Scomparsa (Script)

 

Schermo nero.

Compare il logo della Hermes Production su sfondo bianco.

Dissolvenza in apertura.

INT – BAGNO

Scena in bianco e nero.

Sentiamo una musica.

Primo piano del soffione di una doccia da cui vediamo sgorgare l’acqua in slow-motion.

Natalie Portman

Seguiamo le mille gocce d’acqua che si infrangono su delle spalle minute e dalla carnagione pallida.

Il liquido continua a scendere lungo la schiena.

Josh Brolin

Compare una mano femminile con dei vistosi anelli che stringe una spugna imbevuta di sapone.

La mano passa su un corpo esile e magro, lasciando una scia di schiuma.

Jessica Lange

La mdp risale e ci mostra il volto di un bambino di circa dieci anni. Il viso bagnato dal getto d’acqua, lo sguardo perso.

Le mani femminili gli accarezzano i capelli e li insaponano. Le labbra della donna di mezza età baciano le spalle del bambino, poi le braccia e infine si soffermano sugli ematomi che marchiano il corpo gracile ed esile.

Winona Ryder

Timothy Olyphant

La mdp si abbassa verso lo scarico della doccia dove confluisce l’acqua.

Stacco.

Segue una sequenza di immagini in lento movimento.

Gli occhi sperduti del bambino.

La schiena nuda di un uomo.

Le labbra socchiuse del bambino.

I seni abbondanti di una donna che sobbalzano al rallenty.

Ancora gli occhi del bambino.

Lo sguardo della donna di mezza età che guarda verso la mdp, mentre un uomo bacia avidamente i suoi seni.

Le mani del bambino lungo i fianchi della donna.

Le braccia della donna che stringono le spalle del bambino.

Le mani della donna che accarezzano i capelli del bambino.

Gli occhi del bambino, vuoti.

SCOMPARSA

Regia di

Ben Affleck

La musica sfuma.

Dissolvenza in nero.

Fine della scena in bianco e nero.

EST/INT, GIORNO – CASA ANNIE

La mdp riprende un piccolo e modesto quartiere residenziale, con le sue case a schiera color pastello e i loro box per auto. La mdp si avvicina a un’abitazione, davanti alla quale è parcheggiata una piccola utilitaria.

Stacco.

Siamo in una piccola ma ordinata cucina. Una donna sui trent’anni, capelli ordinati e un attillato tailleur rosso, si sta preparando velocemente un caffè, mentre un simpatico labrador le si avvicina sonnacchioso e scodinzolante.

NATALIE PORTMAN (è ANNIE)

Voce femminile (VFC)

Quella mattina mi ero svegliata proprio di buon’umore. Sa, a Clayton Falls stavano costruendo un complesso residenziale sul lungomare e io avevo passato un intero mese a cercare di accaparrarmi i diritti su quel comprensorio. La sera prima avevo ricevuto una telefonata. Era il costruttore che si diceva entusiasta della mia presentazione. Mi avrebbe fatto sapere entro pochi giorni, ma avevo capito che avevano scelto me come agente immobiliare.

La ragazza posa la tazzina di caffè e accarezza amorevolmente il suo cane facendo qualche strano verso che lui ricambia con una buffa leccata.

Voce femminile (VFC)

Avevo battuto tutti gli altri agenti immobiliari della zona e mi sentivo rinata. Finalmente mia madre avrebbe avuto qualcosa per cui essere fiera.

La ragazza, fischiettando, prende la borsa e si guarda un’ultima volta allo specchio lisciandosi i capelli e abbassando leggermente la gonna.

Ragazza

(guardando il cane)

Fa la brava, Emma. Ci vediamo dopo.

La ragazza esce di casa, chiudendo a chiave il portone di casa. Attraversa il piccolo cortile e sale in auto.

INT, GIORNO – AUTO/RISTORANTE

La ragazza guida fischiettando il divertente motivetto che proviene dall’autoradio.

Squilla il cellulare.

La ragazza risponde.

Stacco.

Siamo all’interno di un ristorante.

Il locale è chiuso. Dei camerieri stanno pulendo la sala da pranzo. Un ragazzo, di bell’aspetto, se ne sta seduto dietro al bancone, davanti alla cassa. È al cellulare.

SEBASTIAN STAN (è LUKE)

Ragazzo

Buongiorno, piccola.

Ragazza (TEL)

Buongiorno, tesoro. Dormito bene?

Ragazzo

A quanto pare oggi siamo di buon umore.

Stacco.

Siamo di nuovo in auto.

Ragazza

Ho delle novità. Luke. Questa sera a cena te ne parlerò meglio.

Luke (TEL)

Grandioso, Annie! Spero di liberarmi presto qui al ristorante.

La ragazza parcheggia vicino a un marciapiede tenendo il cellulare con la spalla. Rimane in silenzio, sembra pensare a qualcosa.

Luke (TEL)

Annie, ci sei?

Annie

(sinceramente emozionata)

Ti amo, Luke. Scusa se nell’ultimo periodo sono stata una stronza. L’affare del complesso residenziale mi ha fatto diventare matta. Sei stato così paziente…

Luke (TEL)

Era una grande opportunità, Annie. È normale che fossi sotto stress.

(dopo una pausa)

Comunque sono contento di averti solo per me. Mi sei mancata un casino!

Annie si lascia andare a un sorriso.

Scende dall’auto. Apre il portabagagli con diversi cartelli con su scritto “IN VENDITA”.

Annie

Ora ti devo lasciare. Devo organizzare un open house. Sai, è la casa di quella coppia di tedeschi che vengono qui in estate. Vogliono vendere al più presto.

Luke (TEL)

Va bene, tesoro. Appena avrò finito col lavoro, stasera sarò subito da te!

Annie

Ciao Luke. Un bacio.

Annie riattacca e inizia a estrarre i numerosi e ingombranti cartelli in legno. Ne pianta uno nel prato all’inglese della villetta davanti alla quale ha parcheggiato.

Squilla di nuovo il telefono.

Annie

Ciao, ma’.

Mamma Annie (TEL)

Sei a casa?

Annie

(trascinando i cartelli sul prato)

Sono all’open house.

INT, GIORNO – CASA

Siamo all’interno di una cucina dall’aspetto rustico ma elegante. Una donna di circa cinquantacinque anni è appoggiata al bancone.

JESSICA LANGE (è LORRAINE)

In una mano stringe un calice con del vino, mentre nell’altra il telefono. La donna ha un aspetto curato e impeccabile, un vestito che ne esalta una silhouette ancora invidiabile e delle scarpe laccate rosse, con un tacco vertiginoso.

Mamma Annie

Allora ne fai ancora? Val mi ha detto che ultimamente non ha visto molti dei tuoi cartelli.

Annie (TEL)

Hai parlato con zia Val? Non avevate litigato, tanto per cambiare?

Mamma Annie

Lo sai come è fatta la zia Val. Prima ti insulta a morte e poi ti invita a pranzo. Ha detto che parte per Vancouver per festeggiare non so cosa insieme alla figlia. Faranno shopping firmato, non baderanno a spese.

Annie (TEL)

Buon per Tamara. Lei può permettersi tutto, con quel fisico.

Mamma Annie

(sorseggiando il vino)

Se solo ti dessi una bella svecchiata, ne guadagneresti molto sai? Butta via tutti quei vecchi vestiti. Se sapessi come acconciarti, sembreresti un bel tipetto, sai?

Annie (TEL)

(vagamente infastidita)

Dio, ma’… i complimenti ti riescono proprio male! Ora devo andare.

EST, GIORNO – QUARTIERE

Torniamo ad Annie, al telefono mentre sistema l’ultimo cartello sul prato della villetta.

Mamma Annie (TEL)

Ah, tesoro, dovresti portare la macchina per il cappuccino a riparare.

Annie

Non ce l’ho. Te l’ho prestata la scorsa settimana.

Mamma Annie (TEL)

Sì, ma non vorrai far pagare le spese di manutenzione della TUA macchina per il cappuccino al tuo patrigno?! Tesoro mi spiace dirtelo, ma si è rotta il giorno stesso che ce l’hai prestata. Evidentemente non è stato un buon acquisto… se ti decidessi a non fare più le tue spesse in quei discount dozzinali…

Annie

(innervosita)

Va bene, ma’. Te la ricompro nuova e la facciamo finita. Ti saluto.

Annie riattacca infastidita.

Stacco.

Sentiamo una musica.

La mdp riprende da lontano Annie mentre accompagna fuori dalla villa in vendita una coppia di possibili acquirenti. Li vediamo scambiarsi gli ultimi saluti con il solito eccesso di cordiali sorrisi. La coppia si allontana e sale in macchina. Annie saluta con la mano, mente l’auto riparte.

Il sole sta tramontando e il cielo è rosso fuoco. La ragazza rientra nella villa sbuffano poi la vediamo uscire con la sua borsa e un pacco di volantini.

La mdp si avvicina. Annie torna alla sua auto e apre il portabagagli per caricare i volantini.

Un furgone rosso fiammante accosta e parcheggia proprio vicino alla villa. Scende un uomo sui quarant’anni, alto, dal fisico robusto e dall’aspetto estremamente curato.

JOSH BROLIN

Uomo

Accidenti, sono arrivato tardi! Immagino stia chiudendo.

Annie si volta, lievemente scocciata. Squadra l’uomo da cima a piedi e rimane colpita dal suo aspetto curato, dal sorriso affabile e dall’abbigliamento raffinato.

Uomo

(guardando ammirato la villa)

Caspita, è proprio una gran bella proprietà! Ripasserò un altro giorno. Scusi per il disturbo.

Annie

(sfoggiando un insolito sorriso e sistemandosi alla svelta il tailleur)

Nessun disturbo, è il mio lavoro. Mi chiamo Annie O’Sullivan.

Annie si avvicina all’uomo per stringergli la mano, ma inciampa goffamente nel gradino del marciapiedi. L’uomo l’afferra in tempo per le braccia e la sorregge. I due si scambiano sorrisi divertiti e imbarazzati.

Annie

(cercando di darsi un tono)

Scusi… sono una vera imbranata.

David

(con un sorriso naturale e sincero)

In realtà sono io il campione di entrate ad effetto. Ne ho combinate di tutti i colori, mi creda. Mi permetta di presentarmi: mi chiamo David.

Annie

(facendo una rapida e ironica riverenza)

Lieta di fare la sua conoscenza, David.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – VILLA

Annie sta mostrando la casa a David. I due camminano lentamente attraverso la grande e spaziosa cucina. David si guarda attorno, colpito e interessato.

David

L’annuncio dice che la casa ha solo due anni, ma non compare il nome del costruttore.

Annie

È una ditta locale. La Corbett Construction. L’immobile è ancora in garanzia per un paio d’anni.

David

Fantastico. Sa, con i costruttori la prudenza non è mai troppa. A proposito, c’è anche un cortile posteriore? Sa, ho un cane.

Annie

Ah, adoro i cani. Il suo di che razza è?

David

Un golden retriever. Ha bisogno di più spazio possibile.

Annie

La capisco perfettamente. Anche io ho un golden retriever e se non fa abbastanza movimento diventa una peste. Il suo cane come si chiama?

Dettaglio: l’uomo sfila una pistola e la punta alla schiena di Annie. Lei, colta di sorpresa, fatica a realizzare cosa stia succedendo. Si volta verso David, ma lui l’afferra per i capelli strattonandole la testa violentemente.

David

(schiacciando la canna della pistola contro la schiena di Annie)

Sì, Annie, è una pistola. Perciò ascoltami attentamente. Adesso ti lascerò andare e tu resterai calma mentre ci dirigiamo verso il furgone. E voglio che continui a sorridere, chiaro.

Annie sbianca di colpo, sembra sul punto di svenire.

Annie

Non… non…

È immobile, pietrificata dalla paura.

David

(con voce bassa e sorprendentemente tranquilla)

Fa’ un respiro profondo.

(Annie riempie i polmoni)

Ora espira piano, con calma.

(Annie soffia lentamente)

Ancora.

Annie riprende colore e sembra calmarsi almeno apparentemente.

David

(lasciandole i capelli)

Brava, ragazza.

EST, GIORNO – QUARTIERE

La mdp riprende la villa da lontano. Sentiamo il cinguettare degli uccelli che riempie l’assoluta tranquillità di un quartiere fatto di sole ville circondate dai loro grandi giardini.

Vediamo Annie e David che si avvicinano al furgone rosso. Lei è davanti, cammina lentamente mascherando la paura. Lui le è attaccato, alle spalle e vediamo a malapena il braccio puntato contro la sua schiena.

I due esitano per qualche istante davanti la portiera del furgone, poi vediamo Annie aprire e salire sul mezzo.

David, con un balzo fulmineo, sale al posto di guida.

Sentiamo il rombo del motore mettersi in moto. Il furgone si immette in strada e si allontana.

INT, GIORNO – FURGONE

Siamo all’interno del furgone. David guida con estrema calma, mentre Annie se ne sta seduta con le mani in grembo, tesa e impaurita.

David

Allora, come è andata l’open house?

Annie non risponde. Fissa la strada adanti a sé.

David

(alzando la voce)

Ti ho chiesto come è andata l’open house, Annie. Rispondimi.

Annie

(intimorita)

É… è stata fiacca.

David

(sadico)

Allora il mio arrivo deve averti fatto felice.

Annie

(deglutendo e cercando di mantenere la calma)

Sì, sì… mi ha fatto piacere vedere qualcuno. Dove stiamo andando?

David

Non manca molto.

David inizia a fischiettare un divertente motivetto, come se nulla fosse.

EST, SERA – STRADINA STERRATA

Siamo in una stradina sterrata fuori città. Il furgone è parcheggiato ai lati della strada, immerso nella vegetazione. David fa scendere Annie tenendola sotto tiro con la pistola. Spalanca gli sportelli posteriori del furgone. Annie approfitta del momento per fare uno scatto verso la strada, ma l’uomo l’afferra prontamente per i capelli.

Lei urla e si dimena con tutta la forza che ha, ma David con uno strattone la fa cadere a terra. Annie scalcia furiosamente, cerca di colpire l’uomo, ma lui è troppo forte e la alza dal suolo tenendola per i capelli. Annie è pietrificata dal dolore.

David

Entra nel furgone e sdraiati a pancia in giù!

David lascia la presa. Annie si regge a malapena al furgone e respira affannosamente.

Annie

Perché mi fai questo? Vuoi dei soldi? Sul mio conto c’è qualche migliaio di dollari…

David

(puntandole la pistola alla testa)

Non voglio i tuoi soldi, Annie. Voglio che entri e ti sdrai a pancia in giù.

Annie è disperata. Esegue gli ordini, tremando come una foglia. Entra nel furgone e si distende a pancia in giù, su di una coperta grigia.

Dettaglio dei suoi occhi, gonfi di lacrime.

Sentiamo David armeggiare con qualcosa, mentre la mdp rimane fissa sullo sguardo disperato di Annie.

Dettaglio dell’ago di una siringa che affonda nella coscia di Annie.

Dagli occhi della ragazza scendono le prime lacrime.

Dissolvenza in nero.

INT, GIORNO – STUDIO

Primo piano del volto di Annie. È dimagrita e i capelli sono più lunghi. Il volto è slavato, gli occhi spenti. Guarda dritta verso di noi.

Annie

Sa, se dobbiamo iniziare questa cosa, è meglio non dirci cazzate fin dall’inizio e mettere le cose in chiaro fin da subito. Quando le ho detto che ero incasinata, intendevo nella merda fino al collo. Del tipo che trascorro tutte le notti nascosta nell’armadio.

La mdp allarga l’inquadratura. Annie è seduta su un divano bianco, all’interno di quello che sembra uno studio. L’arredamento è sobrio ed elegante. Su una parete sono appese due lauree e una serie infinita di attestati. La mdp gira su se stessa e riprende una donna sui sessant’anni, seduta anche lei su una poltroncina.

CHRISTINE ESTABROOK

Stringe una cartella con dei fogli. Capiamo che è una psichiatra. La dottoressa ascolta attentamente le parole di Annie, annuendo di tanto in tanto.

Annie

Non metto mai piede in un edificio, senza prima sapere dove sono le uscite. Sa, non avrei mai accettato di venire da lei se non avessi saputo che lo studio è al piano terra. Così posso scappare dalla finestra in qualsiasi evenienza.

Dottoressa

(ironizzando, per allentare la tensione)

Le assicuro che il prato fuori dallo studio attutisce a dovere ogni caduta. Qualche anno fa mi sono dovuta gettare dalla finestra a causa di un incendio divampato in corridoio. Beh, mai atterraggio fu più morbido!

Sentiamo il suono delle sirene di un’ambulanza provenire dalla strada.

Annie si irrigidisce improvvisamente e comincia a tormentarsi le unghie, già abbondantemente rovinate.

Dottoressa

Che le succede? Ho detto qualcosa di sbagliato?

Annie

Sono le sirene dell’ambulanza. Odio le sirene.

INT, CASA – SERA

Sentiamo una musica.

Siamo all’interno di una cucina dall’aspetto rustico, ma estremamente curato.

La madre di Annie è ai fornelli e sta preparando la cena. È visibilmente più giovane, la pelle levigata, i capelli biondi e lucenti, ma il solito portamento elegante e raffinato. Sopraggiunge una ragazzina, all’incirca sui dodici anni. Indossa una tuta di qualche taglia più grande e delle vistose scarpe da tennis. Palleggia per la stanza, evitando mobili e sedie.

La donna ai fornelli sembra piuttosto infastidita.

Madre

Annie, quante volte ti ho detto di non portare quel disgustoso pallone in cucina?!

Annie sbuffa e per ripicca inizia a palleggiar e con la testa.

Dalle scale vediamo scendere un uomo, sui quarant’anni.

TED MCGINLEY

Si infila velocemente un giaccone e afferra le chiavi. Capiamo che è il padre di Annie.

Padre

(passando accanto ad Annie le dà un buffetto sulla guancia)

Ehi, campionessa. Hai segnato un altro record?

Annie

(concentrata nel palleggio)

Ci sto lavorando.

L’uomo si avvicina ai fornelli assaporando l’odore del cibo proveniente dalle pentole.

Padre

Mmm… zuppa di cipolle, immagino.

Madre

(schioccando un bacio sulla guancia del marito)

Immagini bene, tesoro.

(guardando l’orologio)

Sono le sette, David. Sbrigati, devi andare a prendere Daisy alla pista di pattinaggio, altrimenti farai tardi. Non voglio che rimanga fuori dal palazzetto ad aspettare da sola.

David

Vado, vado. Veloce come una saetta.

Annie

Compri un po’ di gelato pa’?

Madre

Gelato dopo la zuppa di cipolle? Ma che gusti hai, Annie? E poi ti farà ingrassare.

David

Oh, Lorraine, che vuoi che sia un po’ di gelato. Vado a prendere Daisy e poi ci fermiamo a comprare il gelato in fondo al quartiere. Non cominciate a mangiare senza di noi.

L’uomo saluta ed esce di casa.

Dissolvenza incrociata.

Annie sta guardando la tv, annoiata. La tavola è imbandita ma i piatti sono ancora vuoti.

Lorraine fissa l’orologio tamburellando ossessivamente le dita sul tavolo.

Sentiamo il suono delle sirene in lontananza.

Annie

Possiamo mangiare intanto?

Lorraine

No. Ci si siede a tavola quando siamo tutti.

(vagamente preoccupata)

Devono aver trovato gente in gelateria.

Squilla il telefono.

Lorraine si precipita a rispondere. In un istante, sul suo volto, si disegna la disperazione.

Annie la guarda preoccupata.

Lorraine balbetta qualcosa di incomprensibile e fissa il vuoto. Scivola a terra stringendo al cornetta a sé. In sottofondo il frastuono delle sirene.

Annie (VFC)

Sulla via del ritorno, mentre papà si immetteva nell’incrocio, un automobilista ubriaco era passato col rosso e li aveva presi in pieno. Ho passato anni a chiedermi se sarebbero stati ancora vivi se solo io non avessi pregato mio padre di comprare quel maledetto gelato.

INT, GIORNO – STUDIO

(la musica continua)

Annie è immersa nel racconto. Fissa un punto indefinito nella stanza.

Primo piano del suo volto.

Annie

L’unico modo per trovare la forza di andare avanti era pensare che dopo la morte di mio padre e mia sorella non poteva più capitarmi nulla di peggiore. Niente di più sbagliato.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – CHALET

Siamo all’interno di uno chalet di legno di circa cinquanta metri quadrati. C’è un angolo cottura con una stufa a legna, un tavolo, qualche mensola con dei libri e un letto su cui giace Annie.

Lo chalet è illuminato da un paio di lampade appese al soffitto; le due finestre sono completamente sbarrate e non filtra neanche un filo di luce. Tutti i cassetti e gli sportelli sono sigillati da un lucchetto.

La mdp si avvicina ad Annie che si sta lentamente risvegliando. Ancora intontita, si massaggia la testa e si guarda attorno disorientata, come se non riconoscesse il posto.

Dopo qualche istante sembra prendere coscienza della situazione e ricorda cosa le è successo. Il suo volto ritorna teso e angosciato.

Cerca di alzarsi in fretta e furia ma appena mette i piedi a terra, le gambe non la reggono e stramazza al suolo. Si massaggia i polpacci ancora addormentati e gattona per la stanza, ispezionandola alla meglio. Sorreggendosi a una sedia riesce a rialzarsi. Con passo ancora traballante si fionda verso la porta d’ingresso. È d’acciaio e completamente isolata. Prova ad aprire ma è inutile.

Annie si precipita alle finestre. Prova a scuotere le ante, cerca delle serrature e dei cardini ma è tutto inutile.

Sempre più agitata e travolta dal panico si dirige nel bagno, spoglio ma pulito, con una vasca da bagno antiquata e nessuno specchio. Cerca di sfondare la piccola finestrella del bagno prendendola a pungi, ma è inutile; si guarda attorno alla ricerca di qualche oggetto da poter usare ma non c’è nulla.

