La professione della signora Warren (CK)

La Professione della signora Warren

CAST E PERSONAGGI

Vivie Warren

Cresciuta in vari collegi, senza una vera famiglia Vivie Warren ha un carattere forte e molto indipendente. Cova un risentimento malcelato per la madre, troppo poco presente nella sua vita e della quale sa veramente pochissimo, soprattutto non ne conosce la professione che l’ha tenuta, per tutta la vita, così impegnata e lontana dalla figlia.

Vivie Warren è interpretata da Gwyneth Paltrow, premio oscar nel 1998 per “Shakespeare in love“. Tra le altre sue performance, restano degne di nota soprattutto quelle in “Sliding doors”, “il talento di Mr.Ripley” e “Sidney”.


Signora Warren

La madre di Vivie è una donna estroversa ed incredibilmente energica, sempre vestita in maniera troppo appariscente quando non volgare. Dotata di fortissima personalità, attira inevitabilmente l’attenzione di tutti le persone che entrano in contatto con lei, in particolarmente quelle di sesso opposto. Evidentemente ha pure un buon conto in banca visto che si è permessa di far studiare la figlia nei più prestigiosi, e quindi costosi, college inglesi.

La Signora Warren è interpretata dall’esuberante Goldie Hawne, anche lei premio oscar nel lontano 1970 con “Fiore di cactus” ad evidenziarne la lunga ed intramontabile carriera. Tra le sue ultime prove d’attrice rimangono memorabili “il club delle prime mogli” e “la morte ti fa bella“.


Praed

Vecchio amico della Signora Warren, uomo di grande sensibilità e cultura, amante della vita ed in particolar modo dell’arte. E’ una di quelle persone con cui si parla sempre volentieri, la cui presenza è sempre gradita. Lega immediatamente con Vivie Warren, così come è legato da grande affetto alla madre di lei.

Praed è interpretato da David Morse, uno dei tuttofare di Hollywood. Apparso in un gran numero di film, quasi sempre con ruoli da non protagonista, meriterebbe forse migliore considerazione. Memorabile tra le altre la sua prestazione in “dancer in the dark“, l’ultimo capolavoro di Lars Von Trier.


George Crofts

Ricco affarista di quelli che si sono fatti da soli, privo di cultura e buon gusto. Una di quelle persone che pensa di ottenere tutto col denaro, che tenta di far credere agli altri di essere un “nobile” per diritto di nascita. Scontroso e burbero con tutti, ha un vero e proprio debole per la signora Warren di cui è grande amico (e non solo).

George Crofts è interpretato da Sam Neill, altro attore eclettico e molto attivo ad Hollywood e dintorni. Sicuramente noto a tutti per essere stato tra i protagonisti di “Jurassic Park”.


Reverendo Samuel Gardner

Un pastore protestante chiaramente poco convinto della sua “missione”. Come molti religiosi ama citare la bibbia e predicare  tramite essa dotti insegnamenti, apparendo però molto poco convincente quando non goffo ed impacciato.

Il reverendo Samuel Gardner è interpretato da Tom Wilkinson, grande attore inglese proveniente dal teatro. Ha acquisito notorietà internazionale soprattutto per la sua esibizione in “Full Monthy“, ma era nel cast anche di “Shakespeare in love“, “Wilde” e “the patriot”


Frank Gardner

Un amico, e qualcosa di più, di Vivie Warren. Pigro ed indolente, fermamente deciso a godersi i piaceri della vita, senza espletarne i doveri. Non ha intenzione di lavorare, vive ancora col padre e passa il giorno a bighellonare e ad importunare membri del gentil sesso.

Frank Gardner è interpretato da Joseph Fiennes, anch’egli divenuto popolare soprattutto per “Shakespeare in love” ma anche per un altro film in costume: “Elizabeth“.

SCENA 1 – Una villa inglese. Esterno giorno.

La casa è una villa nella campagna inglese, con un piccolo giardino alberato. Tra due alberi è appesa un’amaca nella quale giace una donna, Vivie Warren (Gwyneth Paltrow), che sta leggendo un libro. Il giardino termina con un cancello dal quale si affaccia Praed (David Morse). E’ una splendida giornata di sole, la scena è coloratissima, tanto da sembrare finta, disegnata.

Praed (alla donna): mi scusi, sto cercando la villa della signora Allison.
Vivie (continuando a leggere): l’ha trovata. E’ questa!
Praed: suppongo allora che lei sia Vivie Warren, io mi chiamo Praed.
Vivie (staccando gli occhi dal libro ed alzandosi per vederlo): prego signor Praed entri pure

Vivie gli va incontro e gli stringe energeticamente la mano.

Vivie: piacere di conoscerla.
Praed (massaggiandosi la mano, evidentemente stretta troppo forte): il piacere è tutto mio. Sua madre è arrivata?
Vivie (stupita): mia madre deve arrivare?
Praed: certo, non lo sapeva? E’ stata lei ad invitarmi qui affinché conoscessi sua figlia
Vivie: non mi stupisco. Mia madre è solita farmi queste improvvisate senza preavviso.
Pread (imbarazzato): oh, mi dispiace molto…
Vivie: non si preoccupi, non è colpa sua. Ma si accomodi (Vivie indica una sedia sdraio vicino ad un ombrellone).
Pread: forse dovremmo andare alla stazione incontro a sua madre?
Vivie (con freddezza) Perché dovremmo? La strada la conosce meglio di me.
Praed (sconcertato, sorpreso): beh… suppongo di si.
Vivie: sa, mia madre mi ha parlato di lei ed è esattamente come me l’ero immaginato! Spero potremo diventare amici.
Praed: grazie, sono molto lusingato. Certo le ragazze di oggi sono proprio meravigliose, ai miei tempi una giovane ragazza come lei non si sarebbe espressa in maniera così diretta.
Vivie: eh?
Praed: intendevo dire che ai miei tempi le donne erano molto meno dirette con gli uomini. Per esempio quando io avevo la sua età ragazzi e ragazze avevano paura gli uni delle altre: non c’era nessun rapporto, diciamo così “cameratesco” fra loro. Niente di sincero, solo un po’ di galanteria copiata da romanzi e film. Le donne riservate, l’uomo cavaliere. Dire sempre no quando s’intendeva dire si.
Vivie (seria): immagino fosse un grande spreco di tempo. Specie per le donne.
Praed: lo può dir forte, per fortuna le cose sono cambiate. (pausa) sua madre mi ha detto che si è laureata in matematica col massimo dei voti. Complimenti,
Vivie: grazie, ma non lo rifarei per quella cifra.
Praed: cifra?
Vivie: si, diecimila sterline. E’ quanto mia madre mi ha dato per la laurea. E ho fatto pure più del previsto laureandomi col massimo dei voti. Ma non lo rifarei, diecimila è un prezzo troppo basso, ne chiederei almeno cinquantamila.
Praed: E’ un modo molto pratico di pensare le cose, non è soddisfatta e orgogliosa anche della cultura che ha tratto dai suoi studi?
Vivie: Ah la cultura, non è certo quella che mi appaga della mia laurea. Piuttosto mi appagano le prospettive di lavoro e di guadagno che ne derivano. Anzi se devo essere sincera io qui non sono in vacanza ma sono venuta a studiare diritto. Io odio le vacanze.
Praed: e l’amore e la bellezza della vita, quando ha tempo di godersele se non in vacanza?
Vivie: sono due cose che non mi interessano minimamente.
Praed: scherza?
Vivie: no. A me piace lavorare e guadagnare col mio lavoro e quando sono stanca sdraiarmi su una poltrona a fumare un po’ d’erba, bermi un Whisky e guardarmi un vecchio film alla TV.
Praed: e l’arte? Lei non si è ancora resa conto del mondo meraviglioso che un artista le può rivelare!
Vivie: Beh, ci ho provato. Sono stata a Londra da un amico che mi ha portato alla National Gallery…
Praed: bene…
Vivie: all’opera…
Praed: bene…
Vivie: e ad un concerto di musica classica. Ho resistito per buona educazione ma non rifarei quell’esperienza a qualsiasi prezzo. (sorridendo) Così ha scoperto che razza di ragazza moderna sono io. Crede che potrò andare d’accordo con mia madre?
Praed: non lo so, lei mi sembra parecchio diversa da sua madre,  d’altronde non poteva che essere così, vista la differente educazione che avete ricevuto. Sua madre fa parte di quella schiera di persone che ricevono un’istruzione che ritengono inadeguata e che sono convinte che dare ai propri figli un’istruzione completamente diversa sia la cosa giusta da fare. Quindi  se lei considera la vita di sua madre…
Vivie (interrompendolo): ma io non so nulla o quasi della vita di mia madre, la conosco appena! Ho vissuto in Inghilterra fin da bambina, a scuola o in collegio o con persone pagate per prendersi cura di me. Mia madre viveva ad Amsterdam e a Vienna e non mi ha mai permesso di raggiungerla. La vedo soltanto quando viene a farmi visita in Inghilterra. Quindi non dia per scontato che io sappia qualcosa su mia madre!
Praed (sorpreso e visibilmente a disagio): in questo caso… (guardandosi in giro) ah che bel posticino ha scelto.
Vivie (impassibile): un modo un po’ brusco per cambiare argomento non crede? Perché non si deve parlare della vita di mia madre?
Praed: beh, non è mio uso parlare alle spalle delle persone assenti, credo che di questo ne debba eventualmente discutere con lei.
Vivie: e immagino che neanche lei ne vorrà parlare. (pausa) Sa, credo che tra me e mia madre ci sarà battaglia grossa quando le comunicherò la mia decisione di trasferirmi a Londra per guadagnarmi da vivere con le mie forze. Non credo che fosse questo che lei avesse in programma per me. Lei che ne pensa?
Praed: credo anch’io che sua madre abbia in mente tutt’altro futuro per lei…
Vivie: Si, ma ormai ho deciso, sarò irremovibile, tanto più che io non ho segreti nel mio passato e potrò usare i suoi come arma a mio favore…
Praed: non lo faccia la prego… forse è meglio se vi accenno qualcosa riguardo sua madre…

