La scuola più bella del mondo

Dopo Benvenuti al sud e Benvenuti al nord Miniero continua il suo confronto nord-sud attraverso questo suo ultimo film e questa volta lo declina in ambito scolastico. Il risultato è quantomeno ripetuto e ripetitivo pur partendo da un film che voleva anche essere una riflessione attraverso la comicità della situazione scolastica italiana.

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Ad Acerra (Campania), la scuola media diretta dal preside interpretato da Lello Arena incarna tutti gli stereotipi della scuola “del sud”: studenti indisciplinati e teppisti, insegnanti che non hanno voglia di lavorare e un ambiente non idoneo a fare lezione con aule che cadono a pezzi e improbabile sale riunioni insegnanti nel bagno scolastico. A San Quirino d’Orcia (Toscana) il preside Brogi (Christian De Sica) dirige una scuola media che da diversi anni (tranne l’ultimo) è la scuola migliore in Italia con tanto di premio vinto dopo l’annuale festa dei giovani. Le due scuole entrano in contatto quando, per riuscire a vincere l’ambitissimo premio Brogi decide di invitare presso la sua scuola una scuola ghanese e da’ incarico al bidello Sorada di contattare la scuola media di Accra. Sorada, per un equivoco del motore di ricerca indirizzerà la richiesta di incontro alla scuola media di Acerra. La scuola campana raccoglie l’invito e invia una classe di seconda media accompagnati dal professor Gerardo Gregale (Rocco Papaleo) e dalla professoressa Wanda Pacini (Angela Finocchiaro) tra l’altro ex fidanzata di Brogi. All’arrivo in Toscana nascono subito gli equivoci e i conflitti in un crescendo di conoscenza, giochi e gag.

resized-dsf0856Il film risente enormemente di battute e circostante sul divario nord e sud trite e ritrite. I luoghi comuni, veri in parte, son talmente radicati nella mente italiana che, portati per l’ennesima volta al cinema, dallo stesso regista e con lo stesso stile regalano solo qualche sorriso e poche pochissime risate di gusto. Se da una parte ci sono degli spunti anche piuttosto interessanti come la velata (ma efficace) denuncia dello stato di abbandono dell’istruzione e della scuola da parte della classe politica, dall’altra c’è una sceneggiatura non all’altezza, fragilissima in molti punti, abbozzata in altri, superficiale in altri ancora e troppo sbrigativa sul finale che regala una morale stridente con l’intero film e una rottura scenica incomprensibile tale da far domandare allo spettatore se si fosse perso qualche pezzo addormentandosi.

Luca Miniero, Angela Finocchiaro, Miriam Leone, Christian De Sica, Rocco PapaleoIl cast ha un re, è Christian De Sica che prende la scena da metà film in poi senza più mollarla, a lui si deve la caratterizzazione migliore del personaggio, a lui si deve la punzecchiatura a uno stile di gestione della cosa pubblica con clientelismi e asservimento all’assessore di turno come se fosse una pratica ormai normale ed assodata quando si parla di istruzione e di iniziative legate alla scuola.

Papaleo sembra frenato complice il fatto di non poter interpretare un personaggio al meglio perché solo abbozzato. La Finocchiaro supplice con l’esperienza alla caratterizzazione del suo personaggio mentre Miriam Leone ha il compito difficile di rendere credibile un personaggio che sulla carta non ha nulla di credibile nella sceneggiatura, dimostra di non essere solo bellissima ma di sapersela quantomeno cavare con il poco spazio che le viene concesso.

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Supportato da paesaggi mozzafiato e da un gruppo di attori e attrici giovanissimi molti dei quali, soprattutto nella parte campana, molto bravi e con un buon talento da coltivare il film pur breve ha poco da dire e nel finale lascia scorrere anche qualche lacrima ma non per le vicende descritte ma per quelle che, purtroppo, il regista non ha avuto il coraggio di inserire nella sua opera. Si piange perché questa nostra situazione scolastica italiana, nonostante molti bravi insegnanti, non sembra essere tra le priorità culturali e politiche di chi governa, sempre più abbandonata senza distinzione tra nord e sud sia materialmente che filosoficamente. Una politica scolastica sempre più legata all’apparire e al comunicare con i nuovi social quando invece non appare ma camuffa e non comunica perché “la mail è troppo vecchia, il tweet è troppo lungo”.

Una vera occasione persa.

Voto: 4,5

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