Il Nao di Brown (CK)

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Il Nao di Brown

E&G Ltd.
(Drammatico)

Regista: Spike Jonze

Cast: Rinko Kikuchi, Nick Frost, Carey Mulligan, Dallas Roberts, Brian Cox, Patty McCormack

Trama: Nao Brown è un’hafu per metà inglese e per metà giapponese che lavora in un negozio di art toys di Londra. La sua vita, tormentata da pensieri ossessivo-compulsivi, scorre da tempo con la convinzione che il mondo sia diviso in bianco e nero. Ma la ricerca dell’anima gemella le farà riconsiderare se stessa e le permetterà di esplorare la variegata gamma di colori dietro cui si nasconde l’animo umano.

Recensione: dopo quattro anni di assenza produttiva, Emilz ritorna con un film molto intimo e personale, tratto da una graphic novel di Glyn Dillon (che ho avuto modo di sfogliare in libreria, tra l’altro). E’ la storia di Nao Brown, una ragazza per metà inglese e per metà giapponese che vive a Londra, si ritrova a lavorare in un negozio di giocattoli e soprattutto deve convivere con una malattia complessa che rischia di compromettere il suo equilibrio e che la costringe a compiere degli “esercizi psicologici” per non crollare. La sua vita ha una svolta quando incontra Gregory, un grosso riparatore di lavatrici con cui instaura un rapporto strano e complesso che potrebbe anche diventare amore. Ma questo è uno di quei film in cui la storia è subordinata ai personaggi, ai loro problemi e alle loro relazioni. Svetta ovviamente la protagonista che dà il titolo al film, Nao, che risulta ben tratteggiata nelle sue eccentricità e nelle sue manie: le visioni omicide provocate dalla sua immaginazione sono una delle cose più riuscite del film (fulminante in questo senso la scena iniziale). Le fanno da contraltare i due protagonisti maschili, Steve e Gregory: il primo, amico del cuore probabilmente infatuato di lei in segreto (o è stata solo una mia impressione?), è un simpatico nerd, proprietario di un negozio di giocattoli, impacciato con le donne ma anche dotato di grande autoironia (gli aneddoti sui suoi appuntamenti che racconta a Nao sono molto divertenti); il secondo è un personaggio che mi ha spiazzato, perché si presenta come un burbero riparatore di lavatrici, per poi rivelarsi un alcolizzato ma anche un uomo di grande intelligenza e cultura. Se Steve è al centro delle confidenze di Nao e delle parti più divertenti del film, Gregory diventa invece l’ossessione della protagonista e tra i due nasce una relazione molto particolare, fatta dell’attrazione che provano l’uno per l’altra ma anche delle reciproche insicurezze e problemi (il disturbo ossessivo compulsivo di Nao, l’alcolismo di Gregory). Inevitabilmente tra i due scoppiano le incomprensioni e i litigi e nel finale succede un po’ di tutto. Un finale che rappresenta simbolicamente la maturazione della protagonista e il suo superamento di certe ossessioni e quindi nonostante tutto l’ho vista come una conclusione delicata e positiva. Lo script è molto scorrevole e si concentra più sullo sviluppo della storia e dei personaggi che non sulle descrizioni degli ambienti o dei movimenti di macchina. Si fa leggere piacevolmente e senza annoiare, anche se forse non mi ha coinvolto come speravo e alcuni dialoghi sulla filosofia orientale o su concetti come l’Abraxas sono così stravaganti che possono spiazzare. Il cast è ben scelto e non presenta grossi nomi: Rinko Kikuchi, Nick Frost e Dallas Roberts offrono ottime interpretazioni, mentre ho trovato un po’ sprecata Carey Mulligan, che ha un personaggio secondario e meno interessante degli altri e che quindi non necessitava di un volto così noto. Il nome di Spike Jonze alla regia all’inizio non mi convinceva del tutto per via dell’ambientazione londinese, ma tutto sommato la storia e le atmosfere del film sono nelle sue corde e dal momento che ci sono stati anche nella realtà casi di registi americani che hanno girato film in Inghilterra direi che è una buona scelta. La colonna sonora è stupenda e si sposa alla perfezione con le atmosfere del film, contribuendo anzi in maniera determinante a crearle. Un paio di brani in particolare (quello dei Gorillaz e quello di Nick Cave) sono davvero meravigliosi. In conclusione, “Il Nao di Brown” segna felicemente il ritorno di Emilz: un film semplice, leggero e scorrevole, ma anche una storia delicata e originale, con un bel trio di protagonisti. Un tipo di film che, nella sua leggerezza e delicatezza, dovremmo vedere più spesso su Cinematik. (Clint)

VOTO: 74

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