Praed si interrompe vedendo arrivare la signora Warren (Goldie Hawn) e Gorge Crofts (Sam Neill). La signora Warren è vestita in maniera molto vistosa, giovanile, un po’ volgare, George Croft è invece un signore distinto, ben vestito e serioso.

Vivie: eccoli finalmente. Ciao Mamma, il signor Praed ti aspetta da mezz’ora.
Signora Warren: beh, se Paddy aspetta non è altro che colpa sua, doveva sapere che sarei arrivata col treno delle tre e dieci.
Croft (porgendo la mano): è un piacere rivederla, Vivie.
Vivie (stringendo la mano con antipatia mal celata): grazie, mettetevi pure a vostro agio mentre vado in casa a preparare un tè.

Vivie entra nella villa. Croft si massaggia la mano, indolenzita dalla stretta di Vivie.

Praed (sorridendo): stretta di ferro, eh? Tranquillo, ora ti passa.
Signora Warren (a Praed): allora, dimmi. Che ne pensi della mia bambina?
Praed: Credo per prima cosa che dovremmo smettere di pensare a lei come una bambina. Sai i giovani se la prendono se li si tratta da bambini…
Signora Warren (stizzita): Tu non ti preoccupare, so benissimo come trattare mia figlia.
Praed: non lo metto in dubbio, solo attenta a trattarla con rispetto.
Signora Warren (sbalordita): rispetto? Trattare mia figlia con rispetto?

Vivie si affaccia alla porta della villa e chiama sua madre.

Vivie: mamma! Verresti a darmi una mano in cucina?
Signora Warren: arrivo cara!

Le due donne entrano in casa lasciando gli uomini soli in giardino seduti uno di fianco all’altro.

Crofts (sottovoce, furtivamente): Senti Praed, vorrei farti una domanda piuttosto confidenziale. Kitty ti ha mai accennato qualcosa sul padre della ragazza?
Praed: no, non mi ha mai accennato nulla.
Crofts: Capisco, ma non trovi che sia piuttosto imbarazzante non sapere nulla ora che vedremo la ragazza tutti i giorni? Non sappiamo bene quale sentimento nutrire verso di lei.
Praed: non capisco, noi la giudicheremo per quella che è. Che importanza ha sapere di chi è figlia?
Crofts: beh, per me di differenza ne fa! Sai Praed io provo una certa attrazione verso quella ragazza. Non ti allarmare, intendo un’attrazione innocente, ed è appunto questo che mi mette in imbarazzo, per quel che ne so, potrei essere pure io il padre.
Praed: tu? Impossibile, non c’è la minima somiglianza…
Crofts: beh, se è per questo Vivie non somiglia nemmeno a sua madre. Ma come mai sei così sicuro… non sarà mica figlia tua!
Praed (offeso): ascolta bene, caro Croft, con quel lato della vita della signora Warren io non ho mai avuto nulla a che fare. Di queste cose non ne abbiamo nemmeno mai parlato: sai, una donna ha bisogno anche di amici che non abbiano quel genere di rapporto con lei. La sua bellezza diventerebbe un tormento se ogni tanto non potesse fuggirne le conseguenze. (pausa)
Probabilmente tu hai con lei rapporti più confidenziali di me, perché non lo chiedi direttamente a lei?
Croft: pensi che non l’abbia fatto? Ma lei è ben decisa a tenere la figlia tutta per se. Se potesse negherebbe persino l’esistenza di un padre. (pausa). Sai, Praed, questa cosa mi ha sempre dato grande disagio.
Signora Warren (voce fuori campo, da dentro casa): Praddy! George! Il tè è pronto.
Croft: eccomi!

Croft corre in casa, Praed rimane seduto un attimo, pensieroso. Nel momento in cui fa per alzarsi dalla sedia ed entrare in casa dal cancello del giardino entra un giovane, dal fare disinvolto, vestito in maniera casual ma molto attraente (Joseph Fiennes).

Giovane: Ohè, Praed!
Praed: Toh, Frank Gardner! Che cosa ci fai da queste parti?

Frank entra senza tanti complimenti e va a stringere la mano a Praed.

Frank: sai, quest’autunno ho deciso di restare da mio padre. Ho avuto dei problemi economici a luglio. Mio padre è dovuto intervenire per saldare i miei debiti e mi ha accolto di nuovo a casa sua. Così lui è rimasto all’asciutto, e così io. Ma dimmi, piuttosto, tu che ci fai qui?
Praed: son venuto a passare la giornata dalla signorina Warren.
Frank: conosci quella splendida fanciulla di Vivie? Una ragazza veramente in gamba oltre che molto attraente, non trovi? Ma come fai a conoscerla?
Praed: a dire il vero lei l’ho appena conosciuta, io sono un vecchio amico della madre. E’ stata lei ad invitarmi affinché conoscessi sua figlia.
Frank: vuoi dire che sua madre è qui?
Signora Warren (voce fuori campo, da dentro casa): Praddyyyyy! Il tè si raffredda!
Praed: arrivo signora Warren, ho incontrato un amico.
Signora Warren (voce fuori campo): beh, fai entrare anche lui, che aspetti?
Frank: che voce giovanile e gioviale. Dimmi Praed, credi che le piacerò?
Praed: certamente, tu piaci a tutti. Vieni, entriamo.
Frank: aspetta, prima di entrare devo farti una confidenza. Credo che Vivie sia innamorata di me!

Crofts si affaccia dalla porta interrompendo il discorso tra i due.

Crofts (accigliato): insomma Praed, che aspetti ad entrare?

Crofts rientra subito in casa senza aspettare risposta ne degnare piuù di un fuggevole sguardo il neo arrivato Frank.

Frank (ironico): ha tutta l’aria di essere un tipo simpatico.
Praed: eheheh! Crofts è un vecchio amico della signora Warren. Entriamo ora…

I due si avviano verso la casa.

Voce fuori campo: Frank!

I due si girano e vedono un pastore protestante (Tom Wilkinson) al di fuori del cancello.

Frank: papà!! (a Praed) è mio padre, forse è meglio che tu entri a prendere il tè. Ti raggiungo fra un attimo.
Praed: Va bene! (al pastore) arrivederla!

Frank si avvicina al padre che è rimasto fuori dal giardino appoggiato al cancello.

Frank: vieni dentro, papà.
Reverendo: non entro se non conosco a chi appartiene questa casa.
Frank: è tutto a posto, è della signorina Warren.
Reverendo (entrando): da quando è arrivata qua non è mai venuta in chiesa.
Frank: ma papà, lei si è laureata a pieni voti a Cambridge, è più colta ed intelligente di te, perché dovrebbe venire a sentirti predicare?
Reverendo: non mancarmi di rispetto, figliolo!
Frank: sai papà ho deciso di seguire il consiglio che mi desti a luglio, per cui ti voglio presentare la signorina Warren.
Reverendo: non vedo il nesso. Se non erro io ti consigliai di vincere la pigrizia e di trovarti un lavoro onorevole e di vivere di questo e non sulle mie spalle.
Frank: non è questo il consiglio che mi hai dato per primo. La prima cosa che mi hai detto quando ci siamo rivisti a luglio è stata che, siccome non ho né cervello né denaro, sarebbe utile che mi trovassi una donna che avesse sia l’uno che l’altro. Ed ecco che arriviamo alla signorina Warren: il cervello ce l’ha indiscutibilmente, e avendo una laurea a Cambridge avrà sicuramente tutto il denaro necessario.
Reverendo (sarcastico): dubito che avrà mai tutto il denaro che vuoi tu.
Frank: Suvvia, non sono poi così sciupasoldi. In fondo non bevo, non fumo, non gioco e corro la cavallina sicuramente meno di quanto tu facevi alla mia età.
Reverendo (offeso): taci!
Frank: ma sei stato proprio tu a dirmelo. Una volta mi raccontasti pure che avevi offerto 1000 sterline ad una donna per riavere le infuocate lettere che le avevi scritto.
Reverendo (terrorizzato, guardandosi intorno per accertarsi che nessuno li stesse ascoltando): zitto, Frank. Ti ho raccontato dei miei errori affinché non li commettessi anche tu, non affinché li prendessi come giustificazione per i tuoi di errori.
Quando scrissi quelle lettere mi misi completamente nelle mani di quella donna. Così come parlandone a te mi sono messo in un certo senso nelle tue mani. Lei ha rifiutato il mio denaro rispondendomi con parole che non dimenticherò mai: “Sapere è potere. Ed io non venderò mai il potere”. Questo accadde 20 anni fa e mai lei si servì di tale potere ne mi mise mai a disagio. Tu, Frank, ti stai comportando peggio di lei.
Frank: per forza. Lei non ha dovuto sorbirsi ogni giorno le tue prediche.

