Belluscone, una storia siciliana

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La mini-recensione del nostro utente Noodles:

Visto ieri, grazie al fatto che il film la prima settimana è andato molto bene e hanno aumentato la distribuzione. Il discorso sarebbe lungo e complesso, ma dico solo che siamo dalle parti del capolavoro. Se Ciprì si è forse un po’ perso in mezzo al mainstream (onestamente il trailer de “La buca” non mi fa ben sperare), Maresco è un irriducibile e continua a fare il suo cinema cattivo e grottesco. “Belluscone” è un’opera pressoché completa: si può leggere sia sul piano dell’indagine socio-politica, sia come riflessione storica e antropologica, sia come commedia che mette in scena una realtà italiana deformata dalla lente grottesca del regista, e, infine, anche come riflessione metacinematografica sui limiti del cinema, sulla sua potenza mistificatoria, su un film che riesce a compiersi anche senza il suo autore-demiurgo.

Se ne parla e parlerà sul forum di Ck qui:

2 comments

  1. La mia cara amica Raffaella Giordano, palermitana di origine e riminese di adozione, ha commentato in maniera molto dettagliata e interessante la sua visione del film e mi ha gentilmente concesso di pubblicare qui quelle che più che opinioni si possono chiamare emozioni vissute:
    “ieri sera abbiamo visto “Belluscone”.
    il film-documentario è fatto molto bene ma, a me che sono palermitana e che conosco, seppur da lontano, certe realtà di alcuni quartieri popolari, ha lasciato molto amaro in bocca.
    mia madre ha insegnato in molti di questi quartieri e ancora oggi mi racconta di storie e situazioni che per noi sono assurde. ha insegnato anche a Brancaccio, per molti anni, tanto che io e mia sorella abbiamo frequentato quasi tutte le elementari lì.
    lo sguardo di Maresco è il “nostro” sguardo. è quello di chi ha avuto la fortuna di nascere e crescere in famiglie fortunate, in famiglie di cultura, di persone che non devono “sporcarsi le mani” per sopravvivere, di gente che può, almeno per buona parte delle situazioni, decidere della propria vita e del proprio destino.
    quelle persone no. nascono “segnate”. nascono sfortunate. e Maresco, seppur bravissimo nel mostrare paure, volgarità, connivenze, fa un grande errore: non tiene conto di questa “diversità”. è impietoso. c’è una condanna, un senso di superiorità, un disprezzo implicito, ne è intriso tutto il film. è vero, lo Stato qui è un nemico, lo Stato non c’è. ma prima di tutto, forse, dovremmo comprenderne le ragioni, le difficoltà, avere uno sguardo differente, non guardarli dall’alto in basso.
    io, nel guardare certe facce, mi sono chiesta se fra questi non ci fossero anche alcuni dei miei compagni delle elementari, ed ho provato compassione. …
    … ci sono quartieri di degrado, architettonico, sociale, che, per esempio, a Rimini non si immaginano neanche. cambia lo sguardo, di chi “sa” e di chi “non sa”. e Maresco fa l’errore di non adeguare quello sguardo, non porta a comprendere, ma solo a giudicare con distacco e superiorità. è quello l’errore. ed è un peccato.”

  2. Interessante e sicuramente veritiera anche questa recensione. Fa un po’ il paio con gli articoli letti in merito alla tragedia del ragazzo napoletano morto dopo lo sparo del carabiniere a Napoli, in seguito al posto di blocco forzato… lo stato è assente due volte in questi posti perchè non dà alle persone “che non sanno” un motivo e una cultura per “sapere”: che esistono delle regole, e che le strade sbagliate prima o poi si pagano. Insomma, non è colpa nostra se queste cose le osserviamo dall’alto verso il basso (e per evitare polemiche, giusto da un gradino più alto, non dalla cima di una scalinata).

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