Sentiamo il rumore di una chiave che gira nella serratura.

Annie ha un tuffo al cuore.

David entra nello chalet richiudendo il portone.

Sentiamo una musica.

David

Sei sveglia. Bene! Pensavo di avertene dato troppo.

David va incontro ad Annie, che in preda al terrore più incontrollato scappa rifugiandosi in un angolo in fondo alla stanza, vicino al letto.

David

Perché ti nascondi?

Annie

(rannicchiata e tremante)

Dove cazzo sono?

David

Qui non si dicono parolacce.

(prendendo un bicchiere di plastica dalla credenza e versandosi dell’acqua)

Come sta la gamba? Ti fa male?

Annie

Perché mi trovo qui?

David

Bella domanda, Annie. Per dirla in modo semplice, sei una ragazza molto fortunata. A volte, se si considerano le alternative, anche una disgrazia può tramutarsi in un evento positivo, non credi?

Annie

(la rabbia monta dentro di lei)

Qualsiasi alternativa sarebbe migliore di questa.

David

Qualsiasi, Annie? Anche se l’alternativa fosse fare un incidente uscendo dall’open house e uccidere una famiglia intera?

Annie

(scossa da quelle parole)

Tu… tu non puoi sapere cosa mi sarebbe accaduto.

David

È proprio qui che ti sbagli. Io lo so. So esattamente cosa capita alle donne come te.

Annie

Se…se una donna ti ha ferito, mi dispiace, ma non è giusto che tu punisca me. Io non ti ho fatto nulla.

David

Credi che sia una punizione? Siamo in montagna, in un delizioso chalet che ho arredato nei minimi dettagli per poterti tenere qui al sicuro. Questa la chiami punizione?

Annie

Mi hai spiato?

David estrae da un cassetto una grossa scatola con su scritto “ANNIE”. La apre e appoggia sul letto una serie infinita di fotografie che ritraggono Annie nella sua vita quotidiana. Annie che porta a spasso Emma. Annie che entra in ufficio. Annie che prende un caffè in un bar.

Annie trasale nel vedere le foto.

David

Questo non è spiare. Direi piuttosto che ti stavo osservando. Certo, non mi illudo che tu sia innamorata di me, se è quello che ti stai chiedendo.

Annie

Ti chiedo scusa. Forse non volendo ho fatto qualcosa che ti ha confuso, ma io non… io non ricambio i tuoi sentimenti.

David

Non sono affatto confuso, Annie. So benissimo che le donne come te sostengono di volere qualcuno sempre al loro fianco. Un amante, un amico, un rapporto alla pari. Ma poi quando lo trovano lo gettano via per il primo che le tratta come una pezza da piedi!

Annie

Io e il mio fidanzato abbiamo un rapporto alla pari, te lo assicuro.

David

(sogghignando)

Luke? Pensavi davvero che Luke ti trattasse alla pari? Sii sincera Annie. Lo avresti scaricato non appena si fosse fatto avanti un uomo vero. Ti stavi già annoiando.

La musica si blocca.

Annie

(trovando una certa fermezza)

Ascolta, David. Tu devi lasciarmi andare. Mi staranno già cercando e quando mi troveranno si metterà male per te. Possiamo essere amici anche al di fuori di qui…

Neanche il tempo di finire la frase, che David afferra violentemente il viso di Annie sbattendolo brutalmente contro la parete.

David

(furioso)

Non osare più parlarmi in questo modo, chiaro? Non assecondarmi. Non sono stupido!

Annie annuisce terrorizzata. David lascia la presa, si avvicina al volto di lei e le bacia il mento.

David

(accarezzandole i capelli)

Perché mi costringi a fare così? Ce la sto mettendo tutta, Annie, ma la mia pazienza ha un limite.

Sorridendole come se nulla fosse, David si alza e si dirige verso il bagno. Sentiamo lo scroscio dell’acqua scorrere nella vasca.

Annie è ancora lì, impietrita. Il suo sguardo è disperato. Piange senza neanche rendersene conto.

Dissolvenza in nero.

EST/INT, NOTTE – CASA ANNIE

Dissolvenza in apertura.

È notte. La mdp riprende dall’esterno la casa di Annie, quella che abbiamo visto all’inizio.

È una notte molto ventosa. Le fronde degli alberi si piegano sotto le violente folate di vento. La mdp si avvicina a una finestra del secondo piano ed entra.

Stacco.

Siamo nella camera da letto di Annie. È immersa nel buio e l’unico bagliore proviene dalla luce pallida della luna che filtra dalla finestra.

Annie dorme sotto le coperte. Improvvisamente sentiamo un rumore provenire dal piano di sotto. Qualcosa che si rompe generando un grande fragore. Annie si sveglia di soprassalto.

Parte una musica.

Scatta subito in piedi, agitata e impaurita. Prende dal comodino una pistola e rimane ferma, in silenzio aspettando qualche altro rumore. Nulla.

Annie avanza lentamente verso la porta, cercando di non far rumore; esce nel corridoio.

Stringe saldamente la pistola, ma le sue mani tremano vistosamente.

Scende le scale, un passo alla volta, tenendo le spalle contro il muro.

Sentiamo un ticchettio continuo e costante provenire dal piano terra.

Annie entra in cucina. Non c’è nulla di strano. Avanza lentamente e va in soggiorno.

Annie

Fanculo!

La mdp riprende la finestra del soggiorno. Il ramo di un albero si è staccato e ha frantumato il vetro.

Annie si rilassa di colpo e tira un lungo sospiro di sollievo.

La musica sfuma.

Stacco.

Siamo di nuovo in camera da letto. Annie ripone la pistola nel comodino. Fuori c’è ancora un gran vento e i rami degli alberi sbattono ripetutamente contro i vetri delle finestre.

Annie si avvicina a una di queste e guarda per qualche istante il giardino, immerso nel buio e illuminato debolmente da un piccolo lampione.

Un’ombra di muove dietro un albero.

Annie presta maggiore attenzione.

È l’ombra di un uomo. Improvvisamente l’ombra si nasconde meglio dietro il tronco.

Annie, spaventata, si ritrae dalla finestra. Si volta verso il letto e vede David, in piedi, che la fissa morbosamente.

Annie lancia un urlo. Fa per prendere la pistola, ma a causa della foga, gli cade dalle mani. Corre verso il grande armadio. Apre le ante e si infila dentro, richiudendo subito gli sportelli.

Stacco.

Siamo dell’angusto armadio. Annie è rannicchiata in un angolo, tra i vestiti e le scarpe. Ha una crisi di panico. Respira affannosamente. Si porta le mani alla testa e piange.

INT – CHALET

Inizia una musica.

David accompagna Annie in bagno. Sul lavandino ci sono delle candele accese. La vasca è piena d’acqua e sulla superficie galleggiano petali di rose.

David

È tempo di spogliarsi.

Annie

(con voce tremante)

Non voglio.

David

(fissandola intensamente)

È tempo.

Annie inizia a spogliarsi tenendo lo sguardo basso. Rimane nuda e con un braccio si copre il seno mentre con l’altro l’inguine. David le fa cenno di entrare nella vasca. Annie esegue.

L’uomo estrae da un cassetto un rasoio. Solleva la gamba destra di Annie e le appoggia il tallone sul bordo della vasca.

David

(massaggiando la gamba di Annie)

Hai le gambe robuste, da ballerina. Mia madre faceva la ballerina.

(Annie è ammutolita, fissa angosciata il rasoio)

Annie, ti sto parlando… . Hai paura del rasoio?

David inizia a radere il polpaccio di Annie, con delicatezza e attenzione.

David

Se vivrai tutto questo fino in fondo, scoprirai molte cose di te stessa. Sapere che qualcuno ha potere di vita e morte su di te può diventare l’esperienza più erotica della tua vita. Ma tu Annie, sai già quanto può essere liberatoria la morte, no?

Annie

Di-di che parli?

David

Parlo di Daisy. Tu avevi dodici anni, lei sedici. Perdere qualcuno che ami così presto…

Annie

Perché fai così?

David

Fa bene parlare di certe cose. Ora allarga le gambe.

Annie

(disperata)

No, ti prego. No chiedermi di…

David si fa improvvisamente serio. Annie comprende cosa significa quello sguardo ed esegue. David le rade il pube, mentre lei soffoca il pianto. Una volta finito la risciacqua e l’aiuta ad uscire dalla vasca. L’asciuga velocemente con un panno e poi le fa indossare un paio di mutandine di pizzo bianco con un reggiseno coordinato.

Annie tiene sempre gli occhi bassi, quasi si vergognasse di se stessa.

David le porge un vestito bianco e lei lo indossa immediatamente.

L’uomo accompagna Annie fuori dal bagno. Il volto della ragazza sbianca di colpo. La mdp stringe sul letto. È circondato da candele e ricoperto da petali di rose. Annie capisce cosa sta per accadere e inizia a tremare.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – STUDIO

Primo piano del volto angosciato di Annie. Gli occhi lucidi, il viso slavato, segnato dal dolore e dalle notti insonni.

Annie

Ricordo quel momento come fosse ieri. Mi aveva infilato quei vestiti solo per sfilarmeli due minuti dopo. E poi il suo corpo. Era atletico, muscoloso, ma completamente glabro, liscio come la pelle di un bambino. Era disgustoso.

INT – CHALET

David sfila le mutandine ad Annie, impietrita. Entrambi sono nudi. Lui la bacia leccandole via le lacrime, poi la fa allungare sul letto. Si distende sopra di lei.

Annie

Fermati. Ti prego, fermati. Ho paura.

Lui non l’ascolta e la bacia avidamente sul collo e sui seni. Annie prova con uno scatto a liberarsi e a sferrargli un calcio, ma David le blocca una coscia con lo stinco e i polsi con le mani.

Annie (VFC)

Cercavo disperatamente di ricordare tutto quello che sapevo sugli stupratori. Il potere, volevano il potere, ma non erano tutti uguali.

David cerca di penetrarla ma Annie si dimena con tutta la forza che ha, urla a pieni polmoni, prova a morderlo. L’uomo però la tiene del tutto sotto controllo. Sul suo viso si dipinge una smorfia di sadico piacere. Le dà uno schiaffo che la zittisce.

Annie (VFC)

Ero senza fiato. Smisi di lottare e mi arresi.

Annie non oppone più resistenza, si lascia andare. Il sorriso di David inizia a spegnersi.

Annie (VFC)

Fu in quel momento che capii. Più reagivo, più si eccitava. Mi costrinsi a smettere di tremare. Smisi di piangere. Smisi di muovermi.

(David si agita sopra di lei in modo forsennato, è pieno di rabbia)

Non riusciva penetrarmi, non era abbastanza eccitato.

David

(furioso)

Di’ il mio nome!

Annie rimane in silenzio, immobile e inerte come una bambola.

Annie (VFC)

Non avrei mai chiamato quel maniaco col nome di mio padre.

David, impotente e frustrato, riempie Annie di schiaffi. Uno dopo l’altro, fino quasi a togliere il fiato alla povera ragazza. Le guance di Annie sono tumefatte. Il labbro inferiore è saccato e perde sangue. Ma Annie è inerte, non reagisce.

David

Non guardarmi, puttana!

David, esausto, si alza dal letto e va in bagno sbattendo violentemente la porta.

Annie rimane sul letto, immobile. Un rivolo di sangue le esce dal naso. Fissa il soffitto con sguardo spento.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie entra trafelata nello studio della dottoressa. Indossa una tuta larga e sgualcita. I capelli, sfibrati e sporchi, sono legati in una coda. Getta la borsa sul divano e inizia a camminare per la stanza. La dottoressa sta compilando dei documenti. Alza a malapena lo sguardo verso Annie, senza scomporsi troppo.

Dottoressa

(finendo di scrivere)

Non ce la fai proprio a bussare prima di entrare, eh?

Annie

(come se non avesse sentito)

Sono diventata una stronza colossale, dottoressa. Sono riuscita ad allontanare anche Christina.

Dottoressa

Christina, la tua miglior amica?

Annie

Sì, lei.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

Annie entra in casa. Fa per posare la giacca sull’appendiabiti ma si accorge che l’appendiabiti è sparito.

Annie

Ma che…?

Sentiamo dei rumori provenire da un’altra stanza. Annie si fionda in salotto. Una ragazza, dall’aspetto giovanile e sorridente, con addosso una tuta colorata, sta spostando il divano.

WINONA RYDER

Annie

Che sta succedendo qui, Christina?!

Christina

Uh, Annie. Sei tornata. Che te ne pare dei cambiamenti?

(gesticolando vistosamente)

Non ho ancora finito. Il tavolo lo spostiamo da questa parte, mentre i quadri vanno bene in quella parete. Il divano è marrone, quindi secondo i principi del feng shui, va ad sud-est in modo da favorire salute e ricchezza. E…

Annie

(interrompendola, innervosita)

Chi ti ha dato il permesso di mettere a soqquadro la mia casa?

Christina

Beh, ne avevamo parlato l’altra sera. Eri d’accordo. Avevi detto che era giunto il momento di voltare pagina.

Annie

Cristo, Christina. Avevamo bevuto del vino. Ero alticcia! Non puoi prendere sul serio ogni cosa che dico!

Christina

(visibilmente delusa)

Ok… vorrà dire che metto tutto a posto. Non ci vorrà molto.

(ritrovando subito l’entusiasmo)

Ah, dimenticavo! Ti ho preso un dèpliant su quei ritiri spirituali di cui ti avevo parlato.

Annie

Non ci vado in quella setta di disperati!

Christina

Ma non è una setta…

Annie

Christina, per favore, basta!

Christina si ferma di colpo, fissando Annie visibilmente scossa.

Christina

(con più calma)

Hai lottato da sola per troppo tempo. È giunto il momento di dividere il fardello con le persone a te più vicine. Non volterai mai pagina se continui a chiuderti in te stessa.

Annie

(sbotta, esasperata)

La tua vita deve essere proprio vuota, Christina, se hai bisogno dei miei casini per riempirla!

Christina, ferita da quelle parole, si ammutolisce. I suoi occhi si inumidiscono, ma prima che Annie possa dire qualcosa, lei esce in fretta dalla casa, sbattendo la porta.

Annie rimane in piedi, immobile. Si porta le mani al viso, come se si vergognasse.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie

Ci siamo sentite un paio di volte per telefono, ma erano conversazione fredde e di circostanza. Ho finto per non rispondere più alle sue chiamate.

(alzando lo sguardo verso la dottoressa, impotente)

Cosa diavolo c’è in me che non va? Perché sono sempre così incazzata con tutti?

Dissolvenza in schermo nero.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie indossa una felpa più grande di due taglie e dei larghi jeans. Questa volta i capelli sono sciolti e le cadono sulla fronte coprendole gran parte del viso.

La dottoressa accende il registratore e si prepara a prendere appunti.

Dottoressa

Ti va di parlarmi giornate nello chalet? Come passavi il tempo?

Annie

Le mie giornate nello chalet? Semplice. Sveglia alle sette, poi colazione preparata da David. Seguiva la doccia in cui lui lavava me e io… io lavavo lui. Poi David usciva a sbrigare delle faccende e io mi dovevo occupare dello chalet. Pulire i piatti, rigorosamente di plastica per evitare che mi potessi far del male da sola. Sistemare il letto. Fare il bucato. E, cosa più importante, dovevo prendermi cura di me stessa. Le unghie dovevano essere perfette, la pelle morbida, i capelli sempre puliti e pettinati. Ma non dovevo azzardarmi a usare il trucco.

INT – CHALET

Annie è rannicchiata in un angolo, si mangia le unghie in modo ossessivo. Sentiamo il rumore del vento provenire da fuori; i rami degli alberi sbattono contro le finestre. Annie è talmente tesa che sussulta ad ogni rumore.

Annie (VFC)

Il pomeriggio era dedicato allo studio di libri da lui selezionati e la cena era alle sette. Si andava a letto alle dieci dopo l’ennesima doccia. E poi c’era il capitolo bagno.

Annie si alza in piedi. Inizia a fare avanti e indietro nervosamente. Si porta una mano alla pancia. Il suo volto è sofferente.

Annie (VFC)

Avevo il permesso di andare in bagno quattro volte al giorno, sempre e solo quando lui era nello chalet. E dovevo lasciare la porta aperta in modo che lui non mi perdesse d’occhio.

Annie si piega in due dal dolore. Non resiste più e va in bagno. Si alza il vestito e si siede per urinare.

Sentiamo armeggiare nella serratura del portone. David entra proprio in quel momento.

Annie si riveste in fretta e furia, ma viene colta in flagrante.

David si fionda su di lei. Il suo sguardo è deformato dalla rabbia.

Annie urla di paura cercando di coprirsi il volto con le braccia.

David l’afferra per i capelli e la obbliga a inginocchiarsi davanti alla tazza.

Prende un bicchiere di plastica appoggiato sul lavandino e lo immerge nell’acqua del water, ora mischiata con l’urina.

Porta il bicchiere alla bocca di Annie che cerca in tutti i modi di divincolarsi e allontanare il viso.

David, con uno strattone, le schiaccia il bicchiere contro le labbra tappandole il naso. Annie è costretta a fare un lungo sorso e ad ingoiare.

David lascia la presa e si rialza.

Annie si accascia a terra tossendo ripetutamente e sputando.

David

(lavandosi le mani col sapone)

Non provarci mai più.

INT, GIORNO – STUDIO

Primo piano del volto di Annie.

Annie

Non mi libererò mai più di queste regole assurde, dottoressa. Dovrebbe assistere alla mia routine prima di andare a letto: porte chiuse a chiave, finestre serrate. Poi faccio il bagno e mi rado le gambe. Prima di andare a letto metto dei barattoli vuoti davanti alla porta, nel caso l’allarme non dovesse funzionare. Mi assicuro che il pugnale sia sotto il letto e lo spray al peperoncino sul comodino.

Dottoressa

Comprendo il tuo disagio, Annie, ma questi rituali sono il mezzo che la tua mente usa per infonderti tutta la sicurezza che hai perso. Sembra paradossale ma quando eri prigioniera , questi riti erano l’unica cosa su cui potevi contare per mantenere un certo equilibrio.

Annie

Già, sarà così. Ma io non riesco ancora a pisciare più di quattro volte al giorno. È umiliante.

(ripetendolo, fissando il vuoto)

È umiliante.

INT – CHALET

Il letto è circondato da candele. David è sopra Annie e cerca di penetrarla ma non ci riesce. Lei rimane inerte come una bambola di pezza, serra i denti e chiude gli occhi.

Annie (VFC)

Purtroppo i fallimenti non lo scoraggiavano.

David

(ansimando, sopra di lei)

Urla il mio nome!

(le dà uno schiaffo)

Urla il mio nome, puttana!

Ancora un altro schiaffo. Il volto di Annie è tumefatto. David, madido di sudore si agita sopra di lei, sempre più frustrato. Le tappa la bocca e il naso. Annie inizia ad agitarsi per la mancanza d’aria, ma cerca comunque di resistere e controllarsi. Sta per perdere i sensi.

David lascia la presa. Si alza esasperato e le rifila un pugno nello stomaco. Annie lancia un urlo e si piega in due per il dolore. David va in bagno e sentiamo scorrere l’acqua della doccia.

Annie (VFC)

Il mio piano non stava funzionando. È vero stavo evitando di farmi violentare, me se avessi continuato così mi sarei fatta ammazzare. Forse lui aveva bisogno di credere che io fossi consenziente. Doveva illudersi che fossi eccitata. Il pensiero mi disgustava, ma non potevo andare avanti così.

INT – CHALET

Siamo nel bagno. Annie è in piedi nella vasca come al solito. David le sta passando una lozione su tutto il corpo, massaggiandole le gambe, l’interno coscia e i seni.

Annie

Sei… sei molto gentile.

David

(sorpreso)

Dici davvero?

Annie

La maggior parte degli uomini è piuttosto maldestra, ma tu hai un tocco delicato.

(David sorride timidamente)

Mi dispiace aver fatto la difficile. Non ero sicura all’inizio, ma ora ci ho riflettuto e forse… forse non è troppo tardi per ricominciare una nuova vita. Sto cominciando ad abituarmi a vivere qui.

David

Stai dicendo sul serio?

Annie

Sì, tu comprendi molte più cose della maggioranza degli uomini.

David

(aprendosi in un sorriso)

Ah, questo è poco ma sicuro.

David prende della biancheria candida e l’ennesimo vestito chiaro.

David

Indossa questi. Starai divinamente.

Stacco.

Annie e David sono vicino al letto. Lui le slaccia delicatamente il vestito e la spoglia. Lei si sfila le mutandine e il reggiseno. I due si distendono sul letto.

Lui si allunga sopra di lei. La bacia avidamente sul collo, sul ventre e sui seni.

Annie inizia timidamente ad accarezzargli la schiena, poi lo bacia con passione. Lui risponde con altrettanta foga e la penetra con un violento colpo di reni. Annie si lascia andare a un gemito.

Annie

(sussurrandogli nell’orecchio)

Aspettavo questo momento.

David si irrigidisce di colpo. Il suo volto si contorce in una smorfia rabbiosa. Afferra Annie per la gola stringendo pericolosamente.

David

(urlando, fuori di sé)

Ti potrei uccidere in qualsiasi momento e tu ti metti a parlare come una puttana? Dovresti essere terrorizzata! Dovresti implorarmi!! Dovresti lottare! Non lo capisci?!

David la solleva per la gola e la riempie di schiaffi. Annie è quasi senza fiato, scalcia e cerca di liberarsi inutilmente.

David libera la presa e Annie ricade sul letto, paonazza in viso, esausta, mentre tossisce in maniera convulsa. David le sputa in faccia, disgustato.

Annie (VFC)

È strano dottoressa. Quando David mi diede della puttana e mi picchiò, provai dolore ma non indignazione. Volevo che mi facesse del male. Meritavo quel dolore. Come avevo potuto dire cose simili? Come avevo potuto toccarlo in quel modo? Quando mi chiedo come abbia fatto a diventare lo zombie che sono oggi, ripenso sempre a quel momento: il momento in cui misi da parte l’anima per far posto alla ragione.

