Nemesi (Script)

SCENA 1

Lo schermo è nero.

Sentiamo il brano “Main Title” di Clint Eastwood.

In bianco compaiono delle scritte.

CLINT94

presenta

Un film di

CLINT EASTWOOD

RYAN GOSLING

in

NEMESI

Tratto dall’omonimo romanzo di

PHILIP ROTH

Sceneggiatura e adattamento di

DIEGO PELIZZA

Regia di

CLINT EASTWOOD

Dissolvenza in apertura.

Dettaglio: gli occhi sofferenti di un bambino.

NARRATORE (VFC)

Il primo caso di polio quell’estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memorial Day, in un quartiere italiano povero all’altro capo della città rispetto al nostro.

La macchina da presa (mdp) comincia a carrellare lentamente all’indietro.

L’immagine si allarga e vediamo che gli occhi precedentemente inquadrati appartengono a un bambino in un manifesto.

NARRATORE (VFC)

Dall’angolo sudoccidentale di Newark, nel quartiere ebraico di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi successivi, una decina, sparpagliati in tutti i quartieri della zona.

L’inquadratura si allarga ancora, mostrando il manifesto nella sua interezza: rappresenta un bambino dai grandi occhi sofferenti, seduto su una sedia a rotelle. Al centro del manifesto, sopra la testa del bambino, una scritta: “CONTRIBUISCI A COMBATTERE LA POLIO!”

NARRATORE (VFC)

Solo il 4 luglio, quando nella città si registravano già quaranta casi, sulle pagine dei quotidiani comparvero le prime notizie.

La carrellata all’indietro continua. Vediamo che il manifesto del bambino sulla sedia a rotelle è appeso ad una parete, accanto ad altri manifesti simili.

NARRATORE (VFC)

La polio era una malattia capace di paralizzare un giovane rendendolo permanentemente invalido, deforme o impossibilitato a respirare al di fuori di quel cilindro metallico chiamato polmone d’acciaio, ma poteva portare anche alla paralisi dei muscoli respiratori e alla morte.

Gli altri manifesti vicini a quello del bambino sulla sedia a rotelle ritraggono immagini simili: una bambina coi tutori ortopedici alle gambe che si succhia timidamente il dito; un bimbo carino, anche lui coi tutori ortopedici, che sorride eroico e pieno di speranza. Anche le scritte sono simili: “AIUTACI A COMBATTERE LA POLIO!”; “ANCHE TU PUOI DARE IL TUO CONTRIBUTO!”. Davanti ai manifesti c’è un contenitore di metallo dove si possono lasciare le offerte per contribuire alla lotta contro la malattia.

NARRATORE (VFC)

L’apprensione per le atroci conseguenze cui andava incontro chi si ammalava gravemente di polio era peggiorata dal fatto che non esisteva nessuna medicina in grado di curare la malattia, né alcun vaccino capace di immunizzare da essa.

L’inquadratura si allarga ancora: i manifesti tappezzano una parete lungo un marciapiede; alcuni pedoni passano davanti alla mdp e qualcuno lascia qualche moneta nel contenitore metallico che raccoglie le offerte. Tutte le persone indossano abiti leggeri e alcune signore si fanno aria con un ventaglio, segno che fa molto caldo.

NARRATORE (VFC)

La polio poteva colpire chiunque, senza alcuna ragione apparente, ma a soffrirne di solito erano i bambini, che nei mesi estivi erano liberi dalla scuola e potevano giocare fuori per tutta la giornata.

La carrellata all’indietro è ormai conclusa: vediamo in campo lungo la strada, con le vecchie automobili anni ’40 che sfrecciano sull’asfalto, il marciapiede percorso dai pedoni e la parete tappezzata di manifesti contro la polio.

NARRATORE (VFC)

Siccome era una malattia estremamente contagiosa e poteva essere trasmessa ai sani attraverso la semplice prossimità fisica con chi ne era già infetto, a molti bambini del nostro quartiere fu proibito dai genitori di andare nella piscina pubblica, frequentare i cinema, prendere gli autobus, bere dalle fontane. Soprattutto, dovevamo tenerci a distanza da chiunque avesse l’aria malata o lamentasse qualcuno dei sintomi rivelatori della polio, come mal di testa, mal di gola, nausea, torcicollo, febbre.

La mdp comincia a muoversi all’indietro sollevandosi in aria sopra i tetti dei palazzi, planando sugli edifici e offrendoci una vasta panoramica sui quartieri della città irradiata dal caldo e dal sole.

NARRATORE (VFC)

Tutti ritenevano che le aree urbane, con i loro marciapiedi luridi, il caldo torrido e l’aria stagnante, facilitassero il contagio. Quindi la miglior protezione dalla polio per un bambino era rifugiarsi in un campo estivo in montagna, da qualche parente in campagna o in qualche casa in affitto al mare. Ma non tutti potevano permetterselo.

Scritta in sovrimpressione: NEWARK, LUGLIO 1944.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 2

La mdp compie un’ampia panoramica su un grande campo giochi pieno di bambini: ci sono un campo in terra battuta, con una recinzione, organizzato per le partite di softball con degli spalti su un lato; un vasto prato con qualche avvallamento; una striscia di asfalto; un basso edificio rettangolare dove si trovano gli attrezzi e l’ufficio dell’animatore del campo.

NARRATORE (VFC)

Così, mentre i pochi privilegiati sparivano dalla città per tutta l’estate, noialtri restavamo lì a fare esattamente quello che non avremmo dovuto.

Stacco.

La mdp inquadra i bambini che giocano a softball nel campo: il battitore tende il braccio e lancia la palla; il bambino della squadra avversaria la colpisce con la mazza e i suoi compagni nelle varie basi cominciano a correre a perdifiato.

Stacco.

Sulla striscia d’asfalto, delle bambine saltano la corda cantando delle canzoncine.

BAMBINA

A, mi chiamo Agnes!

Mio marito si chiama Alphonse,

Veniamo dall’Alabama!

Stacco.

In dettaglio, l’acqua che esce da una fontanella. Un bambino si china per bere, poi si rialza e ne arriva un altro a bere. La mdp inquadra di spalle i due bambini che dopo aver bevuto corrono di corsa dagli altri.

Stacco.

La mdp inquadra una panchina in ombra, a lato del campo da softball, sulla quale sono seduti alcuni bambini stanchi e sudati, schiacciati gli uni accanto agli altri. Un altro bambino compare nell’inquadratura e raggiunge la panchina, si toglie il guantone sudicio e lo usa per asciugarsi il sudore dalla fronte, poi lo getta sulla panchina.

Stacco.

Nel campo da softball, un bambino corre per raggiungere la base successiva, ma non ce la fa.

Varie inquadrature dei bambini che si divertono, gridano, corrono.

La scena seguente è girata in piano sequenza.

Inquadratura della partita da bordo campo. Nel nostro campo visivo compare un giovane uomo: lo vediamo di spalle, indossa dei pantaloncini e una canottiera bianca che ne esalta il fisico massiccio e le braccia muscolose.

NARRATORE (VFC)

Quell’anno l’animatore del campo giochi era Bucky Cantor.

Il giovane si dirige verso il battitore, fermo con la palla in mano.

La mdp lo segue inquadrandolo di spalle mentre attraversa il campo sotto gli occhi dei bambini.

NARRATORE (VFC)

Dall’anno prima Bucky era il nuovo insegnante di educazione fisica della scuola di Chancellor Avenue, perciò conosceva già molti di noi abituali frequentatori del campo giochi per averli avuti in classe.

Il giovane, Bucky Cantor, sempre inquadrato di spalle, raggiunge il battitore e gli dà una pacca sulla spalla.

BUCKY

Vatti a riposare un po’, Jerry. Ti sostituisco io.

Il piccolo Jerry annuisce e si allontana di corsa.

Bucky si infila il guantone, prende la palla e si prepara a lanciare. Di fronte a lui, il ragazzino che deve ricevere la battuta piega le ginocchia e si porta la mazza dietro le spalle (interpretato da Alex Ferris).

BUCKY

Sei pronto, Arnie?

Il ragazzino annuisce, concentrato.

Bucky fa mulinare il braccio e lancia piano la palla. Arnie la colpisce con la mazza e la palla viene scagliata lontano. Solo a questo punto Bucky si volta per osservarne la traiettoria e noi lo vediamo in faccia. È un giovane uomo atletico, con i capelli biondicci e un paio di spessi occhiali da vista (interpretato da Ryan Gosling).

Bucky abbozza un sorriso, lo sguardo puntato verso l’alto per seguire la traiettoria della palla.

NARRATORE (VFC)

Bucky non ci vedeva bene ed era costretto a portare degli occhiali con delle lenti spesse. Per questo motivo, anche se era un ottimo atleta ed eccelleva negli sport, era uno dei pochi giovani a non essere in guerra.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 3

La mdp inquadra le bambine che saltano la corda sulla striscia d’asfalto e, più distante, il campo di sfotball dove i bambini stanno giocando con Bucky.

All’improvviso, il rumore di auto in arrivo.

Le bambine si fermano e si voltano verso la strada.

Attraverso la loro soggettiva, vediamo due automobili scure arrivare verso di noi a velocità elevata.

Le bambine si spostano subito, mentre le auto si fermano rumorosamente.

La mdp inquadra di spalle Bucky, al centro del campo: sentendo lo stridio dei freni, il giovane si volta e lancia un’occhiata verso le macchine con un’espressione seria. Poi si sfila il guantone, lo lascia cadere per terra e si precipita trotterellando verso la striscia d’asfalto.

Dalle automobili sono scesi alcuni ragazzi italiani sui vent’anni, con i capelli pettinati all’indietro e l’aria spavalda. Le bambine si ritraggono con timore, mentre un ragazzo, quello che sembra il leader del gruppo, fa delle smorfie verso di loro per spaventarle.

Uno dei suoi compagni gli dà una gomitata e indica qualcosa. Il capo solleva lo sguardo.

Soggettiva del giovane italiano: vediamo Bucky uscire dal campo e fermarsi davanti a noi con decisione.

Bucky posa le mani sulle spalle di una delle bambine per rassicurarla e fronteggia il capo degli italiani con un’espressione dura.

BUCKY

Che cosa volete?

RAGAZZO ITALIANO

Veniamo ad attaccare la polio.

Il ragazzo si volta verso i suoi amici, con un sorriso spavaldo.

RAGAZZO ITALIANO

Giusto, ragazzi?

Gli altri annuiscono e ridacchiano in segno di approvazione.

Il capo torna a fissare Bucky, ostentando sicurezza.

BUCKY

A me pare che veniate ad attaccare briga. È meglio che vi togliete di torno.

RAGAZZO ITALIANO (scuotendo la testa, strafottente)

No, no. Prima vi attacchiamo un po’ di polio. Noi ce l’abbiamo e voi no, ebrei del cazzo, perciò abbiamo pensato che potevamo venire qui e attaccarvela.

Il ragazzo si dondola avanti e indietro per mostrare di essere un duro.

In dettaglio, si infila i pollici nei passanti dei calzoni in segno di disprezzo e inclina la testa con aria di sfida.

Bucky nota questi particolari e rialza lo sguardo per guardarlo in faccia.

BUCKY

Ok, ascoltate. Io sono l’animatore del campo giochi.

Bucky indica i ragazzi alle sue spalle.

Una rapida carrellata ce li mostra: quasi tutti i bambini si sono avvicinati per assistere alla scena; molti sono appoggiati con le mani sulla rete che separa il campo dalla striscia d’asfalto e osservano in silenzio.

Bucky torna a concentrarsi sull’italiano.

BUCKY

Vi chiedo di allontanarvi dal campo. Questo non è il vostro posto, e vi chiedo cortesemente di andarvene.

RAGAZZO ITALIANO (sprezzante)

E perché dovremmo? C’è una legge che vieta di attaccare la polio?!

BUCKY

Ehi, ragazzi, con la polio non si scherza. E c’è una legge che vieta di turbare l’ordine pubblico. Preferirei non dover chiamare la polizia, quindi è meglio che ve ne andiate subito.

A quelle parole, l’italiano fa un passo avanti e sputa sul marciapiede.

Bucky abbassa lentamente la testa.

Dettaglio del grumo di saliva a pochi centimetri dalla sua scarpa.

A figura intera, Bucky incrocia le braccia sul petto, irremovibile.

BUCKY (calmo)

E questo cosa significa?

RAGAZZO ITALIANO (con una smorfia)

Te l’ho detto cosa significa. Vi attacchiamo la polio. Non vogliamo che voi ebrei restiate senza.

BUCKY (più duro)

Senti, piantala con questa stronzata.

Bucky fa un rapido, furibondo passo avanti e si piazza a pochi centimetri dalla faccia del ragazzo italiano.

La mdp inquadra di profilo i loro volti uno di fronte all’altro.

BUCKY

Non si scherza su queste cose. Ti do dieci secondi per fare dietrofront e portare i tuoi amici lontano da qui.

I due rimangono in silenzio a fissarsi.

La mdp inquadra i bambini dietro la recinzione, che osservano la scena con un misto di ansia e ammirazione, e poi gli amici dell’italiano, che si scambiano delle occhiate fra di loro e sputano per terra.

Primo piano del ragazzo italiano, che sorride.

RAGAZZO ITALIANO

E dopo?

Primo piano di Bucky, impassibile.

BUCKY

Te l’ho detto. Chiamo la polizia.

L’italiano si sporge in avanti e sputa di nuovo.

In dettaglio, lo sputo colpisce la punta della scarpa da ginnastica di Bucky.

Il giovane animatore sospira, poi si volta verso i bambini dietro la recinzione e si rivolge a quello che si trova più vicino a lui.

BUCKY

Jerry, corri nel mio ufficio. Telefona alla polizia. Digli che stai chiamando da parte mia, che ho bisogno di loro.

Il bambino annuisce e corre verso l’edificio basso e rettangolare dove si trova l’ufficio dell’animatore.

La mdp inquadra gli italiani: ora sembrano un po’ meno spavaldi.

Il capo fa una smorfia.

RAGAZZO ITALIANO

E cosa mi fanno, mi sbattono dentro solo perché ho sputato sul tuo fottuto marciapiede ebreo?

Bucky non risponde e, con le braccia saldamente incrociate sul petto, si limita a fissare il ragazzo con espressione irremovibile.

L’italiano lancia un’ultima occhiata di sfida a Bucky, poi si stringe nelle spalle, si volta e fa cenno ai suoi di rientrare nelle auto.

RAGAZZO ITALIANO

Andiamocene, ragazzi.

Qualche italiano sputa ancora sul marciapiede, poi tutti salgono nelle automobili e si allontanano sotto gli occhi vigili di Bucky.

La mdp si sposta dall’animatore per andare a inquadrare i bambini dietro la recinzione: visti gli italiani andarsene, cominciano a ridere e parlare fra di loro in preda all’eccitazione.

Stacco.

SCENA 4

La mdp inquadra in campo lungo il campo giochi.

Sulla strada si è fermata un’auto della polizia e Bucky sta spiegando a due agenti che cosa è successo; alcuni bambini sono rimasti con lui per assistere alla scena, ma altri sono tornati a giocare a softball e al salto della corda.

Dopo alcuni secondi, i due agenti rientrano nella volante e se ne vanno.

Stacco.

La mdp fa una rapida carrellata sull’area del marciapiede dove si erano disposti gli italiani e che ora è piena di sputi, una poltiglia viscida e disgustosa. La mdp si alza a inquadrare Bucky, che si passa una mano sul mento con aria pensierosa. Poi si volta di scatto per chiamare dei bambini.

BUCKY

Jerry, Myron, Arnie… Andate a prendere dei secchi nel seminterrato e riempiteli di acqua bollente e ammoniaca!

Stacco.

In dettaglio, un secchio viene svuotato sul marciapiede per ripulirlo dagli sputi.

La mdp inquadra in campo lungo la scena: una mezza dozzina di bambini si sta dando da fare, portando i secchi e svuotandoli sul marciapiede, sotto la direzione di Bucky; a un certo punto l’animatore si avvicina a un bambino più piccolo degli altri, gli prende il secchio dopo avergli scompigliato i capelli e lo svuota lui stesso sul marciapiede.

In dettaglio, l’acqua scorre sull’asfalto portandosi via la poltiglia viscida.

Bucky si rimette in piedi tenendo il secchio con una mano e si rivolge a tutti i bambini.

BUCKY

Ottimo lavoro, ragazzi. Vedrete, non c’è niente di cui preoccuparsi. Nella vita capita sempre qualcosa di bizzarro.

La mdp inquadra i ragazzi che ascoltano Bucky: i loro sono sguardi di pura ammirazione, come se l’animatore fosse il loro eroe.

BUCKY

E ora forza, abbiamo una partita di softball da concludere!

I ragazzini esultanti si riversano di nuovo nel campo da gioco.

Primo piano di Bucky, che li osserva con affetto e soddisfazione.

Stacco.

SCENA 5

Sentiamo il brano “Main Theme” di Clint Eastwood.

In campo lunghissimo, il campo giochi è ora deserto: il sole è tramontato da poco e il cielo sta diventando buio.

Stacco.

In dettaglio, le mani di Bucky armeggiano sulla serratura della porta del suo ufficio per chiuderla a chiave.

