Il film del giorno in tv: SEVEN

Italia 1, ore 21, giovedì 12 febbraio. Un po’ in anticipo su San Valentino, dato che è “anche” una storia d’amore. Definito anche Film Figo per fare Il Figo, siccome viene spesso citato giustamente come grande cinema anche da un pubblico non cinefilo.

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SEVEN

(id., 1995, USA)

Thriller

Regia di David Fincher

Con:

Morgan Freeman

Brad Pitt

Gwyneth Paltrow

Kevin Spacey

Durata: 123 minuti

Trama:

New York. Il detective Somerset, veterano delle strade, prossimo alla pensione, e il suo prossimo sostituto, il giovane e ambizioso Mills, devono affrontare il caso di un efferato delitto: un uomo è stato costretto a mangiare fino a scoppiare. Dopo alcune indagini, capiscono che l’assassino  uccide in base ai sette peccati capitali.

Curiosità:

Il film non ha avuto molti riconoscimenti: agli Oscar ha ottenuto solo una nomination, per il montaggio. Inizialmente sottovalutato, fu distribuito nelle sale americane in piena estate: accolto con sberleffi dalla critica, divenne grazie al passaparola uno dei successi del box-office.

Tutto il film è costellato di allusioni a testi letterari: a Dante rimanda esplicitamente Somerset, che cita anche il “Paradiso perduto” di Milton e i racconti di Chaucer.

I produttori erano intenzionati ad inserire Kevin Spacey nei titoli di testa, ma fu lui ad insistere affinché il suo nome non apparisse all’inizio del film, per sorprendere il pubblico sull’identità dell’assassino. Per compensare, il nome di Spacey è il primo nei titoli di coda.

Il nome dell’assassino, John Doe, è quello usato negli ospedali americani quando viene ricoverato un paziente di cui non si sa il nome.

Una versione della sceneggiatura conteneva prevedeva un epilogo diverso: dopo il confronto finale tra i detectives e John Doe, Somerset veniva ferito da Mills, e all’ospedale riceveva una lettera da questo che diceva: “Avevi ragione. Avevi ragione su tutto”.

Durante le riprese della scena in cui Mills insegue John Doe sotto la pioggia, Brad Pitt cadde e si fece male ad un braccio urtando contro una macchina. L’incidente fu inserito nella sceneggiatura.

L’autopsia della prima vittima, come prevista dalla prima sceneggiatura, era sbagliata secondo Rob Bottin, l’autore del trucco, che aveva assistito ad una vera autopsia per prepararsi meglio. La scena fu tagliata e nel film vediamo il corpo del morto solo dopo l’autopsia.

La prima versione dello script prevedeva nel team dei medici legali anche una strana donna nana, presente ogni volta sul luogo del delitto con Mills e Somerset, che si rivolgeva a loro con linguaggio e soprannomi volgari.

Nella sceneggiatura erano presenti dei riferimenti ad un precedente compagno di Mills, chiamato Parsons. Questi era stato sparato ed era rimasto paralizzato dopo una retata.

Tutti i riferimenti a questo personaggio furono cancellati poco prima dell’inizio delle riprese.

La vittima che è rimasta a letto per un anno non era un modello meccanico, ma un vero attore truccato in modo da sembrare cadaverico. Bottin usò una serie di dentiere particolarmente grandi, in modo da far sembrare la testa della vittima più piccola e più rattrappita dalla malnutrizione.

Nella versione laserdisc come supplemento ci sono i titoli di testa inizialmente previsti: le scritte sono uguali, ma scorrevano su immagini fisse invece di quelle in movimento viste nella versione definitiva. Inoltre ci sono due scene girate ma escluse dal montaggio del film: una sequenza all’inizio del film, in cui Somerset guarda una casa di campagna in cui dovrebbe trasferirsi, poi ritaglia una rosa di carta dalla carta da parati e la porta con sé. Successivamente, alla cena da Mills, la rosa gli cade dal taschino della giacca.

Mills e Somerset discutono di un libro chiamato “Schiavo d’amore” (Of Human Bondage), che è stato scritto da William Somerset Maugham.

Morgan Freeman teneva la sua pistola con il dito sempre sul grilletto. Gli ufficiali di polizia presenti sul set come collaboratori gli spiegarono che quella non è la procedura corretta.

In una scena Mills definisce Doe “Il film della settimana”. Quando il film fu mostrato in Tv la frase fu cambiata in “Il libro del mese”.