Detto questo Frank si avvia verso la casa mentre il reverendo va nella direzione opposta, verso il cancello. In quel momento però Vivie esce dalla casa seguita da Crofts, Praed e la signora Warren.

Vivie: Frank! (e vedendo il reverendo avviatosi verso il cancello) E’ tuo padre quello? Ho sempre desiderato conoscerlo!
Frank: Certo! (richiamando il padre) Reverendo! La desiderano!

Il reverendo torna sui suoi passi un po’ imbarazzato.

Frank: Vivie. Mio padre.
Vivie (stringendogli delicatamente la mano): è un piacere conoscerla.

Nel frattempo la signora Warren si è avvicinata ai tre e si è messa a fissare il Reverendo.

Vivie: permetta che le presenti…
Signora Warren (interrompendola) ma questo è Samuel Gardner! Sei entrato in religione! Questa poi… non ti ricordi di me?
Il reverendo (stupito, poi imbarazzato): veramente.. non…
Signora Warren: Ma certo che te ne ricordi. Ho un intero album di tue lettere, mi sono capitate per le mani proprio l’altro giorno…
Il Reverendo (molto più imbarazzato, arrossendo platealmente): la signorina Vavassour, se non ricordo male…
Signora Warren (correggendolo prontamente): Shhh! Che sciocchezze! Signora Warren, non vede che ho una figlia?

SCENA 2 – La villa. Interno giorno.

E’ passata qualche ora dalla scena precedente. Viene inquadrata la casa dall’interno. La porta d’ingresso si apre, entra la signora Warren seguita da Frank. La donna esausta va a sedersi su una sedia.

Signora Warren: non so se la cosa peggiore della campagna sia passeggiare o restare in casa a non fare nulla. Non so come fa Vivie a passare il tempo quaggiù, non so cosa pagherei per essere a Vienna.
Frank (flirtando) anche a me piacerebbe essere a Vienna, con lei.
Signora Warren: ma sentilo il ragazzino! Lascia perdere, che ne sai di certe cose?
Frank: immagini come potremmo spassarcela a Vienna insieme…
Signora Warren (fingendo di arrabbiarsi): senti un po’, ragazzino…. Vedi di non ficcarti strane idee in testa.
Frank (continuando a flirtare e avvicinandosi alla signora): non è colpa mia, mia cara signora Warren! E’ un male di famiglia.

La signora Warren fa il gesto di dargli uno scappellotto, si ferma con la mano in aria fissando il bel viso del giovane per qualche secondo. Infine gli afferra il viso e lo bacia.

Signora Warren (staccandosi rapidamente): no, non dovevo farlo. Sono proprio una stupida! Diciamo che si è trattato di un bacio materno. Tu faresti meglio a far la corte a Vivie.
Frank: già fatto!
Signora Warren: come? Non so se mi fa piacere vedere un furfantello come te girare intorno alla mia bambina. (vedendo dalla finestra arrivare gente) Ssshhh arriva tuo padre!

Il reverendo e Crofts entrano nella stanza.

Signora Warren: Beh, che fine avevate fatto? E dove sono Vivie e Praed?
Crofts: hanno allungato il giro passando per la collina
Signora Warren: non mi piace che si allontani così senza dirmi niente e ormai è quasi buio. (pausa, poi rovolgendosi a Crofts) George hai trovato da alloggiare per questa notte?
Crofts: il reverendo si è offerto di ospitare me e Praed.
Signora Warren: allora è tutto a posto, adesso bisognerebbe che quei due si decidessero a tornare così potremmo cenare! Non mi piace che si attardino mentre fuori fa buio.
Crofts (aggressivo): che male ti fanno?
Signora Warren: Be, male o non male non mi piace.
Frank (malizioso): io non li aspetterei, ho l’impressione che Praed resterà fuori il più a lungo possibile, vagabondando per la brughiera a braccetto di una bella ragazza come Vivie…
Crofts (irritato) ehi, dico! Via!
Reverendo: Frank, tieni a freno la lingua.
Signora Warren (riflessiva): eppure, Samuel, potrebbe esserci qualcosa di vero nelle parole di Frank. Praed è una di quelle persona che ti incanta quando parla e non avete notato come lo guardava Vivie? Non vorrei che tra loro nascesse qualcosa…
Crofts: tra Praed e Vivie? Impossibile! Non dire sciocchezze Kitty! E poi Vivie non aveva una storia con Frank?
Reverendo (alla Signora Warren): sua figlia con mio figlio? Ci pensi: è impossibile!
Signora Warren: perché? Cos’ha mia figlia che non va?
Reverendo: non è questo Signora Warren, se ci pensa bene lei sa quali sono le ragioni…
Signora Warren (sorpresa): io non conosco nessuna ragione.Se lei ne conosce le dica al ragazzo e alla mia figliola.
Reverendo: Lei sa benissimo che quelle ragioni non le potrei dire a nessuno. Ma mio figlio mi crederà se gli dico che ci sono delle ragioni.
Frank: certo papà, ma quando mai la condotta del suo figliolo è stata influenzata dalle ragioni?
Crofts: Frank, tu non puoi avere una relazione con lei! E tanto basta!
Signora Warren (a Crofts): e tu che c’entri in questo discorso?
Frank (alla signora Warren): è proprio quello che stavo per chiedergli io!
Crofts (alla signora Warren): Frank è più giovane di Vivie, Frank non ha un lavoro e nemmeno un soldo. Chiedilo a Sam se non mi credi. (al reverendo) E tu quanto altro denaro hai intenzione di dargli?
Reverendo: non un centesimo oltre quello che ha già avuto.
Frank: tutto questo che c’entra! Se noi ci amiamo…
Signora Warren: l’amore è un bene di scarso valore, ragazzo mio. Non c’è altro da dire, credo anche io che Vivie non sia adatta a te.
Frank (divertito): papà e tu non dici niente?
Reverendo: io sono d’accordo con lei.
Frank: e il caro vecchio Crofts ha già ampiamente espresso ciò che pensa! Signora Warren, io a Vivie non rinuncio nemmeno per amor suo.
Signora Warren (borbottando): piccolo mascalzone!

La porta del cottage si apre ed entrano Vivie e Praed.

Signora Warren: ma dove sei stata, Vivie?
Vivie: sulla collina.
Signora Warren: non dovresti allontanarti così mentre cala la notte, mi sono preoccupata.
Vivie (ignorando la madre e andando verso la cucina): come facciamo per la cena? Temo che saremo piuttosto stretti!
Signora Warren: Vivie, hai capito quello che ti ho detto?
Vivie: si, mamma! Beh, visto che siamo in sei ed io ho solo quattro sedie, due aspetteranno che gli altri abbiano finito.
Praed: posso aspettare io, per me non ha importanza.
Vivie: no, lei signor Praed ha fatto una lunga passeggiata e sarà affamato. Aspetteremo io e Frank, va bene?
Signora Warren: anche tu Crofts non hai fame, puoi aspettare anche tu.
Crofts: Accidenti., sono digiuno dall’ora del te!
Vivie: non importa. E’ sufficiente che due aspettino.

Vivie apre la porta e conduce gli ospiti nella stanza da pranzo. Vivie e Frank rimangono soli in cucina.