Poi la mdp lo inquadra frontalmente mentre percorre un corridoio all’interno dell’edificio.

NARRATORE (VFC)

La madre di Bucky Cantor era morta di parto, e lui era stato cresciuto dai nonni materni in un caseggiato di dodici famiglie in Barclay Street, in una delle zone più povere della città.

Superato il corridoio, Bucky attraversa un piccolo atrio ed esce dal portone dell’edificio.

NARRATORE (VFC)

Il padre, da cui aveva ereditato i problemi alla vista, faceva il contabile per un grande magazzino del centro, ma era finito in carcere per aver derubato il suo datore di lavoro. Dopo aver scontato la pena, non tornò più a Newark.

Il giovane chiude a chiave anche il portone, poi si infila le chiavi nelle tasche e si avvia in direzione della strada.

Stacco.

In campo lungo, Bucky cammina da solo sul ciglio della strada in direzione di una fermata dell’autobus, nella tenue luce della sera estiva.

NARRATORE (VFC)

Così, invece di avere un padre, il ragazzo ricevette i suoi insegnamenti sulla vita dal nonno, un immigrato polacco con un forte senso del dovere che si era fatto le ossa nel ghetto ebraico.

Stacco.

Presso la fermata, Bucky ferma un autobus e vi sale.

NARRATORE (VFC)

Il vecchio era già morto d’infarto da un paio d’anni e Bucky, il cui vero nome era Eugene, viveva da solo con la nonna. Quell’estate, aveva ventisette anni.

L’autobus riparte e si allontana fino a scomparire dalla nostra vista.

La musica sfuma.

Dissolvenza in nero.

SCENA 6

Le urla dei bambini che giocano e si divertono riempie lo schermo.

Dissolvenza in apertura.

In dettaglio, un bambino posa una mano sulla spalla di un altro bambino. Costui si volta e il primo ragazzino all’improvviso gli punta in faccia una pistola ad aria compressa di metallo. Quando preme il grilletto, si sente solo un forte rumore e dalla canna esce uno sbuffo di fumo, ma per lo spavento il secondo bambino lancia un gridolino e cade all’indietro. L’autore dello scherzo corre via ridacchiando.

La mdp inquadra Bucky che si aggira tra i bambini: alcuni giocano a palla, altri si inseguono, altri si allenano a softball provando le battute.

Gli occhi di Bucky cadono sul bambino caduto per terra e sull’autore dello scherzo che sta correndo via ridendo.

BUCKY

Oh, smettila con quella pistola finta, Danny!

Danny si limita a ridere e corre verso un altro bambino per ripetere lo scherzo.

Bucky si avvicina al bambino caduto e lo aiuta a rialzarsi.

BUCKY

Tutto bene? Sì?

Stacco.

La mdp inquadra il gruppetto di ragazzini che si allena a softball: Jerry lancia la palla e Arnie la colpisce con la mazza.

Bucky si avvicina con un sorriso.

BUCKY

Ottimo colpo, Arnie.

ARNIE (sorridendo)

Grazie, Mr Cantor.

BUCKY

Ascolta, Arnie, sai per caso come mai Alan e Herbie non sono venuti oggi?

ARNIE (stringendosi nelle spalle)

Credo non si sentissero molto bene.

Bucky annuisce, pensieroso.

Stacco.

La mdp inquadra le bambine che giocano sulla striscia d’asfalto. Fanno roteare due corde in direzioni opposte e un paio di loro le saltano cantando delle filastrocche.

BAMBINE

B, mi chiamo Bev!

Mio marito si chiama Bill,

Veniamo dalle Bermuda!

A un tratto arriva uno dei maschi, Myron, che spintona le bambine che stanno saltando, balza al centro e si aggroviglia di proposito fra le corde svolazzanti esibendosi nella parodia delle loro canzoni.

BAMBINO

I, mi chiamo Ippopotamo!

Le bambine lasciano le corde strillando.

BAMBINE

Smettila! Smettila!

Ma il bambino continua a saltellare aggrovigliato alle corde.

Le due bambine che saltavano corrono via urlando.

BAMBINE

Mr Cantor! Mr Cantor!

Bucky è vicino agli spalti e si limita a urlare in direzione di Myron.

BUCKY

Lascia in pace le bambine, Myron, sennò ti rispedisco a casa insieme a tuo fratello!

Ridacchiando per lo scherzo, Myron si libera delle corde e corre via.

Stacco.

SCENA 7

La mdp inquadra di profilo Bucky Cantor, seduto sugli spalti.

È pomeriggio inoltrato. Sotto di lui, sul campo, i bambini stanno giocando a softball, mentre le bambine che saltavano la corda sulla striscia d’asfalto se ne sono andate.

Qualcosa attira l’attenzione di Bucky.

Soggettiva dell’animatore: un bambino sta arrivando di corsa dalla strada e raggiunge il campo di softball; sembra agitatissimo.

BAMBINO (gridando)

Herbie e Alan sono stati portati via in ambulanza! Hanno la polio! Hanno la polio!

Inquadrato di profilo, il volto di Bucky si indurisce.

Sotto di lui, i bambini che stavano giocando a softball si fermano.

Stacco.

La mdp fa una lunga carrellata sui volti preoccupati dei bambini. Sono tutti radunati vicino alla recinzione, mentre alle loro spalle il sole sta calando. Ci sono ragazzi di statura ed età diverse, dai bambini di 6-7 anni a quelli più grandi, di 13-14 anni: tutti i frequentatori del campo giochi. Hanno tutti delle espressioni ansiose e fissano lo stesso punto.

La mdp inquadra Bucky che cammina davanti a loro, come un generale davanti alle truppe schierate. Gli occhi di tutti i bambini sono puntati su di lui.

Il silenzio regna sovrano. Non vola una mosca.

Bucky cammina con la testa bassa e l’espressione pensierosa, come se stesse pensando a come impostare il discorso.

Dopo qualche istante di silenzio si schiarisce la voce.

BUCKY

Ragazzi… Non voglio che vi facciate prendere dal panico. La polio è una malattia con cui dobbiamo convivere ogni estate. È una malattia grave, in circolazione fin da prima che io nascessi. Il modo migliore per affrontare la minaccia della polio è essere forti e in salute.

Rapida carrellata sui volti attenti dei bambini, che pendono dalle labbra di Bucky. Tra gli altri, Arnie ha un’espressione molto seria, ma anche i più scalmanati come Myron e Danny stanno ascoltando in silenzio.

La mdp torna su Bucky.

BUCKY

Cercate di lavarvi bene tutti i giorni, di mangiare correttamente, di non farvi mancare le vostre otto ore di sonno e di bere i vostri otto bicchieri d’acqua al giorno. E soprattutto cercate di non cedere alla preoccupazione e alla paura. Tutti vogliamo che Herbie e Alan si riprendano il prima possibile. Tutti vorremmo che non gli fosse accaduto niente. Sono due ragazzi eccezionali, e molti di voi sono loro cari amici.

La mdp inquadra i volti di alcuni bambini, che annuiscono o abbassano il capo, pensando ai loro amici malati.

Torniamo su Bucky.

BUCKY

Ad ogni modo, mentre loro guariscono in ospedale, noi dobbiamo continuare a vivere la nostra vita. Il che significa venire qui al campo giochi ogni giorno e partecipare agli sport come sempre. Se qualcuno di voi sta male, ovviamente deve dirlo ai suoi genitori e restare a casa per badare a se stesso finché il medico non lo avrà visitato e starà di nuovo bene. Ma se vi sentite in forma, non esiste ragione al mondo perché non possiate giocare e divertirvi per tutta l’estate.

Stacco.

SCENA 8

La mdp inquadra in dettaglio un apparecchio telefonico posato su una mensola in una cucina. Poi risale lentamente lungo il cavo fino a inquadrare Bucky, in piedi con la cornetta all’orecchio. Sta aspettando che all’altro capo del telefono rispondano.

In sottofondo, i rumori di qualcuno che sta apparecchiando la tavola.

Bucky si volta.

La mdp inquadra in campo totale la piccola cucina dell’appartamento: pareti spoglie, un tavolo con qualche sedia, alcune mensole, un lavello, un forno, una lampadina che rischiara l’ambiente in maniera fioca.

La nonna di Bucky, un’anziana donna sulla settantina (interpretata da Pauline Collins), sta sistemando due piatti e due bicchieri sulla tavola.

Dal momento che al telefono non rispondono, Bucky si rivolge a lei.

BUCKY

Lascia stare, nonna. Adesso preparo io, tu mettiti pure comoda.

NONNA (sbuffando)

Oh, non mi lasci fare mai niente, tu.

BUCKY

Lo sai che non ti fa bene alla schiena.

NONNNA

Sciocchezze.

In dettaglio, la nonna apre un cassetto e prende delle posate.

La mdp torna su Bucky, che riabbassa la cornetta e si gratta la fronte con un sospiro.

La nonna gli lancia un’occhiata mentre posiziona le posate sul tavolo.

NONNA

Non rispondono?

BUCKY (scuotendo il capo)

No, probabilmente sono in ospedale.

Bucky si lascia cadere pesantemente su una sedia.

BUCKY

Mi dispiace da morire per quei ragazzi. Sai, Alan è un’atleta nato e Herbie è così simpatico… Spero proprio che se la cavino.

Il telefono inizia a squillare.

La nonna lancia un’occhiata interrogativa a Bucky, il quale si alza e va a rispondere.

Profilo destro del giovane, la cornetta sull’orecchio.

BUCKY

Sì?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Bucky! Sono Marcia.

BUCKY (con un sorriso)

Ciao, Marcia.

Bucky rivolge un’occhiata imbarazzata alla nonna, la quale comprende e con un sospiro scompare in un’altra stanza.

Bucky sorride ancora, più rilassato.

BUCKY

Come va lassù?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Qui si sta benissimo, è per te che sono preoccupata… Ho sentito i miei, mi hanno raccontato dei due casi di polio nel quartiere… Conoscevi quei due bambini?

Il sorriso scompare dalle labbra del giovane.

BUCKY

Sì, frequentano il campo.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Tu stai bene comunque?

BUCKY

Sì. Tutti gli altri stanno bene. Sto cercando di contattare le famiglie dei due bambini ricoverati per sapere come stanno, ma al telefono non rispondono.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Mi manchi, Bucky. E sono preoccupata per te.

BUCKY

Anche tu mi manchi, ma non c’è niente di cui preoccuparsi.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Mia madre ha detto qualcosa sugli italiani, che sono venuti al campo giochi ad attaccarvela.

BUCKY

No, gli italiani non c’entrano. Io c’ero. So cos’è successo. Erano solo degli idioti, tutto qui. Hanno sputato per strada e noi abbiamo pulito. La polio è la polio… Nessuno sa come si attacca. Quando viene l’estate, arriva la polio, e fine.

MARCIA (VOCE TELEFONO, dopo un attimo di silenzio)

Ti amo, Bucky. Penso a te di continuo.

Bucky si guarda rapidamente intorno e avvicina ancora di più la cornetta alle labbra, come se temesse di farsi sentire.

BUCKY (a bassa voce)

Anch’io ti amo.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Devo lasciare il telefono. C’è gente che aspetta. Ti prego, sta’ attento.

BUCKY

Sì, starò attento. Ma non preoccuparti. Non essere spaventata. Non c’è niente di cui essere spaventata.

Stacco.

SCENA 9

Sentiamo il brano “Main Theme” di Clint Eastwood.

Dettaglio di un telefono che squilla.

Campo totale dell’ufficio di Bucky Cantor, nell’edificio presso il campo giochi. Il telefono sopra la sua scrivania, in mezzo a un mucchio disordinato di fogli, sta squillando.

Sentiamo la porta aprirsi e nell’inquadratura compare lo stesso Bucky, che si precipita a rispondere.

BUCKY

Sì?

Bucky rimane in ascolto per qualche secondo. L’espressione sul suo volto si indurisce sempre di più. Poi abbassa lentamente lo sguardo.

Dettaglio della sua mano che riattacca con rabbia la cornetta.

Stacco.

SCENA 10

Campo lungo del campo giochi deserto. È mezzogiorno, il sole è alto nel cielo, ma gli ultimi bambini se ne stanno andando sotto lo sguardo di Bucky, in piedi con le braccia sui fianchi vicino agli spalti. Nel giro di alcuni secondi, il campo rimane deserto ad eccezione di Bucky, che scompare all’interno dell’edificio.

Stacco.

Campo totale dello spogliatoio: pareti spoglie, panchine ai lati, una borsa e dei vestiti sopra una sedia; nella stanza adiacente sentiamo lo scrosciare dell’acqua di una doccia.

Stacco.

A figura intera, nello spogliatoio, Bucky si infila la camicia nei calzoni.

Stacco.

In dettaglio, Bucky posa una scarpa lucidata sopra la panca e se la allaccia. Poi riabbassa il piede e posa sulla panca l’altra scarpa.

Stacco.

In campo lungo, la strada principale del quartiere, con le sue tante botteghe, in fondo alla quale si scorge la sagoma di una piccola collina. Bucky, inquadrato di spalle, cammina lungo il marciapiede; in generale la strada è molto affollata.

La mdp inquadra l’animatore di profilo: cammina a testa alta ed è vestito in maniera più elegante del solito. Mentre avanza, si guarda intorno.

Soggettiva di Bucky: passiamo vicino alla bottega di un barbiere, all’interno della quale ogni posto è occupato da un uomo in attesa di farsi tagliare i capelli o la barba; poi passiamo accanto al negozio del calzolaio, dove un ciabattino si sta affannando a rintracciare le scarpe di un cliente setacciandone una pila sul bancone ingombro; infine vediamo un ferramenta uscire dal suo negozio per srotolare il tendone in modo da riparare la vetrina dal sole.

In campo medio, Bucky continua a camminare lungo il marciapiede, incrociando diverse persone. Quando passa accanto a un bambino, costui lo saluta e Bucky gli sorride e gli scompiglia i capelli prima di procedere.

La musica sfuma.

La mdp inquadra un uomo calvo con un bambino che va incontro a Bucky e si ferma di fronte a lui.

UOMO CALVO

Salve, giovanotto. Vorrei stringerle la mano. Mio figlio mi ha raccontato di come ha affrontato quegli italiani. Lei è molto coraggioso.

BUCKY

Grazie, signore.

Bucky sorride e stringe la mano dell’uomo.

UOMO CALVO

Mi chiamo Rosenfield. Sono il padre di Jimmy.

BUCKY

Grazie, Mr Rosenfield.

L’uomo sorride, dà una vigorosa pacca sulla spalla di Bucky e poi procede oltre. La mdp si sposta a inquadrare una signora che esce da un negozio con una borsa della spesa e si avvicina a Bucky.

MRS LEWY

Mr Cantor! Sono Mrs Lewy, la madre di Bernie.

Bucky si volta verso di lei e le sorride.

BUCKY

Buongiorno, signora.

MRS LEWY

Mio figlio l’adora, Mr Cantor! Ma devo chiederle una cosa… Con quel che sa succedendo in città, secondo lei va bene che i ragazzi corrano avanti e indietro, con questo caldo? Guardi cos’è capitato ad Alan. Come fa una famiglia a riprendersi da una cosa simile? I suoi due fratelli sono in guerra, e ora questo…

BUCKY (annuendo con serietà)

Sto giusto andando dalla famiglia di Alan per porgere le mie condoglianze. Ad ogni modo, io non permetto che i ragazzi si affatichino, Mrs Lewy. Li tengo d’occhio.

MRS LEWY

Il mio Bernie non ha il senso del limite. Correrebbe tutto il giorno e tutta la notte se qualcuno non lo fermasse!

Altri passanti, genitori dei bambini che frequentano il campo, si sono fermati fino a formare un piccolo gruppetto intorno a Bucky, mentre l’animatore sta parlando con Mrs Lewy.

BUCKY

Le assicuro che ci penserò io a fermarlo, se si accalora troppo. Non lo perderò di vista.

MRS LEWY (riconoscente)

Oh, grazie, grazie. Siamo tutti felici che ci sia lei a badare ai nostri figli.

BUCKY (con un sorriso modesto)

Faccio quello che posso.

La mdp ci mostra i volti dei vari genitori che si sono raccolti intorno a Bucky. L’animatore sembra un po’ spaesato sotto tutti quegli sguardi.

UOMO 1

E il servizio sanitario in tutto questo cosa fa?

BUCKY

Dice a me?

UOMO 1

Sì, a lei. Da un giorno all’altro, undici nuovi casi a Weequahic! Un bambino morto! E che cosa fa il servizio sanitario per proteggere i nostri figli?

BUCKY (cortese)

Io non lavoro per il servizio sanitario, signore. Sono solo l’animatore del campo giochi.

DONNA 1

Se chiami il servizio sanitario trovi sempre occupato. Mi sa che lasciano apposta staccato il telefono!

DONNA 2

Quelli del servizio sanitario sono stati qui! Li ho visti, hanno messo un cartello di quarantena su una casa della mia via!

Il brusio si fa sempre più volte.

La mdp si sposta rapida e frenetica, focalizzandosi per frazioni di secondo sui volti dei vari genitori, che discutono, annuiscono, si lamentano, si agitano. In mezzo a loro, Bucky cerca di mantenere la calma.

