Totò (CK)

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Prodotto da: Dreaming Studios

Genere: biografico

Regista: Giuseppe Tornatore

Cast: Robert De Niro, Giovanna Mezzogiorno, Valerio Mastandrea, Federico Costantini, Ciro Petrone, Angelo Orlando, Carlo Buccirosso, Margot Sikabonvy, Gabriella Pession, Massimo Ranieri, Michele Riondino, Lina Sastri, Lello Arena, Ciro Esposito, Luca De Filippo, Nina Zilli, Enzo De Caro, Maurizio Mattioli

Sinossi: L’ultimo periodo della vita del Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. L’incontro con un giovane universitario, figlio di un suo vecchio amico ex attore di rivista, che intende scrivere la tesi di laurea su di lui, gli offre l’occasione di scavare nella memoria, ripescando ricordi della propria giovinezza, quando iniziava a respirare la polvere degli scalcinati teatrini napoletani. Sono ricordi allegri, ma anche tragici, fatti mai rivelati all’immenso pubblico che lo adora. Un storia che mostrerà i tratti più controversi e curiosi della sua complessa personalità.

Link al film.

Il soggetto è tanto forte e solido, quanto rischioso. Grandi potenzialità da un lato ma anche enormi insidie dall’altro, quando si ha a che fare con un biopic, con il rischio di creare un film troppo didascalico e freddo (una sorta di bignami) o al contrario qualcosa di lontano e irrispettoso nei confronti del personaggio. Mastruccio deve aver faticato non poco per mantenere questo sottilissimo e fragile equilibrio. Anche se in alcuni momenti ho avvertito un eccessivo rigore nella pellicola e un certo didascalismo, complessivamente l’operazione secondo me è riuscita, e considerata la complessità, è già un bel traguardo. La forza del film e dello script è quella di riuscire a restituire un ritratto autentico e per certi versi controverso di Antonio de Curtis (già, perché la maschera di Totò che compare in alcuni spezzoni, è in realtà sullo sfondo). Andiamo a conoscere un uomo piuttosto ombroso, melanconico, e un po’ pesantuccio caratterialmente (la stessa figlia , mentre si avvicinano a Cannes, gli rimprovera di non godersi mai il bello della vita). 

Interessante poi che il film abbia un’atmosfera molto melanconica all’infuori dei momenti in cui rivediamo le esibizioni di Totò. Ad esempio l’inizio nella Cadillac sembra quasi un noir. Emozionante poi il finale, con la consacrazione a Cannes in cui vediamo un Totò quasi incredulo e che purtroppo non si potrà godere per molto questo meritato riconoscimento della critica perché dopo pochi anni sarà colpito da un infarto. Ci sono però alcune scene nel film che secondo me raffreddano l’atmosfera. Momenti eccessivamente didascalici e verbosi che rallentano il ritmo e sembrano messi lì apposta per spiegare determinati aspetti di Totò. E più che a un film sembra di assistere a una lezione universitaria sulla vita dell’attore (ad esempio un lungo dialogo tra Totò e Castellani nella Cadillac). Sono momenti molto parlati, forse troppo, in cui i personaggi sono fin troppo attenti a spiegare ogni singola cosa, quasi che tenessero una lezione, piuttosto che una semplice conversazione. Capisco che Mastruccio lo abbia fatto per sottolineare certi aspetti del carattere di Totò, ma a me hanno restituito una certa freddezza che mi allontanava invece che avvicinarmi (a differenza del resto del film).

Direi che Tornatore alla regia ci sta tutto, e anche se la pellicola ha un sapore quasi intimista e non permette al regista di fare le cose “in grande”, il suo tocco lo si percepisce comunque (ad esempio nel variopinto e vibrante ritratto dei quartieri spagnoli).

Grande il  lavoro di casting dietro la pellicola. Molti degli attori scelti assomigliano visibilmente alle persone che andavano ad interpretare. In quanto a De Niro nei panni di Antonio (più che di Totò), credo che l’azzardo sia stato audace ma vincente. Ce lo vedo nei panni di quell’uomo ombroso e poco sorridente. Menzione d’onore per il bravo Ciro Petrone che ci restituisce efficacemente un ritratto di Antonio allegro e sorridente.

Altrettanto efficaci le musiche, quasi tutte orchestrali, e che accompagnano perfettamente lo scorrere del film. Gran bella soundtrack. 

In conclusione Totò è un biopic molto ambizioso, dal sapore intimista e molto curato sotto ogni aspetto. L’esigenza da parte di Mastruccio di restituire un ritratto il più possibile fedele al personaggio (tralasciando il meno possibile) lo ha portato a volte a peccare di verbosità, con dialoghi molto didascalici e personaggi che sembrano quasi volersi mettere in cattedra, col risultato di raffreddare improvvisamente la pellicola. Questi episodi però sono una minoranza e Totò ne esce come un personaggio estremamente affascinante, enigmatico, controverso e pieno di contraddizioni. (recensione di Hermetico)

Altre recensioni dal forum:

Ampio merito e complimenti a Mastruccio per il lavoro che c’è dietro alla stesura, che ci insegna molte cose su Antonio De Curtis, sul suo passato e sul suo modo di approcciarsi agli altri. Forse Andrea ha persino esagerato questo coinvolgimento, realizzando un film sincero, ma che, in ottica commerciale, magari poteva ammiccare di più al grande pubblico.

uomo_d

La sceneggiatura valorizza enormemente la regia di Giuseppe Tornatore. Il piano sequenza che introduce il primo flashback farebbe tremare i polsi anche al regista più scafato.

Sascha

Totò è un gran bel film, su questo non ci piove. Parte benissimo, poi, però, l’eccessiva sintesi, forse fa perdere un pò del ritmo che ho visto all’inizio. Comunque probabile piglia tutto ai prossimi Award.

MadHatterPictures

Era difficile dover parlare della vita di Totò e dover decidere cosa inserire e cosa no. Proprio nella difficoltà è emersa la bravura di Mastruccio, che ha avuto fin da subito le idee chiare sul dove andare a parare. Avrebbe potuto divagare in mille aneddoti, ma quello che gli importava fin dall’inizio è stato mostrarci l’uomo fragile che si nascondeva dietro la maschera.

Andrew

Era uno dei film più attesi del semestre e non ha deluso. Il Totò della Dreaming è un omaggio commovente e ottimamente confezionato al più grande comico del cinema italiano.

Nuno Vox

L’operazione messa in atto dall’autore della sceneggiatura è buona, ma troppo semplicistica. Mi spiego meglio: segue in tutto e per tutto il “format” dei film biografici, ma senza guizzi alcuni. Anzi, in certi punti risulta anche molto didascalico. In virtù di troppi, troppi dialoghi, laddove invece avrebbero dovuto parlare le immagini.

Arcadia1983

Sicuramente un film importante per Cinematik, perché ambizioso e con una ricerca storica che impreziosisce una sceneggiatura solida e convincente. Il personaggio di Totò viene sviscerato a 360° e non perde il confronto con l’immagine reale che abbiamo in testa dell’attore, anzi vengono forniti ulteriori elementi descrittivi.

Emilgollum

Non mi sono commosso, è vero, perché aspettavo Totò e Totò non c’è, ma ciò non toglie che il Principe De Curtis mi abbia comunque un po’ coinvolto a livello emotivo, con le sue ombre e le sue luci, il suo pessimismo e la sua malinconia, la sua convinzione di non valere niente quando in realtà si è grandissimi. Anzi, è proprio perché Antonio De Curtis è venuto fuori così bene che rimpiango la mancanza quasi totale di Totò.

Francis Delane

 

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