Frank: finalmente soli! Allora, che ne dici del Reverendo?
Vivie: non gli ho quasi parlato, ma a dire il vero non mi ha fatto una impressione molto positiva.
Frank: beh, comunque è molto più in gamba di quel che appaia ad una prima impressione, solo che a volte nel tentativo di essere all’altezza della situazione finisce per apparire più somaro di quello che realmente è. (pausa) Credi che ci andrai d’accordo?
Vivie: non credo che in futuro avrò molto a che fare né con lui né con gli altri amici di mia madre. (pausa) E tu? Che ne pensi di mia madre?
Frank: la verità? E’ divertente ma piuttosto strana! E con quei suoi amici forma una strana combriccola.
Vivie: se pensassi che tra vent’anni diventerò una perdigiorno come loro, che passa da un pasto all’altro senza scopo mi taglierei le vene senza un attimo di esitazione
Frank: Oh no, per carità! Perché dovrebbero mettersi a lavorare quando possono farne a meno? E’ la forma che non mi va, sono così… sciatti.
Vivie: e se non ti metti a lavorare pensi che alla loro età sarai migliore?
Frank: Ma certo che si (si avvicina a lei, le prende il viso tra le mani), ma ora basta far la predica al tuo Frank

Frank avvicina lentamente il volto nel gesto di baciarla, Vivie si allontana.

Vivie: va’ via, stasera la tua Vive non è in vena di coccole.
Frank (avvicinandosi nuovamente): che scontrosa!
Vivie: dico sul serio.

Frank non le bada e le si avvicina di nuovo, Vivi si allontana, va ad aprire la porta della cucina e si rivolge ai quattro a tavola.

Vivie: C’è posto per Frank? Si lamenta perché ha fame!
Signora Warren: ma certo! Vieni qua vicino a me, ragazzo.
Frank (a Vivie, sussurrando, nel momento in cui le passa di fianco): questa me la paghi!
Signora Warren: su, vieni anche tu Vivie, sarai affamata e se ci stringiamo ci stiamo tutti.
Crofts: vieni Vivie, ti lascio il posto io, che ho già finito.

Crofts, si alza, fa sedere Vivie e se ne va in cucina. La Signora Warren si alza qualche attimo dopo e lo raggiunge.

Signora Warren: non puoi aver finito di mangiare, non hai toccato quasi nulla.
Crofts: non avevo fame, avevo solo voglia di un bicchierino.
Signora Warren: ti conosco George! La verità è che la presenza di Frank ti infastidisce. Non sarai geloso del suo rapporto con Vivie? Non ti sarai messo in testa strane idee sulla mia bambina!
Crofts: un uomo non può interessarsi ad una ragazza?
Signora Warren: non un uomo come te!
Crofts: quanti anni ha Vivie?
Signora Warren: la sua età non ti interessa.
Crofts: beh io non ho ancora compiuto 50 anni e il mio conto in banca è degno di nota…
Signora Warren (interrompendolo): si: perché sei tanto avaro quanto vizioso.
Crofts: pensa, potremmo vivere tutti e tre insieme. Io morirei prima di lei e la lascerei vedova. Aitante e piena di soldi. Perché no?
Signora Warren (disgustata): un’idea del genere poteva venire solo a te!
Crofts: senti Kitty, adesso non metterti a fare la morale, proprio tu. Pensa, oltre a mettere le mie proprietà a suo nome potrei anche versare un assegno a te… alla cifra che mi indicherai tu… entro limiti ragionevoli, ovviamente
Signora Warren: dunque anche tu sei arrivato a questo punto, come tutti gli altri vecchi rimbambiti…
Croft (offeso, furioso): Maledetta… come ti permetti…

Prima che Crofts possa ribattere si apre la porta della cucina dalla quale emerge il reverendo. Croft, furioso, incapace di controllare la sua collera esce dalla villa.

Reverendo: dove va George?
Signora Warren: è uscito un momentino a fumare la pipa.

Entrano in cucina pure Frank, Vivie e Praed.

Reverendo: Frank, su andiamo. Tua madre non sa nemmeno che abbiamo ospiti questa notte.
Praed: non vorremmo essere di disturbo
Frank: non si preoccupi, nessun disturbo. Mia madre è una donna di buona cultura e sarà ben lieta di incontrare un intellettuale come lei, Praed. Lei è sempre sola in casa con mio padre che non è né un artista né un intellettuale. Ma andate voi e il reverendo, io preferisco restare a fare compagnia a Vivie.
Praed: ma la signora Warren non vede sua figlia da tanto tempo, forse è il caso che le lasciamo sole.
Frank: ha ragione, Praed. Non ci avevo pensato. Lei è un perfetto gentiluomo! Ah se lei fosse stato mio padre e non questo secchione buono a nulla (poggiando la mano sul reverendo)
Reverendo (scaldandosi): zitto, figlio!
Signora Warren (ridendo di gusto): dovresti farlo rigare più dritto, Sam! (il gruppo si dirige alla porta) Buonanotte.
Frank: notte Vivie, bacetto?
Vivie: non se ne parla nemmeno.
Frank (stizzito): cara signora Warren (le fa il baciamano), buonanotte!

Il gruppo di uomini esce, la signora Warren chiude la porta rimanendo sola con Vivie.

Signora Warren: non dare troppa corda a quell’impiastro di Frank. E’ un buono a nulla!
Vivie: ho paura di si! Mi toccherà liberarmi di lui alla svelta. (pausa) Anche quel Crofts mi sembra un poco di buono, vero?
Signora Warren: perché dici questo? In ogni modo dovrai rassegnarti a vedere spesso Crofts, è un mio buon amico.
Vivie: credi che io e te staremo molto insieme ora che ho terminato gli studi?
Signora Warren: certo, almeno fino a che non ti sposerai!
Vivie: non chiedi nemmeno se a me questa situazione andrebbe bene, se si adatterebbe al mio stile di vita?
Signora Warren: capisco, ora che sei laureata vuoi dimostrare la tua indipendenza…
Vivie: Non hai altro da dire sull’argomento, vero, mamma?
Signora Warren (perplessa): su te e il tuo stile di vita? No, non ho altro da dire.
Vivie (sorridendo, sprezzante): c’avrei scommesso.
Signora Warren (arrabbiata, risentita): non usare con me quel tono saccente, signorina! Ricordati con chi stai parlando!
Vivie (urlando): E’ normale che mi dimentichi con chi sto parlando! Ti conosco a malapena! (calmandosi un po’) Tutti conoscono la mia reputazione, la mia posizione sociale e la professione che intendo intraprendere. Io di te non so niente. Se è lecito, qual è lo stile di vita che m’inviti a condividere con te e con Crofts? Vuoi che diventi una perdigiorno come te? Sei tanto fiacca e fuori forma che oggi non riuscivi a fare 20 metri di salita senza sbuffare e fermarti a prendere fiato…
Signora Warren (sorpresa e ferita dalla inaspettata furia della figlia, con gli occhi che gli si gonfiano istantaneamente di lacrime): Vivie, perché mi parli in questo modo. Sono pure sempre tua madre e avrò pure qualche diritto su di te…
Vivie: ma sei mia madre tu?
Signora Warren (atterrita): ma, Vivie…
Vivie: e allora dove sono i nostri parenti? E mio padre?
Signora Warren (iniziando a piangere copiosamente): oh no, basta, smettila! Sono tua madre, lo giuro! Oh, non puoi ribellarti a me, tu, la mia bambina! E’ contro natura! Mi credi vero? Dimmi che mi credi!
Vivie: chi è stato mio padre?
Signora Warren: non sai che mi chiedi. Non posso dirtelo.
Vivie (urlando): io ho diritto di saperlo e sai benissimo che ho questo diritto. (rabbrividendo) come posso essere sicura che nelle mie vene non scorra il sangue infetto di quel perdigiorno di Croft?
Signora Warren: No, no! Ti giuro che non è lui, e non è nessuno di quelli che hai conosciuto fino ad oggi. Almeno di questo sono sicura.

Vivie impietrisce di fronte a queste parole, di cui lentamente, vagamente, intuisce il significato.

Vivie (lentamente, scandendo le parole): Almeno di questo sei sicura! Ah! Vuoi dire che soltanto di questo sei sicura, non sai chi è mio padre!

La signora Warren si porta il viso tra le mani, nascondendolo alla figlia. Segue un pesante e prolungato silenzio.

Vivie: si è fatto tardi, forse è meglio che andiamo a letto.
Signora Warren: a che mi servirebbe andare a letto? Credi che potrei dormire?
Vivie: Perché no? Io dormirò benissimo.
Signora Warren: Tu! Tu non hai cuore!

La signora Warren ora inizia a parlare con veemenza, esasperata dal comportamento sprezzante della figlia.