DONNA 2

Nella mia via c’è un caso di polio!

UOMO 1

Il servizio sanitario non fa niente!

UOMO 2

E il Comune? Che cosa fa il Comune? Niente!

DONNA 3

Perché non spandono per le strade qualche prodotto chimico per eliminare la polio?

UOMO 1

Lasciamo perdere i prodotti chimici. La cosa importante è che i bambini si lavino sempre le mani. La pulizia! L’unico rimedio è la pulizia!

Bucky solleva le mani nel tentativo di calmare i genitori.

BUCKY (alzando la voce)

Calma! È importante mantenere la calma! Non dovete perdere l’autocontrollo e farvi prendere dal panico. Nella vita dei bambini tutto deve rimanere il più normale possibile. Siate ragionevoli e state attenti a quello che dite.

DONNA 2

Non sarebbe meglio che restassero a casa finché non passa? Mio figlio va pazzo per lei, Mr Cantor, come tutti, ma non sarebbe meglio chiudere il campo giochi e farli restare a casa?

BUCKY

Chiudere il campo giochi non rientra nelle mie competenze. È una decisione che spetta al provveditore.

UOMO 2

Perché questa cosa sta colpendo i nostri bambini?!

BUCKY

Io non sono un medico. Non sono uno scienziato. Non so perché attacca quelli che attacca. Credo che nessuno lo sappia. Ecco perché tutti cercano di scoprire di chi o di cosa sia la colpa. Cercano di scovare un responsabile in modo da poterlo eliminare.

DONNA 1

E gli italiani? Sono stati gli italiani!

BUCKY (scuotendo energicamente la testa)

No, no! C’ero quando sono venuti gli italiani. Non hanno avuto nessun contatto coi bambini. Non sono stati loro. Sentite, non dovete lasciarvi divorare dalla paura e soprattutto non dovete far venire paura ai vostri bambini. Ne usciremo, credetemi. Faremo ognuno la nostra parte e resteremo calmi e faremo tutto quel che possiamo per proteggere i bambini, e ne usciremo, tutti insieme. Ora scusatemi, ma devo andare.

Bucky si fa un po’ largo tra la folla.

Rapidi primi piani dei genitori, che lo guardano con occhi ansiosi e imploranti, come se fosse onnipotente.

In campo medio, Bucky esce dalla calca e riprende a camminare a passo più svelto, mentre il piccolo gruppo di genitori comincia a disperdersi.

Stacco.

SCENA 11

La mdp inquadra una fila di case tutte uguali che fiancheggia una strada silenziosa: sono abitazioni a due piani, con struttura in legno, portici in muratura e giardinetti cintati da siepi, separate l’una dall’altra da stretti viali d’accesso. Sul marciapiede di fronte a ogni portico c’è un alberello.

La strada è deserta.

Nell’inquadratura compare Bucky, che si ferma davanti alla prima casa e dopo un attimo di esitazione sale i gradini del portico.

Dettaglio del suo dito che preme il campanello.

Inquadrato di spalle a figura intera, Bucky aspetta.

Dopo alcuni secondi la porta viene aperta dall’interno e compare un uomo di mezz’età, grande e grosso: è Mr Michaels (interpretato da Richard Kind), il padre del defunto Alan.

Mr Michaels indossa una camicia a maniche corte.

Rimane in silenzio sulla soglia, fissando Bucky senza alcun interesse.

BUCKY

Sono Eugene Cantor. Sono l’animatore del campo giochi alla Chancellor, e ci insegno anche educazione fisica. Alan era un mio allievo. Era fra quelli che giocavano a softball al campo. Ho saputo quello che è successo e sono venuto a porgervi le mie condoglianze.

Mr Michaels sbatte le palpebre e per alcuni istanti resta in silenzio, come se ascoltare e rispondere gli costasse un’enorme fatica.

MR MICHAELS

Sì, Alan mi parlava di lei.

BUCKY

Alan era un atleta nato. Ed era un ragazzo molto serio. È stata una notizia terribile, scioccante. Non me ne capacito. Sono venuti a dirvi quanto mi dispiace.

Mr Michaels annuisce e sospira, poi si fa da parte per far entrare Bucky.

MR MICHAELS

Entri, le offriamo qualcosa di fresco.

BUCKY

Non voglio disturbare. Volevo porgervi le mie condoglianze e dirvi che bravo ragazzo era vostro figlio. Era maturo sotto ogni punto di vista.

MR MICHAELS (facendo cenno di entrare)

C’è del tè freddo. Ne ha preparato un po’ mia cognata. Abbiamo dovuto chiamare un medico per mia moglie. Da quando è successo non si alza dal letto. Hanno dovuto darle il fenobarbitone. Su, venga a prendere del tè freddo.

BUCKY

Grazie.

Bucky entra in casa.

Stacco.

La mdp inquadra di profilo i due uomini che salgono una rampa di scale.

MR MICHAELS

Alan ci raccontava tutto di lei e dei suoi muscoli. Adorava venire al campo giochi. Adorava la vita.

Mr Michaels si lascia andare a un altro, profondo sospiro.

I due uomini superano una porta e raggiungono una sala con un divano, una radio a mobiletto e due grandi poltroni imbottite. Le finestre sono chiuse con gli avvolgibili abbassati e non ci sono luci accese, quindi l’ambiente è piuttosto in penombra.

Mr Michaels fa segno a Bucky di sedersi sul divano e Bucky si siede lì.

MR MICHAELS

Vado a prenderle il tè.

BUCKY

La ringrazio.

Mr Michaels scompare in cucina.

La mdp stringe su Bucky, un po’ a disagio. Si guarda intorno.

Soggettiva di Bucky: il nostro sguardo si posa su un grande acquario di vetro contro la parete opposta; sulla vasca è accesa una luce al neon e dentro si vede una popolazione di piccoli pesci variopinti, una quindicina, fra quelli che si rifugiano in una grotta in miniatura, quelli che setacciano il fondale sabbioso, quelli che virano verso l’alto.

In primo piano, Bucky distoglie lo sguardo.

La mdp inquadra Mr Michaels, che ritorna nella sala, dà un bicchiere di tè freddo al suo ospite e poi si lascia cadere pesantemente su una delle poltrone imbottite.

Primo piano di Bucky, che inizia a sorseggiare il tè in silenzio.

Primo piano di Mr Michaels: ha un’aria inespressiva nella semioscurità, come se fosse preda di una grande spossatezza.

MR MICHAELS (con lo sguardo perso nel vuoto)

Abbiamo altri figli, sotto le armi. Da quando loro sono oltremare, non è passato giorno in cui non mi aspettassi di sentire il peggio. Per ora sono sopravvissuti alle peggiori battaglie, e invece il loro fratellino una mattina si sveglia con torcicollo e febbre, e due giorni dopo non c’è più.

Mr Michaels sposta lo sguardo su Bucky, concentrandosi sul suo volto.

MR MICHAELS

Come facciamo a dirlo ai suoi fratelli? Come facciamo a scriverglielo mentre sono al fronte? Un ragazzino di dodici anni, il miglior figlio che si potesse avere, e non c’è più.

Mr Michaels fa una smorfia, tira su col naso e solleva gli occhi verso il soffitto. Sembra che faccia fatica a trattenere le lacrime.

MR MICHAELS

La prima notte è stato così male che quando è venuta la mattina pensavo che il peggio fosse passato, che la crisi fosse superata. Ma il peggio era appena cominciato. Quel bambino era in fiamme. Guardavi il termometro e non credevi ai tuoi occhi. Quarantadue di febbre… Appena è arrivato il medico, ha subito chiamato l’ambulanza, e all’ospedale ce l’hanno portato via… ed è finita. Non l’abbiamo mai più visto vivo. È morto tutto solo. Non l’abbiamo neanche potuto salutare. Ci resta solo il suo armadio con i vestiti, i libri di scuola e le cose per lo sport, e poi i suoi pesci…

Mr Michaels indica l’acquario.

MR MICHAELS

Stamattina mi sono ricordato di dargli da mangiare. Sono saltato su nel letto e me ne sono ricordato.

Mr Michaels tira su col naso e si passa il dorso della mano sugli occhi per asciugare qualche timida lacrima.

MR MICHAELS

Alan era un bravo ragazzo. Faceva sempre i compiti. Aiutava sempre la madre. Non un briciolo di egoismo. Educato, ordinato. Scriveva sempre ai suoi fratelli… lettere piene di notizie, che la sera a cena ci leggeva. Sempre pronto a tirar su la madre quando lei si abbatteva pensando ai due fratelli più grandi. Sempre pronto a farla ridere. Fin da quando era piccolo potevi sempre farti delle belle risate con Alan. Gli amici dei nostri figli se volevano divertirsi passavano a casa nostra. Qui era sempre pieno di ragazzi.

Mr Michaels si copre il volto con una mano.

MR MICHAELS

Perché Alan si è preso la polio? Perché ha dovuto ammalarsi e morire?

La mdp si sposta a inquadrare Bucky, che ascolta in silenzio.

Dettaglio della sua mano che stringe il bicchiere gelido di tè.

Mr Michaels rialza la testa, fissando un punto indefinito della parete.

MR MICHAELS

I suoi amici ora sono tutti terrorizzati. Hanno paura di essersela presa da lui, di avere anche loro la polio. I genitori sono isterici. Nessuno sa cosa fare. Cosa si può fare? Cosa avremmo dovuto fare? Continuo a ripensarci. Esiste una casa più pulita di questa? Esiste una donna che tiene la casa più immacolata di quanto faccia mia moglie? Esiste un ragazzo che si occupasse della sua camera, dei suoi vestiti e di se stesso meglio di Alan? Era sempre ordinato. Perché allora è morto? Dove sta la giustizia?

BUCKY

Da nessuna parte.

MR MICHAELS

Fai solo la cosa giusta, la cosa giusta, la cosa giusta. Mille volte la cosa giusta. Cerchi di essere attento, di essere ragionevole, di essere premuroso. E poi succede questo. Qual è il senso?

BUCKY

Non lo so, Mr Michaels.

MR MICHAELS

Perché la sorte si accanisce sempre sulle persone che non se lo meritano?

BUCKY

Non so rispondere.

MR MICHAELS

Perché non è capitato a me invece che a lui?

Bucky si limita a scrollare le spalle.

Mr Michaels scuote il capo, d’un tratto sembra infervorato e quasi incredulo.

MR MICHAELS

Un bambino… Era un bambino! Una malattia cala dal cielo e da un giorno all’altro un bambino muore!

Primo piano di Bucky: è afflitto, apre la bocca per cercare di alleviare le sofferenze di Mr Michaels, ma poi non riesce a fare altro che annuire.

Mr Michaels sospira, un po’ più calmo. Rassegnato.

MR MICHAELS

L’altra sera eravamo seduti fuori. Alan era con noi. Inaspettatamente c’era un po’ d’aria. Se lo ricorda, l’altra sera? Intorno alle otto, che bel fresco?

Bucky annuisce.

Soggettiva di Bucky: ci soffermiamo per un istante a osservare i pesci che nuotano nell’acquario.

Primo piano di Mr Michaels.

MR MICHAELS

Pareva una benedizione dopo quella giornata torrida. Si aspetta sempre il vento. Si pensa che il vento porterà un po’ di refrigerio. Ma lo sa invece cosa penso io? Penso che il vento abbia sparso nell’aria i germi della polio. Penso che standosene seduto lì Alan abbia respirato i germi in quel vento…

Mr Michaels non riesce a continuare perché scoppia a piangere, in modo goffo e inesperto. Cerca di coprirsi il viso e asciugarsi le lacrime con le mani.

La mdp inquadra Bucky, imbarazzato e indeciso sul da farsi, il bicchiere di tè freddo ancora in mano.

I singhiozzi di Mr Michaels cominciano a diminuire. L’uomo si asciuga gli occhi e tira su col naso.

MR MICHAELS

Mi scusi…

BUCKY

Non si deve affatto scusare.

Campo totale della sala. I due uomini sono in silenzio, si sente solo il respiro strozzato di Mr Michaels che sta fermando i singhiozzi.

Bucky abbassa lo sguardo per poi rialzarlo subito dopo.

BUCKY

È meglio che io vada. Posso chiedere quand’è il funerale?

MR MICHAELS

Domani alle dieci. Alla sinagoga di Schley Street. Il rabbino è venuto qui di persona a offrirci la sua sinagoga appena ha saputo cos’era successo. Come speciale onore per Alan. Tutti amavano Alan…

Bucky annuisce e si alza in piedi.

BUCKY

Lo so. Non so dirle quanto sono dispiaciuto.

Stacco.

SCENA 12

In campo lungo, Bucky risale una strada del quartiere. La strada è deserta per via del caldo torrido, in giro non c’è anima viva.

La mdp si trova controsole e i raggi luminosi accecano per qualche istante lo schermo.

Una serie di dissolvenze incrociate ci mostra Bucky sempre più da vicino: in campo medio, poi a figura intera, infine a mezzobusto.

È molto sudato, si passa una mano fra i capelli.

Stacco.

La mdp inquadra di profilo un locale con una grossa insegna: “Syd’s”.

Nell’inquadratura compare Bucky, che spinge la porta ed entra nel bar.

Stacco.

Sentiamo una canzone: “I’ll be seeing you” di Billie Holiday.

Campo totale del bar: è un locale spazioso, con un lungo bancone, una serie di tavolini e un jukebox. Bucky si ferma sulla soglia.

Soggettiva di Bucky: ci soffermiamo con lo sguardo su una coppia di adolescenti che gingillano attorno al jukebox, da cui proviene la canzone di Billie Holliday. A parte loro, non c’è nessun altro cliente, né ai tavoli né sugli sgabelli al bancone.

Primo piano di Bucky, un’espressione di nostalgia sul volto.

Soggettiva di Bucky: i due adolescenti si stringono l’uno all’altra e accennano qualche passo di danza sulle note della canzone.

Primo piano di Bucky, che abbozza un sorriso venato di malinconia.

Dettaglio: gli occhi nostalgici di Bucky.

All’immagine dei due adolescenti che danzano davanti al jukebox si sostituisce l’immagine di Bucky che danza insieme a una ragazza nella veranda sul retro di una casa, sulle note della stessa canzone.

È buio, ma sulla veranda c’è una piccola lampada che illumina fiocamente le figure dei due giovani. Bucky e la ragazza ballano avvinghiati l’uno all’altra nella penombra, in maniera lenta e appassionata.

La mdp inquadra i loro volti di profilo: si guardano negli occhi con un sorriso complice, anche se Bucky è un po’ più alto, e si muovono armoniosamente al ritmo della musica.

La ragazza è sui venticinque anni, con i capelli castani e uno sguardo dolce: è Marcia, la fidanzata di Bucky (interpretata da Mary Elizabeth Winstead).

In dettaglio, Marcia si solleva sulle punte dei piedi.

Inquadratura ravvicinata dei volti dei due giovani che si scambiano un bacio. Poi Marcia appoggia la testa contro il petto di Bucky, che continua a cullarla al ritmo della canzone.

Primo piano della ragazza, che socchiude gli occhi con un dolce sospiro.

Primo piano di Bucky, la testa alta e gli occhi quasi lucidi per la felicità del momento che sta vivendo.

Inquadratura a figura intera di Bucky e Marcia che continuano a ballare abbracciati.

All’immagine dei due giovani abbracciati si sostituisce quella dei due adolescenti che ballano nel bar.

Primo piano di Bucky, che fa un lungo sospiro e torna in se stesso.

In campo totale, il giovane si dirige verso il bancone, mentre i due adolescenti continuano a danzare.

La musica sfuma.

Stacco.

Bucky è seduto su uno sgabello al bancone e sta mangiando un hot dog; davanti a lui, una bibita ghiacciata.

In dettaglio, addenta l’hot dog.

La mdp inquadra Syd (interpretato da Mark Boone Junior), il proprietario del locale. È un tizio grosso, con una folta barba, in piedi dietro il bancone.

Ha un grembiule sporco di senape e una sigaretta tra le labbra. Si appoggia coi gomiti sul bancone, guardando Bucky.

SYD

Qui è un mortorio.

Campo totale del locale deserto: non ci sono più neppure i due adolescenti che danzavano. Tutti i tavoli e tutti gli sgabelli sono vuoti, dando un grande senso di desolazione.

BUCKY

Fa caldo. È estate. È il fine settimana. Sono tutti al mare oppure chiusi in casa.

SYD

No, non viene nessuno per via di quel ragazzino.

BUCKY

Alan Michaels.

SYD (annuendo)

Già.

Syd espira del fumo e si solleva dal bancone con aria pensierosa. Sta fissando un punto indefinito oltre la vetrina del bar.

SYD

Ha mangiato un hot dog qui da noi, poi è andato a casa, gli è venuta la polio ed è morto, così ora hanno tutti paura di entrare qui dentro.

Syd distoglie lo sguardo e si concentra su Bucky.

SYD

Sono stronzate. Non ti prendi la polio da un hot dog. Vendo migliaia di hot dog e nessuno si prende la polio. Poi un giorno un ragazzino si prende la polio e tutti danno la colpa ai miei hot dog. Un hot dog bollito… Come fai a prenderti la polio da un hot dog bollito?