Dissolvenza in nero.

INT – CHALET

Sentiamo una musica.

David e Annie sono a tavola. Stanno mangiando un piatto di lenticchie. Il silenzio è tombale. Lui ha lo sguardo serio e pensieroso. Lei tiene la testa bassa.

Annie

Ho riflettuto molto su… su certe cose. Credo di aver combinato un casino, l’altra sera.

(David socchiude gli occhi e annuisce)

Sai, le cose che ho detto? Non ero io. Pensavo che fosse quello che volevi, pensavo di renderti felice.

(David la guarda intensamente, senza far trapelare alcuna emozione)

Ero spaventata da te e dalle sensazioni che riuscivi a suscitarmi. Ora ho capito. Devo essere franca con te e con me stessa. Sono pronta a cambiare. Vorrei riprovarci, ti prego. Dammi un’altra possibilità.

David

Forse dovrei rifletterci un po’, Annie. Non vorrei prendere decisioni affrettate.

Annie

Che… che ne dici di un abbraccio?

Annie allunga timidamente le braccia verso David. Lui inizialmente è titubante, poi si lascia andare e abbraccia Annie. I due si stringono delicatamente. David affonda le labbra fra i capelli di Annie.

David

Riesco a sentire il tuo cuore battere contro il mio.

David la stringe sempre più forte. I due si avvicinano al letto. Lui inizia a slacciare il vestito di Annie.

Annie

Per favore, non toccarmi… non voglio…

David

(leccandole l’orecchio e il collo)

Ti sento tremare. Di cosa hai paura?

Annie

Di te… ho paura di te. Sei forte e so che mi farai del male.

Il vestito cade a terra. David infila una mano nelle mutande di lei, guardandola intensamente.

David

(sempre più eccitato)

Descrivimi la tua paura.

Annie

Mi sento morire… non toccarmi ti pre…

Neanche il tempo di finire la frase, che David la fa cadere sul letto. Le strappa via le mutande e il reggiseno. Si sfila i pantaloni e con inarrestabile foga, la penetra con violenza. Ad ogni colpo, Annie sussulta e serra i denti, finchè David non si lascia andare a un lungo e liberatorio gemito. Dopodichè si affloscia sopra di lei, ansimante e sudato. Le accarezza i capelli, guardandola quasi con dolcezza.

Annie

Dobbiamo andare a lavarci?

David

Non è necessario. Ora riposati.

Annie si gira su un fianco. David si accosta dietro di lei, cingendola con un braccio.

Dettaglio degli occhi di Annie: sono gonfi di lacrime, ma lei si sforza di non piangere.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – STUDIO

Primo piano del volto di Annie, assorta nel racconto.

Annie

Non ho mai sopportato quelle donne sposate con i loro mariti che le picchiano a sangue. Continuano a compiacere il loro uomo invece di fare i bagagli e scappare. Non riuscivo a provare pietà, le trovavo delle smidollate, senza dignità.

(dopo una pausa, amaramente)

A me è bastato qualche giorno per diventare la schiava di David, pronta a fare tutto ciò che voleva.

Segue un istante di silenzio in cui la stessa dottoressa cerca di metabolizzare il racconto di Annie.

Lei invece fissa intensamente il piccolo albero di Natale sul davanzale della finestra. Un abete in miniatura con tante sfere colorate e una stella cometa sulla punta.

Annie

(ridendo amareggiata)

Sa dottoressa, David mi ha rubato anche il Natale. Dopo quello che ho passato al rifugio non riesco più a viverlo serenamente e mi limito ad aspettare che i giorni di festa passino.

Dottoressa

È assolutamente comprensibile. È stato quel giorno che…

Annie

(interrompendola)

Niente domande, dottoressa. Si ricordi il nostro patto. Sarò io a raccontare tutto, con i miei tempi.

Annie si alza e comincia a fare avanti e indietro per la stanza, fissando il pavimento.

Annie

E comunque sì. È stato quel Natale. Avevamo passato un giorno intero a leggere Il principe delle maree. David aveva una cura maniacale per i suoi libri. Suo padre era un bibliotecario.

INT, CHALET

Annie è in bagno, seduta sulla tazza del water. Si guarda le mutande, ispezionandole centimetro per centimetro. La sua espressione si fa sempre più preoccupata.

Attraverso la porta aperta vediamo passare David che le lancia un sorriso disteso.

Annie si porta le mani alla bocca. Sembra aver capito cosa sia successo. Trattiene a stento le lacrime. Si riveste e si alza. Esce dal bagno. David l’aspetta a braccia aperte, seduto sul letto. Le fa segno di avvicinarsi.

Sentiamo una musica.

Annie si siede timidamente a fianco a lui.

David le stringe una mano.

David

Finalmente lo hai capito anche tu. Sono settimane che non macchi le mutandine di sangue.

(Annie annuisce cercando di nascondere l’angoscia)

Avremo una famiglia tutta nostra.

David le bacia la fronte e le accarezza delicatamente i capelli. Annie resta immobile.

David

Fammi un bel sorriso.

(Annie si sforza di sorridere)

Brava, così. Sai, la donna che mi ha cresciuto, Juliet, non era la mia madre biologica. Mi ha adottato quando avevo cinque anni. La puttana che mi aveva dato alla luce probabilmente era troppo giovane per crescere un figlio. Ma certo non era troppo giovane per aprire le gambe con mio quadre, chiunque fosse.

(in tono più dolce, come perso nei ricordi)

Juliet mi ha cambiato la vita. Aveva perso suo figlio di appena un anno. Aveva tanto amore da dare. È stata lei a insegnarmi che la famiglia è tutto. E tu Annie, che hai perso metà della tua così presto, so che hai sempre voluto una famiglia tutta tua… sono felice che tu abbia scelto me.

Annie risponde con un timido sorriso.

Annie

Hai detto che si chiamava Juliet. Tua madre è morta?

David

(l’espressione si rabbuia di colpo)

Mi è stata strappata via quando avevo solo diciotto anni.

Annie

Mi pare di capire che fosse una persona molto speciale per te. È bello che foste così uniti. La mia non mi ha abbandonato come ha fatto la tua madre biologica, ma dopo l’incidente i dottori hanno continuato a prescriverle psicofarmaci. Era tutta sballata. Per un po’ ho dovuto vivere con i miei zii. So cosa significa la solitudine.

David

E com’era vivere con quei parenti? Erano buoni con te?

Annie

Mi zia Val è stata abbastanza buona con me, almeno credo. Non si è mai lasciata andare a un abbraccio o a qualche parola carina. I miei cugini erano più grandi e in pratica mi ignoravano.

David

A volte anche l’indifferenza può far male.

Annie

È vero. Ma non avevo altri parenti. Quelli di papà erano tutti morti e mamma, oltre la zia Val, aveva anche un fratellastro ma era in prigione per furto e non era certo la persona più adatta per prendersi cura di una ragazzina. È stata dura, ma adesso che sono adulta, capisco anche mia madre. A quei tempi la gente non andava certo dallo psicologo per superare i propri traumi. I medici si limitavano a rimpinzarti di psicofarmaci.

David

Poi siete tornate a vivere insieme, tu e tua madre?

Annie

Sì, in un piccolo bilocale in centro. Eravamo solo noi due, ma tiravamo avanti.

David

Ma non siete rimaste in due troppo a lungo, o sbaglio?

Annie

(annuendo)

Ha conosciuto Wayne, il mio patrigno, a lavoro. Un brav’uomo anche se un po’ grezzo. Si sono sposati poco dopo.

(facendo una pausa)

E tuo padre? Non mi hai mai parlato di lui.

David

(in tono gelido)

Quell’uomo non è mai stato un padre per me. E non era buono neanche con mia madre. Era solo un grosso peloso commesso viaggiatore.

David si alza di scatto dal letto, facendo segno ad Annie di aspettare. Esce di corsa dallo chalet e rientra dopo pochi istanti. Stringe qualcosa tra le mani.

David

Apri le mani.

Annie apre le mani e David lascia cadere una catenina d’oro sporca di terra. Annie la guarda, disorientata.

David

L’avevo regalata a una persona, tanto tempo fa, ma non la meritava. È bella, non trovi?

Annie

Sì… sì, è bellissima. Grazie.

David prende la catenina e la mette delicatamente al collo di Annie, allacciandola.

Primo piano del volto di Annie, mentre David le allaccia la collana da dietro: è terrorizzata e angosciata.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – STUDIO

Primo piano del volto di Annie.

Annie

(mentre giocherella con le maniche della maglia)

Durante i primi due mesi della gravidanza David era irriconoscibile. Perennemente di buon umore, sempre pronto a fare qualche piccolo strappo alla regola. Persino il sesso prima di andare a dormine, non era più obbligatorio come prima. Poi si è assentato per cinque giorni. Mi aveva lasciato il minimo indispensabile per sopravvivere. Lei penserà che senza David mi sentissi sollevata. E invece no. Giorno dopo giorno ero sempre più in ansia.

INT – CHALET

Annie è seduta e sta leggendo un libro ma non sembra affatto concentrata.

Annie (VFC)

Lo detestavo ma non vedevo l’ora che tornasse. Dipendevo completamente da lui.

Sentiamo armeggiare nella serratura. David entra nello chalet, togliendosi velocemente il cappotto e fregandosi le mani per il freddo.

Annie

(alzandosi di scatto, sollevata)

Sei tornato!

David

(serio)

Siediti sul letto, Annie. Dobbiamo parlare.

Annie si siede, visibilmente preoccupata. David le si accomoda accanto e le prende una mano.

David

Sono tornato a Clayton Falls e non vorrei dirtelo, ma devo.

(dopo una pausa)

Hanno interrotto le ricerche.

Annie rimane di sasso, sgrana gli occhi, non riesce a parlare.

David

Immagino sia dura per te. Devo ammettere che mi sono stupito vedendo la tua casa in vendita così presto. Ma immagino che per i tuoi genitori fosse il momento di voltare pagina. E ho scoperto un’altra cosa mentre ero laggiù…

Annie

Cosa?

David

Riguarda Luke. A quanto pare si è già stancato di aspettarti.

Annie

Non ti credo. Luke mi ama!

David

L’ho visto passeggiare a braccetto con una ragazza. Minuta, capelli castani. Un bel tipo, lo ammetto. Si scambiavano tenere effusioni.

Annie

(nervosa e sempre più disperata)

Stai mentendo! Non lo farebbe mai…

David

Non farebbe mai cosa? Saresti disposta a giurare che non hai mai avuto il sospetto che il dolce Luke fosse troppo buono per essere vero? È un debole, Annie.

Annie si volta dalla parte opposta e si trattiene cercando di non piangere.

David

Te ne stai rendendo conto anche tu. Adesso capisci da cosa ti ho salvato.

(prendendole il viso e voltandolo delicatamente verso di lui)

Non hai nessuno tranne me, Annie.

Dissolvenza in schermo nero.

INT – CHALET

Dissolvenza in apertura.

Lo chalet è immerso nella penombra. Solo un piccolo lumino appoggiato al comodino illumina lievemente la casa. David e Annie sono a letto. La pancia di lei inizia a mostrare le prime rotondità.

Annie inizia a bisbigliare una dolce ninna nanna, mentre si accarezza la pancia.

David le si avvicina con il corpo e le sfiora la pancia con la mano.

David

Mia madre mi cantava sempre la ninna nanna. Era davvero brava.

La tua?

Annie

Non che io ricordi. Mia madre non è esattamente il tipo da ninnananne.

David

È così fredda?

Annie

Prima della morte di Daisy, la mamma sapeva essere molto affettuosa. A Natale costruivamo enormi casette di pan di zenzero e lei giocava a mascherarsi con noi. Restavamo sveglie fino a tardi e poi finivamo per guardare qualche film di paura. A volte penso che mi preferisse da bambina. Forse perché si divertiva di più con me quando ero piccola. O forse perché a un certo punto ho iniziato ad avere opinioni mie e a mettere in discussione il suo modo di fare. Qualunque sia la ragione, sono sicura di averla delusa. Ti sei mai sentito così, da bambino?

David si distende supino a fissare il soffitto, tenendo sempre una mano sulla pancia di Annie.

David

Mia madre non voleva che crescessi.

Annie

Tutte le madri sono un po’ tristi quando i figli diventano grandi…

David

No… non era così.

Annie gli si avvicina e inizia ad accarezzargli i capelli.

Sentiamo una musica.

Annie

Se non ricordo male, tua madre aveva perso il primo figlio. Credi che fosse quello il motivo? Avevi l’impressione di essere un… rimpiazzo?

(David si volta verso Annie, il suo sguardo è cupo ma non risponde)

Tempo fa mi avevi chiesto di Daisy e io non avevo voluto parlarne perché per me è… è ancora dura. Insomma, lei era eccezionale. Era la mia sorella maggiore ed era perfetta. Era quello che pensava di lei anche la mamma. Dopo l’incidente la scoprivo a guardarmi. Dal modo in cui lo faceva era chiaro che stava pensando a Daisy.

David

Ti ha mai detto nulla?

Annie

In realtà no. Non lo ammetterebbe mai, ma sono sicura che avrebbe preferito che fossi stata io a sfondare quel parabrezza. E non posso nemmeno biasimarla: per molto tempo l’ho desiderato anche io.

(ridestandosi dal racconto)

Dio, non dovrei parlare così di mia madre. Mi sembra quasi di tradirla.

David

Ma i genitori sono esseri umani, no? Anche loro sbagliano. Mia madre era una donna straordinaria. Avevo cinque anni quando è venuta a trovarmi per la prima volta. Ero stato affidato a una famiglia, ma erano un branco di ubriaconi. Mi picchiavano sempre. Poi è arrivata lei e mi ha portato a vivere con sé. Suo marito era via per uno dei suoi tanti viaggi. Quando siamo arrivati a casa mi ha fatto il bagno. Non avevo mai visto una casa così pulita.

Flash in bianco e nero

Delle mani di donna che accarezzano il corpo di un bambino.

Fine flash

Annie

Deve essere stato bello…

David

Non avevo mai fatto un bagno così. Aveva preparato le candele e c’era un buon profumo. Mi ha lavato i capelli e la schiena con delicatezza.

Flash in bianco e nero

La lebbra di una donna baciano la schiena del bambino, mentre l’acqua scorre sul suo corpo pallido ed esile.

Fine flash

David

Mi ha baciato i lividi. Ricordo che mi disse che avrebbe levato il dolore dalla mia carne e che lo avrebbe preso dentro di sé.

(si appoggia al petto di Annie, abbracciandola)

Mi ha detto che potevo dormire nel letto con lei, perché non voleva che avessi paura. Non mi aveva mai abbracciato nessuno. Sentivo battere il suo cuore. Le piaceva accarezzarmi i capelli. Mi disse che le ricordavano quelli di suo figlio.

Annie

Hai detto che giocavate a mascherarvi… tipo indiani e cowboy?

David

Dormivo nel suo letto, mi faceva sentire al sicuro. Ma le notti in cui il marito tornava dai suoi viaggi, facevamo veloci il bagno e l’aiutavo a vestirsi… per lui.

Annie

Dovevi sentirti molto solo. Era tutta per te, e poi non appena lui tornava, venivi messo da parte.

David

(stringendo Annie più forte)

Doveva farlo. Era suo marito. Ma io ero speciale per lei. Mi diceva che ero il suo ometto.

Annie

Ma certo che eri speciale… ti aveva scelto lei, giusto?

David

(sorride)

Giusto. Proprio come io ho scelto te.

La mdp li riprende dall’alto. Lui abbracciato e avvinghiato al corpo di lei, come fosse un bambino.

Annie (VFC)

Quella notte mi resi conto che mi dispiaceva per lui. Era la prima volta che provavo nei suoi confronti un sentimento che non fosse di ribrezzo o odio. E questo mi spaventò più di ogni altra cosa.

INT, GIORNO – STUDIO

(la musica continua)

Annie è profondamente scossa. Piange, si asciuga ossessivamente le lacrime che non smettono di scendere.

Annie

(piangendo, profondamente turbata)

La gente pensa che quel tizio mi abbia tenuto la pistola puntata addosso per tutto il tempo. E io non ho il coraggio di dire tutta la verità. Come potrei spiegare? Come posso dire alla gente che ho provato compassione per lui? Che a volte mi faceva persino sorridere?! Mi odio, dottoressa. Mi odio come non ho mai odiato nessun altro.

La musica sfuma.

INT – CHALET

David entra velocemente nello chalet. Annie, che sta lavando i piatti, sobbalza. La mdp indugia sulla sua pancia, ormai di diversi mesi.

David

(lanciandole un giubbotto)

Ho bisogno del tuo aiuto, fuori. Indossa questo.

Annie rimane allibita. Afferra il giubbotto e lo indossa, quasi incredula.

EST, GIORNO – CHALET

Siamo all’esterno dello chalet. È una bella giornata di sole. La luce è accecante e le immagini inizialmente sono inondate dal bagliore del giorno. Lentamente i colori tornano tenui e vediamo lo chalet immerso nella fitta vegetazione di un bosco.

Annie esce fuori preceduta da David. Si guarda intorno, tremando vistosamente. Respira profondamente, come per assaporare l’aria.

David la prende per mano, come per distoglierla da quel momento e la avvicina alla carcassa di un cervo. Il grande animale è immerso in una pozza di sangue e il liquido fuoriesce ancora da un foro dietro l’orecchio.

David

Fa’ attenzione. Voglio che ti metta dalla parte della coda e, quando lo giriamo sul dorso, devi prendergli le zampe posteriori divaricate. Nel frattempo, io lo sventro. Hai capito?

Annie annuisce, seppur poco convinta. David comincia a fischiettare un divertente motivetto.

I due, con grande fatica, riescono a far rotolare l’animale sul dorso.

Annie distoglie lo sguardo dagli occhi vitrei dell’animale. Tiene divaricate le zampe, mentre David affonda il coltello nell’inguine del cervo, squarciandogli il ventre.

David inizia a sventrare l’animale affondando le braccia nella pancia della bestia ed estraendo le frattaglie e alcuni organi. Annie distoglie lo sguardo, e trattiene a stento il vomito.

David

(estraendo lo stomaco)

Hai mai ucciso, Annie?

Annie

Ucciso? No, non ho mai ucciso.

David

Mai? Mai? Mai?

Annie

(pensandoci)

Ho investito un gatto con la macchina, quando ero ragazzina. E tu… hai mai ucciso qualcuno?

Sentiamo una musica.

David

(pulendo il coltello sporco di sangue)

Ma che domanda coraggiosa, Annie.

(fissando la lama del coltello, immerso nei ricordi)

Mia madre è morta di cancro alle ovaie. Alla fine riuscivo quasi a percepire l’odore della sua decomposizione. Il marito era morto un paio d’anni prima, ma non mi dispiaceva prendermi cura di lei. Avevo diciotto anni. Lei non la smetteva di piangere. Sai, le avevo detto che suo marito se n’era andato perché di lei non gliene importava un fico secco.

Annie

Perché le avevi detto che se n’era andato?

David

Spesso spariva per mesi interi. E noi due stavamo bene. Poi ritornava e la dovevo aiutare a vestirsi e a truccarsi per lui. Glielo avevo detto che lui non mi piaceva, ma lei era troppo innamorata. Una sera, avevo sette anni, lasciarono la porta della camera da letto accostata. E ho visto…

(la sua voce si incrina)

l’ho vista piangere. Le mani di lui…

Annie

La picchiava?

David

Ero gentile con lei… ero sempre gentile quando la toccavo. Io non la facevo piangere. Non era giusto.

(come destandosi dal racconto, voltandosi verso Annie)

Mi aveva visto… nello specchio. Mi aveva visto. E aveva sorriso. Da quel giorno aveva sempre lasciato la porta aperta.

(sistemando tutti gli organi interni in un secchio)

Quando ho compiuto quindici anni lei ha iniziato a radermi, perché la mia pelle fosse liscia come la sua. E si infuriava se di notte l’abbracciavo troppo forte. Era cambiata.

Annie

Cambiata?

David

Un giorno tornai da scuola prima del solito. Dalla camera da letto provenivano dei rumori. Pensavo che lui fosse in viaggio. Mi sono diretto verso la porta.

Flash in bianco e nero

Attraverso lo spiraglio di una porta vediamo un uomo nudo che prende da dietro una donna. Lei si lascia andare a gemiti animaleschi. C’è anche un altro uomo che prende il viso della donna fra le mani e lo schiaffeggia. Poi la bacia e lei continua a gemere senza contegno, godendo a ogni schiaffo e sobbalzando ai colpi pelvici dell’uomo dietro di lei.

Fine flash

David

Era dietro di lei. E c’era un altro uomo, un estraneo. Mi sono allontanato prima che potesse vedermi. È lì che ho capito che era malata. Aveva bisogno del mio aiuto.

Annie

Cos’hai fatto?

David

(mal celando un sottile ghigno)

Sto rispondendo alla tua domanda, Annie. Ho chiesto a suo marito di portarmi a fare un giro in macchina… e ho sistemato il problema. Finalmente potevo prendermi cura di lei senza doverla dividere più con nessuno. Ma quando la malattie si è aggravata, mi ha chiesto di aiutarla a morire. Mi supplicava. Ma io non ce l’ho fatta.

(battendo le mani)

Muoviamoci ora. Dobbiamo portarlo nel capanno.

La mdp riprende un piccolo e decadente capanno rivestito di lamiere, accanto allo chalet. I due afferrano l’animale per le zampe e lo trascinano verso il capanno.

La musica sfuma.

INT, SERA – CASA ANNIE

Annie indossa gli stessi vestiti che aveva durante la seduta, quindi deduciamo che deve essere appena rientrata. Riempie la ciotola di Emma con delle crocchette e il cane la raggiunge scodinzolando. Accarezza dolcemente l’animale, poi prende un piatto dal frigorifere e lo infila nel microonde. Suona il telefono. Annie va a rispondere e si porta la cornetta con sé.

