E poi siamo arrivati alla fine (CK)

E poi siamo arrivati alla fine
Produzione: Arcadia Productions
Genere: Drammatico
Regia: Jason Reitman
Cast: Mark Ruffalo, Winona Ryder, Adrien Brody, Jessica Chastain, Casey Affleck, Sarah Gadon, Tyler Perry, Kelly Hu, Patrick Wilson, Steve Zahn, Peter Krause, J.K. Simmons, Jennifer Carpenter, Adam Brody.
Sinossi
Una grande agenzia di pubblicità sulle rive dell’immenso lago di fronte a Chicago, nel cuore dei grattacieli più antichi d’America. Qui, tra open space e cubicoli, tra computer e stampanti, si svolge la commedia umana di un gruppo di giovani spregiudicati e sognatori, cinici e brillanti, che ogni mattina, fatalmente, si incontra nello stesso luogo: in ufficio.
Carl, Karen, Benny, Amber, Jim, sanno tutto di tutti. Sanno che Tom è pazzo, e che Lynn, il boss, ha un tumore al seno. Sanno che il vecchio Brizz se la passa male ed è finito nella classifica di Quale vip muore prima, anche se non è una celebrità. Sanno chi è nelle grazie del capo e chi verrà fatto fuori. Sanno tutto di tutti perché quell’ufficio è ormai la loro vita.

Soggetto & sceneggiatura: il libro avevo iniziato a leggerlo molto tempo fa ma poi lo avevo abbandonato per via della sua narrazione troppo dispersiva fatta di tanti personaggi e innumerevoli aneddoti senza un apparente filo conduttore, quindi posso testimoniare che la trasposizione per Arcadia deve essere stata un lavoro davvero duro. Il produttore però è riuscito innegabilmente a creare un film breve, intenso, che sviluppa a modo suo un racconto e lo fa in maniera efficace e con un proprio stile. Riguardo lo script devo ammettere che hanno colpito anche a me, proprio come a Mastruccio, le lunghe descrizioni sui personaggi, soprattutto quelle dedicate a Lynn. Mi hanno spiazzato perché sembrano contravvenire a quella regola tacita qui a Ck che dice di scrivere solo ciò che si vede sullo schermo (la prima descrizione su Lynn invece ci presenta un personaggio che non è in scena ed entrerà molto dopo). Altre descrizioni invece tratteggiano alla perfezione i personaggi e aiutano a darci un’idea più chiara. Ammetto la mia ignoranza, non credevo che nelle sceneggiature ci si potesse prendere questi spazi per adottare una forma molto simile a quella del racconto. E’ un tipo di script diverso dai soliti che leggiamo qui a Ck (ha indubbiamente un taglio più professionale), ma funziona altrettanto bene.
Alcune perplessità sul personaggio di Lynn derivano dal fatto che nella descrizione ci viene raccontata come una dirigente dagli atteggiamenti dispotici e autoritari, una di cui tutti hanno paura e invece nel film sembra una persona molto ragionevole (sicuramente fiaccata dalla malattia), ma comunque equilibrata e comprensiva. Per il resto Arcadia riesce bene a raccontare un vero e proprio “ecosistema” (il film infatti si svolge quasi esclusivamente all’interno dell’agenzia), composto da quarantenni che con i loro comportamenti infantili e discorsi futili dimostrano in realtà appena vent’anni. Passano le giornate a spettegolare, a parlare “degli altri” e la loro vita sembra ridursi soltanto a questo. Unica voce fuori dal coro è quella di Joe, personaggio che con poche efficaci scene riesce a imporsi nello spettatore. Il film a volte si perde in aneddoti apparentemente inutili (vedi i vaneggiamenti di Tom con il povero Carl) oppure ci restituisce ritratti non proprio compiuti di alcuni personaggi (anche qui Tom che a me è sembrato solo un totale psicopatico anche perché non si è capito quali sono stati i suoi trascorsi con il resto dei colleghi, a parte la questione della scritta, anche quella però senza un’apparente motivazione). Una narrazione quindi spezzettata, per via anche della coralità del racconto, che però pur con qualche difficoltà, Arcadia riesce a tenere sotto controllo usando proprio il personaggio di Lynn (e la sua tragedia) come collante. Bello il finale, semplice ma molto malinconico e amaro. I protagonisti, ahimè, nonostante gli anni passati sembrano essere rimasti gli stessi e l’assenza di Joe è perfettamente coerente col suo personaggio.
Regia: Reitman ci sta tutto in un film del genere. Le note tecniche in cui la mdp fa fatica a star dietro alle battute dei personaggi mi sono piaciute molto perché hanno reso perfettamente l’idea del tipo di film. Io infatti l’ho vista come una di quelle commedie amare dal taglio indipendente “ a la Sundance” (vedi Young Adult dello stesso Reitman o The kids are all right di Lisa Cholodenko).
Cast: non mi ha convinto completamente. Io ci avrei visto molto meglio un cast meno ricco di star e più marcatamente “ low profile”. La Chastain non ce l’ho vista nel ruolo (per via anche del fisico la vedo molto di più in personaggi decisi e sicuri di sé). Affleck mi sembra sprecato per il ruolo. La Ryder e Ruffalo invece mi hanno colpito positivamente.
Musiche: belle. Poche ma buone. Anche queste fanno molto “film indie-chic”.
Sito & locandina: la locandina è sicuramente in tema ma non mi ha colpito molto, sembra più la copertina di un libro.
Voto complessivo: Arcadia ci spiazza con uno script diverso dal solito (che forse aprirà anche a un “nuovo modo di scrivere” qui a Ck), ma al di là di questo il film risulta essere una piacevole commedia dal retrogusto molto amaro, con personaggi volutamente “antipatici” che abitano un ecosistema chiuso su se stesso e sull’orlo dell’isteria. A volte la narrazione si perde un po’ e il personaggio di Tom forse è quello più incompiuto, ma Arcadia riesce a riprendere le redini del film proprio sul finale con una scena semplice ma perfettamente coerente con la storia.(Recensione di Hermetico)

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