BUCKY

La gente è spaventata. Sono terrorizzati, perciò si preoccupano di tutto.

SYD (con una smorfia di disprezzo)

Sono stati quei bastardi italiani a portarla in giro.

Bucky scuote il capo e dà un altro morso al suo hot dog.

BUCKY

No, non credo proprio.

SYD

Invece sì, cazzo. Hanno sputato dappertutto.

BUCKY (scuotendo ancora il capo)

No, io c’ero. Abbiamo lavato via gli sputi con l’ammoniaca.

SYD

Avete lavato via gli spunto, ma non avete lavato via la polio. La polio non la puoi lavar via. Non si vede. È nell’aria, e tu apri la bocca, la respiri, ed ecco che te la sei beccata. Non c’entra niente con gli hot dog.

Profilo destro di Bucky. Rimane un attimo in silenzio a riflettere, apre la bocca per replicare, poi cambia idea e si limita a dare un morso all’hot dog.

Syd espira dell’altro fumo, ma la sigaretta è ormai al termine.

In dettaglio, tira fuori da dietro il bancone un posacenere e vi spegne la sigaretta, poi lo rimette al suo posto.

SYD

Metti che il ragazzino avesse preso un gelato da Halem. Nessuno andrebbe più a prendere il gelato da Halem? Metti che avesse preso i nidi di rondine dai cinesi… Nessuno andrebbe più dai cinesi a mangiare i nidi di rondine?

BUCKY (alzando le spalle)

Probabile.

Bucky ha finito di mangiare. Allunga la mano per prendere la bibita e ne beve un po’.

Syd si appoggia coi gomiti al bancone.

SYD

E allora l’altro ragazzino che è morto?

Primo piano di Bucky: posa il bicchiere e solleva di scatto la testa, aggrottando la fronte.

BUCKY (teso e preoccupato)

Quale altro ragazzino?

SYD

Quello che è morto stamattina.

BUCKY

Cosa? Herbie Steinmark è morto?

SYD (annuendo)

Già. E lui non è venuto qui a mangiare gli hot dog.

BUCKY

Sicuro che sia morto? Chi ti ha detto che anche Herbie è morto?

SYD (stringendosi nelle spalle)

Delle persone… Prima sono entrate delle persone e l’hanno detto. Due tizi.

Primo piano di Bucky, che distoglie lo sguardo con un’espressione atterrita sul volto.

Stacco.

SCENA 13

Sentiamo il brano “Enchanted Gardens” di Clint Eastwood.

Campo lungo del campo giochi: la striscia d’asfalto, il campo da softball, il prato, l’edificio con l’ufficio dell’animatore.

Nell’inquadratura compare Bucky, che sta correndo in direzione dell’edificio.

Stacco.

Seguiamo di spalle Bucky, che corre giù per le scale, attraversa in fretta un corridoio, apre la porta del suo ufficio, strappa da una bacheca un numero telefonico attaccato con una puntina e corre verso la cornetta del telefono.

Dettaglio delle sue dita che compongono nervosamente il numero.

Bucky posa il foglietto col numero, si porta la cornetta all’orecchio e si volta, ansimando per la corsa.

È sudato e agitato.

Soggettiva di Bucky: il nostro sguardo cade su un foglietto attaccato alla bacheca, con una scritta molto più grande ed evidente delle altre. La scritta recita: “Il gioco per l’adulto è ricreazione, rinnovamento della vita; il gioco per l’infante è crescita, conquista della vita”.

Torniamo sul primo piano di Bucky.

La mdp resta sul suo primo piano per tutta la durata della telefonata.

VOCE TELEFONO

Beth Israel Hospital.

BUCKY

Sì. Vorrei parlare con l’ufficio informazioni dell’ospedale. Vorrei avere notizie sulle condizioni di un paziente, Herbert Steinmark. È un ragazzino, ha la polio. Sono Mr Cantor, il suo animatore del campo giochi.

VOCE TELEFONO

Herbert Steinmark non è più in ospedale, Mr Cantor.

Bucky stringe gli occhi. È molto pallido.

BUCKY

Ma è in un polmone d’acciaio!

VOCE TELEFONO

Herbert Steinmark è deceduto questa mattina.

Lentamente Bucky stacca dal proprio orecchio la cornetta del telefono, un’espressione di disperata incredulità sul volto.

Dettaglio della sua mano tremante che riattacca la cornetta.

Stacco.

Inquadratura in campo lungo di un corridoio. Vediamo le porte dei bagni usati dai ragazzi. Nell’inquadratura compare Bucky. Attraversa il corridoio a passo spedito, con uno spazzolone, un secchio d’acqua e un flacone di disinfettante. Raggiunge la porta del bagno dei maschi ed entra subito.

Stacco.

Dettaglio dello spazzolone che viene passato con rabbia furibonda sul pavimento del bagno. Dopo un po’, lo spazzolone viene fatto immergere nel secchio d’acqua con il disinfettante e poi viene passato di nuovo sul pavimento.

Primo piano di Bucky, una smorfia di rabbiosa frustrazione sul viso. Sta sudando molto.

Lo vediamo in campo totale mentre lava energicamente il pavimento del bagno, grondando di sudore.

Poi con un grido di rabbia getta lo spazzolone sul pavimento e si lascia scivolare con la schiena contro la parete, tenendosi la testa tra le mani.

La mdp rimane fissa su quest’inquadratura per alcuni secondi.

La musica sfuma.

Dissolvenza.

SCENA 14

Vediamo una serie di dettagli:

La mano di Bucky che si rade passandosi con delicatezza il rasoio sul mento.

La mano di Bucky che lucida delle scarpe scure.

La mano di Bucky che si abbottona una camicia bianca.

La mano di Bucky che preleva da un armadio una cravatta scura.

Figura intera di Bucky davanti allo specchio: indossa giacca e cravatta sopra la camicia bianca, pantaloni lunghi neri intonati con la giacca e scarpe lucidate.

Stacco.

In campo lungo, Bucky ferma un autobus ad una fermata.

Stacco.

Inquadratura dall’esterno in campo medio di una sinagoga. È un anonimo edificio giallo in muratura, basso e squadrato, davanti al quale sono parcheggiate diverse automobili e un carro funebre. C’è anche una piccola folla di persone vestite a lutto.

Vediamo da vicino il carro funebre. L’autista sta passando uno straccio sul parafango anteriore. La mdp stringe sul vetro del carro, oltre il quale si trova il feretro. Sul vetro vediamo il riflesso di una persona che si sta avvicinando. Quando è abbastanza vicina, riconosciamo Bucky, venuto a osservare il feretro.

Il volto di Bucky riflesso sul vetro è sovrapposto al feretro che si trova all’interno del carro. Il giovane animatore ha un’aria molto seria e triste, quasi sorpresa. Dopo un po’ si allontana, uscendo dall’inquadratura che rimane fissa sul feretro oltre il vetro.

Stacco.

Campo lungo dell’interno della sinagoga, strutturata su due navate.

Le panche sono quasi tutte occupate. Presso l’altare, il rabbino si è fatto da parte, lasciando libero il leggio: è il momento dell’elogio funebre. Da una delle prime file, un uomo grande e grosso, vestito a lutto, raggiunge l’altare e si piazza davanti al leggio.

La mdp inquadra a figura intera l’uomo: è lo zio di Alan Michaels. Carrellata sulle prime file, dove si trovano i familiari del defunto. Molte persone stanno singhiozzando. Riconosciamo Mr Michaels, che posa una mano sulla spalla di sua moglie, la quale è in preda alle lacrime.

Una rapida carrellata tra le ultime file ci mostra Bucky Cantor, seduto su un posto isolato quasi in fondo. Come tutti gli altri, anche lui indossa la kippah sulla testa.

Mezzobusto dello zio di Alan, che fa un profondo respiro prima di pronunciare l’elogio funebre e sorride con coraggio.

ZIO DI ALAN

Dio ci ha benedetto con Alan Avram Michaels per dodici anni. E ha benedetto me con un nipote che, dal giorno in cui è nato, ho sempre amato come un figlio. Ogni giorno, tornando a casa da scuola, Alan passava nel mio negozio, sedeva al bancone e ordinava una cioccolata con malto. Quando aveva appena iniziato la scuola era magro come un chiodo, e l’idea era di farlo ingrassare un po’. Se ero libero, andavo io stesso al sifone e gliela preparavo abbondando sul malto in modo che mettesse su peso. Questo rituale andava avanti da anni. Adoravo le visite pomeridiane del mio straordinario nipote!

Lo zio fa una pausa per riprendersi. È evidentemente commosso, con gli occhi un po’ lucidi.

ZIO DI ALAN

Alan era un’autorità riguardo ai pesci tropicali. Sapeva parlare come uno specialista di come ci si prende cura dei diversi tipi di pesci. Non c’era niente di più emozionante che andarlo a trovare e sedersi vicino all’acquario per farsi spiegare da Alan ogni cosa riguardo a ognuno dei pesci. Potevi startene lì un’ora e ancora lui non aveva finito di spiegarti tutte le cose che sapeva. Ti congedavi da Alan con il sorriso sulle labbra e l’animo lieto, e in più avevi anche imparato qualcosa.

Lo zio di Alan fa un’altra pausa e si asciuga una lacrima.

ZIO DI ALAN

Il segreto di Alan, ciò che lo rendeva unico, era il fatto che riusciva a vivere ogni giorno della sua vita meravigliandosi di ogni cosa e traendo diletto da ogni cosa, che si trattasse del malto dopo la scuola o dei pesci tropicali, o degli sport in cui eccelleva, oppure delle materie che aveva studiato quel giorno a scuola. Alan ha messo insieme più sano divertimento nei suoi dodici anni di vita che la maggior parte delle persone in una vita intera. E Alan ha dato più piacere agli altri di quanto la maggior parte delle persone non faccia in una vita intera. E ora la vita di Alan è finita…

Lo zio di Alan fa un profondo respiro prima di continuare.

ZIO DI ALAN

La vita di Alan è finita, e tuttavia, nel nostro cordoglio, dovremmo ricordare che, mentre l’ha vissuta, è stata una vita sconfinata. Per Alan ogni giorno era sconfinato grazie alla sua curiosità e alla sua allegria. Per tutta la vita è rimasto un bambino felice e, in qualunque cosa abbia fatto, ha sempre messo tutto se stesso. A questo mondo ci sono destini di gran lunga peggiori.

La mdp inquadra i coniugi Michaels che si abbracciano.

Poi vediamo a mezzobusto Bucky: si limita ad abbassare lo sguardo, tenendolo fisso sul pavimento, con un’espressione seria e triste.

Dissolvenza.

SCENA 15

Sentiamo il brano “Looking for Walter” di Clint Eastwood.

La mdp compie una lenta panoramica sul quartiere ebraico di Weequahic. In lontananza si vede anche il campo giochi di Chancellor Avenue.

NARRATORE (VFC)

Entro la fine della settimana successiva, in città il distretto di Weequahic era quello che registrava il maggior numero di casi di polio.

Stacco.

Immagini della vita al campo giochi: le bambine che saltano la corda, i ragazzi che giocano a softball, i bambini che si rincorrono sul prato.

NARRATORE (VFC)

Il campo giochi era geograficamente circondato da nuovi casi. Il numero di bambini che frequentavano il campo diminuiva sempre di più.

Campo lungo del campo giochi: in effetti, se di solito c’erano almeno una sessantina di bambini, ora ne vediamo all’incirca una trentina.

Inquadratura a figura intera di Bucky, sulla soglia dell’edificio. Si passa una mano sul volto e osserva i bambini con un sospiro.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 16

La mdp inquadra in primo piano Bucky, seduto in cucina con la cornetta del telefono all’orecchio. Ha un’espressione nervosa mentre aspetta che all’altro capo rispondano.

MRS KOPFERMAN (VOCE TELEFONO)

Sì?

BUCKY

Buonasera, parlo con Mrs Kopferman? Sono Bucky Cantor, l’animatore del campo giochi. Volevo sapere come stanno Danny e Myron…

MRS KOPFERMAN (VOCE TELEFONO, urlando)

Lei! Lei ha la faccia tosta di chiamare?!

BUCKY (mortificato)

Mi scusi, non capisco…

MRS KOPFERMAN (VOCE TELEFONO)

Cosa non capisce?! Non capisce che in estate non bisogna far correre i bambini nel caldo?! E non bisogna lasciarli bere alla fontana?! E bisogna controllare che non siano sudati marci?! Li sa usare gli occhi che le ha dato Dio per sorvegliare i bambini durante la stagione della polio, Mr Cantor?! No! Nemmeno per sogno!

BUCKY

Mrs Kopferman, le assicuro che io faccio bene attenzione a tutti i ragazzi…

MRS KOPFERMAN (VOCE TELEFONO)

Allora perché ho due figli paralizzati? Entrambi i miei ragazzi! Tutto ciò che ho! Me lo spieghi! Lei li lascia correre tutto il giorno come animali, e poi ci si chiede perché gli viene la polio! La colpa è sua! La colpa è di un idiota irresponsabile come lei!

BUCKY

Mrs Kopferman…

Ma Mrs Kopferman ha riagganciato.

Bucky allontana lentamente la cornetta dall’orecchio. È diventato pallido, come se si sentisse mancare. Stringe le labbra e abbassa lo sguardo.

Stacco.

SCENA 17

Sentiamo di nuovo il brano “Looking for Walter” di Clint Eastwood

Inquadratura dall’alto della rampa di scale all’interno del palazzo dove si trova l’appartamento di Bucky e sua nonna. Il giovane sta scendendo le scale.

Stacco.

Vediamo Bucky uscire dal palazzo per fare una passeggiata. Fuori comincia a essere buio. Uscendo, passa accanto a un gruppo di anziani seduti all’aperto su sedie da spiaggia. Tra di loro, c’è anche la nonna di Bucky. Il giovane fa un cenno di saluto verso di loro e abbozza un sorriso forzato, ma è chiaro che non si sente in vena di parlare con nessuno.

Stacco.

In campo lungo, di spalle, Bucky cammina per una strada buia.

Stacco.

Panoramica del quartiere ebraico di Newark alle luci del mattino.

Stacco.

La scena passa al rallentatore.

Le immagini sono un po’ sfocate. Poi la mdp mette a fuoco l’asfalto della striscia adiacente al campo da softball.

Nell’inquadratura compaiono una corda roteante, che sfiora il suolo, e poi i piedi di una bambina che sta saltando. La mdp si solleva a inquadrare le gambe, il busto e il viso della bambina. Vediamo che mentre salta apre la bocca per pronunciare la solita filastrocca, ma la musica in sottofondo copre ogni altro rumore. I suoi capelli ondeggiano in corrispondenza dei salti; l’espressione del suo volto è allegra, spensierata.

Con un rapidissimo movimento laterale, la mdp si sposta sul campo da sotfball, focalizzandosi su un bambino che raccoglie la palla, piega il braccio all’indietro e la lancia.

Un altro bambino colpisce al volo la palla con la mazza.

Rapidi dettagli di gambe che corrono, di sorrisi infantili, di capelli arruffati e volti sudati.

Dettaglio di un paio di palpebre che sbattono.

Profilo destro di Bucky, seduto sugli spalti; si passa una mano sul volto mentre osserva i bambini con un’espressione tormentata.

La musica sfuma.

La scena torna a velocità normale.

Dissolvenza.

SCENA 18

Inquadratura della cucina nell’appartamento di Bucky e sua nonna. Non c’è nessuno, ma l’ambiente è illuminato dagli ultimi raggi solari che entrano dalle finestre. Il telefono sulla mensola squilla.

La mdp stringe sul telefono.

Rumore di passi concitati, di una porta spalancata, e Bucky si precipita a rispondere con trepidazione.

BUCKY

Marcia?!

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Bucky!

Bucky sorride di felicità, mentre riprende fiato. È tutto sudato.

BUCKY

Sapevo che eri tu! Qui si scoppia di caldo. Sono le sette passate e c’è ancora un’afa come se fosse mezzogiorno. Il termometro non si muove. Tu come stai?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Devo dirti una cosa. Ho una notizia fantastica.

Bucky si aggiusta gli occhiali sul naso e sorride, nella curiosa attesa della notizia.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Irv Schlanger ha ricevuto la cartolina. Lascia il campo. Qui hanno bisogno di un sostituto. Hanno disperatamente bisogno di un animatore del lungolago per il resto della stagione. Ho parlato di te a Mr Blomback, gli ho dato le tue credenziali, e lui vuole assumerti a scatola chiusa.

Bucky solleva la testa e rimane in silenzio qualche secondo, con un’espressione più seria.

BUCKY

Marcia, io un lavoro ce l’ho.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Ma potresti fuggire dalla polio! Sono tanto preoccupata per te, Bucky. Nel caldo della città, con tutti quei ragazzini, e proprio al centro dell’epidemia… E quel caldo, ogni giorno quel caldo…

BUCKY (con un sospiro)

Al campo giochi ho una sessantina di ragazzi, e per ora fra loro ci sono solo cinque casi di polio.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Sì, fra cui due morti, però.

