Unbroken

RecensioneEsordio alla regia di Angelina Jolie con questo film ambientato durante la seconda guerra mondiale ma soprattutto attorno ad essa. La storia vera di Louis Zamperini diventa il racconto di un eroe che non si arrende alle difficoltà e alle torture. L’epicità a tratti grottesca e irreale spinge il film oltre la misura di una visione che aveva, sulla carta, tutte le caratteristiche per essere un buon prodotto.

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Louis Zamperini è un campione di mezzofondo americano. Figlio di italiani immigrati e corridore olimpico alle Olimpiadi di Berlino del 1936, quattro anni dopo Zamperini viene reclutato nell’Aviazione come bombardiere. Nel 1942, durante una missione di recupero sull’Oceano Pacifico, il suo B-24 precipita rovinosamente, dimezzando il suo equipaggio. Sopravvissuto insieme a due commilitoni, Zamperini resiste in mare per quarantasette giorni, cibandosi di pesce crudo e schivando i colpi delle mitragliatrici aeree giapponesi. Recuperato dalla marina nemica viene condotto in un campo di prigionia, dove diventa presto ostaggio del sadismo di Watanabe, un sergente perverso col vizio del bastone e dell’umiliazione. Dovranno passare ancora due lunghi anni prima che Zamperini riacquisti la libertà, tornando in Patria e dai suoi cari.

unbroken-vera-storia-louis-zamperiniDopo il non esaltante debutto alla regia di Russell Crowe, un altro artista di recente fama si cimenta nella direzione del suo primo film. Si tratta di Angelina Jolie che, con questa sua prima regia decide di raccontare la storia di Louis Zamperini. Lo spunto è interessante e per buona parte del film il lavoro fatto è di buona qualità. Il film naufraga però insieme al suo protagonista, letteralmente. Dal naufragio in poi infatti, la regia si fa sempre più insistente e pigra, e naviga sulla linea del confine tra verosimile e inverosimile, troppo ed eccessivo.

unbroken14Con un’ottima fotografia e scenografia e delle buone scene d’azione la Jolie si affida però troppo all’esaltazione del Zamperini uomo ed eroe che si trasforma da soldato, povero, immigrato a paladino capace di riscattare la sua vita di emarginato attraverso la resistenza alle torture dei suoi carcerieri giapponesi. I buoni sono Zamperini e i suoi amici soldati, i cattivi, tagliati con l’accetta, son i giapponesi e tutti coloro che son contro gli americani. I buoni son puliti e belli persino dopo 47 giorni di naufragio in mezzo al pacifico dove il sole a picco non lascia nemmeno un leggero rossore sulla pelle, dove la barba in tutti quei giorni inverosimilmente non cresce e dove gli squali si accontentano di saggiare il gommone (senza nemmeno graffiarlo) e possono essere pescati a mani nude o allontanati con dei semplici pugni.

La seconda parte, che è incentrata sulle torture psiche e soprattutto fisiche subite da Zamperini è ripetitiva e cruda, eccessiva e non per il fatto di essere troppo violenta, perché purtroppo la realtà ci ha anche abituato a ben altro, ma alimenta quel senso di poca verosimiglianza che, sebbene ribadisce l’eccezionalità della storia di Zamperini ne limita la portata piuttosto che ampliarne il respiro e la drammaticità.

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Un film quindi partito bene, con tanti elementi che facevano sperare bene e che per buona parte del film non delude le attese ma nel complesso la regia di Angelina Jolie denuncia tutta la poca esperienza e ne fa intravedere il talento.

Voto: 5,52

One comment

  1. comunque ha racimolato un buon gruzzoletto in patria. Sul film non so che dire, non l’ho ancora visto e neanche mi interessa più di tanto. Il trailer non mi ha conquistato e non basta la firma dei Coen. Magari più avanti (molto più avanti) 😛

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