Leo and I (CK)

LeoandILeo and I

Produttore: Sunset Boulevard Films

Genere: Sentimentale

Regista: Stephen Daldry

Interpreti: Jodie Foster, Alexander Ludwig, Michael Fassbender, Diane Keaton, Evan Rachel Wood, Judy Reyes

Trama: Trama: Henrietta Henriettson (Foster) è un’insegnante di letteratura americana professionale ed ammirata dai suoi colleghi e spesso chiamata per insegnare nelle più prestigiose università americane. Quando decide di scrivere il suo primo libro di narrativa accetta di convivere, pagando l’affitto, un appartamento con un piccolo avvocato, Charles Haze (Fassbender); durante quella permanenza tuttavia si innamora perdutamente del figlio quattordicenne dell’uomo, Leonard (Ludwig), all’inizio cerca di soffocare questa folle attrazione, ma finisce per cedere.

Link al film.

Soggetto & Sceneggiatura: Sfida da far tremare i polsi: rifare Nabokov, in una personale rilettura con ribaltamento di ruoli molto attuale (donna con toy boy), con sullo sfondo (ma tenuto fortunatamente debitamente sullo sfondo) il ricordo di una originaria trasposizione addirittura kubrickiana. Cominciamo subito col dire che, tenendosi a distanza da Kubrick e rifacendosi più specificamente al libro stesso e al recente remake di Adrian Lyne, Agnese fa subito la prima cosa giusta, evitando paragoni scomodi e inopportuni. Oltre a ciò si registra ancora una volta non solo il coraggio ma l’invidiabile facilità con la quale la nostra Little Tin, autentico vulcano di idee, decide ora di realizzare un musical totalmente incentrato su un album da lei amato, ora di misurarsi con la trasposizione di un classico, attualizzandolo e rivedendolo alla luce di una nuova visione “femminile”. Da ciò passiamo all’altro punto: quello della pedofilia. Sembra quasi che di pedofilia si parli con più facilità quando è l’uomo a circuire una ragazzina adolescente di quattordici anni, ma indubbiamente Little Tin non sbaglia quando ci fa vedere che, a parti invertite, il giudizio – squisitamente morale – sulla vicenda non cambia affatto.
La materia spinosa c’è tuttora ed è evidente la volontà di Little Tin di trattarla con i guanti e con la dovuta serietà, ma il risultato finale non mi ha convinto. Se ho trovato bello e credibile il personaggio del giovane Leo, mi hanno lasciato un po’ perplesso alcune situazioni un po’ tirate via (su tutte l’improvvisa – alla Final Destination  – morte del padre di Leo, in seguito all’acceso alterco con la protagonista) ma soprattutto l’intera psicologia della protagonista, che sarà sì una psicolabile ma che a mio avviso si barcamena un po’ troppo tra l’intontito farsi trasportare dalle situazioni (il primo rapporto con Leo appare quasi “subito” più che “voluto”, col ragazzo stesso che ci appare molto meno innocente e sprovveduto di quanto possa sembrare) e una seconda parte (dalla morte del ragazzo in poi, per intenderci) dove la donna prende in mano la situazione, è persino crudele nel modo in cui comincia ad usare il ragazzo e a nascondergli la morte del padre. Seconda parte che, a differenza di molti, trovo meno riuscita della prima, proprio perchè nasce da questa netta cesura (sempre la morte del padre di Leo) e dalla introduzione del “diabolico” personaggio interpretato dalla ritrovata Diane Keaton. Il risultato finale è uno script comunque buono, nonostante gli aspetti di cui ho parlato sopra, che forse poteva essere “trattato” ancora meglio, ma che – sono sincero – era difficile da affrontare adeguatamente fin dall’inizio.
Da un punto di vista più puramente tecnico, bisogna dire invece che la scrittura di Agnese è notevolmente migliorata: la nostra “collega” non solo ha acquisito maggior sicurezza nelle descrizioni di situazioni e movimenti di macchina, ma ha saputo mettere su anche dei dialoghi adeguatamente credibili, nonostante qualche situazione forzata.

Regia: Sinceramente, il tocco di Stephen Daldry non si vede più di tanto. Pare che sia stato scelto principalmente per aver già trattato un tema così scabroso nel suo The Reader, ma per il resto è un film abbastanza americano, con ritmi che sembrano non addicersi molto. Forse ci sarebbe stata meglio la stessa Jodie Foster dietro la Mdp, regista tra l’altro abbastanza coraggiosa…

Personaggi & Cast: Cominciamo dalla protagonista Jodie Foster, che sinceramente ho trovato così così, più che altro per qualche demerito del suo personaggio. Mi spiego meglio: il suo personaggio mostra il suo meglio nei momenti di ambiguità e di “tormento”, oltre che in quelli di trasognata voglia di rivivere il suo amore adolescente… mentre in momenti quali la proposta di matrimonio, la morte del padre di Leo e la seconda parte, avrei preferito comprendere ed empatizzare meglio con le sue reazioni, spesso un po’ incomprensibile, perchè totalmente fredde e ciniche.
Molto bravo il giovanissimo Alexander Ludwig nel ruolo di Leo: proprio il suo essere smaliziato l’ho trovato al contrario abbastanza credibile (i quattordicenni di oggi sono in effetti molto più svegli e molto più “pronti” al sesso di quanto potessero esserlo stati i loro coetanei di trent’anni fa), anche perchè entra in un efficace (sullo schermo, ma non solo) “concorso di colpa” con la stessa Henrietta, all’inizio quasi soggiogata dalla fascinazione che prova per questo ragazzo e dalla sua volontà. Resto del cast che risalta poco: la vegliarda Diane Keaton è in effetti quasi “diabolica” e all’inizio ce la vedevo poco, mentre è decisamente marginale lo spessore del ruolo di Michael Fassbender, anche a causa di quella sua morte così improvvisa, troppo opportuna e “comoda” ai fini della progressione narrativa.

Considerazioni finali: Dispiace essere troppo critici quando ci si trova di fronte a opere del genere, perchè l’impegno prefuso è tanto, e si vede. A partire proprio dalla difficoltà insita in un’operazione di questo genere. Posso dire dunque che la nostra Little Tin ha affrontato questa sua “prova di maturità” col piglio giusto, mostrando notevoli miglioramenti di scrittura e “pianificazione”, realizzando però un film riuscito solo a metà. Questo perchè, pur muovendo lo spettatore a lodevoli e alte “considerazioni” sul tema della pedofilia, alla fine non risulta totalmente credibile nell’evoluzione del personaggio e nell’intreccio narrativo. Non so se Agnese l’abbia già fatto, ma come precedente cinematikino sull’argomento, le consiglierei di recuperare e leggere “Ombra su di me”, con William H. Macy protagonista, realizzato qualche anno fa dalla Ethereal Dream. Voto: 6,5 (World)

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