Signora Warren: non posso tollerare l’ingiustizia di tutto ciò. Che diritto hai, tu, di guardarmi dall’alto in questo modo? Ti vanti con me di quello che sei… con me, che ti ho dato la possibilità di essere quello che sei. Che possibilità ho avuto io? Vergognati di essere una figlia così crudele….
Vivie: io non ti considero dall’alto in basso. Rispetterò sempre il tuo diritto ad avere delle opinioni tue e un tuo stile di vita.
Signora Warren: le mie opinioni e il mio sistema di vita!?! Senti come parla! Credi che io sia stata allevata come te, in grado di scegliere e di adottare uno stile di vita? Credi che io sia cresciuta come te? Credi che io abbia fatto quello che ho fatto perché mi piaceva, o lo ritenevo giusto e che, se ne avessi avuto la possibilità, non avrei preferito andare all’università?
Vivie: chiunque ha una possibilità di scelta, mamma. La più povera ragazza del mondo non può scegliere forse tra il trono d’Inghilterra e il rettore dell’università di Cambridge, però può scegliere tra il mestiere della fioraia o della cameriera, secondo i suoi gusti. La gente addossa sempre la colpa di quello che è alle circostanze. Io non credo alle circostanze. In questo mondo si fanno strada le persone che si mettono in cerca delle circostanze che preferiscono, e, se non riescono a trovarle, se le creano.
Signora Warren: Oh, è facile parlare, molto facile. Va bene, vorresti sapere quali furono le mie circostanze?
Vivie: si! Non desidero altro.
Signora Warren (calmandosi un poco, sedendosi e tornando a un tono normale): sai che mestiere faceva tua nonna?
Vivie: no.
Signora Warren: si faceva chiamare vedova e aveva una friggitoria di pesce e con quella manteneva se stessa e quattro figlie. Due di noi erano sorelle: cioè io e Liz ed eravamo entrambe belle e ben fatte. Le altre due erano sorellastre, brutte, piccole, sembravano sempre malate. Loro erano le rispettabili della famiglia e sai che ci hanno guadagnato con la loro rispettabilità? Una di esse ha lavorato in una fabbrica di biacca dodici ore al giorno fino a quando è morta per avvelenamento da piombo. Sperava di cavarsela con una semplice paralisi delle mani ed invece non ce l’ha fatta, è morta. L’altra ce l’additavano sempre come esempio perché aveva sposato un impiegato statale che lavorava in posta. Lei gli teneva in ordine la casa e cresceva i suoi tre bambini. Finché lui non ha cominciato a bere. Valeva dunque la pena essere rispettabili?
Vivie: era questo che pensavate tu e tua sorella?
Signora Warren: Una notte Liz scappò e non tornò più, tutti in paese erano convinti che avrebbe finito per gettarsi giù da un ponte e me lo dicevano di continuo, convinti che probabilmente anch’io avrei seguito la stessa strada di Liz. E infatti io avevo più paura della fabbrica di biacca che del fiume, e lo stesso avresti pensato tu se fossi stata al mio posto. Mia madre comunque mi trovò un posto come lavapiatti in un lurido ristorante vicino alla stazione, dopo qualche mese diventai cameriera ed infine trovai posto al bar della stazione. Tutto il giorno a pulire i bicchieri e a servire bibite per una miseria di stipendio e nessuna prospettiva, e questa fu considerata comunque una grande promozione per me. (pausa) Ebbene una notte in cui ero così stanca che faticavo a restare sveglia indovina chi entra nel bar? Liz, elegante come non l’avevo mai vista, con una lunga pelliccia di visone e la borsetta piena di soldi.
Vivie: zia lizzy ?!
Signora Warren: ebbene si. Niente fiume per Liz, grazie al cielo! Dopo gli abbracci e i convenevoli di rito, Lizzy vedendo che ero comunque una ragazza piacente mi disse “ma che ci fai qua dentro, stupidina? Vuoi logorarti la salute e la bellezza per arricchire gli altri?”. Liz in quel momento aveva preso una casa ad Amsterdam e ha subito pensato che in due avremmo guadagnato più soldi che da sole. Mi ha prestato i soldi e mi ha avviato alla professione, io risparmiai con tenacia tanto che abbastanza rapidamente pagai i debiti con lei e ben presto diventammo socie.
Perché non avrei dovuto farlo? La casa di Amsterdam era veramente di gran classe, di sicuro meglio che la fabbrica dove la povera Anne Jane si è intossicata. Nessuna delle nostre ragazze è mai stata trattata come ero trattata io quando facevo la sguattera in quel ristorante o nel bar della stazione. Avresti voluto che fossi diventata una vecchia serva, sfinita dalla fatica prima di arrivare a quarant’anni?
Vivie: no, ma perché proprio quel genere di affari? Il risparmio e la buona amministrazione ti avrebbero concesso di far fortuna in qualsiasi campo.
Signora Warren: si, il risparmio. Ma in quale altra impresa una donna ignorante e senza capacità particolari come me può guadagnare tanto denaro da fare dei risparmi degni di questo nome? Puoi risparmiare lavorando in un bar, dove guadagni a malapena i soldi per mangiare, vestirti e pagare l’affitto? Io e Lizzie non sapevamo far niente, avevamo soltanto il nostro aspetto e la nostra capacità di piacere agli uomini. Pensi che fossimo tanto stupide da permettere che altre persone commerciassero la nostra bellezza impiegandoci come commesse di negozio, o cameriere, quando potevamo commerciarla noi stesse e trarne tutto il guadagno invece di adattarci a salari da morti di fame? Non credo.
Vivie: eravate giustificate in pieno dal punto di vista affaristico…
Signora Warren: si! E da qualsiasi altro! In fondo per cosa è educata una qualsiasi ragazza se non per colpire la fantasia di un uomo, possibilmente ricco, bello e famoso, e trarre beneficio dal suo denaro sposandolo? La cerimonia nuziale non cambia lo stato delle cose! Oh, se penso all’ipocrisia di questo mondo…
Vivie: la gente comunque disprezza quello che sei, ma lo fai solo perché farlo rende! Credi che ne valga la pena veramente?
Signora Warren: certo che ne vale la pena per una povera ragazza. E’ molto migliore di qualsiasi altro impiego che le si presenti! So che non dovrebbe essere così, che non è giusto, che le donne dovrebbero avere migliori opportunità. Ma giusto o ingiusto che sia è così e una ragazza ne deve approfittare. Ovviamente si parla di ragazze povere e senza opportunità, se lo facessi tu saresti una stupida.
Vivie: vuoi dire che se fossimo tutte e due povere come lo eri tu in quei lontani e tristi giorni, sei proprio sicura che non mi consiglieresti di provare il bar della stazione o di sposare un operaio o perfino di andare a lavorare in fabbrica?
Signora Warren: certo che non te lo consiglierei! Che razza di madre credi che io sia? Come potresti conservare il rispetto di te stessa in tanta fame e schiavitù? Perché io oggi sono indipendente e in grado di dare a mia figlia un’educazione di prim’ordine? Dove sarei oggi se avessi dato retta a tutte le sciocchezze della gente, del pastore, di mia madre? A raschiare i pavimenti per poche sterline al giorno.
Vivie: ma sei veramente sicura di non dubitare o… o… di vergognarti un pochino di quello che sei?
Signora Warren: beh, certo mia cara, vergognarsene fa parte della buona educazione: lo si pretende da una donna. Le donne devono fingere di provare molti sentimenti che non provano affatto! (pausa, poi uno sbadiglio) sta iniziando a venirmi sonno, si è fatto tardi.
Vivie: credo che adesso sarò io a non poter dormire.
Signora Warren: e perchè mai? Su andiamo a letto.
Vivie (abbracciando la madre): va bene. Sai mamma la discussione di stasera ha preso un’altra piega da come l’avevo immaginato. Adesso cerchiamo di essere buone amiche.
Signora Warren: ti ho tirata su bene. Vero tesoro?
Vivie: Si.

SCENA 3

La scena si svolge nuovamente in un grande giardino, di fronte alla casa del reverendo. In questo giardino si trova Frank, seduto su una panchina intento a leggere il giornale. Esce dalla porta della casa il reverendo, con l’aria di chi si è appena svegliato avendo dormito sonni poco tranquilli.

Frank (guardando l’orologio): le undici e mezza. Non è un po’ tardi per la colazione, reverendo?
Reverendo: non schernire Frank, non schernire… non mi sento molto bene questa mattina.
Frank: non mi stupisce, tu e Crofts siete rimasti alzati fino alle quattro del mattino a bere e raccontarvi le avventure della vostra sfrenata giovinezza. Avrete consumato un barile di Whisky…
Reverendo: non ho visto Crofts bere eccessivamente.
Frank: non eri in grado di vedere qualcosa… non ho mai visto un prete meno lucido di te, hai raccontato barzellette talmente spinte che ho dubitato persino che una persona per bene come Praed volesse passare la notte sotto il tuo stesso tetto.
Reverendo: sciocchezze…. Crofts è mio ospite, è mio dovere intrattenerlo e con lui l’argomento è uno solo. Praed dov’è adesso? E Crofts, è alzato?
Frank: Praed ha accompagnato la mamma a fare la spesa, Crofts si è alzato da un pezzo: è molto più allenato di te. Non so però dove sia andato.

Arriva Praed.