BUCKY

Comunque non si può parlare di epidemia al campo giochi.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Intendo a Weequahic nel suo complesso. È la parte più colpita della città. E non è nemmeno ancora agosto, il mese peggiore. A quel punto a Weequahic i casi potrebbero essere dieci volte tanti. Bucky, ti prego, lascia quel lavoro. Puoi fare l’animatore del lungolago qui a Indian Hill! I ragazzi sono splendidi, lo staff è splendido. Mr Blomback è un uomo splendido… Qui ti piacerebbe tantissimo! E poi potremmo stare insieme, come una coppia, e tu saresti al sicuro!

BUCKY

Io qui sono al sicuro, Marcia.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

No, non lo sei!

BUCKY

Non posso piantare il lavoro. Questo è il mio primo anno. Non posso abbandonare tutti quei ragazzini, non posso lasciarli. Hanno più che mai bisogno di me. Devo fare la mia parte.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Bucky, tu sei un bravo insegnante, ma questo non significa che tu sia indispensabile al programma estivo di un campo giochi. Io ho più che mai bisogno di te! Ti amo tanto. Mi manchi tanto. Sono atterrita all’idea che possa succederti qualcosa!

BUCKY

Tuo padre ha a che fare in continuazione con gente malata. Mette a repentaglio in continuazione la sua vita. Ti preoccupi così tanto anche per lui?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Quest’estate? Sì. Grazie a Dio le mie sorelle sono qui al campo. Sì, mi preoccupo per mio padre e per mia madre e per te, per tutti coloro che amo.

BUCKY

E ti aspetteresti che a causa della polio tuo padre prendesse e mollasse i suoi pazienti?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Mio padre è un medico e ha scelto di fare quel lavoro. Avere a che fare con gli ammalati è il suo lavoro. Non il tuo. Il tuo lavoro è avere a che fare con bambini sani, in grado di correre, giocare e divertirsi. Saresti un bravissimo animatore del lungolago. Tutti qui ti adorerebbero. Sei un ottimo nuotatore, sei un ottimo tuffatore, sei un ottimo insegnante. Oh, Bucky, devi venire qui!

Bucky si passa la lingua sulle labbra. Non sa che dire.

MARCIA (VOCE TELEFONO, abbassando il tono)

E poi… Qui potremmo stare soli. C’è un’isola in mezzo al lago. La sera, dopo che si spengono le luci, potremmo andarci in canoa. Non dovremmo preoccuparci di tua nonna, dei miei genitori o delle mie sorelle. Finalmente saremo solo tu e io.

BUCKY

E mia nonna? Non posso lasciarla sola. Se solleva le cose pesanti le viene male alla schiena. Devo portarle la spesa, lavare la biancheria, prendermi cura di lei… Devo stare qui.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

A lei possono badare gli Einemann per il resto dell’estate. Lei gli tiene sempre il bambino piccolo, no? Sarebbero più che disponibili a darle una mano.

BUCKY

Gli Einemann sono degli ottimi vicini, ma non è compito loro badare a mia nonna. È compito mio. Non posso lasciare Newark.

MARCIA (VOCE TELEFONO, con un sospiro)

Cosa devo dire a Mr Blomback?

BUCKY

Digli che lo ringrazio, ma non posso lasciare Newark, non in un momento come questo.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Io non gli dico niente. Aspetto ancora un po’. Ti do un giorno per pensarci. Ti richiamo domani sera. Bucky, non verresti meno ai tuoi doveri. Non è un atto di viltà lasciare Newark in un momento come questo. Io ti conosco. Lo so cosa pensi. Ma tu sei coraggiosissimo, tesoro mio. Mi si riempie il cuore quando penso a quanto sei coraggioso. Se venissi a Indian Hill, si tratterebbe solo di svolgere lo stesso lavoro in un posto diverso. E poi compieresti un altro dovere che hai verso te stesso: essere felice. Bucky, si tratta di semplice prudenza di fronte al pericolo… Si tratta di buonsenso!

Bucky mantiene la testa alta e un’espressione seria. I raggi che filtrano dalle finestre si riflettono un attimo sulle lenti dei suoi occhiali.

BUCKY

Non credo che cambierò idea. Voglio stare con te, mi manchi da morire, ma ora per me non è possibile andarmene da qui.

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Devi pensare anche a te stesso, Bucky. Dormici su, ti prego. Ti prego.

Bucky abbassa lo sguardo.

Stacco.

SCENA 19

Sentiamo una musica: “Main Theme” di Clint Eastwood.

La mdp inquadra una vecchia radio accesa su una mensola, nella cucina dell’abitazione di Bucky e sua nonna.

SINDACO (VOCE DALLA RADIO)

I campi giochi resteranno aperti.

Campo totale della cucina: Bucky e la nonna sono seduti a tavola, intenti a mangiare una zuppa.

SINDACO (VOCE DALLA RADIO)

D’estate i nostri ragazzi di città hanno bisogno dei campi giochi.

In dettaglio, Bucky raccoglie della zuppa con il cucchiaio e lo porta alle labbra.

Stacco.

In campo lungo, una strada buia del quartiere, un po’ in salita, illuminata solo da qualche lampione. Bucky sta passeggiando senza fretta per il marciapiede, le mani nelle tasche dei pantaloncini. In giro non c’è nessuno.

SINDACO (VOCE DALLA RADIO)

Sia la Prudential Life Insurance Company di Newark sia la Metropolitan Life di New York ci dicono che l’aria fresca e la luce solare sono le principali armi con cui combattere la malattia.

Profilo destro di Bucky mentre passeggia, lo sguardo assorto, l’aria pensierosa. Sentendo dei rumori, solleva la testa.

Soggettiva di Bucky: dalla strada stanno arrivando tre bambini che stanno facendo una gara in bicicletta. I tre si stanno buttando a tutta velocità giù per la discesa.

La mdp inquadra Bucky, che si ferma per osservarli.

I tre bambini gli sfrecciano davanti a tutta velocità sulle loro vecchie biciclette sgangherate, giù per la discesa.

BAMBINI (IN CORO)

Geronimoooo!

Primo piano di Bucky che abbozza un sorriso, mentre i bambini scompaiono dalla sua vista.

Stacco.

Inquadrato di spalle, Bucky continua la sua passeggiata serale. Ora si trova in una zona più illuminata e un po’ più popolata: la mdp, seguendolo man mano che cammina, si sposta a riprendere dei ragazzini che giocano a prendersi davanti a un negozio di dolciumi e poi un gruppetto di adolescenti seduti nel portico di un caseggiato a fumare e chiacchierare.

SINDACO (VOCE DALLA RADIO)

Date ai bambini luce solare e aria fresca a sufficienza e nessun germe potrà resistere a lungo al loro impatto.

La mdp inquadra di profilo Bucky che passa accanto a dei ragazzi che si lanciano pigramente la palla in mezzo alla strada, alla luce del lampioni.

Stacco.

Bucky percorre una via affiancata da una fila di caseggiati e lancia di tanto in tanto delle occhiate verso le case.

Rapide inquadrature, attraverso la sua soggettiva, di una donna che si fa aria con un ventaglio sotto un portico, di un uomo che fuma in canottiera alla finestra, di un gruppo di anziani seduti su delle sedie da spiaggia fuori da un condominio.

SINDACO (VOCE DALLA RADIO)

E soprattutto, esorto i genitori a tenere puliti i giardini e le case: non perdete la testa, e presto assisteremo a un declino del diffondersi di questo flagello.

Primo piano di Bucky, che cammina guardandosi intorno.

Stacco.

In campo medio, vediamo Bucky fermo davanti a una grossa casa in muratura dall’aspetto accogliente. Dopo un attimo di esitazione, Bucky imbocca con fare risoluto il viottolo lastricato e suona il campanello.

La musica sfuma.

La mdp inquadra il giovane di spalle e la porta chiusa davanti a lui. Dopo alcuni secondi, la porta viene aperta e compare un uomo di mezz’età, capelli corti e barba un po’ ingrigiti. Nel vedere Bucky, l’uomo apre le braccia e sorride. È il dottor Steinberg, il padre di Marcia (interpretato da Michael Stuhlbarg).

MR STEINBERG

Bucky, ragazzo mio! Che bella sorpresa!

Bucky risponde con un sorriso.

BUCKY

Buonasera, dottor Steinberg. Ho fatto una bella passeggiata fin qui.

MR STEINBERG (con un sospiro)

Ti manca la tua ragazza. Anche a me. Mi mancano tutte e tre le mie figlie.

Mr Steinberg si fa da parte per far entrare il suo ospite.

MR STEINBERG

Entra, entra.

Stacco.

SCENA 20

Inquadratura frontale in campo medio della veranda sul retro della casa degli Steinberg. La veranda si affaccia su un piccolo giardino fiorito, molto curato, caratterizzato dallo stridio dei grilli e dal pulsare delle lucciole. Bucky è seduto su una sedia e accanto a lui ci sono una piccola panca, una poltroncina vuota e un tavolino con una ciotola di frutta.

Dopo alcuni secondi, dalla casa arriva il dottor Steinberg, che stringe in una mano un bicchiere di limonata e nell’altra una pipa.

Mr Steinberg dà la limonata a Bucky e si siede sulla poltroncina.

Con una serie di rapidi dettagli vediamo Mr Steinberg accendere un fiammifero, tirare ripetutamente dal cannello e armeggiare finché la pipa non si accende e lui può cominciare a fumare.

Una nuvoletta di fumo si forma attorno al viso del dottore, che si accomoda beatamente sullo schienale della poltrona, osservando il bel giardino di fronte a lui e fumando dalla pipa.

Primo piano di Bucky, che beve un goccio di limonata e poi abbassa lo sguardo in silenzio. Sembra pensieroso.

Mr Steinberg volta la testa verso di lui, togliendosi la pipa dalle labbra.

MR STEINBERG

Marcia mi ha detto che hai perso alcuni dei tuoi ragazzi. Mi rincresce molto, Bucky. La morte non è così comune fra le vittime della polio.

BUCKY (alzando lo sguardo sul dottore)

Per ora l’hanno presa in cinque, e due sono morti. Due ragazzi. Entrambi dodicenni.

MR STEINBERG (annuendo, con un sospiro)

È una grossa responsabilità per te. Badare a quei ragazzi in un momento come questo… Io pratico la medicina da più di vent’anni, eppure quando perdo un paziente, anche solo di vecchiaia, ne risento sempre. Questo episodio deve essere un grosso fardello sulle tue spalle.

BUCKY

Il problema è che non so se faccio bene oppure no a farli giocare a softball.

MR STEINBERG

Qualcuno ti ha detto che sbagli?

BUCKY (con una smorfia)

Sì, la madre di due dei ragazzi, due fratelli, che si sono presi la polio. Lo so che era in preda all’isteria e che mi ha aggredito per la frustrazione, però a quanto pare saperlo non mi basta.

MR STEINBERG

Capita anche ai medici. Hai ragione… Le persone che hanno avuto un grosso dolore diventano isteriche e trovano sempre un capro espiatorio, qualcuno da aggredire… Ma giocare a softball non fa venire la polio. La polio viene da un virus. Ovunque i ragazzini d’estate fanno giochi agitati all’aperto e anche nel corso di un’epidemia solo una percentuale molto piccola viene contagiata. E di questi solo una percentuale molto piccola prende la malattia in forma grave. E di questi solo una percentuale molto piccola muore… La morte deriva dalla paralisi respiratoria, che è relativamente rara. Mica tutti i bambini a cui viene mal di testa si prendono una polio paralizzante. Per questo è importante non esagerare il pericolo e comportarsi normalmente. Tu non hai nulla di cui sentirti in colpa.

Mr Steinberg punta addosso a Bucky il cannello della pipa e lo guarda negli occhi con serietà.

MR STEINBERG

Capita di diventare giudici troppo severi con noi stessi quando non è per niente giustificato. Un senso di responsabilità fuori luogo può essere sfibrante.

Bucky sospira, distoglie lo sguardo, pensieroso e beve un altro sorso di limonata. Dopo qualche secondo, rialza gli occhi sul dottore.

BUCKY

Dottor Steinberg, lei pensa che peggiorerà ancora?

MR STEINBERG

Le epidemie si affievoliscono spontaneamente. Per adesso è ancora nel pieno. Per adesso dobbiamo controllare la situazione aspettando di vedere se sarà una cosa passeggera o meno. Ad ogni modo, non c’è ancora ragione di allarmarsi troppo.

Bucky annuisce piano. Sembra un po’ più sereno, come se le parole del dottor Steinberg l’avessero rassicurato.

BUCKY

Perché l’epidemia è peggiore nella zona di Weequahic?

MR STEINBERG (scuotendo la testa)

Non lo so. Nessuno lo sa. La polio è ancora una malattia misteriosa. Questa volta è cresciuta a poco a poco. Prima era soprattutto nel quartiere italiano, poi ha vagato per tutta la città e alla fine si è concentrata su Weequahic e ha attecchito.

BUCKY

Degli italiani sono venuti al campo, un paio di settimane fa. Erano giovani, volevano attaccare briga… Dicevano di voler portare la polio. Ma non hanno toccato nessuno e alla fine quando ho chiamato la polizia se ne sono andati. Però avevano riempito di sputi il marciapiede all’entrata del campo giochi. Io e i ragazzi abbiamo lavato tutto con l’ammoniaca.

MR STEINBERG

Hai fatto bene. Era la cosa migliore da fare.

BUCKY

Ma ho ucciso i germi della polio, sempre che ce ne fossero?

MR STEINBERG

Non sappiamo cosa uccida i germi della polio.

Mr Steinberg sospira e si posizione meglio sulla sedia, tenendo la pipa tra le dita della mano destra.

MR STEINBERG

Non sappiamo chi o cosa porti la polio né come faccia a entrare nel corpo. Ma la cosa importante è che hai ripulito quella poltiglia e hai rassicurato i ragazzi. Hai dimostrato la tua competenza… è ciò che i bambini hanno bisogno di vedere.

Mr Steinberg si passa una mano sulla barba, guardando Bucky.

MR STEINBERG

Bucky, ora sei scosso da quel che sta succedendo, ma anche agli uomini forti viene la tremarella. Devi capire che anche tutti noi siamo molto scossi, nonostante siamo più vecchi e più esperti di te in fatto di infermità. Per tutti noi, come medici, è doloroso restare a guardare il diffondersi di questa terribile malattia senza poter fare nulla per fermarla. Insomma, una malattia invalidante che colpisce i bambini e ne uccide alcuni… Per qualunque adulto è difficile accettarlo. Tu hai una coscienza, e una coscienza è un lodevole attributo, ma non se ti spinge a considerarti colpevole di cose che non sono alla portata della tua responsabilità.

Bucky rimane in silenzio alcuni istanti prima di parlare.

BUCKY

Il campo giochi dovrebbe venire chiuso?

MR STEINBERG (sbuffando)

Cosa farebbero i ragazzi se non potessero venire al campo giochi? Resterebbero a casa? No, andrebbero a giocare a palla da qualche altra parte: per strada, nei parchi… Non si può impedir loro di ritrovarsi insieme semplicemente chiudendo i campi giochi. Non resteranno a casa… Andranno in giro intorno al negozio di dolciumi, giocando a flipper, spintonandosi… Continueranno sempre a bere le bibite passandosi le bottiglie. Alcuni di loro saranno così irrequieti e annoiati che esagereranno e finiranno nei guai… Non sono angeli, sono ragazzi.

Mr Steinberg posa una mano sul ginocchio di Bucky e si sporge verso di lui, guardandolo negli occhi.

MR STEINBERG

Bucky, non stai facendo niente che possa peggiorare la situazione. Anzi, la stai migliorando. Stai facendo qualcosa di utile. Stai contribuendo al benessere della comunità. È importante che la vita del quartiere proceda come di consueto, altrimenti a esserne vittime non sarebbero solo gli ammalati e le loro famiglie, ma Weequahic stessa. Al campo giochi aiuti a contenere il panico sorvegliando quei ragazzi mentre giocano e si divertono. Mandarli da qualche altra parte dove non avranno la tua supervisione non è un’alternativa. Chiuderli in casa e spaventarli a morte non è un’alternativa. Non dobbiamo spaventare i bambini. Fare in modo che abbiano meno paura… questo è il tuo compito, e anche il mio.

Mr Steinberg torna ad appoggiarsi allo schienale della sedia.

La mdp inquadra in campo totale la veranda fiocamente illuminata, nella quale Mr Steinberg fuma la sua pipa e Bucky finisce di bere la limonata; davanti a loro, il tavolino con la ciotola di frutta fresca.

In sottofondo, oltre allo stridio dei grilli, l’eco della sirena lontana di un’ambulanza.

Dettaglio della mano del dottor Steinberg che allunga la ciotola di frutta verso Bucky.

MR STEINBERG

Serviti, Bucky.

Il giovane sorride, ringrazia con un cenno del capo e afferra una grossa pesca; sembra molto più sereno e rassicurato rispetto a prima.

In dettaglio, Bucky addenta la pesca succosa e delle goccioline gli scivolano sul mento.

La mdp inquadra il dottor Steinberg, che guarda il giovane sorridendo con fare paterno, circondato dalla nuvoletta di fumo prodotta dalla pipa che fuma beatamente.

Rapide inquadrature di Bucky che, con pochi morsi, divora la pesca.

Inquadratura frontale in campo totale della veranda e dei due uomini. Bucky mette il nocciolo della pesca in un posacenere e si sporge in avanti.