INT, SERA – CASA LORRAINE

Lorraine è seduta al tavolo della cucina. Nonostante il grembiule, indossa vistosi gioielli e stringe un bicchiere di vino. È al telefono e fuma una sigaretta.

Lorraine

Come sta oggi il mio orsacchiotto?

Annie (tel)

Bene.

Lorraine

Ascolta, ho una grande notizia da darti: Wayne ha avuto un’ottima idea per un affare. Ha per le mani qualcosa di grosso.

Annie (tel)

(con aria di sufficienza)

Uh, grandioso. Un altro colpo di genio di Wayne.

Lorraine

Stavolta ho un ottimo presentimento.

Annie (tel)

Lo dici ogni volta mamma…

Lorraine

(infastidita)

Non mi piace affatto questo tuo atteggiamento, Annie. Dopo tutto quello che Wayne ha fatto per te durante la tua scomparsa. Dopo tutto quello che noi due insieme abbiamo fatto, come minimo potresti mostrare un po’ di gratitudine. Ci siamo indebitati fino al collo per portare avanti le ricerche e se ora il povero Wayne decide di buttarsi in qualcosa di nuovo per tirarci fuori dai guai non puoi certo biasimarlo.

INT, SERA – CASA ANNIE

Annie

Ok, scusami. È che è un brutto momento.

Lorraine (tel)

Forse se uscissi di casa ogni tanto, invece di startene sempre lì a rimuginare…

Annie

Ma smettila. Ogni volta che metto il naso fuori, c’è qualche testa di cazzo di un giornalista che mi piomba addosso.

Lorraine (tel)

Fanno solo il loro lavoro, tesoro. Sbaglio o pagano bene le loro interviste? I quindici minuti di celebrità sono quasi scaduti, Annie. Come tirerai avanti? Non lavori. Sei al verde. Come riuscirai a tenerti la casa?

Annie

(freddamente)

Penserò a qualcosa. Ora devo andare. Ho la cena sul fuoco.

Annie riattacca, innervosita. Rimane seduta sul divano a rimuginare fra sé e sé.

EST, GIORNO – CHALET

Annie è vicino al retro dello chalet. Sta curando un piccolo orticello e si preoccupa di annaffiare le piante. È visibilmente ingrassata e il pancione è ormai molto grande. La luce del sole filtra attraverso le chiome degli alberi. Annie si asciuga la fronte imperlata di sudore.

Annie (VFC)

Dopo quella volta con il cervo, David mi lasciava uscire di tanto in tanto per prendermi cura dell’orto da cui prendevamo le verdure.

David esce dal capanno portando con se della legna. La appoggia vicino allo chalet. Lancia uno sguardo premuroso ad Annie e passandole accanto le accarezza la schiena.

Annie (VFC)

Non mi ero mai resa conto di quanto avessi bisogno di affetto e tenerezze. Gli abbracci di mia madre erano molto rari e ogni volta mi sembravano troppo forzati. David mi accarezzava di continuo, mi abbracciava. All’inizio il suo tocco mi ripugnava, ma con il passare del tempo riuscivo persino a ricambiare i suoi abbracci. Era una mia fragilità e ogni volta che cedevo, Dio solo sa quanto mi odiavo.

Mentre Annie si china per raccogliere delle piante, lancia un urlo di dolore. Si rialza di scatto, portandosi le mani alla pancia.

David nota il volto sofferente di Annie e la raggiunge.

Annie

Ci siamo.

David lascia che Annie si appoggi al suo braccio e i due entrano nello chalet, mentre la povera ragazza soffoca i lamenti dovuti alle fitte.

INT – CHALET

Entrando nello chalet, Annie si appoggia a una sedia cercando di controllare la respirazione. David è impietrito; vaga per la stanza, colto dal panico.

Dettaglio di un liquido trasparente che scende lungo le gambe di Annie. Una pozza bagnata si forma ai suoi piedi.

David sbianca di colpo e guarda il fluido colare dalle gambe della ragazza, quasi disgustato.

Annie

(cercando di mantenere la calma)

È una cosa normale… andrà tutto bene. Ho bisogno che tu… che tu tolga le lenzuola dal letto e vi stenda sopra degli asciugamani.

David si affretta a togliere le lenzuola, poi prende dall’armadio degli asciugamani e li sente sul letto.

Annie, zoppicante e dolorante, raggiunge il letto e si distende.

Il dolore è troppo forte e la ragazza urla disperata portandosi le mani alla pancia.

David è disorientato. Si rannicchia in un angolo dello chalet e si tappa le orecchie, come un bambino.

Annie

(urlando)

Aiutami!!

David, pallido e sudato, le si avvicina. Annie divarica le gambe e inizia a spingere urlando di dolore. Le lenzuola iniziano a macchiarsi di sangue.

Stacco.

Schermo nero.

Sentiamo il pianto di un neonato.

Lentamente l’immagine si rischiara.

David porge ad Annie la piccola creatura. Lei l’accoglie fra le sue braccia, accarezzandole la testa minuscola, ancora viscida e sporca di sangue.

Annie

(commossa, fissando il neonato)

È una bambina.

David non risponde, sembra quasi infastidito. Si guarda disgustato le mani, sporche di sangue.

Annie

(baciando la fronte della bambina)

Benvenuta al mondo.

David

(nervoso)

Guarda che disastro. Avanti alzati che devo pulire.

Annie, fortemente provata e stremata dal parto, lo guarda interdetta.

David

(cominciando a tirare gli asciugamani)

Come te lo devo dire, Annie? Mi ci vorrà un giorno intero per pulire tutto. Guarda, il sangue ha macchiato il materasso.

Annie, ammutolita, stringe forte la bambina a sé, come per proteggerla.

Lentamente si siede sul bordo del letto e si alza dolorante. Ma è troppo debole e sbanda contro il muro scivolando a terra. David inizia a togliere gli asciugamani senza neanche prestare attenzione ad Annie. Lei stringe la bambina a sé, cercando di non piangere.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie è seduta sul solito divano. La dottoressa la ascolta attentamente.

Annie

Dopo il parto, per una settimana, mi parlò a stento, salvo che per impartirmi degli ordini. Ho pensato che sarei morta. Ero troppo debole, mi reggevo a malapena in piedi. Credevo che il mio corpo non avrebbe retto. E invece, come può vedere sono ancora qua.

Dottoressa

Come ha reagito David all’arrivo della bambina?

Annie

David non toccava mai la bambina. Quando la cambiavo o le facevo il bagnetto, mi ronzava attorno e coglieva ogni occasione per obbligarmi a fare qualcosa per lui. Non sopportava che dedicassi parte del mio tempo alla bambina. E poi non sopportava vedermi allattare la piccola. La riteneva una scena ripugnante. Di notte pensavo sempre al modo in cui David aveva sfogato la sua gelosia nei confronti del patrigno. Ero terrorizzata e le provavo tutte pur di non farlo sentire in secondo piano.

EST, GIORNO – CHALET

Annie è seduta vicino alla riva di un fiumiciattolo, a pochi metri di distanza dallo chalet. Sentiamo il rumore dell’acqua scivolare fra i sassi levigati e il cinguettio degli uccelli. Annie sta allattando la bambina, avvolta in una coperta candida. Fissa divertita un variopinto germano che nuota lungo le sponde del fiumiciattolo alla ricerca di insetti.

Alle spalle di Annie compare David che le siede accanto, con un’aria insolitamente serena. Lancia qualche sguardo premuroso alla ragazza e alla piccola. Stringe una fettina di pane. Lancia qualche briciola in direzione del germano che si avvicina guardingo ai pezzettini di pane galleggianti.

David

(rivolgendosi alla bambina)

Guarda che bello, Juliet. Diamo da mangiare al germano. È un animale bellissimo.

Annie

Ju-Juliet?

David

Sì. La chiameremo Juliet.

David solletica le guance paffute della bambina, che gli risponde con un sorriso.

David

Mi vuole già bene.

Annie si sforza di sorridere, ma stringe la bambina a sé ancora più forte.

David continua a lanciare pezzettini di pane al germano, che intanto si è avvicinato alla coppia e mangia le briciole galleggianti. Cammina goffamente lungo la riva, seguendo le briciole di pane.

La mdp stringe sulla bambina. È visibilmente cresciuta dall’ultima scena e deve avere qualche settimana. La piccola nota il germano e lo fissa divertita.

Annie

Hai visto, che bello?

Un boato lacerante. La testa del germano esplode. Il corpo dell’animale si accascia a terra senza vita. Annie lancia un urlo per lo spavento. David stringe il fucile fumante tra le braccia. La bambina inizia a piangere spaventata. David si rialza, come se nulla fosse.

David

Portalo dentro. Ci servirà per cena.

Annie stringe forte la bambina contro il suo petto, cercando di tranquillizzarla, ma lei stessa trema ancora.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie

(facendo avanti e indietro per lo studio)

Ogni volta che ripenso a quel giorno, la paura prende il sopravvento. Dopo la nascita della bambina vivevo perennemente nel terrore. L’avevo messa al mondo ed era mio dovere proteggerla. Dovevo sopravvivere per portarla in salvo. Ma ogni giorno era un incubo. Ogni volta che David perdeva le staffe, pregavo Dio che non se la prendesse con mia figlia.

Dottoressa

È normale. Era l’istinto materno che ti guidava. Se sei stanca possiamo fare una pausa.

Annie

Non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di non essere al sicuro nemmeno adesso. Sono paranoica. Qualsiasi cosa mi terrorizza. Ho ripreso a dormire nel ripostiglio, perché sul letto mi sento troppo esposta. Eppure la polizia è così cortese con me. Mi tiene costantemente informata sulle indagini. Specialmente l’agente Gary. Poveraccio, non avrebbe dovuto lasciarmi il suo numero di cellulare. Ma se fossi ancora in pericolo me lo direbbero, giusto dottoressa? È il loro lavoro. Proteggere la gente. Non è così?

La dottoressa si affretta ad annuire, cercando di infondere sicurezza ad Annie.

INT, GIORNO – SUPERMARKET

Siamo all’interno di un supermarket. La mdp passa attraverso i lunghi corridoio delimitati da scaffali colmi di cibo in scatola. Annie trascina il suo carrello, svogliata. Prende qualche confezione di cornflakes e del pane. È struccata, visibilmente stanca, i capelli sono raccolti in una coda. Indossa una tuta sgualcita i cui pantaloni le finiscono sotto le scarpe. Camminando, Annie nota qualcuno e si ferma di colpo.

La mdp riprende Luke in compagnia di una ragazza. Lei è di spalle, non molto alta e con una cuffia di lana da cui sbucano dei capelli castani. Sono al bancone della frutta, stanno facendo la spesa. Luke lancia sguardi divertiti e complici alla ragazza. Le sorride, le sfiora la mano.

Annie si nasconde velocemente dietro uno scaffale. Rimane immobile per qualche istante, ripensando a ciò che ha visto. Prende dalla borsa un berretto da baseball; se lo infila abbassando la visiera il più possibile. Lascia il carrello in mezzo alla corsia e si allontana a passo svelto.

La mdp la segue, stringendo sul suo viso. Gli occhi sono umidi. Lei si asciuga velocemente le lacrime. Esce dal supermarket tenendo la testa bassa.

INT – CHALET

È buio. Annie e David stanno dormendo, ma in sottofondo irrompe il pianto stridulo della bambina, nella sua culla spartana fatta con qualche asse di legno. David si smuove sotto le coperte. Annie si sveglia e si avvicina alla culla. Prende la bambina in braccio cercando di calmarla e ogni tanto lancia sguardi preoccupati verso David, che sembra continuare a dormire. Annie si alza lentamente, cercando di non far rumore e inizia a cullare la piccola, che però non la smette di piangere.

David

(senza muoversi dal letto)

Falla smettere!

Annie

Non ti preoccupare. Tra poco smetterà. Deve avere una colica notturna.

Annie riprende a cullare la bambina, baciandole la fronte e guardandola con occhi disperati, sperando che smetta al più presto.

Dissolvenza incrociata.

Sentiamo una musica.

Annie sta tentando di allattare la piccola, ma quest’ultima non ne vuole sapere di mangiare e si lamenta urlando e piangendo. David esce dal bagno. È scuro in viso, visibilmente infastidito e nervoso. Si porta le mani alle orecchie, esasperato. Le urla della bambina sono sempre più assordanti. David rifila un pugno devastante alla porta in legno.

David

Falla smettere, maledizione!!

Annie

(travolta dal panico)

Non… non vuole neanche mangiare. Credo che sia malata.

Annie appoggia le sue labbra sulla fronte della piccola.

Annie

(preoccupata)

Sta male. Dobbiamo chiamare un dottore!

David si prepara un caffè, come se non avesse sentito.

Annie

Puoi legarmi al furgone e portarla tu dal dottore. Oppure posso aspettarti qui mentre voi andate.

David

I dottori fanno troppe domande.

(avvicinandosi alla piccola)

Devi solo insegnarle ad avere rispetto, Annie. Tutto qui.

David sfila la bambina dalle braccia di Annie. La stringe alzandola verso l’alto e la fissa, con uno sguardo freddo e severo.

La piccola inizia a dimenarsi con le sue piccole braccine e il suo pianto si fa sempre più disperato.

David, spazientito, lascia la presa.

Il corpicino della bambina cade nel vuoto.

Annie riesce a prenderla in tempo. La stringe a sé, respirando affannosamente.

David

Hai aizzato mia figlia contro di me. E questo non va bene, Annie. Non va bene per niente.

Annie

(sull’orlo del pianto)

No… non farei mai una cosa simile. È solo confusa perché… perché sta male. Lei ti vuole bene… lo so che ti vuole bene…

David fissa Annie in silenzio per qualche istante.

David

Lascia Juliet nella culla. Vedrai che si addormenterà. Ora devi preparare la colazione. Siamo già in ritardo con la tabella di marcia.

Annie fa per ribattere ma si blocca all’istante. Seppur a malincuore, esegue gli ordini e appoggia la bambina piangente nella sua culla, trattenendo a stento le lacrime.

Annie

(dandole un bacio sulla guancia e sussurrandole all’orecchio)

Torno subito, piccola mia.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie è nello studio della dottoressa. Il viso è solcato da profonde occhiaie. Lei se ne sta rannicchiata in un angolo del divano.

Annie

(con lo sguardo perso nel vuoto)

Dormì per qualche ora. Era esausta, poverina. Poi riprese a piangere, ancora più forte. Aveva un febbrone da cavallo. Non sapevo cosa fare. Provavo a curarla con quel poco che c’era nello chalet. E lo facevo sempre quando David era fuori. Lui sosteneva che dovevamo ignorarla, così che imparasse l’autocontrollo. Durante la notte si svegliava ogni mezz’ora. Non chiusi occhio per tre giorni. Finchè la quinta notte crollai e mi addormentai.

INT, CHALET

Lo chalet è immerso nella penombra, illuminato solo dal tenue bagliore della lampada sul comodino. La casa è immersa in un silenzio tombale. Annie è seduta per terra, vicino alla culla. Si è addormentata. La testa le pende da una parte e un filo di saliva scende dalle labbra.

Il capo penzolante le va a sbattere contro la parete e Annie si sveglia di colpo. Si guarda attorno intontita e si alza maldestramente per controllare la bambina, ma la culla è vuota.

Si volta di scatto dall’altra parte. David è seduto ai piedi del letto. Stringe in un abbraccio la bambina, avvolta dalle coperte.

Si volta verso Annie e le passa la bambina.

David

Scusami, non l’ho sentita piangere.

Sentiamo una musica.

Annie guarda David, disorientata. Prende la bambina e la stringe a sé. Le scosta la coperta dal viso e le dà il solito tenero bacio. Annie si sofferma a guardare il viso della bambina. Non è più stravolto dalla sofferenza, ma sembra stia dormendo profondamente.

Annie fissa più attentamente la bambina. Il suo corpicino è di un pallore innaturale, la sua bocca cianotica, le palpebre bluastre. Non respira.

Solo ora, Annie, sembra realizzare realmente cosa sia successo alla bambina. Continua a fissare il cadavere di sua figlia, mentre il suo volto si deforma per il pianto.

Stringe la piccola a sé, piangendo il più sommessamente che può. Ma non ci riesce e il suo corpo è attraversato da tremiti e sussulti. Scoppia in un pianto devastante.

Annie

(urlando, disperata)

Te l’avevo detto che ci voleva il dottore! Te l’avevo detto!!

David si avvicina a Annie e le rifila uno schiaffo che la tramortisce e la zittisce.

David

Dammi la bambina, Annie.

Annie stringe al suo petto il corpicino della bambina, con tutta la forza che ha e guarda furiosa David negli occhi.

David

Ho detto, dammi la bambina!!

Annie fa qualche passo per allontanarsi, cercando di proteggere con le braccia il corpo della bambina. Ma in un attimo David afferra la ragazza per la gola e la sbatte contro la parete.

Stringe la sua morsa attorno al collo di Annie, che non abbassa lo sguardo.

David continua a serrare la presa. La ragazza è ormai cianotica in viso, alza gli occhi verso il cielo e senza rendersene conto allenta l’abbraccio che protegge la bambina. A quel punto David le sfila la piccola dalle braccia e libera Annie dalla sua presa.

L’uomo avvolge il corpo della bambina con la coperta.

Annie è afflosciata a terra e respira a fatica, ma si fa forza e torna in piedi.

Annie

(tendendo le mani verso David)

Ti prego non me la portare via!!

David infila il giubbetto ed esce velocemente dallo chalet portando con sé il corpicino della bambina.

Annie scoppia in un urlo lacerante. Cade a terra. Si trascina verso la porta. Inizia a picchiare, con le poche forze che ha, contro la porta. Urla disperata, dimenandosi istericamente. Artiglia il legno della porta fino a spezzarsi le unghie.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie

(con gli occhi arrossati)

Sparì per due giorni. Non so quanto tempo trascorsi schiacciata contro la porta. Non sentivo più neanche i morsi della fame e della sete. Continuavo a pensare a quello che era successo. Non riuscivo a togliermi dalla testa che fosse morta per colpa mia: io mi ero addormentata. Mi ero addormentata, capisce?

Dottoressa

(altrettanto turbata dal racconto)

Hai fatto il possibile, Annie. Il tuo corpo non ha retto. Eri già fortemente debilitata.

Annie

Quando David aveva varcato la soglia con il suo corpicino esanime, aveva portato via con lei tutto quello che restava di me.

(con la voce rotta dal pianto)

Quando è morta aveva solo quattro settimane. Quattro settimane. E non riesco a togliermi dalla testa che non è stato lui ad ammazzarla. Sarebbe troppo facile prendersela con lui. È colpa mia se è morta nel sonno, mentre io dormivo a meno di un metro di distanza. Si dice che una madre lo sente, quando il suo bambino non sta bene. Ma io non ho sentito niente.

(singhiozzante, travolta dal pianto)

Mi spieghi perché, per favore! Me lo spieghi!

Dottoressa

Annie, tu eri una vittima. Sei una vittima, tanto quanto la tua povera bambina!

Annie, non ce la fa e scoppia in un pianto disperato. Si alza di scatto dal divano ed esce dallo studio.

INT, SERA – CASA ANNIE

Siamo nella camera di Annie. Lei è rannicchiata sul letto in posizione fetale. Stringe un fazzoletto da naso. Gli occhi sono arrossati. Probabilmente deve aver pianto.

Il cordless appoggiato sul comodino inizia a squillare. Annie si alza di scatto, cercando di ricomporsi.

Annie

Pronto?

Luke (tel)

Annie? Sono Luke.

Annie

Oh, Luke. Scusa stavo facendo il bucato…

Luke (tel)

Ti ho interrotto?

Annie

No, cioè sì, ma non importa. Il bucato può aspettare.

Luke

Ti ho visto qualche giorno fa e volevo chiamarti, ma temevo che non ti facesse piacere.

Annie

Mi hai visto?

Luke (tel)

Stavi uscendo dal supermarket. Ho provato a chiamarti, ma andavi troppo veloce e non mi hai sentito.

Annie

(arrossando)

Davvero? Non… non ti ho notato. Mi ero fermata solo per prendere due cose, di corsa.

Luke (tel)

Allora, cosa fai in questi giorni? Hai ripreso a lavorare?

Annie

Ancora no. Forse un giorno. O magari farò qualcos’altro.

Luke (tel)

Qualunque cosa farai avrai successo, ne sono certo. Ma se dovessi riprendere il tuo lavoro, tornerai al top in un battibaleno. Eri bravissima.

Annie

Luke… non te l’ho mai detto e so che avrei dovuto farlo prima… ma ti chiedo scusa per come mi sono comportata quando sei venuto all’ospedale e poi a casa dei miei. È solo che…

Luke (tel)

Annie…

Annie

L’uomo che mi aveva rapito mi aveva raccontato certe cose… la verità l’ho scoperta solo dopo. Ho combinato un gran casino quando sei venuto a trovarmi.

Dissolvenza in chiusura.

INT, SERA – CASA LORRAINE

Dissolvenza in apertura.

Siamo in una cucina arredata con gusto. Lorraine sta cuocendo il ragù e nel frattempo sorseggia un bicchiere di vino.

Wayne, un uomo di mezza età, calvo e dalla corporatura massiccia, sta apparecchiando la tavola. Con loro c’è anche Luke, con addosso ancora il giubbotto.

J.K.SIMMONS (WAYNE) SEBASTIAN STAN (LUKE) JESSICA LANGE (LORRAINE)

I tre parlando cordialmente.

Lorraine si avvicina al ragazzo porgendogli il mestolo con un po’ di ragù.

Lorraine

Luke, tesoro, tu che sei un esperto. Assaggia e dimmi se ho peccato di sale.

Luke sorride imbarazzato e assaggia il sugo.