Praed: buongiorno.
Reverendo: buongiorno, deve scusarmi se questa mattina non le ho fatto compagnia a colazione, non mi sentivo molto bene. .. ora se mi volete scusare devo andare a scrivere il sermone per domenica.

Il reverendo rientra in casa.

Praed: non dev’essere facile scrivere un sermone a settimana
Frank: Per il reverendo è facile, non li scrive, li compra. Ora è andato a prendere un’aspirina.
Praed: ragazzo mio, vorrei che tu parlassi con un po’ più di rispetto di tuo padre
Frank: Praed, lei dimentica che io e mio padre viviamo assieme e quando due persone vivono insieme, non ha importanza siano esse moglie e marito, fratello e sorella, padre e figlio… non possono sostenere il comportamento cortese che risulta tanto facile e naturale quando una persona la si vede per pochi minuti al giorno.
Praed: è pur sempre tuo padre!
Frank: Certo però…

Il discorso è interrotto dalla ricomparsa del pastore.

Reverendo: la signora e la signorina Warren saranno qui a momenti, prima di pranzare ho promesso di portarle a vedere quella chiesetta antica che si trova a mezzo miglio da qui.
Frank (a Praed): non ti fa un pochino accapponare la pelle vedere Vivie con sua madre? Sono così diverse, Vivie è colta, elegante, intelligente, acuta… sua madre invece è così volgare
Praed: zitto, zitto! Stanno arrivando!

Arrivano nel giardino Crofts seguito dalla signora Warren e da Vivie che camminano affettuosamente vicine.

Frank: sono felice di vederla signora Warren! Il tranquillo e vecchio giardino di casa nostra le si addice alla perfezione!
Signora Warren: questa poi! Hai sentito Gorge, dice che faccio bella figura nel vecchio e tranquillo giardino del Reverendo.
Reverendo: lei fa bella figura ovunque, signora Warren.
Frank: e bravo papà. E adesso cerchiamo di passare una bella mattinata, andiamo a vedere questa chiesa. Mio padre ne è molto fiero perché e’ stato lui a riuscire a trovare i fondi per il restauro e a farla ricostruire completamente sei anni fa. Praed potrà indicarne tutti i pregi.
Signora Warren: via andiamo allora, così poi non ci pensiamo più!

La comitiva parte dirigendosi verso il cancello del giardino. Vivie non si muove, e quando Frank se ne accorge si affretta a tornare indietro.

Frank: non vieni?
Vivie: no, non mi interessa vedere quella chiesa.
Frank: Oh, potremmo allora approfittare dell’assenza dei vecchi (Frank afferra la mano di lei ed inizia a baciarla dolcemente, con la coda degli occhi vede Crofts che si sta avvicinando) accidenti!
Vivie: perché accidenti, caro?
Frank: Ssshhh, c’è Crofts.
Crofts: potrei scambiare alcune parole con lei signorina Vivie?
Vivie: Certo.
Crofts (a Frank): Mi scusi Frank. La aspettano in chiesa, se non le dispiace.
Frank: qualsiasi cosa per farle piacere… salvo la chiesa. Meglio se aspetto in casa.

Frank entra in casa.

Crofts: simpatico giovanotto. Peccato che non abbia un soldo.
Vivie: ne è sicuro?
Crofts: beh, niente lavoro, niente soldi. E che cosa vale un uomo al giorno d’oggi se non possiede nulla? Ne denaro, ne alcuna capacità!
Vivie: capisco il suo punto di vista.
Crofts: beh, non sono venuto per dirle questo. Senti Vivie, io mi rendo conto benissimo di non essere adatto ad una giovane signorina come te, ma io mi sento attratto da te.
Vivie: davvero signor George?
Crofts: beh, quando dico una cosa è perché la penso, quando provo un sentimento lo provo sul serio e ciò che valuto lo pago con denaro sonante. Sono un uomo fatto così.
Vivie: la sua schiettezza le fa molto onore, davvero.
Crofts: sia chiara una cosa, io sono alla ricerca di una Lady Crofts, non mi interessa un’avventura. Io sono molto attratto da te e vorrei sapere semplicemente sapere se esiste una possibilità per me. Mi considererai uno sfacciato, eh?
Vivie: tutt’altro, le sono molto grata di essere così chiaro e così pratico. Apprezzo l’offerta; il denaro, la posizione sociale, Lady Crofts e tutto il resto ma devo comunque darle come risposta un no.
Crofts (tutt’altro che scoraggiato): non ho fretta. Ho solo voluta metterla al corrente della situazione…
Vivie: il mio no è definitivo. Non ci tornerò sopra. Non v’è la più piccola probabilità che io cambi idea.
Crofts: be’ non importa. Potrei dirle alcune cose che le farebbero cambiare idea ma non gliele dirò perché preferisco conquistarla con un sentimento leale. Ti dico solo che io sono sempre stato un buon amico di tua madre e che l’ho sempre aiutata. Non avrebbe mai messo insieme il denaro con cui pagare la tua istruzione se non avesse avuto il mio consiglio e il mio aiuto, per tacere del denaro che le ho anticipato. Ben pochi uomini l’avrebbero sostenuta come l’ho sostenuta io.
Vivie: in poche parole lei è stato il socio d’affari di mia madre.
Crofts: non solo lo sono stato ma lo sono ancora!
Vivie: ma l’azienda, per così dire, non è stata liquidata?
Crofts: liquidare un azienda così redditizia? No davvero! Come le è venuta un’idea del genere?
Vivie (sbiancando completamente) : vuol dire che questa azienda…. (pausa) ma di che azienda sta parlando lei?
Crofts: beh io e sua madre abbiamo diversi… uhh… alberghi ad Amsterdam e…
Vivie: badi, so benissimo di che tipo di alberghi si tratta.
Crofts (stupito): e chi gliel’ha detto?
Vivie: la sua socia.
Crofts: avrebbe dovuto aver maggior riguardo per te, io non te l’avrei mai detto.
Vivie: Crofts, io credo che i nostri rapporti finiscano oggi. Lei mi schifa, lei non ha le giustificazioni di mia madre che non aveva ragionevolmente altra scelta e ha dovuto fare quello che ha fatto, lei era già ricco e si è messo in quel genere di affari solo per quello che le fanno guadagnare! Ecco cosa penso di lei, mi schifa!
Crofts (lasciando perdere i modi gentili): spiegami un po’ perché non dovrei investire il denaro in quel modo? Prendo anch’io come tutti, un interesse sul mio capitale! Ma via non fare l’ingenua!
Ti rifiuteresti di conoscere mio cugino, il duca di Belgrave, perché alcuni suoi redditi hanno strane origini? Oppure immagino che tu non eviteresti il signor Hill, il famoso deputato, solo perché è in possesso di varie fabbriche in Romania nelle quali lavorano centinaia di ragazze pagate una miseria. E la tua borsa di studio a Cambridge? Beh è stata fondata da mio fratello che in passato è stato mio socio.
E tu mi pretendi che io volti le spalle a un 35% mentre tutti gli altri arraffano come possono da gente di buon senso? Non sono così stupido. Se pretendi di selezionare le tue conoscenze in base a principi della morale faresti bene ad andartene ed isolarti da ogni rispettabile civiltà.
Vivie: potrebbe andare oltre e osservare che io non ho mai chiesto da dove veniva il denaro che spendevo. Penso di non essere migliore di lei.
Crofts: certo che non lo è. Ed è molto bene che sia così. Dunque pensandoci bene non mi considera tanto farabutto eh?
Vivie: si sbaglia. Lei mi schifa! Quando penso a come sarebbero indifese novantanove ragazze su cento se fossero nelle mani sue e di mia madre…lei è solamente uno schifoso approfittatore!
Crofts: come ti permetti? Che tu sia maledetta…
Vivie: è inutile che mi maledica. Mi sento già tra i dannati!
Crofts: non pensare che ti perdoni questo insulto…

Dalla porta della casa esce Frank con in mano un fucile da caccia.

Frank: Vivie, ti passo il fucile o eseguo io?
Vivie: Frank, tu sei rimasto ad origliare!
Crofts: ora vengo li e quel fucile te lo spacco in testa!
Vivie: Frank, metti via quel fucile, non essere sciocco.
Crofts: prima di andarmene vi dirò una cosa. Forse vi interesserà, dato che siete così affezionati l’uno all’altra. Mi permetta signor Frank di presentarla alla sua sorellastra, la figlia maggiore del reverendo Samuel Gardner. Signorina Vivie: il suo fratellastro. Buongiorno.

Crofts esce dal cancello e se ne va. Vivie e Frank rimangono fermi a fissarsi per qualche secondo.

Vivie: adesso puoi sparargli!
Frank: troppo tardi, ormai è andato… vieni qui.

Frank si avvicina e va per abbracciarla, poi avvicina la sua bocca a quella di Vivie nel gesto di baciarla.