In dettaglio, Bucky si preme forte le mani appiccicose fra le ginocchia.

Primo piano del giovane, la testa rivolta verso il dottor Steinberg. È molto emozionato.

BUCKY

Dottor Steinberg, vorrei domandarle il permesso di chiedere a Marcia di fidanzarsi con me.

Mr Steinberg scoppia a ridere e solleva la pipa in aria come un trofeo.

MR STEINBERG

Permesso accordato! Non potrei essere più felice. E mia moglie sarà altrettanto contenta. La chiamerò subito. È magnifico, Bucky! Marcia non avrebbe potuto trovarsi un uomo migliore. Saremo una bella famiglia, vedrai!

In primo piano, Bucky è avvampato per l’eccitazione.

Salta in piedi e stringe calorosamente la mano al dottor Steinberg con uno sguardo colmo di gratitudine.

Dissolvenza.

SCENA 21

La mdp inquadra di spalle in campo medio un gruppo di una trentina di ragazzi disposti davanti alla recinzione del campo da softball. È mattina e il sole è più luminoso che mai. Bucky è fermo di fronte a loro, le braccia conserte.

La mdp fa una rapida carrellata sui volti dei ragazzini: sono tutti in religioso silenzio, con espressioni molto serie; nei loro sguardi si può percepire la paura che provano.

Inquadratura su Bucky, che fa un lungo sospiro, passando in rassegna con lo sguardo i bambini.

BUCKY

Ragazzi, sono contento di vedervi qui. Oggi fa di nuovo caldissimo, ma questo non significa che non staremo in campo a giocare. Significa però che prenderemo alcune precauzioni per evitare che vi affatichiate troppo.

Bucky fa qualche passo di fronte ai ragazzi, che restano seri in ascolto.

BUCKY

Ogni due inning e mezzo faremo un quarto d’ora di pausa all’ombra, sugli spalti. Durante la pausa, niente corse. E questo vale per tutti. Fra mezzogiorno e le due, quando fa più caldo, non si giocherà a softball. I campi dovranno essere vuoti. Se volete potete giocare a scacchi, a dama o a ping pong, oppure potete sedervi e chiacchierare sugli spalti, o leggere un libro… Potete fare quello che preferite.

Bucky si ferma di nuovo, guardando con intensità i ragazzi.

Un’altra rapida carrellata ce li mostra mentre annuiscono, approvando le parole del loro animatore.

Primo piano di Bucky.

BUCKY

D’ora in avanti le giornate saranno scandite così. Cercheremo di avere la migliore estate possibile, però in giornate calde come questa faremo tutto con moderazione. Nessuno qui si prenderà…

Bucky ha un attimo di esitazione.

BUCKY

Nessuno qui si prenderà un colpo di sole, con questo caldo feroce.

Bucky sorride e batte forte le mani.

BUCKY

E ora, forza, tutti in campo!

Stacco.

SCENA 22

Varie immagini dei ragazzi che giocano, lanciandosi la palla, colpendola, correndo.

Stacco.

Soggettiva di Bucky, dagli spalti: vediamo la partita in corso e più in là, sulla striscia d’asfalto, tre bambine che saltano la corda.

La mdp carrella sui volti dei bambini seduti sugli spalti, che aspettano il proprio turno per giocare: sono più docili del solito, seri e silenziosi; qualcuno guarda distrattamente la partita, ma i più sono assorti a contemplare il vuoto, immersi in cupi pensieri. La carrellata si conclude sul primo piano di Bucky, che osserva dispiaciuto gli altri ragazzi ed emette un sospiro.

BUCKY

Qualcuno di voi ha amici che si sono ammalati?

Osserviamo i bambini dalla soggettiva di Bucky: qualcuno rimane in silenzio, qualcuno annuisce, qualcun altro dice piano di sì; quasi tutti però tengono lo sguardo fisso a terra.

Primo piano di Bucky, che annuisce con comprensione.

In sottofondo continuiamo a sentire i rumori della partita in corso.

BUCKY

È difficile per voi, lo so. Molto difficile. Dobbiamo sperare che stiano meglio e che tornino presto al campo giochi.

Uno dei ragazzini, Bobby, solleva la testa. I suoi occhi esprimono paura e cercano rassicurazione.

BOBBY

Si può finire per sempre in un polmone d’acciaio…

BUCKY (annuendo con grande serietà e autorevolezza)

Sì, è vero. Ma capita solo in seguito a una paralisi respiratoria, cosa molto rara. È sicuramente più probabile guarire. La polio è una malattia grave, può fare grandi danni, però si può anche guarire. A volte solo parzialmente, ma spesso del tutto.

I bambini restano ancora in silenzio, ma alcuni guardano speranzosi il loro animatore. Bobby però sembra ancora molto impaurito.

BOBBY

Si può morire. Alan e Herbie sono morti.

BUCKY

Sì, si può morire, ma le probabilità sono poche.

BOBBY

Non sono state poche per Alan e Herbie.

BUCKY

Voglio dire che le probabilità sono poche considerando l’intero quartiere, l’intera città.

BOBBY (con voce tremante)

Ma questo non aiuta Alan e Herbie…

Primo piano di Bucky, che rimane in silenzio per qualche secondo.

BUCKY

Hai ragione, Bobby. Hai ragione. Non li aiuta. Quello che gli è successo è terribile. Quello che è successo a tutti i ragazzi è terribile.

Bucky si accorge che i ragazzi stanno fissando un punto più in alto sugli spalti e si volta.

Soggettiva di Bucky: sul gradone più alto, in un angolo, da solo, è seduto Arnie; si sta tamburellando sulle cosce con i pugni chiusi e ha il viso inondato di lacrime.

Bucky sospira e si alza.

Vediamo in campo medio gli spalti: Bucky sale un paio di gradoni e va a sedersi accanto ad Arnie.

Sotto di loro, la partita di softball continua.

Profilo destro di Bucky e, sullo sfondo, il viso di Arnie. L’animatore guarda il ragazzo con uno sguardo comprensivo e rassicurante, ma Arnie continua a piangere e tirare su col naso.

BUCKY

Arnie, che succede?

Arnie cerca di asciugarsi le lacrime e trattenere i singhiozzi.

ARNIE (fra le lacrime, con voce arrocchita)

Tutti i miei amici si stanno prendendo la polio! Tutti i miei amici resteranno storpi o moriranno! Forse anch’io mi ammalerò!

Primissimo piano di Bucky. Rimane in silenzio, lo sguardo velato di malinconia, nello sguardo un’espressione di frustrazione e sconforto.

La mdp inquadra frontalmente i due.

L’animatore si limita a mettere una mano sulla spalla di Arnie.

Stacco.

Inquadratura da bordo campo della partita di softball. Il lanciatore è pronto a lanciare la palla e il battitore è concentrato con la mazza leggermente sollevata sopra la testa.

Compaiono Bucky e Arnie, che entrano in campo.

BUCKY

Jack, Barry, andate a riposarvi. Restate all’ombra e bevete un po’ d’acqua. Vi sostituiamo io e Arnie.

Il lanciatore e il battitore annuiscono, lasciano la palla, la mazza e i guantoni a terra e si ritirano verso gli spalti.

Bucky dà una pacca sulla schiena di Arnie.

BUCKY

Forza, Arnie. Vai a lanciare.

Primo piano di Arnie, gli occhi ancora arrossato di pianto. Tira su col naso e annuisce.

Vediamo in campo medio Bucky che si posizione al posto del battitore, con la mazza sollevata, e Arnie che si infila il guantone e si mette in posizione di lancio con la palla in mano.

Primo piano di Arnie, ancora scosso.

Primo piano di Bucky, che serra la mascella.

BUCKY

Avanti, Arnie! Lancia quella palla più forte che puoi! Lanciala!

Primo piano di Arnie, che comincia a caricarsi.

Dettaglio del guantone che stringe la palla.

Dettaglio degli occhi di Bucky, attraversati da un velo di rabbia.

Dettaglio della mazza leggermente sollevata, pronta a colpire.

Arnie piega il braccio all’indietro e lancia la palla con forza.

Vediamo Bucky scattare.

Dettaglio della mazza che impatta violentemente sulla palla.

Stacco improvviso.

SCENA 23

Dettaglio di una mano che posa un bicchiere su un tavolo, provocando un rumore simile a quello prodotto dall’impatto della mazza sulla palla.

La mdp inquadra di spalle la nonna di Bucky che si siede a tavola e il giovane seduto di fronte a lei. Davanti a loro, due piatti di pancetta.

Campo totale della cucina, immersa nel silenzio e poco illuminata. La nonna taglia la pancetta e comincia a mangiare, mentre Bucky rimane immobile, con lo sguardo perso nel vuoto, un’espressione frustrata viso.

Primo piano della nonna: ingoia un boccone di pancetta, abbassa gli occhi per un momento, poi li risolleva su Bucky.

NONNA

Non mangi, Eugene?

Bucky emette un profondo sospiro, si sistema sulla sedia e inizia anche lui a tagliare la pancetta, in silenzio.

NONNA

Non è che ti stanchi troppo? Corri al campo giochi, corri a trovare le famiglie dei ragazzi, corri ad aiutare me… Magari questo fine settimana dovresti smetterla di correre su e giù, prendere il treno e trovarti un posto per dormire al mare. Concediti una pausa da tutto quanto. Allontanati dal caldo, dal campo giochi. Vai a nuotare. Ti farà bene.

Bucky guarda la nonna in silenzio, un’espressione indecisa sul viso.

La nonna sorride, rassicurante.

NONNA

A me possono badare gli Einemann, e quando torni sarai più riposato. Questa epidemia ti sta distruggendo.

Bucky abbassa furtivamente lo sguardo.

BUCKY

Non è una cattiva idea, nonna.

Stacco.

SCENA 24

La mdp inquadra la cucina buia e silenziosa. Sul lato sinistro dell’inquadratura, la mensola con il telefono; sul lato destro, una sedia sulla quale, visto di profilo, è seduto Bucky, in canottiera e slip, un bicchiere d’acqua ghiacciata in mano, l’aria seria, pensierosa, combattuta, lo sguardo fisso sul telefono. Il giovane si porta il bicchiere alle labbra e beve lentamente.

Il telefono inizia a squillare.

Bucky posa il bicchiere e con un sospiro risponde.

BUCKY

Marcia?

MARCIA (VOCE TELEFONO)

Ciao, Bucky! Come va?

BUCKY

Non troppo bene. Ci sono stati nuovi casi. C’è molta tensione.

MARCIA (VOCE TELEFONO, dopo un attimo di silenzio)

Cosa devo dire a Mr Blomback?

Profilo destro di Bucky, nella penombra della cucina.

Socchiude gli occhi e deglutisce.

BUCKY

Digli di sì. Digli che vengo.

Dissolvenza.

SCENA 25

Dettaglio di una mano che spegne rabbiosamente una sigaretta in un posacenere sopra una scrivania.

La mdp si solleva a inquadrare il viso di un uomo sulla sessantina, stempiato, una smorfia di disapprovazione stampata sulle labbra. Si chiama O’Gara (interpretato da J. K. Simmons).

È seduto su una poltrona, dietro la scrivania, e congiunge le mani sotto il mento, fissando in malo modo la persona che ha di fronte.

In campo totale, l’ufficio piccolo e disordinato di O’Gara.

In piedi davanti a lui c’è Bucky e lo sguardo arrabbiato dell’uomo è rivolto proprio verso il giovane animatore.

O’GARA

Stamattina sei il secondo. Mi molla anche un altro ebreo, quello del campo giochi di Peshine Avenue.

Primo piano di Bucky, che stringe le labbra.

BUCKY

Il tizio che sostituisco a Indian Hill è stato chiamato sotto le armi. Devo partire venerdì.

O’Gara sbuffa, scuote la testa e si lascia cadere contro lo schienale della poltrona.

O’GARA

Ecco la mia ricompensa per averti dato un lavoro coi fiocchi. Ti renderai conto di non esserti esattamente guadagnato la mia fiducia, giocandomi un tiro simile. Ti renderai conto che lasciandomi nei guai in pieno luglio non mi incoraggi di certo ad assumerti di nuovo, Cancer.

BUCKY

Cantor.

O’GARA (sollevando le spalle)

Non me ne frega un cazzo di quanti uomini siano sotto le armi. Non mi piace essere mollato di punto in bianco, specialmente da uno che non è sotto le armi!

BUCKY (calmo)

Mi dispiace dover partire, Mr O’Gara. E mi dispiace…

Bucky abbassa per un attimo lo sguardo per poi risollevarlo subito dopo; sembra davvero imbarazzato, come se gli costasse molta fatica dire quelle cose.

BUCKY

Mi dispiace non essere sotto le armi. Mi dispiace più di quanto lei possa immaginare, non poter fare la mia parte per il bene del Paese. I miei migliori amici sono in guerra e io no. Ma devo andare a Indian Hill, non ho scelta.

O’Gara strabuzza gli occhi, scandalizzato.

O’GARA (irato)

Che cosa?! Non hai scelta? Certo che hai scelta! Quel che stai facendo è proprio compiere una scelta! E tu stai fuggendo davanti alla polio!

O’Gara punta minaccioso l’indice contro Bucky, con fare accusatorio.

O’GARA

Tu stai fuggendo, ragazzo! Firmi per un lavoro, ma poi c’è la polio, e allora al diavolo il lavoro, al diavolo l’impegno preso, te ne vai più svelto che puoi! Stai solo scappando, Cancer, un forzuto atleta come te!

O’Gara sospira e si accende un’altra sigaretta.

O’GARA (con disgusto)

Sei un opportunista, Cancer. Potrei dire di peggio, ma questo basta e avanza. Un opportunista.

La mdp inquadra a figura intera Bucky, che ha incassato le accuse in silenzio.

BUCKY

A Indian Hill c’è la mia promessa sposa.

O’GARA (alzando le spalle e fumando, indifferente)

Anche quando hai firmato per questo lavoro, a Indian Hill c’era la tua promessa sposa.

BUCKY

No, non c’era. Ci siamo fidanzati ufficialmente solo questa settimana.

O’Gara si sporge in avanti e allarga le braccia, con una smorfia.

O’GARA

Oh, ma bene. Vedo che hai una risposta per tutto. Come il tipo della Peshine. Voi ragazzi ebrei avete tutte le risposte. No, non siete stupidi. Ma nemmeno io sono uno stupido. Bene, troverò qualcuno per sostituirti, sempre che in questa fottuta città ci sia qualcuno disposto a farlo. Tu intanto divertiti pure con la tua ragazza.

Bucky abbassa lo sguardo, umiliato.

Dissolvenza.

SCENA 26

Sentiamo una musica: “Snow Angel” di Mike Patton.

In campo lungo, un’immensa distesa di terreno agricolo illuminata dal sole e attraversata dai binari. Un treno sbuffante percorre le rotaie. Sullo sfondo, le montagne.

Stacco.

Dettaglio del fumo che esce dalla ciminiera del treno.

Panoramica sul treno che viaggia attraverso un percorso su una collina, in mezzo agli alberi e al verde.

La mdp inquadra di profilo un vagone del treno in movimento e stringe sul viso di Bucky, dietro il vetro del finestrino.

Stacco.

Soggettiva di Bucky: oltre il finestrino, la meravigliosa vista del Delaware Water Gap, dove il fiume che fa da confine tra New Jersey e Pennsylvania si insinua in modo spettacolare attraverso la catena montuosa.

Primo piano di Bucky, seduto al suo posto, con lo sguardo rivolto fuori dal finestrino. Sbatte le palpebre, osservando il panorama.

Dopo qualche secondo distoglie lo sguardo, sospira, socchiude gli occhi e si tocca la fronte con l’indice, in mezzo agli occhi.

Non sembra affatto convinto della scelta che ha fatto.

Stacco.

In campo medio, la banchina di una piccola stazione. Un treno è fermo sui binari e si è venuta a formare una piccola folla per tutti i passeggeri scesi. La mdp individua Bucky, che si guarda intorno, con la sua sacca da viaggio.

Soggettiva di Bucky: ad alcuni metri di distanza, un uomo calvo e robusto ci saluta e ci fa segno di raggiungerlo.

Bucky abbozza un sorriso e raggiunge l’uomo.

I due si stringono la mano.

Stacco.

La mdp inquadra dall’alto la lunga via principale del paese, poi si abbassa a riprendere lo station wagon guidato dall’uomo calvo, accanto al quale è seduto Bucky. L’auto sta passando accanto a gradevoli edifici in muratura posti ai lati della strada che ospitano negozi e uffici. Bucky si guarda intorno con curiosità, un po’ più sereno.

Inquadratura di spalle dell’automobile che si allontana dal paese.

Stacco.

In campo lungo, lo station wagon percorre una lunga strada di campagna.

Soggettiva di Bucky: passiamo rapidamente vicino ad alcune fattorie circondate da campi popolati da cavalli e vacche; superiamo silos, fienili e basse recinzioni in fil di ferro.

Stacco.

Vediamo lo station wagon superare una curva in salita in una zona collinare e passare sotto a un cartello con la scritta INDIAN HILL CAMP.

Stacco.

Dettaglio delle ruote dello station wagon che attraversano una stradina in mezzo ai boschi, superando una serie di buche.