Charles S. Dutton ha un cameo: è il poliziotto che caccia i giornalisti dal luogo del delitto dell’avarizia. Nel ruolo del capitano di polizia c’è Robert Lee Ermey, il sergente Hartman di “Full Metal Jacket” (1987).

Il numero 7 appare spesso durante il film. Somerset viene invitato a cena alle 7 di sera. Così come alle 7 è l’appuntamento nel finale. E nella scena iniziale tutti i palazzi cominciano con il numero civico 7.

Uno dei membri della polizia sulla scena del crimine dell’accidia si chiama California. In “8MM” (1999), scritto sempre da Andrew Kevin Walker, c’era un personaggio di nome California.

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Le principali opinioni dei cinematikini:

Uno dei migliori thriller di sempre, che sfrutta il costrutto che ormai tutti conosciamo: omicidi seriali più investigazione, più poliziotto a pochi giorni dal pensionamento, ecc.
Non sono abbastanza colto cinematograficamente per poter dire se questo film è stato il precursore dei thriller con tale costruzione o se tale formula risale a molto prima.
In ogni caso penso che lo si potrebbe prendere benissimo a esempio per descrivere il thriller perfetto, quello a cui tanti cercano di avvicinarsi senza però mai convincere a pieno come invece riesce Fincher con questo. (Andrew)

Un thriller eccezionale sotto ogni aspetto: storia, riprese, caratterizzazione dei personaggi e rapporti fra di essi (le diverse visioni del mondo e della vita di Mills e Somerset), con un finale incredibilmente coinvolgente (e triste) che ti porta inevitabilmente a domandarti cosa faresti tu al posto di Mills. Kevin Spacey compare solo nel finale e resta in scena solo pochi minuti, ma la sua interpretazione è indimenticabile. Tra l’altro è interessante osservare che in questo film, diversamente dal solito, tutto ciò a cui si assiste non è altro che la realizzazione del piano del serial killer, senza nessuna variazione rispetto a come l’aveva pensato. Mills e Somerset non sono altro che spettatori e alla fine protagonisti del suo progetto, ma non riescono in nessun modo a ostacolarlo.

Oltre al finale, sono molte le scene memorabili: l’inseguimento sotto la pioggia dopo l’arrivo nell’appartamento del killer, il ritrovamento del corpo dell’uomo immobilizzato e scarnificato (la scena più forte del film, mi ha fatto fare un salto sulla sedia quando si scopre che in realtà è ancora vivo). (Clint)

Seven è un film che ha fatto epoca. Fin dalla sua uscita (quando lo vidi per la primissima volta in televisione, da adolescente) mi colpì tantissimo, anche di più del quasi “coetaneo” Il silenzio degli innocenti. Da allora entrambi i film hanno avuto numerosi cloni che non hanno mai raggiunto tali livelli.

Tornando più nello specifico a Seven, è indubbiamente un film che funziona ancora (sta invecchiando benissimo) perchè è un film “che ti prende” e soprattutto “ti rimane” anche al di là del colpo di scena finale assai spiazzante e “figo”.
Il merito, oltre che della regia di Fincher (tuttora il suo film migliore, a parer mio, a parito merito col bellissimo e sottovalutato Zodiac), è degli straordinari interpreti messi in campo, Morgan Freeman su tutti.
Memorabile la citazione di Hemingway, con chiosa finale di Somerset: Hemingway una volta ha scritto: “Il mondo è un bel posto e vale la pena lottare per esso.” Condivido la seconda parte. (World)

Per me è stato superato da svariati film di Fincher, per i quali vale quasi sempre la definizione di bellissimi e sottovalutati (anche The Social Network rientra nella categoria). Non a caso proprio Benjamin Button e, udite udite, Fight Club, sono quelli “minori” e scontatamente sopravvalutati. (Papele)

2 comments

  1. Che i film thriller e cattivelli mi piacciono, credo che ormai tutti l’abbiano capito. Devo dire che questo è uno dei miei film preferiti, sia per l’argomento trattato, che è quello del serial killer che ammazza secondo i vizi capitali (cosa fatta anche da Sclavi in un Dylan Dog; ma non so chi è uscito prima), ma soprattutto per il trittico degli attori coinvolti che avevano fatto una gran performance artistica. Poi per una volta non c’è un Happy end.

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