Il Canto di Kalì (CK)

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Il Canto di Kalì

World Entertainment
(Orrore)

Regia:   William Friedkin

Cast: Michael Fassbender, Archie Panjabi, Albert Finney, Ankur Vikal, Om Puri, Amitabh Bachcan, Madhur Mittal, Waris Ahluwalia, Neha Sharma, Ranveer Singh, Erick Avari.

LINK al film

Trama: Niente è ciò che sembra a Calcutta. Una metropoli gigantesca che emana influenze nefaste, effluvi malsani di disperazione…
Sono gli inizi degli anni ’80. A Calcutta giunge lo scrittore americano Bobby Luczak (Fassbender), accompagnato dalla moglie Amrita, di origini indiane e dalla figlioletta di pochi mesi Victoria.
Il suo compito è quello di rintracciare Das, un poeta indiano creduto morto, ma che è apparentemente ricomparso diffondendo una nuova opera letteraria dai toni cupi e macabri, assai diversa dalle atmosfere pastorali dei suoi precedenti scritti, per attribuire una sicura paternità a questo suo nuovo terribile poema. Inizia così un viaggio da incubo in una città torbida e infernale, colma di misteri e osceni segreti che il colonialismo inglese, anziché distruggere, ha solo contribuito a celare sotto l’immagine di una modernità difficile a venire.
Assistito nelle sue ricerche da Krishna, un giovane indiano a sua volta tormentato dalla passata appartenenza ad una setta religiosa dedita a riti raccapriccianti, Luczak scoprirà ben presto che il poeta che egli cerca sembra essere morto davvero, ma che, altrettanto inspiegabilmente, sembra essere “tornato”…

Recensione della Chimera
E’ palese che la forza portante di tutta l’opera sia l’atmosfera malsana, il miasma che si respira a Calcutta e probabilmente non si poteva fare di meglio per descrivere questo quadro di degrado fatto di mendicanti, storpi e sette religiose. Mi sono domandato quanto sia realistico tutto ciò, se davvero Calcutta sia tanto malsana, ma penso che non siamo comunque tanto distanti dalla realtà delle cose. E Calcutta vuol essere una metafora del mondo intero che va in rovina con le sue guerre e le sue ingiustizie, Kali rappresenta infatti la morte che dilaga e che sembra essere destinata a governare il mondo.
Il film ha una struttura atipica, diversa dai soliti thrillerozzi: nella prima parte c’è una descrizione degli ambienti, si conoscono i personaggi e ci si fa subito un’idea dei binari che il film percorrerà, della setta e del tragico destino riservato alla coppia (per tutto il tempo non ho aspettato altro che vedere Kamakhya che uccideva o rapiva la bambina o la madre). Si assiste inoltre a delle scene davvero disturbanti e perfette nel loro voler trasmettere il senso di angoscia e di claustrofobia. La scena alla stazione con i mendicanti che assalgono Bobby è tremenda, così come da paura è quella nella stanza buia, dove l’uomo ha le allucinazioni (?) riguardanti la dea Kali. Quei fiammiferi che si spegnevano lasciandolo al buio erano agghiaccianti.
Dal rapimento in poi, il film diventa piuttosto strano, perchè ci si aspetterebbe che accada qualcosa tipo uno scontro finale con la setta o con la dea, mentre invece i due sposi rimangono in albergo aspettando notizie dalla polizia. Un comportamento molto realistico e verosimile, che tuttativa rallenta il ritmo del film che proprio in quel momento avrebbe invece dovuto accelerare e che lascia un po’ con un palmo di naso, senza una vera e propria conclusione (se non il tragico ritrovamento del corpicino).
Il finale arriva in nostro soccorso, la discussione tra Abe e Bobby sembra infatti essere stata messa apposta per spiegarci che in fondo non c’è niente da capire, che non importa conoscere a tutti i costi la verità, dato che qualsiasi cosa sia la dea Kali, essa è già presente nel mondo in diverse forme e continuerà a esserlo e a provare a conquistare il potere per portare l’uomo al degrado completo.
Un finale amaro, che viene però risollevato da un ulteriore finale (piuttosto inaspettato) con un Bobby invecchiato che decide di continuare a lottare, raccontando favole che possano in qualche modo ostacolare il lavoro della violenza. Un finale consolatorio, carico di speranza, che ho trovato un po’ in contrasto con il film, dato che per tutto il tempo abbiamo respirato un’aria molto pessimista e tragica.
Sceneggiatura lunga, difficile da leggere in una volta sola, ma comunque perfetta nelle descrizioni e nei dialoghi, come al solito. Le atmosfere sono ricreate alla perfezione e i personaggi sono tutti affascinanti.
Penso al poeta Das che in quei dialoghi era magnifico o alla doppia faccia di Krishna. Certo, alcuni di loro non hanno una vera conclusione, non capiamo fino in fondo nè Krishna, nè i membri della società letteraria, nè vediamo all’opera la conturbante Kamakhya e quindi nonostante le ottime prove rimane quel senso di incompiuto.
Friedkin è passato alla storia per aver diretto L’Esorcista, ma di suo ricordo anche film diversi come Vivere e morire a Los Angeles (anche quello dall’aria molto malsana) e il thriller The Hunted, per questo penso che si tratti di una scelta adatta al film in questione.
Nel cast spicca un Fassbender in grande forma. Migliore nella prima parte, che nella seconda, forse perchè non lo vediamo mai “esplodere”, ma bravissimo nel trasmetterci l’angoscia delle situazioni in cui si viene a trovare.
Come ho detto prima mi è piaciuto molto Amitabh Bachcan, un’interpretazione davvero affascinante. Peccato per la sparizione di Erick Avari, Neha Sharma e Ankur Vikal che promettevano bene. Infine, una menzione per il bravo Albert Finney, che pur non avendo un ruolo da protagonista riesce a dire la sua.
La colonna sonora è scelta molto bene, le musiche etniche riescono a farci immergere ancora meglio in quel posto e quelle più tese rendono le scene più angoscianti.
Sito assente e locandina molto bella: anche se l’ho fatta io lo dico perchè l’immagine di fondo è stata scelta da Gaetano e io mi sono limitato a mettere i titoli.

Voto: 76/100

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3 comments

  1. Forse più un thriller dai toni molto cupi più che un horror vero e proprio ma c’è almeno una scena che mi ha fatto venire davvero i brividi!

  2. A me mise i brividi la scena dell’aeroporto, quando il cadavere della bimba viene usato per portare diamanti (da quello che ricordo). Vuoi anche per la paternità.

  3. Un gran bel film di genere anche se ricordo che qualche lungaggine di troppo e forse la parte finale mi delusero un po’… ma da rivalutare. La classe della World Entertainment farebbe scuola ancora oggi. Anche con un Summary.

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