Vediamo di profilo Bucky e l’autista calvo ballonzolare sull’auto a causa dei profondi solchi sullo sterrato.

Stacco.

Inquadratura ravvicinata, da dietro, dello station wagon che esce dalla boscaglia e sbuca in uno spiazzo verde ovale che costituisce l’entrata al terreno del campo.

La mdp inquadra frontalmente l’auto che si ferma. Bucky apre la portiera, scende e rimane incantato a fissare il panorama che si estende di fronte a lui.

Dettaglio di una bandiera americana che svetta su un pennone metallico.

La mdp inquadra in campo lungo, di spalle, Bucky e lo station wagon, con lo straordinario paesaggio che hanno di fronte.

Al centro dell’ovale ci sono il pennone con la bandiera e un tepee di circa cinque metri, con lunghi pali di sostegno e una tela grigia decorata. In fondo al pendio che parte dall’ovale brilla il luccichio di un vasto lago.

Lenta panoramica sopra il lago: lungo la riva corre una banchina di legno con una serie di pontili che si protendono per una trentina di metri sull’acqua; al fondo dei pontili ci sono le piattaforme per i tuffi. Sul lago si affacciano una piccola costruzione di tronchi e un grande padiglione.

Altre grandi capanne, che hanno la funzione di dormitori, sono sparse per tutto il pendio.

Inquadratura a figura intera di Bucky: il giovane animatore socchiude gli occhi, piega la testa all’indietro e allarga le braccia, come se volesse assorbire tutta la bellezza e la freschezza di quel posto paradisiaco.

Stacco.

Vediamo Bucky seguire il sentiero sterrato che conduce al piccolo edificio affacciato sul lago.

Cammina a passo svelto, con la sacca da viaggio sulle spalle e un’aria più serena, meno tormentata.

Stacco.

Bucky si ferma davanti alla porta a zanzariera ed esita un istante. Poi fa un passo avanti.

In dettaglio, bussa.

Dopo qualche secondo, la porta viene aperta dall’interno e sulla soglia compare un uomo alto e stempiato, sulla sessantina: Mr Blomback (interpretato da Richard Jenkins).

L’uomo fissa per qualche secondo Bucky, poi la sua espressione si rilassa e si scosta per far entrare il giovane.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 27

Un grande copricapo indiano appeso a un piolo su una parete.

Una serie di fotografie dei campisti appese a un’altra parete: immagini di gruppo e foto di singoli campisti particolarmente meritevoli e delle loro imprese.

Una disordinata scrivania di legno dietro alla quale svetta il copricapo indiano.

Alcune mensole piene di libri fissate alla parete. Mr Blomback, in piedi, sta frugando fra questi volumi.

MR BLOMBACK

Sono tutti libri sugli usi e i costumi degli indiani, questi. Aspetta…

Campo totale del suo ufficio in legno: Bucky è fermo sull’ingresso, mentre Mr Blomback prende un grosso libro e si volta trionfalmente verso il giovane.

MR BLOMBACK (sollevando il libro come un trofeo)

Questa è la bibbia.

Mr Blomback passa il volume a Bucky, che lo osserva.

Dettaglio del titolo, sulla copertina: “Il libro della vita nei boschi” di Ernest Thompson Seton.

Mr Blomback sorride con un’espressione orgogliosa.

MR BLOMBACK

È stato questo libro a ispirarmi.

Dettaglio delle mani di Bucky che sfogliano rapidamente le pagine: vediamo disegni a china di funghi e uccelli, foglie e alberi.

MR BLOMBACK

Fu Ernest Thompson Seton a dare inizio al movimento dei campi in stile indiano. Un grande educatore, molto influente. La virilità è il primo obiettivo dell’educazione, diceva Seton. Un libro indispensabile. Propone con fermezza un ideale umano eroico. Considera il pellerossa come il grande profeta della vita nei boschi. Sull’esempio del pellerossa, propone prove di iniziazione basate sulla forza di carattere. Considera l’autocontrollo come il fondamento di ogni eroismo. Sopra ogni altra cosa l’eroismo, diceva Seton.

Bucky annuisce in silenzio, non sapendo cosa dire.

MR BLOMBACK (con un sorriso d’orgoglio)

È stato Ernest Thompson Seton a fare dei campi estivi del ventesimo secolo uno dei maggiori motivi di vanto del nostro Paese.

Bucky restituisce il libro a Mr Blomback.

BUCKY

Sembra un testo importante, soprattutto per l’educazione dei maschi.

MR BLOMBACK

A Indian Hill educhiamo sia i maschi sia le femmine.

Mr Blomback rimette il volume al suo posto, sulla mensola. Poi si volta a guardare Bucky, piazzandosi le mani sui fianchi.

MR BLOMBACK

Tu sei un dono del cielo, giovanotto. Conosco il dottor Steinberg e la sua famiglia da una vita e se loro garantiscono per te, a me basta e avanza. Chiederò a un capogruppo di farti fare il giro del campo e ti presenterò a tutti. Ti stavamo aspettando.

BUCKY (con un cenno del capo)

La ringrazio, Mr Blomback.

MR BLOMBACK (serio)

Qui sul lungolago abbiamo due obiettivi: insegnare ai ragazzi ad avere confidenza con l’acqua e insegnare ai ragazzi a essere prudenti con l’acqua.

BUCKY (annuendo)

Nelle mie lezioni di educazione fisica alla scuola di Chancellor Avenue presto grande attenzione alla prudenza.

MR BLOMBACK

I genitori hanno affidato a noi i loro figli per i mesi estivi. Il nostro compito è non deluderli. Da quando ho comprato il campo diciotto anni fa, non abbiamo avuto nemmeno un incidente sul lago. Nemmeno uno. Quella di animatore del lungolago è una delle posizioni di maggiore responsabilità al campo. Un campo può essere rovinato da un incidente dovuto a una disattenzione in acqua. Inutile dire che ogni ragazzo deve andare in acqua con un compagno della stessa età, devono entrare e uscire insieme. Nuotare da soli può essere pericoloso.

BUCKY (con serietà)

Può fidarsi di me, signore. La prudenza per me è una priorità. Sono una persona responsabile e posso garantire per la sicurezza di ogni campista.

Mr Blomback annuisce e la sua espressione si rilassa.

MR BLOMBACK

Bene. Stanno ancora servendo il pranzo. Vieni con me alla mensa e ti troveremo qualcosa da mangiare.

Mr Blomback circonda la spalla di Bucky con un braccio e lo conduce fuori dall’ufficio.

Stacco.

SCENA 28

Sentiamo una musica: “Day” di Dave DeRose.

Vediamo il lago luccicante sotto i raggi del sole, il camminamento sul lungolago e, al di là di questo, un grande padiglione aperto ai lati: la mensa.

Stacco.

La scena è al rallentatore.

Rapida inquadratura aerea dell’interno del padiglione: brulica di campisti, con le ragazze e le loro capogruppo sedute ai tavoli rotondi da un lato del passaggio centrale e i ragazzi con i loro capigruppo dall’altro.

La mdp compie una lenta carrellata in avanti tra i tavoli. Ragazzi e ragazze di età diverse, chi in piedi, chi seduto al proprio posto, chi di corsa per i tavoli, riempiono lo schermo. Sono giovani e felici: li vediamo ridere e scherzare mentre mangiano, sorridenti e allegri, tutti lietamente impegnati a socializzare.

La carrellata si conclude sull’ultimo tavolo e in particolare su Bucky Cantor, che osserva tutto il padiglione pieno di ragazzi con un’espressione pacifica e serena.

Soggettiva di Bucky: passiamo in rassegna le tavolate e vediamo i ragazzi chiacchierare e socializzare; ad un tavolo c’è perfino chi canta.

In dettaglio, Bucky sbatte le palpebre e sulle sue labbra si forma un largo sorriso.

Soggettiva di Bucky: ad un tavolo nella zona femminile, il nostro sguardo si focalizza su una giovane donna, un capogruppo, molto abbronzata; indossa una polo ed è impegnata in una conversazione con un’altra ragazza seduta di fronte a lei. È Marcia (Mary Elizabeth Winstead). La vediamo sorridere, scostarsi i capelli dalla fronte, passarsi una mano sul mento, parlare. A un certo punto, sembra guardare nella nostra direzione.

La mdp inquadra Bucky, sorridente, che alza il braccio per richiamare la sua attenzione.

Soggettiva di Bucky: dal suo tavolo, Marcia ci vede, spalanca gli occhi per la sorpresa e la gioia, si sbraccia per salutarci e poi con entrambe le mani ci lancia un bacio.

Primo piano di Bucky: è felice.

La scena torna a velocità normale.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 29

Il tiepido sole alto nel cielo.

La superficie luccicante del lago.

La mdp compie una rapida carrellata orizzontale percorrendo tutto il lungolago: vediamo i ragazzi tuffarsi ed esercitarsi in acqua, con i capigruppo diciassettenni che aiutano i campisti più piccoli. Banchine, pontili, piattaforme e trampolini sono in condizioni impeccabili e l’acqua è di una limpidezza abbagliante.

Stacco.

La mdp segue in piano sequenza Bucky che cammina lungo la banchina, osservando i vari ragazzi che si tuffano, si esercitano e nuotano. Ogni tanto il giovane animatore si ferma a dare indicazioni a qualche ragazzo, per poi proseguire controllando la situazione di tutti.

Attraverso la sua soggettiva, ci soffermiamo per qualche istante su una piccola isola boscosa un centinaio di metri al largo; è coperta da alberi inclinati le cui cortecce sembrano bianche.

Bucky distoglie lo sguardo e riprende a camminare.

Stacco.

In campo lungo, sul campo sta calando il buio. Il padiglione della mensa è illuminato e sembra molto affollato, mentre il lungolago è deserto.

Stacco.

Inquadratura frontale di un lungo pontile di legno che si protende sul lago e porta al trampolino.

Nell’inquadratura compare Bucky, a torso nudo e in costume da bagno. Il giovane si incammina lungo il pontile e raggiunge il trampolino. Si leva gli occhiali.

In dettaglio, Bucky posa gli occhiali sulla piattaforma.

Profilo destro di Bucky, che osserva le acque del lago con un’espressione concentrata.

Dettaglio dei suoi piedi posizionati sul bordo del trampolino.

Inquadratura dall’alto della piattaforma, con Bucky sul trampolino e il lago sotto di lui.

In dettaglio, le gambe del giovane si piegano in vista dello slancio.

Al rallentatore, Bucky si lancia in avanti e con un tuffo ad angelo perfettamente coordinato scompare nelle acque del lago.

La musica sfuma.

Dissolvenza.

SCENA 30

La mdp inquadra il padiglione illuminato dall’interno che funge da mensa.

Una piccola folla di ragazzi circola davanti al padiglione: alcuni stanno entrando per sedersi ai loro posti, altri sono fermi a chiacchierare in attesa dell’inizio della cena.

La mdp inquadra Bucky, in pantaloncini e maglietta, i capelli ancora un po’ bagnati. Il giovane animatore si guarda un po’ intorno, poi si dirige verso il padiglione.

SHEILA E PHYLLIS

Bucky! Bucky!

Vediamo due gemelle di circa undici anni farsi largo in mezzo al trambusto e correre verso Bucky: sono Sheila e Phyllis, le due sorelle minori di Marcia.

Bucky si volta verso di loro, le riconosce e sorride, allargando le braccia.

BUCKY

Sheila! Phyllis!

Le due bambine si buttano fra le braccia di Bucky: sono identiche l’una all’altra. In mezzo alla folla, qualcuno lancia qualche occhiata incuriosita alla scena, specialmente le altre bambine amiche delle due gemelle.

BUCKY

Ragazze, siete in gran forma! E siete ancora cresciute!

Le due bambine guardano Bucky dal basso con espressioni piene di entusiasmo.

SHEILA

Bucky, ci farai un’esibizione di tuffi?

BUCKY

Be’, per ora nessuno me l’ha chiesto.

SHEILA

Te lo chiediamo noi! Un’esibizione di tuffi per tutto il campo! Quelle giravolte avanti e indietro che fai tu per aria!

Bucky sorride, allegro, e scompiglia i capelli di Sheila, la quale ridacchia divertita. Poi Bucky si piega sulle ginocchia per portarsi alla stessa altezza delle due gemelle e guarda entrambe.

BUCKY

Mi siete mancate, voi due, lo sapete?

PHYLLIS

Rimarrai per tutta l’estate?

BUCKY

Certo.

SHEILA

Sei venuto perché Mr Schlanger è andato sotto le armi?

BUCKY

Esatto.

SHEILA

Marcia ce l’aveva detto, ma all’inizio pensavamo che fosse solo un sogno.

BUCKY (sorridendo)

Anche a me pare un sogno, essere qui.

Bucky si rimette in piedi.

BUCKY

Ora è meglio andare a mangiare. Ci vediamo dopo.

PHYLLIS

Marcia ci ha detto di darti questo.

Phyllis estrae dalla tasca dei pantaloncini un bigliettino piegato e lo consegna a Bucky.

BUCKY

Grazie.

Le due bambine annuiscono, poi una alla volta si sollevano sulle punte dei piedi e danno entrambe un bacio a Bucky sulla guancia, pavoneggiandosi di fronte alle loro amiche.

La mdp inquadra un gruppetto di ragazzine che osservano la scena, si sgomitano, commentano e fanno dei risolini.

Le due gemelle lanciano delle occhiate di trionfo alle loro amiche e poi corrono verso l’entrata della mensa.

La mdp inquadra Bucky che le osserva con un sorriso.

Soggettiva di Bucky: prima di entrare nel padiglione, le due bambine si voltano verso di noi, ci salutano con la mano e gridano.

SHEILA E PHYLLIS

Ti amiamo, Bucky!

Le due gemelle si girano e corrono dentro la mensa.

Bucky sorride divertito, poi abbassa lo sguardo sul biglietto piegato che ha in mano.

In dettaglio, lo dispiega.

Primo piano di Bucky che legge.

MARCIA (VFC)

Non credevo ai miei occhi quando ho visto qui il mio futuro marito. Posso staccare alle nove e mezza. Ci vediamo davanti alla mensa. Ti amo. Marcia.

Bucky sorride, si infila in tasca il biglietto e si incammina verso il padiglione.

Stacco.

SCENA 31

Dettaglio di un paio di mani che tagliano del pasticcio di pasta su un piatto. In sottofondo, il vocio tipico delle mense affollate.

La mdp inquadra un tavolo a cui sono seduti alcuni ragazzi fra i dodici e i diciassette anni. In mezzo a loro c’è anche Bucky, intento a mangiare il pasticcio di pasta.

La mdp stringe su Bucky e sul ragazzo che cena accanto a lui: si tratta del capogruppo Donald Kaplow (interpretato da Cameron Bright).

Donald volta la testa verso Bucky.

DONALD

L’ho guardata, prima, sa?

Bucky si gira con espressione interrogativa verso Donald, inghiottendo un boccone di pasticcio.

DONALD

Dalla veranda della nostra capanna si vede il lago. L’ho guardata tuffarsi. Fa agonismo?

BUCKY

Conosco le figure base, però no, non faccio agonismo.

DONALD

Io non riesco a tuffarmi nel modo giusto. Faccio sempre qualche errore.

BUCKY

Magari riesco ad aiutarti.

DONALD

Lo farebbe?

BUCKY

Certo, se posso. Affronteremo un po’ di tuffi e vedrai che probabilmente ti basterà correggere qualche imperfezione.

DONALD (annuendo e sorridendo)

La ringrazio, Mr Cantor.

Bucky risponde al sorriso e poi ricomincia a mangiare il pasticcio.

Stacco.

SCENA 32

Sentiamo il brano “Love Theme” di Clint Eastwood.

In campo lungo, il lago. Le acque sono calme e scure, nel buio della sera. Lontano, le sagome dei pontili che si protendono dalla banchina e alcune capanne illuminate.

Una canoa scivola lenta e silenziosa sul pelo dell’acqua. Sulla canoa, due figure.

In campo totale, vediamo Bucky e Marcia pagaiare in silenzio.

In sottofondo, il gracidio delle rane e qualche eco lontano proveniente dal campo.

Dettaglio della pagaia di Bucky che scompare e ricompare dall’acqua.

Soggettiva di Bucky: siamo diretti verso l’isola, i cui alberi dalla corteccia bianca risaltano nel buio.

Stacco.

Bucky e Marcia sono arrivati sull’isola.

Li vediamo in campo medio mentre trascinano a riva la canoa, la sistemano fra gli alberi e si incamminano mano nella mano fino a scomparire alla nostra vista.

Stacco.

La mdp compie una rapida carrellata su una serie di alberi bianchi, dai tronchi affusolati, per poi ruotare e inquadrare una piccola radura dove si trovano, in piedi uno di fronte all’altra, Bucky e Marcia.

Dettaglio della mano di Bucky che si allunga a sfiorare la corteccia di un albero.

BUCKY

Come si chiamano questi alberi?

La mdp inquadra di profilo i volti dei due giovani uno di fronte all’altra, nel buio, al centro della radura.

MARCIA

Betulle. Sono betulle bianche.

BUCKY

La corteccia viene via.

