto della scena, anche quando in scena non c’è è la Stone. Gli altri personaggi seppur sfaccettati, rimangono spesso a far da sfondo.
Trier alla regia mette in scena un film che gli si addice, anche se molto meno sperimentale di sue opere precedenti.
La locandina devo dire che non mi è piaciuta per niente, perchè alla fine non ti dice niente del film e il sito è assente.
Sulla colonna sonora niente da eccepire, perchè i brani scelti sono tutti giusti, con una predisposizione per Bjork (musa ispiratrice di Trier e per lui anche attrice) e anche brani dell’eclettico regista.
Concludendo: Un altra ottima prova di Andrew, che ci mostra un viaggio nell’inferno di una donna forte e senza scrupoli, decisa a fondare una società matriarcale; ma anche la voglia di coloro che l’hanno seguita, di trovare la loro utopia, anche a discapito della propria vita, affidandosi ad una leader carismatica.

VOTO: 72/100

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