Luke

È delizioso come sempre, Lorraine.

Sentiamo i passi di qualcuno scendere le scale. È Annie. I suoi occhi sono stanchi, l’aspetto trasandato. Il viso è profondamente dimagrito, i capelli spettinati e arruffati. Indossa un pigiama di flanella, molto largo. Entra in cucina vagamente infastidita.

Lorraine

(alzando eccessivamente la voce)

Bene, ti sei svegliata al momento giusto! Luke stava appunto assaggiando il mio ragù e mi ha chiesto la ricetta. Ma se la vuole deve dare il mio nome al piatto.

Lorraine scoppia in una risata rauca. Barcolla leggermente e il vino nel bicchiere rischia di versarsi. È visibilmente alticcia.

Luke impallidisce nel vedere Annie in quello stato.

Lei se ne accorge e cerca di darsi una sistemata veloce ai capelli.

Luke

(indicando un vaso pieno di rose sul tavolo)

Ti ho portato dei fiori, Annie.

Annie

(tenendo lo sguardo basso, imbarazzata)

Grazie, Luke. Sono molto belle.

Lorraine

Allora Luke, ti fermi per cena? Il ragù è quasi pronto.

Luke

Grazie Lorraine, ma sono di fretta. Oggi c’è molto lavoro al ristorante.

(Lorraine annuisce sorridendo esageratamente)

Se non vi dispiace vorrei restare qualche minuto da solo con Annie…

(guardando la ragazza)

se ti va.

Annie annuisce e si dirige nel salone, seguita da Luke. Chiude la porta a vetri.

Sentiamo una musica.

Annie

(a braccia incrociate, stringendosi nel pigiama)

Sì, lo so, ho un aspetto orribile. Se mi avessi avvertito mi sarei data una sistemata. Dimagrisco a vista d’occhio da quando sono uscita dall’ospedale.

Luke

È solo l’inizio. Vedrai che le cose si sistemeranno man mano.

Luke allunga una mano per sfiorarle i capelli che le coprono il viso, ma appena la tocca lei si ritrae di colpo, irrigidendosi.

Lui rimane impressionato dalla reazione.

Luke

Non posso proprio toccarti?

Annie

Non ci riesco. Non ancora…

Luke

(sofferente, nel vedere Annie in quello stato)

Voglio solo aiutarti a uscire da questa situazione. Mi sento maledettamente inutile. Non c’è proprio niente che possa fare per te?

Annie

(rabbiosa)

No! Te l’ho già detto quando me l’hai chiesto per la quinta volta in ospedale. Non c’è niente che tu possa fare!

Luke

(con un sorriso mesto, ferito dal tono usato da Annie)

Sono un coglione, vero? Pensavo che, parlandone, avrei potuto capire…

Annie

Non puoi capire. Non potrai mai capire.

Luke

Hai ragione, probabilmente non posso. Ma vorrei provarci.

Annie

Io voglio solo essere lasciata in pace!

Segue un attimo di silenzio. Annie respira affannosamente, è agitata. Luke la fissa impotente.

Luke

(commosso)

Mi dispiace così tanto , Annie.

Luke si volta ed esce dal soggiorno. Lo seguiamo di spalle, mentre attraversa a passo svelto al cucina, tenendo lo sguardo basso.

Luke

Buon appetito, Lorraine e grazie dell’invito.

Luke esce in tutta fretta. Lorraine rimane ammutolita a fissare la porta.

Dissolvenza in chiusura.

La musica sfuma.

INT, SERA – CASA ANNIE

Dissolvenza in apertura.

Torniamo a casa di Annie. Lei è al telefono con Luke.

Luke (tel)

Basta, Annie. Non scusarti con nessuno, tantomeno con me. Non avrei dovuto piombarti in casa in quel modo.

Annie

Sono stata cattiva con te.

Luke (tel)

Ne avevi tutto il diritto. Sono stato un coglione. Ma tu, adesso, pensi di farcela a parlarne?

Annie

Non lo so, Luke. Non di quello che mi è successo.

Luke (tel)

Ma certo. Se vuoi… potrei chiamarti di quando in quando, parleremmo di quello che ti pare. Che ne dici, ti va?

Annie

Sì. Insomma, ci proverò…

Luke (tel)

Allora ci sentiamo tra qualche giorno, va bene?

Annie

Non devi sentirti obbligato a chiamarmi.

Luke (tel)

Non è così. E tu non sentirti obbligata a rispondere.

Annie

Ok. A presto, Luke.

Annie riattacca. Fissa pensierosa il telefono.

EST, GIORNO – CASA ANNIE

È giorno. Annie sta facendo jogging assieme ad Emma che la segue al guinzaglio. La vediamo avvicinarsi a casa sua. Rallenta l’andatura e si ferma per riprendere fiato. Si volta verso il portico e nota sua madre Lorraine in attesa proprio davanti l’entrata. Indossa un vestito sgargiante a fiori e un vistoso cappello giallo che la ripara dal sole.

Annie le va incontro togliendosi il berretto e asciugandosi il sudore.

Lorraine

Ti avevo chiamato, ma visto che non rispondevi ho deciso di venire a farti una visita.

Annie

Sono uscita con Emma a fare una corsa.

Lorraine

Beh, senti volevo invitarti a cena, questa sera. Faccio l’arrosto.

Annie

(titubante)

Magari un’altra volta, mamma. Questa sera non sono in vena.

Lorraine non le risponde ma la guarda di traverso. Annie fa finta di nulla e si avvicina alla porta per infilare le chiavi, ma si blocca di colpo.

Annie

Già che ci sei, volevo chiederti una cosa. Ieri sera ho frugato fra la mia roba per cercare le foto di Daisy e di papà, ma non le ho trovate.

Lorraine

È strano. Forse dovresti cercare meglio. Io non le ho prese.

Annie

(si fa pensierosa)

Mamma… tu ci pensi mai, a loro?

Lorraine

(sospira, esasperata)

Ma certo. Che domande. Piuttosto, cosa ti prepari per cena. Non continuerai a mangiare quei fagioli in scatola, vero? Sei ancora troppo magra.

Annie

Mamma, sto benissimo. Non cambiare discorso.

(dopo una pausa)

Ci ho pensato tanto mentre ero… mentre ero lassù. Ma ogni volta che affronto l’argomento, tu cambi subito discorso.

Lorraine

(nervosa)

Ma perché fai così? Stai cercando di ferirmi?

Annie

No, volevo solo… be’ pensavo… io ho perso una sorella e tu una figlia. Pensavo che potremmo parlarne… per superare il dolore…

Lorraine

Non credo di poterti aiutare, Annie. La bambina che hai avuto… non è la stessa cosa.

Annie

(risentita)

E come mai?

Lorraine

Non capiresti.

Annie

(la voce inizia a tremare)

Ah, no? Be’, allora perché non mi spieghi come mai la morte di mia figlia non è nemmeno paragonabile alla morte della tua, così magari capisco.

Lorraine

Mi stai fraintendendo. È ovvio, quello che è capitato a tua figlia, Annie, è una tragedia. Ma non puoi paragonarlo a quello che è successo a me.

Annie

Vuoi dire, quello che è successo a Daisy? È lei che è morta in un incidente, non tu…

Lorraine

(spazientita)

Sei incorreggibile, Annie! Io ti chiedo di venire a cena e tu trasformi il mio invito in un’occasione per aggredirmi. Onestamente, comincio a pensare che il tuo sia solo vittimismo.

Annie

Se così fosse, mamma, trascorrerei più tempo assieme a te.

Lorraine fa per rispondere, ma si trattiene. Scuote la testa, esasperata e delusa. Volta le spalle e se ne va senza salutare Annie.

INT/EST, GIORNO – CHALET

Annie sta lavando i piatti. Lo sguardo perso nel vuoto, il viso slavato e dimagrito.

David entra di fretta nello chalet.

David

(indicandole l’uscita)

Vieni. Ho un lavoro per te.

Stacco.

Siamo all’esterno dello chalet. È una bella giornata e la luce del sole filtra fra le chiome degli alberi. Sia David che Annie indossano abiti leggeri di cotone, quindi probabilmente siamo in estate.

David afferra un’accetta; davanti a lui ci sono frammenti di tronchi. Si appresta a spaccarli.

David

(indicando un mucchio di ciocchi di abete)

Ora fa’ attenzione. Devi raccogliere i pezzi spaccati e ammucchiarli laggiù.

Vediamo una catasta che si erge fino a metà delle pereti dello chalet.

David

Forza, al lavoro. Non abbiamo tutto il giorno.

Annie annuisce e comincia ad imbracciare i primi ciocchi di abete trasportandoli verso la parete dello chalet. Nel frattempo vediamo David spaccare la legna, alzando l’accetta in aria e fendendo i tronchi.

Dissolvenza in chiusura.

Dissolvenza in apertura.

Annie e David stanno facendo una pausa. Entrambi sono madidi di sudore. Lei sorseggia un bicchiere d’acqua. Lui si toglie la camicia rimanendo a torso nudo. Il suo corpo è imperlato di sudore.

David

(afferrando l’accetta e librandola in aria)

Non possiamo permettere che quello che è successo ci distragga dal nostro fine ultimo. La natura va avanti.

(spaccando la legna violentemente)

E poi è stato meglio scoprire quanto fosse debole fin da subito.

Annie

Voglio solo sapere dove l’hai sepolta. Perché non posso dirgli addio?

David

(guardandola con severità)

È morta, Annie. Punto e basta. Le cose non cambieranno. Ho detto che dobbiamo andare avanti e così faremo. Il prossimo sarà più forte. Ormai sono passate sei settimane e tu se guarita. È tempo di rimettersi all’opera. Cominceremo stanotte.

Annie inquietata e disturbata da quelle parole, abbassa lo sguardo, cercando di non far trasparire alcuna emozione.

David

(continuando a tagliare la legna)

Non rispondi, Annie?

L’ascia rimane incastrata in un pezzo di legno. David lancia un’imprecazione. Fa forza con un piede per disincastrarla, poi l’appoggia sulla pila di ciocchi e finisce di spaccare il legno con la sola forza delle mani.

David

Ahi! Fanculo!

Una scheggia gli si infila sul palmo della mano.

David

(succhiando via la scheggia dalla pelle)

Ne avremo un altro in estate.

La mdp rimane ferma su David, stringendo sul suo volto, sudato e affaticato.

Annie (VFC)

(urlando, esasperata)

Stai zitto, stai zitto, stai zitto!!!

Sentendo il tono di Annie, sul volto di David si disegna la rabbia.

Poi improvvisamente un tonfo. Il rumore sinistro e inquietante di qualcosa che si spacca.

David sgrana gli occhi.

La mdp allarga l’inquadratura.

Annie ha uno sguardo furioso, gli occhi iniettati di rabbia. Stringe l’ascia che è conficcata nel cranio di David, da cui inizia a sgorgare sangue. La ragazza lascia l’arma. David fa un passo poi cade in avanti, faccia a terra. Il suo corpo sussulta un paio di volte, poi ritorna immobile.

C’è il silenzio più assoluto. Annie fissa tremante il corpo di David a terra. Intorno alla testa dell’uomo inizia a formarsi una pozza di sangue denso e scuro.

Delle mosche ronzano sulla testa di David.

Annie, quasi incredula, fa qualche passo verso il corpo. Trattenendo il fiato, gli infila una mano sotto il collo, tastando in cerca del battito cardiaco. David è morto.

Sentiamo una musica.

Le immagini si fanno mosse e concitate. Seguiamo Annie con una camera a mano.

Annie, indietreggia di un passo, poi di un altro. Inciampa e cade. Respira a fatica. Si porta una mano al petto come se le mancasse l’aria.

Annie sembra realizzare solo adesso cosa sia realmente successo. Si alza in piedi, di scatto.

Corre verso il capanno ed entra; si guarda intorno. Ci sono attrezzi da lavoro, un grande congelatore e una valigia semiaperta. Controlla cosa c’è all’interno. È praticamente vuota, tranne che per una mazzetta di banconote tenute insieme da un elastico rosa per capelli.

Annie richiude violentemente la valigia, sempre più nervosa.

Torna al corpo di David e dopo un lungo respiro, inizia a frugargli le tasche, cercando di trattenere i conati di vomito. Prima una e poi l’altra finché non trova un mazzo di chiavi.

Inizia a vagare per la piccola radura che circonda lo chalet. Corre, inciampa più volte. Cerca qualcosa, ma non la torva. Si immerge nel bosco. Si fa strada attraverso la vegetazione. Cambia continuamente direzione, in maniera caotica ed esagitata, finchè non nota una sagoma rossa.

Corre disperatamente verso quel punto. C’è una piccola strada sterrata immersa nel verde e, parcheggiato, il furgone rosso con cui Annie era stata rapita.

La ragazza si fionda verso lo sportello. Inizia a maneggiare il portachiavi. A causa della foga le cade a terra più volte. Finalmente trova la chiave e sale a bordo. Richiude lo sportello violentemente.

La musica si blocca.

Annie afferra il volante, come per accertarsi che sia reale. Rimane ferma, respirando affannosamente. Fissa la stradina scoscesa davanti a sé. Un sussulto, un gemito e poi un pianto fragoroso e disperato. La mdp esce dall’abitacolo e si allontana lentamente dal furgone. Vediamo Annie piangere e sfogarsi. Sentiamo le sue urla attutite provenire dall’interno del furgone.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

Annie è in soggiorno, seduta sul divano. Sta guardando la tv e salta da un canale all’altro, annoiata. Dopo diversi starnuti, si soffia il naso energicamente.

Suonano alla porta.

Annie va ad aprire, guardando prima dallo spioncino.

Apre il portone e dall’altra parte c’è sua madre, che stringe un sacchetto di carta.

Lorraine

Wayne mi ha dato uno strappo mentre andava in città. Ti ho preparato i biscotti orsacchiotti.

Lorraine le porge il sacchetto, facendole un sorriso il più possibile sincero.

Annie

(prendendo il sacchetto)

È gentile da parte tua, mamma. Mi mancavano.

Non credo ti faccia bene starmi vicino… ho il raffreddore. Ma se ti va di restare, posso preparare un tè.

Lorraine

(subito preoccupata)

Sei malata? Quando torna Wayne ti portiamo subito dal dottore.

Annie

Mamma rilassati. Non serve il medico per curare un raffreddore.

Lorraine

Va bene, va bene. Perché non ti stendi mentre ti preparo un tè caldo con del miele?

Stacco.

Sentiamo una musica.

Annie si siede sul divano e Lorraine si sistema dall’altro capo. Si coprono entrambe con un plaid. Annie prende dal piccolo tavolino la tazza di tè fumante, mentre Lorraine stringe già un bicchiere di vino. Rimangono per qualche istante in silenzio, poi Lorraine si china verso la borsa appoggiata a terra e ne sfila una busta. La dà a Annie.

Lorraine

Ho torvato quell’album di cui mi parlavi. Chissà come era finito tra le nostre cose. Queste foto ti mancavano. Ti ho fatto fare delle copie.

Annie sfila una foto dalla busta. Ritrae Lorraine e Daisy in posa sorridenti, con sullo sfondo il palaghiaccio. Indossano entrambe lo stesso vestito rosa.

Lorraine

La gente mi diceva sempre che sembravamo sorelle.

Annie

Tu eri più bella.

Lorraine

(sottilmente lusingata)

Annie, tua sorella era splendida.

Annie

Avevi un vestito bellissimo.

Lorraine

Lo avevo fatto cucire sul modello che zia Val aveva scelto per il suo abito da sposa. Ricordo che le feci notare che non aveva abbastanza seno.

(scoppia a ridere)

Non mi ha mai perdonato. Per quello e per averle rubato tuo padre.

Annie

(sorpresa)

Zia Val frequentava papà?

Lorraine

Erano usciti solo un paio di volte. Al matrimonio mi ha a malapena rivolto al parola.

Annie

(sorridendo divertita)

Ora capisco perché zia Val ti odia tanto. Siete sempre state in competizione voi due.

Lorraine

Ricordi quando ha saputo che ti eri aggiudicata il comprensorio sul lungomare?

Annie

Dio sì. Ci era rimasta di merda! Sua figlia erano mesi che cercava di aggiudicarselo.

Lorraine

Annie, tesoro. Non hai mai avuto fiducia nelle tue capacità. Tamara è un’agente immobiliare da molti più anni di te e tu sei riuscita a sfilargli da sotto il naso un affare come quello.

(dopo una pausa enfatica)

Te l’ho mai detto che sono fiera di te?

Annie

(arrossisce, imbarazzata)

Non… non me l’hai detto molto spesso.

Lorraine

(sorseggiando il vino)

Con Luke le cose come vanno? Spero si stiano sistemando… è un così bravo ragazzo.

Annie

Abbiamo parlato un po’ per telefono ultimamente.

Lo aiuterò a tenere la contabilità del ristorante.

Lorraine

La contabilità?! Ma tu odi la contabilità.

Annie

(fa spallucce)

Ho bisogno di soldi.

Lorraine

Hai parlato con un agente o un produttore?

Annie

Ho deciso di non fare soldi con quello che mi è successo. Mi disgusta il pensiero che certa gente ci possa guadagnare. Me compresa.

Lorraine

(preoccupata)

Annie, dovresti pensarci seriamente, sai? Presto i media troveranno qualche storia più interessante e a quel punto sarà troppo tardi per ripensarci.

Annie

Hai dato il mio numero a qualcuno?

Lorraine

Perché? Ti ha chiamato qualcuno?

Annie

Sì. Per questo te lo chiedo. Il mio numero non è sull’elenco. Mi ha contattato una produttrice cinematografica ma io gli ho risposto male.

Lorraine

Non riesci proprio a farne a meno, eh?

Annie si limita a fare una smorfia accondiscendente.

Lorraine dà un’occhiata alla tv. Stanno passando Via col vento.

Lorraine

Ricordi quando vi permettevo di stare sveglie fino a tardi a guardare questo film?

Annie

Certo. Restavi sveglia con noi e poi ci addormentavamo insieme, in salotto.

Lorraine

(facendo un vago sorriso)

Ti va se rimango qui, così finiamo di vedere il film insieme? Sono anni che non lo rivedo.

Annie annuisce lasciandosi andare a un sorriso disteso e sereno.

Dissolvenza in chiusura.

Dissolvenza in apertura.

Il soggiorno è rischiarato solo dalla luce fredda letta televisione. Annie e sua madre sono sedute una affianco all’altra. Lorraine si è addormentata e la sua testa si appoggia sulla spalla di Annie. Lei è ancora sveglia. Guarda sua madre dormire placidamente. Le scosta delicatamente i capelli dal viso. Si commuove.

La musica sfuma.

EST/INT, GIORNO – CASA

Christina è nel verdeggiante giardino di una villetta in stile vittoriano. Sta piantando un cartello con la scritta vendesi. Dopo essersi assicurata che si regge in piedi, entra nell’abitazione.

Stacco.

Siamo in una grande e spaziosa cucina, tirata a lucido. Christina sistema delle ciotole con vari stuzzichini sul tavolo. Squilla il cellulare.

Christina

Pronto?

Annie (tel)

Ciao, Christina. Sono Annie…

Christina

Annie! Sono così contenta che tu mi abbia chiamata!

Annie (tel)

Allora, come stai?

Christina

Io? Come al solito. E tu?

Annie (tel)

Bene, più o meno. Adesso tengo la contabilità a Luke.

Christina

Avete parlato?

(imitando l’accento tedesco)

Che pello, ezzere un’ottima notizzia!

Annie (Tel)

Ma no, non è come pensi. È solo un rapporto di lavoro.

Christina

Già, certo. Se lo dici tu…

Christina guarda alla finestra e vediamo dei clienti che scendono dalla loro auto.

Christina

Cavolo, i clienti sono già qui. Devo scappare, ma chiamami stasera, ok? Vorrei davvero fare due chiacchiere con te.

Annie (tel)

Ok, allora buon lavoro.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

Suonano alla porta. Annie scende dalle scale con passo svogliato. È in tuta, i capelli arruffati e raccolti in una cipolla. Si trascina vicino alla finestra in modo da sbirciare fuori. Vediamo Christina davanti al portone d’ingresso. Indossa una tuta bianca con un berretto da baseball e stringe un enorme secchio di vernice con due pennelli.

Annie (VFC)

Era sabato pomeriggio e me la sono ritrovata in veranda, con un secchio di vernice e due pennelli. Le assicuro dottoressa che la tentazione di non aprirle è stata forte, ma mi sono fatta forza e sono stata brava. Le ho aperto.

Annie va ad aprire.

Christina le sorride entusiasta mostrandole secchio e pennelli.

Christina

(entrando in casa senza troppi convenevoli)

A giudicare dal tuo abbigliamento mi sembra che non avessi granchè da fare.

(Annie si limita a un sorriso tirato)

Be’, allora ho pensato di dare un tocco di colore alla casa. Che ne pensi?

Annie

A dire il vero oggi sono un po’ stanca… se mi avessi chiamato prima…

Christina

(cominciando ad aprire il secchio con la vernice)

Ma fammi il piacere. Come se rispondessi al telefono. Piantala di lamentarti e rimboccati le maniche, ragazza.

Stacco.

Siamo nel soggiorno. I mobili sono stati coperti con un telo e il divano è stato spostato al centro della stanza. Le pareti ora sono dipinte di un giallo paglierino luminoso. Annie e Christina stanno facendo una pausa. Sorseggiano una limonata fresca guardando inorgoglite il lavoro ultimato. Entrambe indossano delle enormi salopette sporche di vernice.

Christina si fa pensierosa. Sembra non prestare più molta attenzione alle pareti.

Sentiamo una musica.

Christina

Allora, cos’è successo alla nostra amicizia?

Annie

(colta di sorpresa)

Non lo so. È solo che…

Christina

Solo cosa? Quando due persone sono amiche dovrebbero essere oneste l’una con l’altra.

Annie

Ci sto provando Christina. Ci sto provando.

