Gloomy Killers (CK)

GloomyGloomy killers

Produttore: Clint Productions

Genere: Noir

Regista: Wong Kar-Wai

Interpreti: Mélanie Laurent, Ralph Fiennes, Jean Reno, Lucy Liu, Tony Leung Chiu-Wai, Emmanuelle Seigner, John Woo

Trama: Tre storie ambientate tra Hong Kong e Parigi. Nella prima, un inglese (Fiennes) attende stancamente l’arrivo del proprio assassino in un hotel di Hong Kong e nel frattempo si intrattiene con una prostituta (Liu). Nella seconda, la prostituta è legata sentimentalmente a un gangster cinese (Leung), che decide di fare tutto ciò che lei desidera per un giorno in modo da renderla felice. Nella terza, una killer (Laurent) torna a Parigi per svolgere un incarico che riguarda un uomo (Reno) col quale ha già avuto a che fare in passato…

Link al film.

Un delizioso esercizio di stile, è così che descriverei il film in poche parole. Del resto Clint lo aveva ammesso, che questo non sarebbe stato un film con grandi pretese, ma che nel suo piccolo racchiudesse i temi e lo stile a lui cari.

Infatti parliamo di un gagster movie, fatto però di tre episodi che hanno in comune alcuni personaggi. Non un vero e proprio intreccio, ma dei collegamenti che hanno il pregio di rendere le storie meno staccate e quindi la lettura più fluida.
Le storie hanno delle trame molto esili e preferiscono concentrarsi invece sui personaggi, ma ancor di più sul momento, sull’azione che riprende la telecamera (mai come adesso tanto dettagliata). A Clint non sembra importare molto l’identità dei personaggi o il loro passato, il suo è un occhio che questa volta si posa solo sul momento che questi personaggi stanno vivendo, inquadrando lo sguardo teso di uno, la gamba dell’altra, il dito tremolante o la lacrima che scende.

Si raggiungono in questo modo momenti di pathos notevoli, grazie a delle inquadrature che si soffermano sui particolari salienti e alla fine di ogni episodio si rimane con una sensazione a metà tra il piacere di aver visto un cinema di alta qualità e la delusione che sia tutto già finito. 

Wong Kar-Wai lo conosco per In a mood for love e 2046. Sono film che pur avendoli apprezzati da un punto di vista artistico, non mi sono mai piaciuti per il genere, molto lenti e riflessivi. In ogni caso si sposano benissimo con le scene scritte da Clint, che ha preso il regista perfetto. Inoltre il lavoro fatto nella sceneggiatura nella descrizione dei dettagli delle inquadrature, impreziosisce ancor più il suo lavoro.

Il cast è praticamente perfetto, perchè si riesce benissimo a immaginare questi attori nei panni dei personaggi che prendono quindi vita davanti ai nostri occhi. Difficile dire chi mi sia piaciuto di più, ma quelli che mi hanno trasmesso più emozioni sono stati Tony Leung Chiu-Wai e Lucy Liu, sicuramente grazie al finale straziante della loro storia. Ma anche Melanie Laurent si farà ricordare, così come Ralph Fiennes e Jean Reno. 

Voto: 74

Clint dimostra di esser abilissimo nel mettere in scena scene d’azione che abbiano un elevata carica emotiva, ma se questo è il pregio del film, è al tempo stesso il suo limite, dato che il tutto sembra quasi un esercizio di stile fatto per mettersi alla prova e per fare un film solo per il piacere di mettere in scena determinate situazioni, senza curarsi troppo della trama o dei personaggi, di cui viene mostrato solo uno scorcio fugace, imponente e suggestivo, emotivamente impressionante, ma troppo fugace.
A fine lettura si riamane piacevolmente colpiti da tale opera, ma al tempo stesso delusi per quello che poteva essere se ci si fosse concentrati solo su una storia o se si avesse fatto lo sforzo di unire al meglio gli episodi per creare un intreccio meno distaccato.

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