Vivie: questo no! Mi fa accapponare la pelle.
Frank: perché? Che importanza ha?

Vivie si stacca da Frank.

Vivie: no basta! Devo fuggire da questa situazione, me ne vado, subito!

Vivie, si dirige verso il cancello e se ne va di corsa.

Frank: Ehi fermati

Frank le corre dietro.

SCENA 4 – Int. Ufficio – giorno

Nel piccolo ufficio un computer appoggiato su una scrivania piena di scartoffie. Frank è seduto sulla scrivania e sta giochicchiando col mouse. Qualcuno all’esterno dell’ufficio sta aprendo la porta con la chiave.

Frank: entra, è aperto!

Vivie entra e si ferma ad osservare Frank.

Vivie (con durezza): che ci fai qui?
Frank: aspettavo te, sono ore che aspetto, è questo il modo di lavorare?
Vivie: sono fuori ufficio da venti minuti esatti, il tempo di prendere una tazza di tè. Che cosa sei venuto a fare?
Frank: sono venuto ad invitarti a passare questo sabato pomeriggio con me!
Vivie: non me lo posso permettere. Devo lavorare ancora per sei ore e poi devo andare a letto.
Frank: ma Viv cara, io ti devo parlare seriamente.
Vivie: puoi farlo ora. Mi piace parlare dopo il tè.
Frank: beh, voglio sapere che cosa hai fatto, come ti sei sistemata.
Vivie: venti minuti dopo il mio arrivo qui, tutto era a posto. Ti ho parlato di Honoris, la mia compagnia universitaria, ricordi? Finiti gli studi lei mi ha detto che se avessi avuto difficoltà nel trovare lavoro l’avrei dovuta chiamare, che un posto nell’azienda di suo padre per me ci sarebbe sempre stato. Così sono arrivata e il giorno dopo ho iniziato a lavorare. Invece cos’è accaduto a Helsemere dopo la mia partenza?
Frank: nulla. Io mi sono inventato la scusa che sei dovuta partire per un impegno improvviso in città. Sono rimasti esterrefatti e non hanno detto niente. Oppure Crofts li aveva preparati non so. Fatto sta che il giorno dopo sono partiti al mattino presto e da allora non li ho più visti.
Vivie: molto bene.
Frank: (pausa) dunque hai intenzione di rimanere tutt’oggi in ufficio?
Vivie: si. Mi piace molto lavorare qui e ho giurato che non prenderò più un giorno di vacanza finché campo.
Frank: senti Viv, noi doppiamo chiarire una cosa a proposito della rivelazione di Croft. Io so benissimo cosa vuol dire esser fratello e sorella, ho due sorelle e il sentimento fraterno mi è molto familiare. Ma quello che provo per te non è nemmeno lontanamente simile a quello. Le mie sorelle andranno per la loro strada e io per la mia e non ci importerà di non vederci mai più. Ma quanto a te, se passa una settimana senza che ti veda mi sento male.
Vivie: insomma, è lo stesso sentimento che ha trascinato tuo padre ai piedi di mia madre, giusto?
Frank: io mi ribello con tutte le mie forze a sentir paragonare i miei sentimenti a quelli del reverendo ed ancor più mi ribello al paragone tra te e tua madre! In più il reverendo ha smentito la storia di Croft.
Vivie: e tu gli hai creduto?
Frank: sono disposto ad accettare la sua parola contro quella di Crofts.
Vivie: la verità è che vera o non vera la storia per me non cambia niente. Credo sinceramente che tra noi un rapporto fratello/sorella sia opportuno.
Frank: Ah capisco!
Vivie: Capisci che cosa?
Frank: non mi considerare uno sciocco! Io sono sciocco solo nel senso evangelico dato che faccio cose che il saggio dichiara follia.
Deve esserci un altro uomo, succede sempre così.

Qualcuno bussa alla porta.

Frank: che ti sia maledetto, scocciatore, chiunque tu sia!
Vivie: è Praed, parte per l’Italia e ha detto che sarebbe  passato a salutarmi nel pomeriggio.

Vivie apre la porta. Entra Praed con in mano le valigie.

Praed: come sta signorina Warren? Io parto tra un’ora per Venezia! Mi piacerebbe che un giorno si convincesse a visitare l’Italia.
Vivie: perché dovrei farlo?
Praed: oh, ma naturalmente per saturarsi di bellezza!
Vivie: Gliel’ho già detto Praed, nella vita non c’è bellezza ne amore per me. La vita è quella che è e io sono pronta a prenderla così com’è. Ci sono due argomenti che vorrei fossero accantonati dai nostri discorsi: uno (a Frank) è il giovane sogno d’amore, sotto qualsiasi forma o aspetto, l’altro (a Praed) è l’amore e la bellezza della vita. Vi concedo tutte le illusioni che vi sono rimaste su questi argomenti, ma per quel che mi riguarda non ne ho nessuna. Se vogliamo rimanere amici voglio essere trattata come una donna in carriera, eternamente zitella (a Frank) ed eternamente priva di qualsiasi forma di romanticismo (a Praed)
Frank: e io rimarrò eternamente scapolo finché tu non cambierai idea.
Praed: ho paura che al mondo non esista nient’altro di cui io possa parlare. Il vangelo dell’arte è il solo che io sappia predicare. Io so che tu Vivie sei devotissima al Vangelo del tirare avanti ed è difficile per noi discutere senza scontrarsi sulle nostre differenti vedute.
Vivie: c’è una cosa che vorrei dirle, Praed. Lei essendo amico di mia madre da molti anni, sicuramente sa tutto di lei! Perché quella mattina non mi ha detto niente?
Praed: non capisco cosa intende! Io so che sua madre non le è stata molto vicina in questi anni, perché ha sempre lavorato per guadagnare i soldi necessari al suo mantenimento e alla sua istruzione. Per questo la rispetto, nonostante sia stata una madre un po’ assente.
Vivie: solo questo lei sa? Non sa in che genere di affari è coinvolta mia madre?
Praed: no.
Vivie: bene, allora glielo dico io, in una parola… lei è.. lei è. Oh, non riesco nemmeno a dirlo (prende un foglio bianco e gli scrive qualcosa, appena ha finito si ferma un secondo e strappa il foglio). Non riesco nemmeno a scriverlo (gli occhi gli si riempiono di lacrime, Vivie si alza e va alla finestra).

Frank prende un foglio gli scrive sopra qualcosa e lo passa a Praed. Fatto ciò Frank si avvicina a Vivie per consolarla.

Frank: l’ho detto io al signor Praed…
Praed: e mi lasci dire che lei è una delle donne più coraggiose che abbia mai incontrato.

Vivie sentendosi compatita si riprende orgogliosamente.

Vivie: adesso se non vi spiace vado un attimo in bagno a darmi una sistemata. Non andatevene, torno subito.

Vivie esce dalla stanza.

Praed: che stupefacente rivelazione!
Frank: e anche Crofts è coinvolto in tutto questo.
Praed: Crofts? (pausa) provo una delusione immensa, davvero.

Bussano alla porta.

Frank: chissà chi è? Apri tu Praed, se è un cliente darai impressione di maggiore serietà.
Praed: certo.

Apre la porta. E’ la signora Warren che entra nell’ufficio e cerca con gli occhi Vivie.

Praed: mia cara Kitty!
Frank: signora Warren, sono felice di vederla. Lei giunge come un soffio di primavera.
Signora Warren: è qui anche lei vero?
Frank: è uscita un attimo, tornerà a momenti. Ma, cara signora Warren, se lei fosse un passerotto che saltella sulla strada e vedesse uno schiacciasassi a vapore che viene proprio nella sua direzione, lo aspetterebbe?
Signora Warren: che c’entrano i passerotti. Piuttosto, sapete perché è fuggita in quel modo da Haslemere?
Frank: temo che sarà lei a dirglielo, se aspetta il suo ritorno. (si sente un rumore dal bagno) Ssshhh eccola.

Vivie entra e irrigidendosi alla vista della signora Warren.

Signora Warren: eccoti qui, finalmente!
Vivie: sono contenta che tu sia venuta. Ho bisogno di parlarti. Frank te ne stavi andando vero?
Frank: si. (alla signora Warren) vuol venire con me signora Warren? Che ne direbbe di una gita in campagna e di una bella cenetta da Vito? Vito è un posto sicuro, non ci sono schiacciasassi.
Vivie: che sciocchezze Frank. Mia madre rimarrà qui. Signor Praed per favore, porti via Frank.
Praed: vieni Frank, andiamo
Vivie (stringendo amichevolmente la mano a Praed): arrivederci e buon viaggio.
Praed: grazie, grazie. Lo spero.
Frank (alla signora Warren): arrivederci: avrebbe fatto meglio a seguire il mio consiglio! (le stringe la mano). Ciao ciao Vivie.
Vivie: arrivederci
Praed (mestamente) addio Kitty.

