Confusi e felici

Tra cinepanettoni e cineidiozie il cinema della commedia italiana cerca di ritrovare la sua identità. Il film di Bruno deve essere letto in quest’ottica anche se poi i risultati non soddisfano pienamente le intenzioni. Una commedia leggera che si regge sull’interpretazione altalenante di Bisio e su poche certezze quali la presenza di Papaleo.

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Marcello (Claudio Bisio) è uno psicanalista romano di 49 anni, divorziato con una figlia ristoratrice insieme al marito in un locale del Trentino. La vita del dottore è tutta rivolta alla sua professione che esercita da diversi anni ascoltando i diversi personaggi che si alternano nel suo studio. E’ un ascolto convinto che non serva a guarire ma piuttosto a lenire e convivere con i diversi dolori e disturbi. La quotidianità viene lacerata da una diagnosi: Marcello perderà la vista nel giro di poche settimane. Lo psicanalista cade in depressione abbandona la sua professione, pazienti compresi. Questi ultimi sentendosi persi decidono di capire le ragioni dell’abbandono di Marcello e pian piano intervengono sempre di più nella sua vita creando un giro di amicizie che porteranno Marcello a tentare l’unica possibilità rimasta per salvare i suoi occhi: un’operazione in Germania.

confusi-e-felici30ott01Massimiliano Bruno, qui anche attore oltre che regista, parte con un soggetto dalle migliori intenzioni ma sviluppa la trama affidandosi troppo a una sceneggiatura mediocre e al talento degli attori che, molto spesso non soddisfa appieno. Ne risulta un film leggero, che vuole affrontare certi discorsi ma risulta confuso tra diversi generi, a tratti commedia, a tratti dramma, a tratti comico. Le risate ci sono ma i momenti divertenti improvvisamente arrivano (e questo è un bene), e rapidissimamente se ne vanno. Tra una scena e l’altra il discorso scorre ma troppo spesso si ha l’impressione di non voler mai affondare e approfondire la questione lasciando agli attori la facoltà di riempire la scena. Papaleo, Giallini e Guzzanti ci riescono benissimo a supplire con la loro bravura alle cadute di stile e di ritmo di una sceneggiatura poco curata mentre delude un po’ Bisio, troppo legato al suo solito personaggio e a tratti fuori ruolo.

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Ci sono anche spunti interessanti come una storia d’amore non banale, una ricerca degli affetti familiari che intenerisce e commuove forse nell’unico vero e autentico momento riuscito del film. Si cita anche Fellini, Calvino, e altri artisti italiani del passato quasi a ricordare una cultura italiana a cui si tende ma che appare distante e relegata al passato più che essere usata come faro per il presente e il futuro. Senza scomodare il riuscitissimo film francese “Les Intouchables” (da noi con il pessimo titolo “Quasi Amici”), il film mi ha ricordato il ben più drammatico e ottimo “Questioni di cuore” e non è un caso alla base di questo ci fosse un libro da cui era liberamente tratto.

Voto: 5

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