Christina

Sai, esiste un libro scritto da una donna che è stata vittima di uno stupro. Parla di come si debbano erigere delle barriere intorno a sé per sopravvivere. Delle barriere che però non…

Annie

(interrompendola)

Ecco cos’è. È la pressione. Tutti i “dovresti”. Io non voglio parlarne e tu continui a insistere. Stai cercando di aiutarmi, lo capisco. Ma che cazzo, Christina, dovresti pure capire quand’è il momento di allentare la corda.

Christina non sa cosa rispondere. Annie è un fiume in piena.

Annie

Se mi vuoi aiutare sul serio, devi accettarmi così come sono. E smettila di spronarmi a parlare dei miei problemi, di cercare di risolverli. Ma cosa vuoi risolvere…

Christina

(annuisce, amaramente)

D’accordo, ci proverò. Io… io ho bisogno di te, Annie.

Annie

(tranquillizzandosi)

Anche… anche io ho bisogno di te. Anche se non lo dimostro…

Christina

Ma… c’è una cosa che devo dirti. Sono successe molte cose mentre tu non c’eri. Eravamo tutti così spaventati e nessuno sapeva come gestire la situazione. E…

Annie

(alzando la mano, interrompendola)

Fermati. Lo so cosa vuoi dirmi. Hanno affidato a te l’incarico per il comprensorio sul lungomare e sono contenta che sia andata così. Sei la migliore e ti meriti quel lavoro. Chiuso l’argomento.

Christina abbassa lo sguardo.

Christina

Volevo solo essere me stessa. Essere sincera.

Annie

Lo so. Sono io che non sono più la stessa.

Christina

(guardando Annie intensamente)

Nessuno di noi lo è più.

INT, GIORNO – STUDIO

(la musica continua)

Annie è a colloquio con la dottoressa, seduta sul solito divano. Ha un aspetto più curato. I capelli sono lisci e le ricadono sulle spalle, mentre le guance e le labbra sono esaltate da un leggero trucco.

Annie

Christina è tornata un paio di volte per aiutarmi a dipingere le altre pareti di casa. Ma era… non so come… tesa. Si comportava in modo strano. Ci sforzavamo di non parlare che di sciocchezze: gli ultimi gossip sulle star di Hollywood e qualche pettegolezzo sugli ex colleghi. Ma sembravano conversazioni di circostanza. Non c’era più la spontaneità di una volta. È triste, lo so, ma non sono ancora pronta a sopportare l’esuberanza trascinante di Christina.

Dottoressa

(prendendo appunti)

Ti va di raccontarmi il tuo ritorno a casa? Nell’ultima seduta mi avevi raccontato di quando ti impossessasti del furgone di David, per scappare.

Annie

Ah, già. Quella è la parte più noiosa del racconto. Ho guidato fino al primo paese che ho trovato lungo la strada, Port Northfield. È a circa quattro ore di macchina da Clayton Falls. Al comando di polizia hanno iniziato con le solite domande di rito. Stupide, inutili. Credevo di aver a che fare con degli idioti. Poi, da Clayton Falls, sono arrivati il sergente maggiore Kincade, che ha seguito le indagini durante la mia scomparsa e l’agente Gary. È lì che l’ho conosciuto per la prima volta.

INT, GIORNO – OSPEDALE

(la musica continua)

Siamo nella stanza di un ospedale. La mdp stringe su Annie, che si sta lentamente svegliando. Il viso pallido e slavato, le profonde occhiaie, lo sguardo spento. La mdp allarga l’inquadratura.

Vicino al suo letto ci sono Lorraine, Wayne, e un medico.

Lorraine stringe un fazzoletto bagnato di lacrime, piange sommessamente.

Lorraine

Piccola mia… la mia bambina…

Annie viene travolta dall’abbraccio, invadente ma sentito, di sua madre. Lorraine, piangendo e come in preda a un isterismo, le bacia il viso, poi i capelli e di nuovo il viso. Il medico si avvicina a Lorraine per cercare di calmarla, ma Annie gli fa cenno di lasciar stare. Lascia che sua madre la stringa, le accarezzi i capelli, le tocchi il viso, finchè anche lei risponde all’abbraccio e le due si ritrovano a piangere l’una sulle spalle dell’altra.

Wayne assiste alla scena, anche lui profondamente commosso.

Annie (VFC)

Ricordo poco di quei giorni. Ebbi un crollo fisico ed emotivo. Il mio cuore andava continuamente in iperventilazione e non facevo altro che svenire, per poi riprendermi e svenire di nuovo. Tutte quelle domande… il dover ripercorrere in ogni singolo dettaglio i giorni della mia detenzione mi rendevano sempre più debole. Mi hanno dovuta ricoverare in ospedale.

La musica sfuma.

Dissolvenza in chiusura.

Dissolvenza in apertura.

Annie apre lentamente gli occhi. Seduto su una poltroncina, in un angolo della stanza c’è l’agente Gary.

TIMOTHY OLYPHANT

Annie

(ancora assonnata e intontita)

Oh… Gary, sei tu. Non dirmi che dovrò rispondere ad altre domande, perché sono troppo stanca.

Gary

(comprensivo)

Non sono qui per tediarti con le domande. Almeno non io. Il maggiore Kincade sarà qui tra un paio d’ore e lui sì ti riempirà di domande. Sai, la polizia sta dedicando molta attenzione al tuo caso. Pensano che il tuo rapitore sia implicato in altri crimini che erano stati archiviati per assenza di prove.

(dopo una pausa)

Mi dispiace, Annie. Avresti bisogno di pace e tranquillità, non di tutti questi interrogatori.

Annie

Grazie per l’appoggio Gary. Passerà anche questa. Ho superato di peggio… credo. Tu piuttosto, che ci fai qui?

Sentiamo il rumore cadenzato dei tacchi rimbombare per il corridoio dell’ospedale. Qualcuno si sta avvicinando.

Annie

Oddio, sta arrivando mia madre. In questi giorni non la reggo e il fatto di essere inchiodata al letto non mi aiuta. È sempre così dannatamente apprensiva, si preoccupa per ogni cosa, mi riempie di domande… Dio, è insopportabile.

Gary

(abbozzando un sorriso)

L’ho conosciuta anche io in questi giorni e confermo che ha una personalità un po’ invadente. Ma è normale che reagisca così… ha paura di perderti di nuovo. È molto scossa anche lei.

Annie

Lo so, lo so.

Il rumore di tacchi si fa sempre più vicino.

Gary

Senti, se vuoi posso darti una mano e farti guadagnare un’oretta di pace e tranquillità.

(Annie lo guarda incuriosita)

Lascia fare a me.

Gary fa l’occhiolino ad Annie e poi esce dalla stanza. Lo sentiamo parlare con Lorraine nel corridoio, ma non capiamo bene cosa si dicono. Dopo qualche istante, Gary rientra nella stanza e chiude la porta.

Gary

(sedendosi sulla poltroncina, gettandosi all’indietro)

Ecco fatto!

Annie

Co-cosa le hai detto? Come hai fatto a convincerla?

Gary

Le ho detto che sono qui per un interrogatorio preliminare e che ho bisogno di un po’ di privacy. Quindi se ne starà alla larga per un’ora circa. Ha detto che andava a comprare una bella torta per tirarti su di morale.

Annie si lascia andare a un sorriso.

Annie

Voi poliziotti… avete sempre una scusa pronta per tutto.

Gary

Vedo che ci hai inquadrati perfettamente.

Annie si sistema meglio nel letto, mettendosi comoda. Torna a guardare il soffitto, socchiudendo gli occhi. Il suo volto sembra divenire sereno dopo tanto tempo.

Annie

Grazie, Gary. Avevo bisogno di un po’ di pace.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

Annie è nella sua camera da letto. Sta riordinando i vestiti nell’armadio. Molti abito sono stesi sul letto. Qualcosa, in fondo all’armadio, attira la sua attenzione. È un album di fotografie. Annie lo prende e si siede a terra, a gambe incrociate. Inizia a sfogliare l’album. Vediamo alcune foto di Annie adolescente. In alcune è con delle amiche. In un’altra è vestita da strega. In un’altra ancora stringe Emma che ha pochi mesi.

Annie sfoglia le foto e si perde nei ricordi. Sul suo volto si disegna un’espressione malinconica, ma serena. Improvvisamente la sua espressione serena si incrina. Annie ha notato qualcosa.

Parte una musica.

In una pagina dell’album manca una fotografia e a giudicare dalla carta rovinata, sembra sia stata strappata via. Accanto alla foto mancante c’è scritto, in corsivo: “LA MIA PRIMA DOLCE CASA”

Flash abbagliante

Rivediamo il momento in cui David mostra a Annie la scatola con le numerose fotografie. Tra di queste ce n’è una che ritrae Annie sorridente davanti alla sua casa.

Fine flash

Annie si alza di scatto e lascia cadere l’album. Sembra terrorizzata. Prende il telefono e compone un numero velocemente.

Annie

Gary! Devo parlarti, è urgente!

INT, GIORNO – FAST FOOD

(la musica continua)

Gary è seduto a un tavolo, davanti a un hamburger e a una coca cola. È al telefono.

Gary

Annie. Dimmi, sono in pausa pranzo.

Annie (TEL)

David… David ha un complice! Ne sono certa!

Gary

Annie, ti prego, cerca di calmarti. Fai dei lunghi respiri e…

Annie (TEL)

(sempre più agitata)

Porca puttana, Gary! Stammi a sentire! Io non mi sento al sicuro… ho paura…

Gary

Ne abbiamo già parlato, Annie. David non ha avuto nessuno complice. I rapitori agiscono sempre da soli.

Annie

(sull’orlo del pianto)

Aveva una mia vecchia foto! Me lo sono ricordato ora.

Gary

(improvvisamente teso)

Una foto? Di che parli?

Annie

Nello chalet, David mi aveva mostrato una foto che proviene dal mio diario fotografico. Ce l’ho qui sotto i miei occhi ed è l’unica fotografia mancante! È stata strappata.

Gary

Annie, cerca di calmarti. Quella foto, è stata sempre a casa tua?

Annie

Certo. Era nel mio album. L’ho sempre tenuto qui, in camera.

Gary

Quindi, chiunque ti conoscesse abbastanza aveva accesso a quella fotografia.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

(la musica continua)

Annie

(improvvisamente calma, come consapevole della situazione)

Sì… è così.

Gary (TEL)

Ok, Annie, ho bisogno che tu non ne faccia parola con nessuno. Non parlare della storia della fotografia con nessuno, hai capito? Io farò delle ricerche e appena ho delle novità ti richiamo.

La musica sfuma.

EST, SERA – STRADA

Annie sta facendo jogging assieme ad Emma che la precede di qualche metro scodinzolando. Il sole è quasi tramontato del tutto e i lampioni del quartiere sono già accesi. Annie corre lungo il marciapiedi e si sta avvicinando a casa.

Parte una musica.

Passa di fianco a un furgone bianco parcheggiato alla meglio.

Un’ombra scura schizza fuori dal furgone e si avventa su Annie. È un uomo, dalla corporatura massiccia, vestito completamente di nero e con un passamontagna. Annie, colta di sorpresa, inciampa e cade ferendosi il labbro inferiore. L’uomo l’afferra per le caviglie e la trascina verso il furgone. Lei si dimena con tutta la sua forza e inizia ad urlare. Il malvivente si avventa su di lei, tappandole la bocca. La stringe nelle spalle, bloccandole le braccia. Annie cerca di divincolarsi, scalcia furiosamente. È ormai in prossimità del furgone. L’uomo la getta violentemente all’interno del veicolo, ma non fa in tempo a chiudere gli sportelli che lo sentiamo lanciare un urlo di dolore.

Emma sta addentando il suo polpaccio, mentre ringhia rabbiosa.

Annie ne approfitta per trascinarsi fuori dal furgone.

L’uomo rifila un violento calcio all’animale, che lascia la presa guaendo.

Annie cerca di rialzarsi da terra. Inizia a correre ma lo sconosciuto l’afferra per una caviglia facendola cadere.

Voce uomo (VFC)

Ehi!! Lasciala stare!! Ho chiamato la polizia!!

Il criminale si volta verso la voce.

Da una casa, adiacente a quella di Annie, sta uscendo un uomo con sua moglie, in vestaglia.

Il criminale, colto alla sprovvista e preso dal panico, lascia andare Annie e scatta a bordo del furgone. Mette immediatamente in moto e parte sgommando. Svolta alla prima curva, in uno stridere di freni.

La musica sfuma.

La mdp passa in una soggettiva di Annie.

Il vicino di casa e sua moglie in vestaglia ci vengono incontro, preoccupati.

Uomo

(guardando verso la mdp)

Sta bene? La polizia sta arrivando!

L’immagine si fa offuscata.

Donna

(la sua voce è lontana e ovattata)

Andrà tutto bene! Non si addormenti!

L’immagine si fa del tutto indefinita e i rumori sono sempre più lontani, finchè non sopraggiunge il buio.

INT, GIORNO – OSPEDALE

Soggettiva di Annie.

Le immagini, da sfocate, si fanno sempre più nitide. Anche i suoni si fanno più chiari e limpidi.

Siamo in una camera d’ospedale. Davanti a noi, ai piedi del letto vediamo un agente della polizia. Ci giriamo da un lato e vediamo Lorraine seduta su una sedia, che si alza di scatto e ci viene incontro.

Lorraine

(guardando verso la mdp)

Annie, tesoro, sei sveglia!

Torniamo a guardare l’agente, ma le immagini ritornano a farsi più sfocate.

Annie

Gary… devo parlare con Gary…

Agente

Annie, ci sono io qui. Ora deve riposare.

Annie

Gary… dov’è? De-devo parlargli…

Agente

Al momento è fuori città. Ci sono io per raccogliere la sua testimonianza.

Suoni sempre più lontani e indefiniti. Immagini annebbiate.

Lorraine

Agente, non è il momento. La lasci riposare.

Sopraggiunge di nuovo il buio.

INT, SERA – CASA LORRAINE

Siamo in una piccola camera da letto. L’arredamento è essenziale e spartano. Qualche foto di Annie da piccola, appesa alla parte e un paio di trofei di pattinaggio sul ghiaccio.

Annie è seduta sul letto, con la schiena appoggiata allo schienale. La coperta le arriva fino alla vita. Stringe il cellulare e fissa, con sguardo spento, un punto oltre la finestra.

Bussano alla porta. Il volto di Lorraine sbuca dalla soglia.

Lorraine

Tesoro, è ora di cena. Vieni di sotto, ti farà bene mangiare qualcosa.

Annie

(senza neanche voltarsi)

Tra poco scendo, mamma.

Lorraine annuisce, seppur in evidente apprensione per la figlia. Richiude la porta.

Squilla il cellulare. Annie risponde prontamente.

Gary (TEL)

Annie?

Annie

Gary! Finalmente! Sono giorni che ti chiamo, cazzo! Non sai cosa è successo!

Gary (TEL)

So tutto. Mi hanno informato dalla centrale.

Annie

Dove sei, maledizione! Ho bisogno di te! Mi hai detto di non parlare con nessuno della foto e poi vengo aggredita… cazzo, Gary, sto impazzendo!

EST, SERA – MOTEL

La mdp riprende un piccolo motel immerso nel verde, tra abeti e pini.

La mdp si avvicina a un balcone. Gary è al telefono, appoggiato alla ringhiera. Fuma una sigaretta, nervosamente.

Gary

Mi dispiace, Annie. Non ho potuto essere lì. Sono a nord, mi sto occupando di un’altra indagine. Ma ti assicuro che sto lavorando anche al tuo caso. Passo ogni santo weekend a mostrare la foto del cadavere di David in tutti gli alberghi e motel che incontro. Non è possibile che non siamo ancora riusciti a dare un’identità a quell’uomo.

Annie (TEL)

Perché non mandi semplicemente qualche fax agli alberghi? E perché non mandi qualche agente a fare il lavoro?

Gary

Primo, se mando la foto per fax è probabile che venga cestinata. Secondo, non ci mando nessuno perchè gran parte degli agenti si sta occupando dei casi attivi. Queste sono indagini che svolgo soprattutto nel tempo libero, Annie. Il tuo caso non ha più la priorità di un tempo.

Annie (TEL)

(amareggiata)

Già… il mio quarto d’ora di celebrità è finito…

Gary

So che per te sarà frustrante, ma dopo quello che è successo, credo che dovresti andare in centrale ad esaminare altre foto segnaletiche.

Annie (TEL)

Quindi credi che chiunque mi abbia aggredito sia in qualche modo collegato con David?

Gary

Credo soltanto che sia importante valutare ogni eventualità.

Annie (TEL)

E cioè?

Gary

Ci sono un paio di anomalie nel tuo caso. La fotografia, tanto per cominciare. Dobbiamo ancora capire come abbia fatto David ad entrarne in possesso e perché ne avesse bisogno, visto che ne aveva scattate personalmente delle altre. Se tu riuscissi a identificare un sospettato per l’ultima aggressione, tutto potrebbe iniziare ad avere un senso.

(silenzio dall’altra parte della cornetta)

Annie… ci sei?

INT, SERA – CASA LORRAINE

Annie stringe la cornetta, ma sembra come immersa nei suoi pensieri.

Annie

Hai… hai ragione, Gary. Domani andrò alla centrale.

INT, GIORNO – CENTRALE POLIZIA

Siamo in un ufficio colmo di schedari. Annie è seduta di fronte a una scrivania dove regna il caos più totale. C’è una grande pila di fascicoli e un’infinità di foto segnaletiche sono sparpagliate sul tavolo. Dall’altra parte della scrivania siede un agente.

Annie esamina le foto segnaletiche una ad una, con estrema attenzione. Sembra però iniziare a subire la stanchezza.

Agente

Vuole fare una pausa? È da quasi un’ora che esamina quelle foto. Un caffè le farà bene.

Annie è esasperate e spazientita. Getta sul tavolo le foto segnaletiche.

Annie

Fanculo. Queste facce non le ho mai viste.

Agente

Ha bisogno di una pausa, si fidi.

Improvvisamente l’attenzione di Annie viene cattura da una foto.

Parte una musica.

La prende e la fissa con attenzione. La foto ritrae un uomo con la testa completamente rasata e una barba scura e lunga. Seppur ingrassato e completamente calvo, l’uomo assomiglia a David.

Flash

Rivediamo lo sguardo di David. Sorride dritto alla mdp, sfoggiando un’espressione sadica.

Fine flash

Annie balza dalla sedia, agitata e turbata.

Annie

È lui! È lui, ne sono certa! Sono i suoi occhi! È David!

L’agente si avvicina per esaminare la foto.

Agente

Ne è sicura?

Annie

Sì, sì! Ne sono certa, l’ho riconosciuto dallo sguardo! Ditemi chi è!

L’agente è in evidente imbarazzo. Evita di rispondere.

Agente

Aspetti qui un attimo.

Annie

No, per la miseria!! Voglio sapere il suo nome, cazzo! È schedato. Dovete dirmelo!

Agente

Annie, cerchi di calmarsi. Dobbiamo prima verificare le informazioni. Se scoprissimo che è l’uomo sbagliato…

Annie

Ti dico che è lui!

Agente

La chiameremo non appena avremo informazioni sicure. Intanto torni a casa e cerchi di riposare. Ah, e compili una lista di tutte le persone che potrebbero avercela con lei.

Annie

Non… non c’è nessuno che potrebbe avercela con me…

Agente

(accompagnandola lentamente fuori dall’ufficio)

Annie, la prego, faccia come le dico. Vada a casa, si riposi un po’ e poi compili quella lista.

Annie questa volta non risponde. Sembra turbata da quella richiesta e tutto il nervosismo e la rabbia di qualche minuto fa sono spariti.

La musica sfuma.

INT, SERA – CASA LORRAINE

Siamo in cucina. La tavola è imbandita per la cena. Lorraine sta sfornando un roast beef fumante. Inizia a tagliere le fettine. Wayne è seduto a tavola a sta sfogliando un quotidiano. Legge con molta attenzione, poi si volta verso Lorraine.

Wayne

Hai letto la notizia? Pare sia successo nel minimarket…

Lorraine

(infastidita)

Oh, Wayne per favore. Non voglio saperne niente. Lasciami cenare in pace.

(alzando la voce)

Tesoro, è pronta la cena.

Lorraine sistema il vassoio con le fettine di roast beef al centro della tavola.

Arriva anche Annie che si siede al suo posto.

Lorraine

(rivolgendosi alla figlia)

Spero che tu abbia appetito questa sera, tesoro. Ti ho preparato il roast beef che ti piace tanto.

Annie

Non dovresti scomodarti, mamma. Lo sai che non ho molto appetito ultimamente.

Wayne

(ripiegando il giornale e posandolo sul bancone della cucina)

Come è andata la giornata, Annie?

Annie si è bloccata a fissare la tv. Trasmettono il servizio di un telegiornale. In alto a destra c’è la foto di una bambina su cui campeggia la scritta “SCOMPARSA”. Un giornalista sta intervistando i suoi genitori in lacrime.

Annie è turbata da quel servizio, ma non riesce a staccare gli occhi dalla tv.

Lorraine se ne accorge e spegne subito la televisione.

Lorraine

(rivolgendosi a Wayne, in cagnesco)

Santo Dio, Wayne! Ti avevo detto di cambiare canale. Risparmiaci certe cose almeno a cena!

(offrendo il rost beef ad Annie)

Tesoro, prendi qualche fettina. C’è anche la salsa ai funghi.

Annie distoglie lo sguardo dalla tv, tornando in sé. Prende un po’ di carne e inizia a mangiare.

Wayne

Allora, dicevamo, hai passato una buona giornata?

Annie

Considerando che non sono stata aggredita da nessuno, direi di sì.

(Lorraine abbozza un sorriso tirato)

Scherzavo. Comunque oggi ho identificato una fotografia alla centrale. Non mi hanno voluto dire chi fosse, ma stanno indagando sul passato di quel tizio.

