L’enfant penchèe (CK)

loca_enfantL’enfant penchèe

Produttore: Chimera Films

Genere: Drammatico

Regista: Jean-Pierre Jeunet

Interpreti: Léa Seydoux, Denis Lavant, Romain Duris, Jean-Claude Dreyfus, Fanny Ardant, Dominique Pinon, Austin Pendleton, Dakin Matthews, Pedro Armendáriz Jr. , Mathieu Kassovitz, Ian McNeice, Cécile Cassel, Gerard DePardieu

Trama: Durante la visita al parco giochi di Alaxis, l’oscurità avvolge il cielo per qualche istante e la giovane Mary ne esce sbilanciata, pendente da un lato. Mentre la ragazzina cercherà di trovare il suo posto stabile nel mondo, un gruppo di scienziati lavorerà per scoprire cosa è cambiato dopo quello strano fenomeno e un pittore cercherà l’ispirazione per la sua opera più importante.

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L’enfant penchèe si inserisce in quella serie di film cosiddetti “sperimentali” o “piccoli” (anche se di piccolo hanno poco, soprattutto nelle tematiche), che trovano la loro collocazione perfetta proprio all’interno di un festival.
Il soggetto è indubbiamente uno dei punti forti del film, originale non tanto nelle tematiche (il tema del diverso, della normalità, dell’emarginazione, delle passioni non sono nuovi) quanto nel modo in cui vengono raccontate e declinate queste tematiche. La trovata della bambina che pende è fantastica, al tempo stesso buffa e grottesca quanto tenera e toccante.

Il processo di emarginazione che subisce la protagonista è prevedibile ma emotivamente efficace (la famiglia, o meglio i genitori, non ne escono bene, ma nemmeno la scuola e tutte le istituzioni più classiche). Il mondo creato è affascinante nella sua commistione di atmosfere e stili.
Particolarmente ricercato e studiato anche l’aspetto visivo della pellicola, con questa riuscita alternanza tra scene animate e scene “normali”. Queste ultime servono più che altro che disseminare indizi e dare quindi un senso, per quanto possibile, agli avvenimenti nel mondo fantastico. Controversa e aperta a molte interpretazioni la parte conclusiva. Nel finale infatti non c’è spazio per molte spiegazioni, e non tutto viene disvelato, lasciando una piacevole (ma a volte frustrante) sensazione. E’ chiaro che non era nelle intenzioni del produttore dare spiegazioni, perché questo è un film che si basa sulle suggestioni e sulle riflessioni che fa sorgere, non certo sulle risposte. Eppure nel finale ho sentito la mancanza di qualche dettaglio in più. Lo stile essenziale e asciutto di Andrew, che continuo ad apprezzare, forse ha un po’ tarpato le ali a un finale che poteva colpire ancora di più. 

Nonostante quindi non tutto venga chiarito e si rimanga con più domande che risposte, complessivamente il film affascina, diverte (nella prima parte) e colpisce emotivamente grazie anche a una protagonista che, seppur caratterizzata in maniera iper-essenziale, trasmette perfettamente l’innocenza del bambino (all’inizio) e il disincanto dell’età adulta (poi).

Jeunet dirige quindi una pellicola perfettamente nelle sue corde, sia per le tematiche che per la cura della componente visiva. Ottimo anche il cast tutto francese, con la giovane e ormai lanciatissima Léa Seydoux che vince su tutti.

L’enfant penchèe è un film che dietro la sua estrema essenzialità (e velocità) nasconde molti temi e spunti di riflessione. Sostanzialmente direi che è un inno alla componente irrazionale e passionale che c’è in ognuno di noi e che viene schiacciata dalle istituzioni e dalle norme sociali. La storia originale, l’atmosfera leggera e surreale, e la protagonista sono i suoi punti di forza. Il finale visionario e affascinante colpisce, ma avrei preferito che Andrew avesse rallentato momentaneamente il ritmo per soffermarsi su alcune scene e alcuni dialoghi. Rimane comunque un film riuscito e obiettivamente coraggioso. (Hermetico)

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