Pread e Frank finalmente escono. Vivie siede dietro la scrivania e sua madre di fronte a lei.

Signora Warren: beh Vivie, perché te ne sei andata in quel modo, senza dirmi una parola? Come hai potuto fare una cosa simile? E che cosa hai fatto al povero George? Volevo che mi accompagnasse qui ma non ne ha proprio voluto sapere. Mi ha addirittura sconsigliato di venire qui da te! Ma naturalmente gli ho detto che tra noi era tutto sistemato e che il nostro rapporto è idilliaco.
(pausa) Vivie, che vuol dire questo? (tira fuori una busta).
Vivie: è il mio mensile. L’altro giorno l’ho ricevuto come sempre. Ma te l’ho rimandato indietro. D’ora in poi ho deciso che mi manterrò da sola.
Signora Warren: non bastava? Perché non me l’hai detto! Te lo raddoppio, avevo già intenzione di raddoppiarlo.
Vivie:sai benissimo che non è questo il punto. D’ora in poi ho deciso di andare per la mia strada, con il mio lavoro e i miei amici. E tu vai per la tua. (si alza) Addio.
Signora Warren: addio? Ma…
Vivie: Si addio. Non facciamo inutili scenate. Crofts mi ha spiegato per bene tutta la faccenda del tuo lavoro.
Signora Warren: ma.. avevi detto che non te ne importava
Vivie: tu mi hai spiegato com’è cominciato. Non m’hai detto che va ancora avanti.

La signora Warren accusa il colpo. Ma ben presto si riprende e compare un sorriso furbo sul suo volto.

Signora Warren: ma tu sai quanto sono ricca io?
Vivie: non dubito che tu sia molto ricca. Ma non è questo il punto.
Signora Warren: ma tu non sai quello che significa, sei troppo giovane. Significa un vestito nuovo al giorno, feste e party tutte le sere, uomini belli e potenti ai tuoi piedi, cibi e vini raffinati. Insomma tutto ciò che ti passa per la mente, tutto ciò che vuoi. E qui tu che cosa sei? Una sgobbona che arranca dalla mattina alla sera in un mare di lavoro per riuscire solo a mantenerti e a comprarti due vestitini da due soldi ogni tanto. Pensaci bene…
Vivie: dunque si fa così, eh? Chissà a quante ragazze hai ripetuto questo discorso, per averlo così bello e pronto.
Signora Warren: ascolta ragazza, tu sprechi le tue possibilità per niente. Tu credi che la gente sia quello che finge di essere: tu credi che il mondo che apprendi a scuola o alla televisione sia la realtà. Ma non è vero: è tutta una finzione per tenere buona la gente codarda e schiava. Vuoi fare anche tu l’esperienza di tante altre donne che arrivano a quarant’anni e rimpiangono le occasioni perdute e la vita sprecata? Non preferisci accorgertene ora, attraverso tua madre, che ti vuole bene e che ti giura che questa è la verità! (pausa)
Vivie, le persone importanti, le persone intelligenti, le persone che comandano, lo sanno benissimo.
Che cosa sanno invece della vita quelli che ti hanno dato questi insegnamenti? Quando mai mi hanno conosciuta o hanno parlato con me o hanno lasciato che qualcuno parlasse loro di me? Avrebbero mai fatto qualcosa per te se io non li avessi pagati? Non ti ho forse detto che io voglio che tu sia una donna rispettabile? Non ti ho allevata perché tu fossi rispettabile?
Vivie: Conosco benissimo la tua filosofia di vita! Crofts me l’ha spiegata bene qualche giorno fa nella casa del reverendo Gardner. Mamma, il fatto è che tu non hai idea del genere di persona che io sia. Io non ho nulla contro di te e Croft, anzi quasi lo ammiro per la spregiudicatezza di divertirsi come gli pare e di fare un sacco di soldi, anziché condurre la solita vita, un lavoro, una famiglia e un mese di ferie all’anno, solo perché tutti al mondo fanno così. E sono sicura che se mi fossi trovata nelle tue circostanze avrei fatto esattamente come zia Liz. Non credere che io abbia una mentalità più ristretta della tua o più pregiudizi di te: anzi forse ne ho di meno.
So benissimo che la morale corrente è tutta una finzione e che se accettassi di spendere il tuo denaro sarei futile e viziosa quanto potrebbe desiderare di esserlo la donna più stupida, e nessuno avrebbe nulla da ridire. Ma io non voglio essere futile. Io non mi diverto a trottare tra una festa e l’altra per far pubblicità ad uno stilista o per mostrare la mia macchina e cose di questo genere.
Signora Warren: mah..
Vivie: ciò che non capisco comunque è il motivo per cui continui ad essere invischiata con quel genere di affari ora che potresti smettere tranquillamente, con tutto il denaro che hai accumulato. Come tua sorella Lizzy che si è lasciata tutto alle spalle! Perché non fai altrettanto?
Signora Warren: io ho bisogno di lavoro e di eccitazione, altrimenti impazzirei di noia. E che altro potrebbe fare una vecchia cornacchia come me? Questa è l’unica cosa che ho imparato a fare nella mia vita e poi mi rende denaro, tanto denaro! E a me piace far denaro. No. È inutile a questo non so rinunciare, ma che bisogno hai tu di saperlo? Io non te ne parlerò mai, terrò lontano Crofts! Non ti darò molto fastidio…
Vivie: beh in questo siamo uguali, anch’io ho bisogno di lavorare e debbo guadagnare più denaro di quanto spendo. Ma il mio lavoro non è il tuo e la mia strada non è la tua. Ci dobbiamo separare. La differenza non sarà molta, anziché incontrarci si e no per alcuni mesi in venticinque anni, non ci incontreremo più, tutto quì.
Signora Warren (con le lacrime agli occhi): Vivie, avrei voluto passare più tempo con te, l’avrei voluto davvero…
Vivie: è inutile mamma, non sarà qualche lacrimuccia a buon mercato a farmi cambiare idea.
Signora Warren: tu sei sempre mia figlia, io ho diritto di averti. Chi penserà a me quando sarò vecchia? Tante ragazze mi si sono affezionate come figlie e si sono messe a piangere quando mi hanno lasciata: eppure io le ho lasciate andare via tutte, perché sapevo che avrei avuto te. Adesso tu non hai il diritto di trattarmi così e di rifiutarti di fare il tuo dovere di figlia!
Vivie: Sapevo che saremmo arrivate al dovere di figlia! Insomma, una volta per tutte mamma: tu vuoi una figlia e Frank vuole una moglie! Io non voglio una madre e tantomeno un marito.
Signora Warren (con rabbia): Brava, bene nemmeno io ti voglio! Ma stammi bene a sentire se potessi tornare indietro sai che ne farei di te?
Vivie: forse mi strangoleresti!
Signora Warren: no: ti alleverei come una vera figlia e non come quella che sei adesso, col tuo orgoglio, i tuoi pregiudizi e l’educazione di collegio che hai rubata: si, rubata: negalo se sei capace. Che cos’è stato se non un furto? Ti allevereri in casa mia, ecco dove ti alleverei.
Vivie: in una delle tue case, cioè.
Signora Warren: sentitela come sputa sui capelli grigi di sua madre!
Vivie: mamma, non scaldarti tanto. Ti ringrazio per quello che hai fatto per me, suppongo che fra tutte le ragazze che sono state in tuo potere io sia stata la sola alla quale tu hai fatto un po’ di bene…
Signora Warren: si, dio mi perdoni, è proprio così. E tu sei la sola che mi si è rivoltata contro. Oh, com’è ingiusto, com’è ingiusto! Sono stata una buona madre e siccome ho fatto di mia figlia una donna onesta e rispettabile questa mi caccia via come una lebbrosa.
Vivie: vedi mamma, il tuo errore è stato di vivere la vita in un modo credendo in un altro. In cuor tuo tu sei una donna convenzionale e infatti hai voluto che io fossi allevata secondo precisi principi morali ai quali tu in fondo hai sempre creduto. Proprio per questi principi che mi hai inculcato oggi mi vedo costretta a dirti addio. Ho ragione si o no? Sarei una stupida a non farlo…
Signora Warren: beh suppongo che la ragione tu ce l’abbia. Ma Dio aiuti il mondo se tutti cominciano a fare quello che è giusto. (lunga pausa) Forse è ora che me ne vada, invece di rimanere dove non mi vogliono.
Vivie (infine gentile): un’ultima stretta di mano.
Signora Warren: no grazie.

La signora Warren esce, tristemente senza voltarsi più indietro. Vivie, torna a sedersi alla scrivania dove rimane silenziosa e assorta nei propri pensieri per qualche minuto.

Vivie (alla stanza vuota): addio!

Dissolvenza in nero. Titoli di coda.

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