Lorraine

(accarezzandole la mano)

Bene. Così potrai gettarti alle spalle questa brutta storia, orsacchiotto.

Annie

Be’, non ancora. Gary crede che David possa aver avuto un complice. Magari lo stesso che ha cercato di rapirmi, l’altro giorno. Devo anche faxargli quella benedetta lista…

Lorraine

Lista?

Annie

Niente di importante. Solo un elenco di qualche persona che ho conosciuto in passato. Persone con cui poteva esserci della ruggine.

Wayne

Del tipo?

Annie

Qualche ex, un paio di clienti. Ah, e l’agente immobiliare che concorreva contro di me al progetto sul lungomare.

Lorraine

Christina?

Annie

No, il rivale che avevo all’inizio.

Lorraine

(socchiude gli occhi, titubante)

Non… non te l’ha detto?

Annie

Che vuoi dire?

Lorraine

Non vorrei sollevare un vespaio, ma credo che tu debba saperlo.

(fa un lungo sospiro)

Andrea, la figlia di una mia amica, lavora nella tua agenzia ed è amica dell’assistente di Christina…

Annie

E quindi?

Lorraine

E quindi Christina è sempre stata la tua rivale, per quel progetto. Fin dall’inizio. Era lei l’altro agente.

Annie

Impossibile! Christina me l’avrebbe detto. L’impresario ha scelto lei perché io non c’ero. Non mi tradirebbe mai in questo modo.

Lorraine

(schiarendosi la voce)

Ho sentito che il marito di Christina naviga in cattive acque. La casa che hanno comprato è costata molto. Dev’essere un uomo molto comprensivo… lei e Luke… beh, sono stati molto intimi mentre tu non c’eri.

Annie smette di mangiare. È profondamente scossa da quelle parole.

Flash

Rivediamo una conversazione tra Annie e Christina.

Christina

Ma… c’è una cosa che devo dirti. Sono successe molte cose mentre tu non c’eri. Eravamo tutti così spaventati e nessuno sapeva come gestire la situazione. E…

Annie

(alzando la mano, interrompendola)

Fermati. Lo so cosa vuoi dirmi. Hanno affidato a te l’incarico per il comprensorio sul lungomare e sono contenta che sia andata così. Sei la migliore e ti meriti quel lavoro. Chiuso l’argomento.

Fine flash

Annie

(sempre meno convinta)

Non… non dovresti insinuare certe cose. Parli come se lei e Luke se la spassassero! Erano confusi, non sapevano come reagire a ciò che era successo!

Lorraine

Non ho mai detto una cosa del genere. Ho solo riferito quello che ho sentito dire.

Wayne

(schiarendosi la voce)

Io ho sentito che gli affari al ristorante di Luke non andavano affatto bene. Pare che stesse per chiudere, ma quando sei stata rapita i giornalisti hanno iniziato a frequentarlo e sì, insomma, la situazione è migliorata.

Annie è ammutolita. È sceso un silenzio, pesante e teso. Annie fissa la sua carne nel piatto, la guarda disgustata.

Annie

(alzandosi da tavola)

Devo andare in bagno.

INT, NOTTE – MOTEL

Siamo nella stanza di un motel. L’arredamento è molto umile e spartano. C’è un gran disordine: vestiti gettati alla rinfusa dovunque, un pila di fascioli su una scrivania, una bottiglia di vino e un bicchiere sul tavolo.

Bussano alla porta. Gary esce dal bagno. I capelli sono ancora bagnati. Indossa in fretta un paio di jeans e una camicia, poi va ad aprire.

Annie è sulla soglia.

Gary

Entra, avanti.

Annie entra nella stanza, appoggiando il giubbetto su una pila di vestiti.

Gary

Quando ti metti in testa una cosa, è impossibile farti cambiare idea, eh?

Annie

Credevo l’avessi capito.

Gary

Spero che il viaggio sia andato bene. Allora, cosa dovevi dirmi di tanto importante.

Annie

(portandosi le mani alla testa, nervosa)

Sto impazzendo, Gary. Sto andando fuori di testa. Inizio a dubitare di chiunque. Ho perfino sospettato di Luke e Christina!

Gary

(richiudendo la porta)

Hai saputo qualcosa su di loro?

Annie

Delle voci sul progetto immobiliare sul lungomare che doveva spettare a me. E poi sembra che entrambi abbiano passato molto tempo insieme mentre io ero scomparsa. Ma non significa niente, no? Non lo so, sono talmente confusa…

Gary

(camminando su e giù per la stanza, pensieroso)

Come è andata a finire con quel progetto?

Annie

Se l’è aggiudicato Christina. Ma non mi farebbe mai una cosa del genere.

Gary

Se vuoi davvero che trovi il responsabile dobbiamo considerare ogni possibilità.

Annie

E tu hai scoperto qualcosa? Su David, sulla sua identità…

Gary

Domani dovrei saperne qualcosa di più da un altro dipartimento. Per ora non posso dirti altro.

Annie

(infastidita)

Non mi piace quando usi quel tono da poliziotto con me. Io sono un libro aperto con te! Mi aspetto che tu sia altrettanto sincero!

Gary

(in imbarazzo, senza saper cosa dire)

Annie, ti prego… non rendere le cose più difficili…

Parte una musica.

Annie scoppia in un pianto isterico. Afferra il giubbetto e si dirige verso la porta, esasperata.

Gary la ferma, afferrandola per un braccio e la fa voltare.

Annie

(rabbiosa, con le lacrime agli occhi)

Lasciami andare!

Gary

Prima devi calmarti. Non ti lascio salire in macchina in questo stato.

Annie colpisce Gary in pieno petto, cercando di respingerlo.

Annie

Vaffanculo, Gary! Sono stufa di tutte queste stronzate! Mentre me ne stavo lì in quell’inferno, voi poliziotti non avete mosso un dito! E adesso che mi sono liberata da sola, che cazzo fate, i finti tonti? Io sono stata violentata ogni maledetta notte e tu non puoi neanche darmi un nome? Non lo vedi che la mia vita sta andando a rotoli?!

Annie rifila un violento schiaffo a Gary, che non reagisce, rimanendo immobile. Poi un altro e un altro ancora. Lui non si muove e la lascia sfogare.

Un altro schiaffo. Annie urla, è fuori di sé.

Gary la stringe per i polsi avvicinandosi al volto di lei.

Gary

Ora smettila.

Annie

E tu smettila di fare lo stronzo!

Gary

Ti ho detto tutto quello che posso dirti senza compromettere il caso.

Annie

(a pochi centimetri dal viso di Gary)

Ah, per te quindi è solo di questo che si tratta? Di un caso?

Gary

(lasciando la presa, improvvisamente)

Ma lo sai quante persone scompaiono ogni anno, Annie? Quanti bambini? Mia sorella maggiore è scomparsa quando ero piccolo e non l’hanno più ritrovata, lo sai?

(Annie impallidisce)

È per questo che sono entrato in polizia. Perché nessuno dovesse più vivere quello che abbiamo vissuto io e la mia famiglia! Il mio matrimonio è finito per via del tuo caso…

La musica sfuma.

Annie

(sconcertata)

Non… non lo sapevo…

Gary

(calmandosi lentamente)

Avevamo già diversi problemi prima della tua scomparsa, ma stavamo cercando di risolverli. Poi quando mi hanno affidato il tuo caso, ho dedicato tutto me stesso e il mio tempo… a te. Mia moglie se n’è andata un mese prima del tuo ritorno. Mi disse che non ne poteva più di essere ignorata. Ora vivo qui, Annie. Questa squallida stanza è la mia casa.

Annie

Mi dispiace, Gary, mi dispiace… Lo so, ho perso la testa, ma non so più di chi fidarmi.

Gary si avvicina ad Annie e la stringe in un abbraccio. Lei inizia a singhiozzare e lo stringe forte a sé.

Gary

Nessuno ti farà del male, Annie. Perché io non glielo permetterò.

Sentiamo una musica.

Annie solleva il viso verso quello di Gary. I loro sguardi si incrociano, finchè le loro labbra si avvicinano e si lasciano andare a un bacio. Violento, desiderato e disperato allo tempo stesso.

Gary solleva Annie con passione ed impeto, adagiandola sul letto. Si distende sopra di lei, ma Annie si irrigidisce di colpo. Gary lo percepisce e si rialza.

Annie

Aspetta.

Questa volta è Annie a far sdraiare Gary. Gli si siede sopra, a cavalcioni.

Annie

(sussurrandogli)

Devo… controllare la situazione. Lascia fare a me.

Gary

(accarezzandole le labbra)

Sei sicura di voler andare fino in fondo, Annie? Se vuoi fermarti qui, per me va bene.

Annie non risponde e si limita a baciarlo con rinnovata passione. Gary risponde con altrettanto desiderio, accarezzandole il fondoschiena e le cosce.

Annie gli afferra le mani e gliele blocca sopra la testa.

Annie

Non devi toccarmi.

Annie si spoglia velocemente, togliendosi la camicia, i pantaloni e poi anche la biancheria intima. Sfila i jeans di Gary e le mutande. Torna a sedersi a cavalcioni sopra di lui, che si sforza di non toccarla.

Annie prende una mano di Gary e l’accompagna ai suoi seni. Guida la sua mano più in basso, verso la pancia e fino al clitoride. Annie geme di piacere, Gary, madido di sudore, altrettanto.

Lei si stende completamente su di lui e lo bacia. I loro corpi bagnati scivolano l’uno sull’altro ma è Annie a guidare ogni movimento.

Con una mano inizia a masturbare Gary, poi si solleva leggermente, divarica le gambe e scivola su di lui.

Gary ha un sussulto di piacere. Annie si muove sopra di lui in maniera sempre più concitata. Lui, travolto dal desiderio, prova ad accarezzarle i fianchi, ma lei gli scosta le mani.

È Annie ad affondare le unghie nel petto di Gary, finchè lui non raggiunge l’orgasmo lasciandosi andare ad un ultimo gemito di piacere. Annie però non si ferma, continua a muoversi sopra di lui, in maniera sempre più violenta e impetuosa.

Sul volto di Gary, il piacere fa spazio al dolore.

Gary

Annie, ferma! Basta!

Annie si rende conto solo ora che Gary è venuto e non prova più piacere, quindi si ferma. Si alza e si distende accanto a lui.

La musica sfuma.

I due rimangono in silenzio, a fissare il soffitto. Sudati e ancora affannati.

Annie

È la prima volta che… che lo faccio da quando sono tornata. E sono felice che sia successo con te. Ma non preoccuparti… non mi aspetto niente.

Gary si volta verso Annie e le si avvicina per rispondere, ma lei lo anticipa di nuovo.

Annie

Non fraintendermi, non mi pento di niente, ma non scambiamoci promesse inutili, d’accordo? Allora, qual è il prossimo passo nelle indagini?

Gary

Domani mi sposterò a Kinsol. Ci sono un paio di motel. Mostrerò l’identikit e la foto segnaletica.

Annie

Kinsol? Non pensavo ci fossero persino dei motel a Kinsol…

Gary

Lo so. Ci sono pochissimi abitanti e tutti lavorano alla prigione. Ma tentar non nuoce.

Annie

Conosco Kinsol.Ci sono stata un paio di volte quando ero molto piccola per andare a trovare mio zio, in prigione.

Gary

Quale zio?

Annie

Dwight, il fratellastro di mia madre. Ha rapinato un paio di banche. È stato rilasciato di recente ma è finito subito sul giornale perché pare abbia rapinato un minimarket. Lo stanno cercando. Non riesce a tenersi fuori dai guai… Lui e mia madre sono sempre stati in pessimi rapporti e dopo un po’ lei ha tagliato del tutto i ponti con lui. Non ricordo più neanche il suo aspetto.

Gary si distende sulla schiena a fissare il soffitto, pensieroso.

Annie

C’è niente che possa fare per agevolare le indagini?

Gary

Per il momento cerca di stare alla larga da tutti. Devo fare degli altri controlli. Entro domani ti farò sapere come ci muoveremo. Se dovessi scoprire o ricordare qualche altro dettaglio utile, chiamami subito.

Annie

(annuisce)

Adesso devo andare.

Gary

Vorrei che rimanessi.

Annie

Non posso lasciare Emma da sola per tutta la notte.

(tagliando corto)

Vado a lavarmi.

Annie si alza dal letto e va in bagno, chiudendo la porta. Sentiamo il rumore dell’acqua che scorre nella doccia.

INT, GIORNO – STUDIO

Annie è rannicchiata in un angolo del divano, nello studio della dottoressa. Si mangia le unghie. Il suo aspetto è molto trasandato, i capelli sporchi e arruffati, il viso slavato e pallido. Sembra profondamente scossa.

Annie

Il vero nome di David era Simon Rousseau. Quando l’ho ammazzato aveva quarantadue anni. La fotografia segnaletica era stata scattata quando lo avevano arrestato a trentanove anni , per aver pestato un uomo a sangue. Aveva patteggiato e dopo un anno la sentenza era stata invalidata perché la polizia aveva manipolato le prove.

Dottoressa

Capisco. Te la senti di parlarmi di quello che è successo?

Annie

Lo sa quello che è successo. È su tutti i giornali. Mi sono conquistata altri quindici minuti di celebrità….

INT, GIORNO – AUTO/MOTEL

Sentiamo una musica.

Siamo in un’auto. Gary sta guidando a grande velocità, lungo una strada costeggiata da alberi. Dai suoi occhi traspare una grande preoccupazione. Fissa la strada davanti a sé. La mdp si sofferma sul suo sguardo e si immerge nei suoi occhi.

Flash

Siamo nel corridoio di un motel. Gary sta mostrando l’identikit e la foto segnaletica a una donna delle pulizie.

Donna delle pulizie

(indicando l’identikit)

Ha un’aria familiare. Credo di averlo visto. Ha soggiornato qui diversi giorni. Era un uomo molto galante.

Gary

Si ricorda qualcosa di insolito, di particolare?

Donna delle pulizie

(pensandoci un istante)

Ricordo che era un bell’uomo e ammetto di averci fatto un pensierino. Poi un giorno ho visto entrare una donna nella sua stanza e ho subito abbandonato l’idea.

(facendo una risatina maliziosa)

Sa, era una gran bella donna, con un portamento fiero, grandi occhiali da sole e un lungo foulard. Sembrava una star del cinema.

Fine flash

Torniamo nell’auto di Gary. Sta parcheggiando. Dal finestrino riconosciamo la casa di Annie.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

(la musica continua)

Gary è appena entrato. Annie lo fa accomodare in cucina.

Annie

Hai delle novità?

Gary sembra prendere tempo prima di rispondere. È in evidente disagio.

Annie apre la credenza e prende delle bustine di tè.

Annie

Ti offro un tè.

Gary

Lascia stare il tè, Annie. Ho bisogno che tu ti sieda.

Annie

(improvvisamente turbata)

Che… che succede?

Gary

Quando sei venuta da me, ieri sera, mi hai detto che tuo zio era detenuto nella prigione di Kinsol. Perciò ho fatto un controllo e ho scoperto che stava dentro nello stesso periodo in cui c’era anche Simon Rousseau. Ho scoperto anche che tuo zio teneva alcune foto delle nipoti appese alle pareti della cella.

Annie si siede. Inizia a tremare.

Annie

Dove vuoi arrivare?

Gary

(prendendo un lungo respiro)

A noi risulta che tua madre sia andata a trovare tuo zio.

Annie

Non… non è possibile! Non vuole nemmeno sentirlo nominare. Hanno troncato ogni rapporto!

Gary

Abbiamo un video, Annie. E la sua firma nel registro dei visitatori.

Annie si alza di scatto e inizia a fare su e giù per la cucina.

Annie

Non è possibile… non è possibile…

Gary

Annie, calmati. Devo chiederti una cosa ancora. Quando eri lassù, c’era niente di insolito nello chalet? Non so, qualsiasi cosa… uno strano oggetto…

Annie

(sforzandosi di pensare)

Non c’era niente.

Gary

Cerca di ricordare, Annie. È importante.

Annie sembra avere un’illuminazione.

Flash

Siamo in bagno. Annie si sta dando una sistemata allo specchio. Si sciacqua il viso e si pettina velocemente i capelli. Fruga dentro un cassetto e prende un elastico rosa per capelli. Lo guarda stranita per qualche istante, poi non ci fa più caso e lo usa per legare i capelli in una coda di cavallo. Esce dal bagno e la seguiamo mentre entra in cucina. È la cucina di Lorraine e lei sta preparando il roast beef.

Lorraine

(rivolgendosi alla figlia)

Spero che tu abbia appetito questa sera, tesoro. Ti ho preparato il roast beef che ti piace tanto.

Fine flash

Annie

(cercando di mantenere la calma)

Aveva una mazzetta di soldi, in una valigia tenuta nel capanno. Le banconote erano tenute insieme da un elastico rosa per capelli. Quando… quando sono stata a casa di mia madre, l’altro giorno, aveva lo stesso tipo di elastici nel cassetto, dello stesso colore. Ne ho preso uno.

Gary

Lo hai tenuto?

Annie

(con la voce tremante)

Sì…

Gary

Bene. Ne avremo bisogno per fare un raffronto. Dopo aver scoperto che tua madre si è incontrata con tuo zio abbiamo inviato un mandato per controllare il conto corrente di Lorraine.

Annie si sta rendendo conto solo ora della gravità della situazione. Impallidisce di colpo e si siede tremante su una sedia.

Gary le va incontro e l’abbraccia.

Gary

Annie, ti prego, resisti ancora per un po’. Siamo vicini alla verità.

Annie

(stretta nell’abbraccio di Gary)

É… è mia madre… non può… non può…

Gary

Non abbiamo ancora nessuna prova che tua madre sia coinvolta. Spero davvero che non sia così, ma ho bisogno che in questa fase, tu non abbia contatti con nessuno. Cerca di non parlare con nessuno, Annie, è un momento delicato.

Annie

E adesso… cosa farete adesso?

Gary

Domattina avremo il mandato, ma ci vorrà qualche giorno prima che la banca ci fornisca i dati. Nel frattempo raccoglieremo tutte le prove possibili. Se dovessimo prelevare tua madre troppo presto, potrebbe distruggere le prove o tentare di fuggire.

(accarezzando il viso di Annie e cercando di infondergli forza)

Fino a quel momento cerca di restare alla larga da chiunque. Mi dispiace, Annie, mi dispiace tanto ma non hai scelta.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – CASA ANNIE

Suonano alla porta. Annie va ad aprire. È Wayne che sorregge una macchina per il caffè.

Annie

Entra pure.

Annie richiude la porta. Wayne appoggia la macchina sul tavolo della cucina.

Wayne

Alla fine tua madre si è decisa a farla riparare. Gliel’ho detto che non era carino far pagare le spese a te.

Annie fa un sorriso di circostanza.

Annie

Grazie per avermela portata. Oggi non me la sentivo di uscire di casa. Credo di avere un po’ di febbre.

Wayne

Oh, mi spiace, Annie. Cerca di riguardarti. Vuoi che vada a farti la spesa?

Annie

No, non mi serve niente.

(facendosi forza)

A essere onesti, Wayne, ti ho chiamato perché volevo parlarti.

Wayne

Sì? E di cosa?

Annie

Pare che abbiano raccolto nuove informazioni sull’uomo che mi ha rapito.

Wayne

È una buona notizia…

Annie

(prendendo fiato)

E… c’è dell’altro. La polizia crede che mamma sia coinvolta nel rapimento. Dicono di averla vista nell’hotel in cui alloggiava il rapitore e pare avesse usato un’auto simile alla tua Cadillac.

Wayne

(evitando lo sguardo di Annie)

Un sacco di gente guida macchine uguali alla mia. La polizia si sbaglia. Cosa vai pensando, Annie?

Annie

Guardami.

(Wayne è molto nervoso)

Ne sai qualcosa?

Wayne scuote la testa prontamente.

Annie

Wayne, hanno un mandato e stanno per ottenere il rendiconto bancario di mamma!

Wayne impallidisce. Inizia a sudare. Sembra diventare improvvisamente insicuro. Si porta le mani alla testa.

Wayne

È un casino… un casino, cazzo…

Wayne, colto dal panico, inizia a fare avanti e indietro per la cucina finchè non imbocca il corridoio per il portone di casa, ma Annie, agguerrita, gli si para davanti e lo blocca.

Annie

Che cazzo sta succedendo, Wayne? Dimmelo o chiamo la polizia in questo istante!

Wayne

Mi dispiace, mi dispiace… non sapevamo che fosse uno così… non avremmo mai immaginato… te lo giuro, Annie!

(con uno sguardo colmo di disperazione)

Avrei dovuto fermarla, lo so, l’ho sempre saputo… ma non potevo immaginare che…

Annie

(sempre più turbata)

Ma cosa? Cosa non potevi immaginare?

Wayne

Ecco… che tua madre aveva assoldato quell’uomo per farti rapire.

Parte una musica.

Annie, deglutisce e rimane in silenzio, sentendo quelle parole chiare e prive di ogni ambiguità. Profondamente scossa, indietreggia, allontanandosi da Wayne.

Annie

Voi… siete stati voi…

Wayne

Devi ascoltarmi, Annie. È andato tutto a rotoli. Ma io non lo sapevo, te lo giuro! Quando sei stata rapita, all’inizio, tua madre sembrava stranamente tranquilla e non era da lei. Io pensavo che sarebbe impazzita. Ma una settimana dopo la tua scomparsa ha iniziato a stare sveglia tutta la notte, a bere come una spugna. La seconda settimana è andata in visita da tuo zio, per ben tre volte. Continuava a ripetere che non era colpa sua, non era colpa sua…

Annie

Ma che cosa non era colpa sua? Si può sapere che cosa ha fatto?

Wayne

(disperato, inizia a piangere)

Avresti dovuto scomparire per una settimana, non di più. Ma le cose non sono andate come previsto. Non so quale fosse l’accordo con Dwight. Tua madre diventa talmente sfuggente quando gli chiedo di lui. Diceva… diceva che se fossi sparita per almeno una settimana, ci avremmo guadagnato di più.

Annie

(portandosi una mano alla bocca, scioccata)

Guadagnato di più? L’ha fatto per soldi?

Wayne

Tutto è cominciato quando ha saputo che eri in lizza per accaparrarti l’incarico per quel comprensorio sul lungomare. Credeva che non ce l’avresti fatta, che era qualcosa fuori dalla tua portata. Se zia Val fosse venuta a sapere del tuo fallimento, non avrebbe perso occasione di rinfacciarlo a tua madre. Sai come sono fatte quelle due. In eterna competizione…

Annie

E tu non avevi idea di cosa stesse per fare?

Wayne

Ha detto che tuo zio conosceva un detenuto che avrebbe potuto farlo, e lo strozzino che avrebbe prestato i trentacinquemila.

Annie

(con una rabbia crescente)

Trentacinquemila?! Tanto è costato rovinarmi la vita?

Wayne

Tua madre non voleva che ti facesse del male. Il rapitore non si è fatto più sentire. Ecco perché dopo la prima settimana tua madre ha cominciato a preoccuparsi molto. Tuo zio ha indagato, ma nessuno sapeva dove ti avesse portato.

Appena ho scoperto cosa era successo, le ho detto immediatamente di avvisare la polizia. Ma lo strozzino non voleva che avessimo coinvolto la polizia e ci minacciò, dicendo che ci avrebbe spezzato le gambe, ad entrambi. E poi voleva i suoi soldi. Non era più disposto ad aspettare.

Annie

Ma non avevate paura che David potesse farmi del male? Che potesse uccidermi?

Wayne

Ogni maledetto giorno, ma non avevo scelta. Qualsiasi cosa avessi fatto, Lorraine ne avrebbe pagato le conseguenze. Probabilmente con la vita. Eravamo rimasti al verde quando sei tornata e dovevamo ancora i soldi allo strozzino, così Lorraine gli ha promesso che avrebbe riavuto il suo denaro, sperando che tu avresti venduto la tua storia a qualche produttore o alla tv. Ma continuavi a rifiutarti. Ha fatto di tutto perché i media non perdessero interesse.

Annie inizia ad avere chiaro tutto il piano. Guarda Wayne con rabbia e frustrazione. I suoi occhi sono colmi di lacrime ma non piange. Si allontana da lui, come se la disgustasse.

Annie

Quell’uomo che ha tentato di rapirmi di nuovo, in strada… chi era?

Wayne abbassa lo sguardo, si copre il viso, piange afflitto dal senso di colpa.

Annie

Come… come hai potuto Wayne?! Mi hai terrorizzata! Mi hai fatto male!!

Wayne

Non volevo farti del male. Non immaginavo che ti saresti difesa con tanta forza. Tua madre ha detto che i media stavano perdendo interesse e noi eravamo nella merda fino al collo.

Annie

(furiosa)

Voi eravate nella merda? Voi? Ma che ne sai, bastardo! Essere nella merda significa essere stuprati ogni sera. Essere nella merda significa dover lottare, piangere e gridare per farlo eccitare. Essere nella merda significa dover pisciare a orari stabiliti. Questo significa essere nella merda!

(la sua voce è rotta dal pianto, trema)

Mia figlia è morta, Wayne. La sua testa era più piccola della tua mano. Ed è morta. E mi dici che è stata la mia famiglia a farmi questo? Voi, le persone di cui dovrei fidarmi di più, e che… che…

Annie non riesce a continuare. Scivola a terra, sedendosi sul pavimento. Respira a fatica. Si porta una mano al petto, come se avesse un attacco di panico.

Wayne le si avvicina per aiutarla ma lei lo scosta via.

Annie

Non ti avvicinare!

I due rimangono in silenzio. Annie cerca di riprendersi lentamente.

Annie

Devi consegnarti alla polizia, lo sai vero?

Wayne annuisce. Sui suoi occhi la disperazione e la rassegnazione.

Wayne

Io amo davvero tua madre…

Annie

(fredda)

Sì, lo so. Ora andiamo in centrale.

Annie infila una mano nella tasca della tuta e sentiamo un click.

Dissolvenza in chiusura.

La musica sfuma.

INT, GIORNO – CENTRALE POLIZIA

Dissolvenza in apertura.

Siamo all’interno di una piccola stanza dall’arredamento spoglio e glaciale. Ci sono due agenti di polizia oltre a Gary e Annie. Sono tutti davanti a uno specchio magico attraverso il quale vediamo Lorraine seduta davanti a un tavolo, all’interno della stanza degli interrogatori.

Il suo aspetto è trasandato, i capelli sono spettinati e la donna non perde occasione di sistemarseli ogni due minuti. Il mascara le cola pesantemente lungo le guance, il rossetto è sbavato e le dona un aspetto inquietante. Indossa un tubino e gli immancabili tacchi. Si guarda intorno con sguardo smarrito.

Gary

(rivolgendosi a Annie)

Abbiamo la confessione spontanea di Wayne e la registrazione della conversazione che hai avuto con lui. Sono prove schiaccianti, Annie. Credi davvero di riuscire a strapparle una confessione? Ho paura che parlare con lei possa farti ancora più male…

Annie

Devo guardarla negli occhi e chiederle perché lo ha fatto. Non so se supererò mai tutto questo, ma di sicuro ho bisogno di incontrarla un’ultima volta.

Gary annuisce, seppur in evidente apprensione. Fa un cenno ai due agenti che accompagnano Annie fuori dalla stanza.

Stacco.

Siamo nella sala degli interrogatori. Un tavolo sgangherato e due sedie su cui sono sedute, una di fronte all’altra, Annie e sua madre.

Lorraine guarda la figlia chinando la testa di lato. Le sorride teneramente, come se non si rendesse conto di ciò che ha fatto.

Annie invece la fissa con occhi gelidi.

Sua madre allunga una mano verso le braccia di Annie, per accarezzarle, ma lei la scosta brutalmente.

Lorraine si fa di colpo seria.

Lorraine

Gary ti ha raccontato tutto, non è così?

Annie

So tutto, mamma. Più di quello che avrei voluto.

Lorraine

Devi aiutarmi, Annie! Sei la mia unica possibilità per…

Annie

Aiutarti? Perché diavolo dovrei aiutarti? Hai pagato qualcuno per rapirmi, per farmi del male…

Lorraine

(portandosi le mani al viso, come per nascondersi, in maniera molto teatrale)

No! Io non volevo che ti facesse del male, è solo che… è andato tutto in malora, e adesso…

Annie

E adesso la mia vita è una merda e tu sei in prigione. Bel risultato, mamma.

Lorraine

(guardandosi attorno, con uno sguardo allucinato)

Non posso restare qui dentro, Annie! Morirò! Ma… ma se tu parlassi con la polizia potresti dire loro di ritirare le accuse, o spiegare che capisci il motivo per cui ho dovuto…

Annie

Io non capisco un bel niente, mamma!

Lorraine

Non avevo altra scelta… arrivavi sempre seconda!

Parte una musica.

Annie

Mi stai dicendo che è stata colpa mia?!

Lorraine

Lo sai come ci tratta zia Val! Come ci guarda dall’alto verso il basso.

(con la voce improvvisamente rotta dal pianto)

Tu non hai idea, non hai idea di quello che ho passato. Non sono un mostro, Annie. Sono una buona madre! Ma tu non sai l’infanzia che abbiamo passato io e zia Val.

(si alza e inizia a camminare per la stanza fissando un punto indefinito e stringendosi nelle spalle)

Era sempre stata la preferita di nostro padre, ma soprattutto la preferita del nostro patrigno. Quando nostra madre ha scoperto che il marito andava a letto con una delle sue figlie, Val le ha detto che ero io. Da un giorno all’altro tutte le mie cose sono finite in giardino e il nostro patrigno ha lasciato la città. Se non fosse stato per Dwight, sarei finita sotto un ponte.

Annie

Che centra lo zio Dwight?

Lorraine

Quando sono stata cacciata di casa, sono andata a vivere con lui. Facevo la cameriera, mantenevo entrambi. Poi gli è venuta la folle idea di rapinare una banca ed è lì che è finito in prigione. Ho tirato avanti facendo due turni al giorno. Poi è arrivata Val, con un bellissimo uomo che aveva conosciuto…

Annie

Papà…

Lorraine

Sì, sarebbe diventato tuo padre.

(con un sorriso sottilmente compiaciuto)

Val non mi ha mai perdonato di avergli rubato l’uomo.

(tornando seria)

Poi, dopo la morte di tuo padre mi sono imposta di andare avanti, per il tuo bene. E ho sposato Wayne. Un totale imbecille. Buono solo a sperperare denaro in ogni sua geniale trovata della durata di, al massimo, un paio di mesi. Navigavamo in cattive acque, Annie, ma non l’ho mai detto a nessuno. Provavo troppa vergogna. Poi, quando ho sentito del progetto che ti sarebbe stato assegnato, ho pensato che… che le cose potevano mettersi bene. Ma poi ho saputo che Christina sarebbe stata la tua rivale. E sappiamo entrambe che è un’agente molto più brava di te. Se tu avessi perso, Val mi avrebbe tormentato per tutta la vita.

Annie

E quindi hai deciso di rovinare la mia di vita.

Lorraine

Il mio piano avrebbe aiutato anche te, ci saremmo sistemati tutti per sempre! Ma non è andata bene. Wayne si è rivelato il solito idiota. Solo Dwight ha cercato di fare qualcosa.

Annie

(ferita dall’atteggiamento della madre)

Sul serio non ti importa niente di quello che mi hai fatto passare?

Lorraine

Dovevi sparire solo per una settimana. Quello che è accaduto in seguito è stato un incidente.

Annie

Ma come cazzo fai a dire che è stato un incidente! Hai ingaggiato tu l’uomo che mi ha stuprata e che ha causato la morte di mia figlia!

Lorraine

(guardandola intensamente, con sconcertante naturalezza)

È come quando volevi il gelato e hai chiesto a tuo padre di fermarsi al negozio. Non volevi mica che morisse.

Annie è ammutolita. Spiazzata e annichilita dalle parole della madre. I suoi occhi si inumidiscono, ma Annie si sforza di non piangere.

Annie

Tu… tu mi stai incolpando della loro morte. È di questo che si tratta!

(non riuscendo più a trattenere le lacrime)

Tu mi hai sempre ritenuta responsabile! Ecco perché non ti sei fatta problemi a farmi rapire!

Lorraine

(seccata)

Oh, Annie! Non mi stai ascoltando! So che volevi solo un gelato e che non volevi che morissero. E neanche io avrei mai voluto che ti succedesse qualcosa di male. Volevo solo che Val la piantasse di tiranneggiarmi! Ma non lo farà ancora per molto.

(colma di entusiasmo, come se parlasse da sola)

Domani parlerò con l’avvocato. Gli dirò cosa ha significato per me avere Val come sorella. Quello che ha fatto con il nostro patrigno. Di come mi ha umiliata…

(voltandosi di colpo verso Annie)

Chissà se verrà in tribunale? Dovrà sedere lì e assistere mentre il mio avvocato…

Annie

(turbata nel vedere sua madre in quello stato)

Mamma! Smettila! Ma che stai dicendo!?

Lorraine

Annie, tesoro, non è per te. Tu non c’entri.

(portandosi le mani alla bocca, facendo su e giù per la stanza, parlando ossessivamente fra sé e sé)

È una cosa tra me e Val… tutti lo sapranno… già, parlerò di quello che mi ha fatto… sì, dirò tutto… in tribunale… alla sbarra…

Annie si asciuga le lacrime. Cerca di farsi forza e, capendo che sua madre non è più in sé, si avvicina all’uscita.

Lorraine

(accorgendosi che la figlia sta uscendo)

Dove vai?

Annie

A casa.

Lorraine

Non dire niente a nessuno finchè non avrò messo in chiaro le cose.

La faccenda deve essere gestita nel modo giusto…

Annie

Santo cielo, mamma… non riesci proprio a capire…

Lorraine guarda la figlia con aria smarrita. Annie si volta e apre la porta.

Lorraine

Quando torni, portami il giornale.

Annie

(senza voltarsi)

Io non tornerò, mamma.

Lorraine

Ma io ho bisogno di te, tesoro.

Annie

(uscendo dalla stanza, mentre gli agenti richiudono la porta)

Te la caverai benissimo.

La musica sfuma.

EST, TRAMONTO – CASA ANNIE

Annie è seduta accanto a un piccolo tavolino di legno, sotto al portico di casa sua. Sorseggia una limonata e fissa il quartiere davanti a sé. Dallo sguardo capiamo che è immersa nei suoi pensieri. Una macchina parcheggia vicino al marciapiedi e vediamo scendere Christina.

Annie le sorride e la saluta con un cenno del capo, invitandola ad entrare. Emma corre incontro a Christina annusandola dappertutto. Lei risponde con qualche affettuosa carezza, poi si siede accanto ad Annie, che le versa un po’ di limonata in un bicchiere.

Annie

Grazie per essere venuta. Devo parlarti di una cosa.

Vorrei che ti occupassi della vendita della mia casa.

Christina

(spiazzata)

Vuoi vendere la casa? Te ne vai?

Annie

Ho deciso di accettare la proposta di una direttrice cinematografica. Tanto un film lo faranno prima o poi e se c’è qualcuno che deve beneficiare di quella pellicola, beh, sono io. Ho accettato di incontrare la produttrice e il suo capo tra una settimana. Parlano di cifre enormi.

Christina

E perché vuoi vendere la casa?

Annie

Dovrò trasferirmi a Hollywood per seguire i lavori da vicino. Avrò il potere di supervisionare il progetto dall’inizio alla fine, in ogni dettaglio. Insomma, è una cosa che mi porterà via molto tempo e poi ho anche bisogno di soldi al più presto.

Christina

Ma… Annie… puoi far quel film e tornare quando vuoi. Non serve che tu ti trasferisca dall’altra parte dell’America e venda la tua casa…

Annie lancia a Christina un’occhiataccia. Quest’ultima afferra il concetto.

Christina

Ok, ho capito. È una tua decisione e probabilmente è ciò di cui hai bisogno, non ti giudico. Lo giuro.

Annie

Bene, grazie.

Le due rimangono in silenzio per qualche istante. Guardano la strada davanti a loro, senza scambiarsi neanche uno sguardo. C’è un palpabile disagio nell’aria.

Annie

(schiarendosi la voce)

Credo di sapere cosa stavi cercando di dirmi il giorno che mi hai aiutato a dipingere casa.

(Christina la guarda costernata e a disagio)

Mettiamoci una pietra sopra. Non ce l’ho con te e non ce l’ho con Luke. Capita.

Christina

È successo solo una volta, te lo giuro. Avevamo bevuto. Eravamo così preoccupati per te e nessuno capiva come ci sentivamo…

Annie

Te l’ho detto, Christina. Mettiamoci una pietra sopra. Davvero.

Torna il silenzio tra le due. Entrambe sorseggiano la limonata.

Christina

Ho sentito che tua madre ha detto in giro che stavo cercando di rubarti il progetto, prima che fossi rapita.

Annie

L’ennesima bugia, non ci far caso.

Christina

In parte è vero. Ho realmente preparato una proposta per l’impresario, ma non sapevo che fossi tu la mia concorrente. Quando lo sono venuta a sapere, mi sono ritirata dalla competizione e mi hanno chiamata solo dopo che sei scomparsa. Per me la tua amicizia contava molto di più e non volevo gettarla al vento per degli affari.

Annie

(commossa)

Grazie, Christina.

Christina

Non voglio che tu te ne vada, che lasci questa casa…

Annie

Piantala.

Christina

(facendosi coraggio)

No, stavolta no! Non ho fatto altro che stare in disparte durante tutti questi mesi. Ti ho lasciato lottare contro tutto e contro tutti da sola, come volevi tu. Ma non ti permetterò di scappare, Annie!

Annie

Scappare?! E chi ha parlato di scappare? Sto solo cercando di non farmi sfuggire un’occasione e magari di mettere a posto i miei casini!

Christina

Dio, Annie! Cosa pensi di fare? Di azzerare il dolore scappando a mille miglia di distanza? Non puoi cancellare quello che ti è successo con un colpo di spugna!

Annie

(innervosita, sbattendo una mano sul tavolo)

Che cazzo stai dicendo?! Pensi davvero che stia cercando di dimenticare tutto quello che mi è successo?

Christina

Sì, io credo di sì, e non ci riuscirai. Non ti fidi abbastanza di me per parlarmene, ma so che ci pensi di continuo…

Annie

Il problema non sei tu, sono io! Raccontare quello che mi è stato fatto a qualcuno che mi conosce, dire quello che ho fatto io…

(con la voce rotta dal pianto)

leggere nei tuoi occhi…

Christina

Ti vergogni? È questo? Ma non è stata colpa tua, Annie! Sei sopravvissuta per un anno insieme ad un pazzo, sei riuscita ad ammazzarlo e a scappare! Io non riesco nemmeno a lasciare mio marito!

Annie

(colta di sorpresa)

Tuo marito? Cosa c’è che non va?

Christina

Avevamo problemi già da prima del tuo rapimento. Poi quando sei scomparsa ho passato tutti i giorni a cercarti, ero logorata dall’idea di trovarti. Mi sono gettata nel lavoro per cercare di andare avanti, ma è stato peggio. Non dormivo più la notte. Ho rischiato l’esaurimento e ciò mi ha allontanato sempre più da mio marito.

(con le lacrime agli occhi)

Questa cosa, questa cosa terribile, Annie, non ha toccato solo te. Ha toccato tutti quelli che ti vogliono bene. Niente di tutto quello che hai vissuto è stata colpa tua, ma è importante che tu sappia che non sei l’unica ad aver sofferto. Anche altre persone sono state male e stanno male tutt’ora. Ecco perché penso che tu stia scappando. Scapperei anche io se fossi in te, ma tu devi restare, devi affrontare le cose di petto! Io ti voglio bene Annie. Non ti arrendere, non fare come lui!

Annie

Lui chi?

Christina

Quel pazzo.

Annie

Porca puttana, Christina! Mi stai paragonando a quel pezzo di merda?

Christina

Ma anche per lui era intollerabile, no? Voglio dire, vivere in mezzo alla gente… per questo era scappato…

Annie

(esasperata)

Io non sto scappando! Sto voltando pagina, sto tentando di costruirmi una vita nuova! Non paragonarmi mai più a quell’uomo, capito! Questa conversazione finisce qui.

(dopo aver ripreso fiato)

Anzi, credo che faresti meglio ad andartene.

Christina si alza, ferita e abbattuta.

Christina

Lo vedi? Scappi. L’unica cosa che sai fare è cacciarmi via.

Sentiamo una musica.

Annie perde la ragione, si fionda su Christina e la sbatte contro il muro.

Annie

(urlandole contro)

Non mi importa se stai passando un periodo di merda. Questo non ti dà il diritto di controllare la mia vita! È la mia vita, la mia! Non la tua!

Christina alza le mani, in segno di resa, cercando di mantenere la calma.

Christina

Va bene, Annie, io volevo solo…

Annie

(inarrestabile)

Perché non mi lasci in pace, eh? Tu non hai idea di quello che ho passato, chiaro? Come ti permetti di dirmi certe cose? È stata mia madre a farmi rapire, Christina!

Christina

Sì…lo so…

Annie

Mi ha mentito! Mi ha abbandonato lassù!

(inizia a singhiozzare)

Da sola! È stata mia madre!

(non riesce più a trattenere le lacrime)

E adesso finirà in prigione. Non ho più nessuno! Nessuno!

Christina

(urlando verso Annie, con tutto l’amore che ha)

Hai me. Hai me!

Annie scoppia in un pianto inarrestabile e lacerante, ma liberatorio. Christina le va incontro e la abbraccia, stringendola forte a sé. Anche lei inizia a piangere. Le due scivolano a terra, continuando a stringersi l’un l’altra. La mdp si allontana lentamente e si innalza verso l’alto, fino a riprendere l’intero quartiere.

INT, GIORNO – STUDIO

(la musica continua)

Primo piano del volto di Annie.

Annie

Ho pianto come non avevo mai fatto in tutta la mia vita. Christina mi ha tenuta stretta a sé per tutto il tempo. Quando le lacrime hanno smesso, ho sentito una strana pace, una strana sospensione del dolore.

La dottoressa annuisce sollevata.

Dottoressa

E Luke? Lo hai più sentito?

Annie

(con un sorriso amaro)

Ci siamo sentiti un paio di volte. Ma erano telefonate di cortesia. Non avevamo più nulla da dirci. Luke e la Annie prima del rapimento sembravano nati per stare insieme. La Annie di oggi non ha più nulla in comune con Luke. È proprio vero, dottoressa. Il rapimento non ha sconvolto solo la mia vita, ma anche quella delle persone che mi volevano bene.

Segue un istante di silenzio. Annie sembra pensare a qualcosa. La dottoressa attende che lei riprenda il discorso.

Primo piano del volto di Annie, ora con una nuova consapevolezza e una determinazione maggiore.

Annie

(con un sorriso malinconico)

Dottoressa, sa come avevo chiamato mia figlia? Non l’ho detto mai a nessuno. Si chiamava Hope. Speranza.

Schermo nero.

Un film di

Ben Affleck

Con

Natalie Portman …………………………………………………Annie

Josh Brolin ……………………………………………………….David

Jessica Lange ………………………………………………… Lorraine

Wynona Ryder …………………………………………….…Christina

Timothy Olyphant …………………………………………Agente Gary

Sebastian Stan ……………………………………………………. Luke

J.K. Simmons…..………………………………………………… Wayne

Christine Estabrook …….………………………………….. Dottoressa

Ted McGinley …………………………………………….. Padre Annie

Tratto dal libro

Scomparsa”

di Chevy Stevens

Questo film è fittizio e partecipa ad un gioco di cinema virtuale, non si intende sfruttare in nessun modo l’immagine delle persone citate.

www.cinematik.it

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