Dettaglio della mano di Bucky che tira via dal tronco una striscia di corteccia.

La mdp inquadra di profilo i volti dei due giovani.

MARCIA

Gli indiani usavano la corteccia di betulla per fare le canoe.

BUCKY

Ma certo.

Bucky distoglie per un istante lo sguardo. Sembra stranamente intimidito.

I due rimangono in silenzio. In sottofondo, il gracidio delle rane, il tonfo di qualcosa sul lago, un rombo di tuono lontano.

BUCKY

Perché qui non ci sono uccelli?

MARCIA

Ci sono. Ma di notte gli uccelli non cantano.

BUCKY

Non cantano?

Sul volto di Marcia, una smorfia quasi di supplica.

MARCIA

Oh, Bucky, dobbiamo andare avanti così ancora per molto?

Marcia si sfila la maglietta dalla testa, restando in reggiseno.

Dettaglio della sua mano che lascia cadere la maglia per terra.

Bucky fa un profondo respiro.

Poi, inquadrati di profilo a figura intera, i due si abbracciano e cominciano a baciarsi.

Dettaglio delle mani di Marcia che arruffano i capelli di Bucky, gli toccano le guance e il viso, calano sul petto, gli levano la maglia e indugiano sul torace.

Dettaglio delle labbra dei due giovani unite.

Poi Marcia si stacca, tenendo solo le mani sulle spalle di Bucky e guardandolo intensamente.

Primo piano di Marcia: ha le lacrime agli occhi.

Primo piano di Bucky, un po’ confuso.

BUCKY

Cosa c’è? Che succede?

Primo piano di Marcia, che tira su col naso e si asciuga una lacrima col dorso della mano.

MARCIA

Pensavo che saresti morto! Pensavo che saresti rimasto paralizzato e poi saresti morto! Non riuscivo a dormire, ero così spaventata… Ho pregato tanto per te, Bucky, ho pregato Dio perché tu stessi bene. Non ho mai pregato così tanto in vita mia per nessuno!

Marcia si stringe a Bucky e posa la tempia contro il suo petto.

MARCIA

Sono tanto felice, Bucky. Sono tanto felice che sei qui e non ti sei ammalato. Tienimi stretta, ti prego.

Bucky circonda Marcia con le braccia e la stringe a sé.

Primo piano di Marcia, gli occhi chiusi, qualche lacrima sulle guance, la tempia schiacciata contro il petto di Bucky.

Primo piano di Bucky, che le carezza i capelli dolcemente, ma la cui espressione tradisce una qualche incertezza, come se le parole di Marcia gli avessero instillato un dubbio.

Poi Marcia risolleva la testa e i due si baciano di nuovo con passione, per poi sdraiarsi sull’erba uscendo dall’inquadratura.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 33

Inquadratura in campo totale della piccola radura. È ancora buio. Bucky e Marcia si stanno rivestendo.

Stacco.

La mdp segue inquadrando di profilo Bucky e Marcia che camminano fra gli alberi in direzione della canoa. Lei cammina davanti e lui è leggermente dietro. Bucky sembra pensieroso, come se ci fosse un qualche pensiero che non gli esce di testa.

A un tratto solleva lo sguardo su di lei.

BUCKY

Credi davvero che Dio abbia esaudito le tue preghiere?

Lei volta la testa distrattamente, continuando a camminare.

MARCIA

Non posso saperlo. Però tu sei qui, no? E sei in salute, no?

BUCKY (abbassando lo sguardo)

Questo non significa niente. Perché Dio non ha esaudito le preghiere dei genitori di Alan Michaels? Devono aver pregato anche loro. E anche i genitori di Herbie Steinmark. Sono brave persone. Sono bravi ebrei. Perché Dio non li ha ascoltati? Perché non ha salvato i loro figli?

MARCIA

Non so cosa dirti, Bucky.

I due hanno raggiunto la canoa e si fermano davanti ad essa.

Bucky sospira e scuote il capo tra sé.

BUCKY

Non lo so neanch’io. Ci sono tante cose che non capisco. Perché Dio ha creato la polio? Cosa voleva dimostrare? Che sulla Terra abbiamo bisogno di storpi?

Primo piano di Marcia. L’espressione sul suo volto si indurisce.

MARCIA

Dio non ha creato la polio.

Bucky alza gli occhi su di lei.

BUCKY

Credi di no?

Marcia scrolla le spalle, stizzita.

MARCIA

Già. Credo di no.

BUCKY

Ma Dio non ha creato tutto?

MARCIA

Non è la stessa cosa.

BUCKY

In che senso?

Marcia sospira e si passa una mano tra i capelli, guardando torva Bucky.

MARCIA

Perché stai discutendo con me, Bucky? Di cosa stiamo discutendo? Ho solo detto che ho pregato Dio perché ero spaventata per te. E che ora sei qui, e io sono felicissima. Perché hai tirato fuori questa discussione? Vuoi litigare ora che non ci vediamo da settimane?

BUCKY (allargando le braccia)

Non voglio litigare.

Un tuono abbastanza vicino.

Un fulmine lampeggia nelle vicinanze.

Marcia sospira ancora, poi afferra un’estremità della canoa e comincia a trascinarla verso l’acqua del lago.

MARCIA

Dai, dobbiamo andare prima che arrivi il temporale.

Bucky non la aiuta e si piazza le mani sui fianchi.

BUCKY

Ma come può un’ebrea pregare un dio che ha fatto scendere una maledizione come questa su un quartiere di migliaia e migliaia di ebrei come Weequahic?

Marcia molla la canoa e si rimette in piedi, nervosa.

MARCIA

Non lo so! Dove vuoi arrivare, Bucky?!

Primo piano di Bucky, che apre la bocca per rispondere, ma poi si blocca.

Primo piano di Marcia, stizzita.

Bucky rimane a guardarla per qualche secondo con la bocca semiaperta, indeciso, ma alla fine rimane in silenzio, afferra la canoa e la trascina verso l’acqua.

Stacco.

SCENA 34

La mdp inquadra in campo medio la canoa con Bucky e Marcia che scivola sulle acque del lago in direzione del campo. Bucky pagaia con vigore, in silenzio.

Un tuono improvviso e comincia a piovere.

Le gocce di pioggia sul lago producono un rumore forte e secco.

Bucky accelera le pagaiate, guardando dritto in direzione del campo.

Stacco.

In campo lungo, nel buio della notte, l’ampia distesa erbosa dove sono sparse le varie capanne che fungono da dormitori.

Una sagoma umana corre sotto la pioggia in direzione di una capanna.

Stacco.

In campo totale, l’interno della capanna. È un dormitorio piuttosto grande, buio, con una decina di piccoli letti sui quali dei ragazzi stanno dormendo. Ai piedi dei letti ci sono i vari bauli dei ragazzi.

La porta del dormitorio si apre, facendo filtrare un po’ di luce lunare. In sottofondo, il rumore della pioggia e qualche tuono.

Bucky entra nel dormitorio e si richiude subito la porta alle spalle. Poi si dirige verso il suo letto.

Soggettiva di Bucky: mentre avanziamo verso il letto, facendoci strada nell’angusto passaggio fra i bauli, lanciamo delle occhiate ai vari ragazzi addormentati; tra gli altri, riconosciamo Donald.

Bucky raggiunge il suo letto e comincia a spogliarsi.

Stacco.

Inquadratura dall’alto del letto di Bucky. Il giovane è disteso sotto le coperte, di schiena, con le mani incrociate dietro la nuca, e fissa un punto indefinito del soffitto.

La mdp stringe lentamente sul suo volto: ha un’espressione pensierosa e combattuta. Alla fine, dopo qualche secondo, si lascia andare a un lungo sospiro e si gira sulla schiena per mettersi a dormire.

Dissolvenza.

SCENA 35

Sentiamo il brano “Enchanted Gardens” di Clint Eastwood.

Il sole del mattino alto e luminoso nel cielo.

Alcuni fili d’erba ancora bagnati di pioggia, percorsi da piccole gocce.

La superficie luccicante delle acque del lago.

Campo lungo del grande campo di Indian Hill, con le capanne, la distesa d’erba, gli alberi, il lungolago.

Inquadratura del campo dalla soglia della capanna di Bucky.

In sottofondo, le grida gioiose dei bambini.

Bucky entra nell’inquadratura, appoggiandosi agli stipiti della porta.

Profilo destro di Bucky, curioso.

In dettaglio, una farfalla si posa su uno stelo.

Soggettiva del giovane: decine e decine di ragazzini stanno correndo dietro a un enorme sciame di farfalle colorate che sono calate su Indian Hill volando dappertutto, sui terreni di gioco, sugli alberi, sull’erba.

La mdp inquadra un bambino paffuto che corre per il prato sventolando un acchiappafarfalle, poi un altro gruppo di ragazzini che esce di corsa da una capanna correndo allegramente dietro a quegli animaletti.

A figura intera, di profilo, vediamo Bucky uscire dalla sua capanna e camminare lungo il prato, ammirando quello spettacolo con un sorriso sulle labbra. Dopo alcuni metri, si ferma e si accovaccia sull’erba, osservando i bambini che rincorrono le farfalle. La mdp gli ruota intorno, muovendosi quasi all’altezza degli steli.

In dettaglio, una farfalla si posa su Bucky e comincia a succhiargli la spalla nuda.

Bucky resta immobile. Inquadrato in primissimo piano, osserva la farfalla con la coda dell’occhio.

In dettaglio, la farfalla continua a succhiare la spalla di Bucky. Poi si ferma e si alza in volo.

La mdp si solleva con lei, seguendone il volo; Bucky alza lo sguardo per osservarla, ma la mdp si focalizza sulla farfalla, inquadrando il giovane da una posizione sempre più alta, fuori fuoco.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 36

La mdp compie una lenta carrellata sui trampolini che sporgono dai pontili del lungolago: al rallentatore, vediamo i bambini tuffarsi e scomparire in acqua.

Stacco.

In campo medio, Bucky percorre la banchina, dando indicazioni a un gruppo di ragazzi grandicelli che si stanno esercitando a nuotare a dorso; poi viene chiamato da un capogruppo, saluta con un cenno i ragazzi e si sposta verso un gruppo di bambini che nuotano a cagnolino con aria molto insicura. Bucky li raggiunge subito, si toglie la maglietta e in costume da bagno entra in acqua per aiutarli.

Stacco.

In campo lungo, il lungolago alle luci del tramonto, ormai deserto; sullo sfondo, il grande padiglione che funge da mensa, che al contrario comincia a essere popolato.

La musica sfuma.

Stacco.

La banchina del lungolago. Comincia a essere buio.

In sottofondo, il rumore di un tuffo.

La mdp inquadra Bucky, in piedi sulla piattaforma con le braccia incrociate sul petto, e Donald, che riemerge dall’acqua scostandosi i capelli dagli occhi e aggrappandosi al trampolino per tenersi a galla.

DONALD

Come sono andato?

BUCKY

Bene! Non capisco cosa ci trovi che non va.

DONALD (sorridendo per il complimento)

La partenza è giusta? E la rincorsa?

BUCKY

Sì, andavano benissimo. Il carpiato è perfetto. Prima la parte superiore del corpo si piega in avanti e le gambe non fanno niente, poi la parte inferiore si solleva mentre la testa e le spalle rimangono fisse. Il rovesciato all’indietro lo sai fare? Fammi vedere.

Donald annuisce e si issa sulla piattaforma, poi si prepara al nuovo tuffo.

Stacco.

Bucky e Donald si stanno allontanando dalla banchina; il ragazzo è avvolto in un asciugamano.

BUCKY

Ehi, stai tremando.

DONALD

No, no, sto bene.

Bucky fa una smorfia poco convinta.

Stacco.

I due stanno risalendo lungo il pendio in direzione della loro capanna.

Li vediamo in campo lungo, poi in campo medio, infine a figura intera.

DONALD

Quando compirò diciotto anni, tra cinque mesi, voglio arruolarmi nel corpo aereo della marina. Un mio amico ci è entrato un anno fa. Ci scriviamo sempre. Mi ha raccontato dell’addestramento… è duro, ma voglio lo stesso andare in guerra prima che finisca. È da Pearl Harbor che lo voglio. Avevo quattordici anni quando è scoppiata la guerra, abbastanza grande per capire cosa stava succedendo e per volerci fare qualcosa. Voglio esserci quando i giapponesi si arrenderanno. Sarà un giorno memorabile.

BUCKY

Spero che tu ne abbia l’occasione.

Donald solleva lo sguardo su Bucky.

DONALD

Cos’è stato a tenerla fuori, Mr Cantor?

BUCKY (picchiettandosi con un’unghia sugli occhiali)

La vista. Questi. Sai, i miei amici più cari stanno combattendo in Francia. Big Jake Garonzik e Dave Jacobs. Due bravi ragazzi, due tipi in gamba… Si sono paracadutati in Normandia il D-Day. Avrei voluto essere con loro. Dovrei essere con loro.

Bucky sospira.

DONALD

Io seguo la guerra nel Pacifico. In Europa ormai ci vorrà poco. Per la Germania è l’inizio della fine. Ma nel Pacifico c’è ancora un bel po’ da combattere. Il mese scorso, alle Marianne, abbiamo distrutto centoquaranta aerei giapponesi in due giorni.

BUCKY (sorridendo)

C’è ancora un bel po’ da combattere su entrambi i fronti. Non te la perderai.

I due hanno ormai raggiunto la capanna. Donald apre la porta, ma prima di entrare si volta verso Bucky.

DONALD

Può guardare il resto dei tuffi domani sera dopo cena, Mr Cantor?

BUCKY

Certo.

DONALD

Grazie per avermi concesso tutto questo tempo.

Dopo un attimo di esitazione e con un po’ d’imbarazzo, Donald tende il braccio per stringere la mano di Bucky. L’animatore resta un po’ sorpreso, ma poi sorride e stringe la mano del ragazzo.

Dettaglio delle due mani strette l’una nell’altra.

Stacco.

SCENA 37

La mdp compie una rapida carrellata su una fila di capigruppo in attesa, arriva ad una cabina telefonica dietro l’ufficio di Mr Blomback e vi ruota intorno. All’interno, al telefono, c’è Bucky.

Uno stacco ci porta all’interno della cabina.

Bucky sta parlando al telefono con serenità.

BUCKY

Sai, ieri, quando mi sono tuffato dal trampolino, mi è tornato in mente il nonno. Quando mi ha insegnato a nuotare nella piscina… Avevo sei anni. Mi ha buttato in acqua e via.

Bucky sorride con nostalgia, in preda ai ricordi.

BUCKY

Tu come stai, nonna? Gli Einemann si prendono cura di te?

NONNA (VOCE TELEFONO)

Certo che sì. Non preoccuparti per me. Gli Einemann mi danno una mano e comunque so badare a me stessa.

Sentiamo la nonna fare una pausa, esitante.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Eugene, devo dirti una cosa.

L’espressione sul volto di Bucky si fa seria.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Ci sono stati trenta nuovi casi di polio a Weequahic. Settantanove in città solo nell’ultimo giorno. Diciannove morti. E ci sono stati altri casi di polio anche al tuo campo giochi. Mi ha chiamato Selma Shankman. Mi ha detto i nomi dei ragazzi e io me li sono scritti.

Profilo destro di Bucky, che ha ascoltato nel silenzio più totale, con un’aria sempre più cupa.

BUCKY

Chi sono, nonna?

NONNA (VOCE TELEFONO)

Aspetta che prendo gli occhiali e il foglio.

Bucky emette un lungo sospiro e si appoggia con una mano alla parete della cabina.

Vediamo la cabina dall’esterno.

Gli altri capigruppo sono ancora in fila, nell’attesa di poter utilizzare il telefono. Dall’interno della cabina, Bucky si volta verso di loro e fa segno attraverso il vetro che ha quasi finito.

I capigruppo sembrano un po’ indispettiti, ma nessuno si lamenta.

Torniamo all’interno della cabina, su Bucky.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Eugene?

BUCKY

Ci sono.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Ecco i nomi. Questi sono i ragazzi ricoverati in ospedale: Billy Schizer, Erwin Frankel e Arnie Mesnikoff.

BUCKY (passandosi una mano sulla fronte)

Mio Dio, anche Arnie…

NONNA (VOCE TELEFONO)

Poi c’è un morto. Un ragazzo di nome Jerry Graubard. Si è ammalato ed è morto nel giro di una notte. Lo conoscevi?

Per qualche interminabile istante, Bucky resta in silenzio, appoggiato con le mani alla parete della cabina, come se le notizie l’avessero svuotato di ogni energia.

BUCKY (sconvolto)

Sì, nonna, lo conosco. Li conosco tutti. Jerry è morto, non posso crederci…

NONNA (VOCE TELEFONO)

Scusa se te l’ho raccontato, ma ho pensato che avresti voluto saperlo.

BUCKY

Hai fatto bene. Certo che voglio saperlo.

NONNA (VOCE TELEFONO)

In città c’è gente che chiede una quarantena per la zona di Weequahic. Anche il sindaco ne ha parlato. Vogliono isolarla in modo che nessuno possa entrare né uscire.

BUCKY (scioccato)

Ma ci abitano migliaia di persone! Non possono chiudere la gente in una gabbia!

NONNA (VOCE TELEFONO)

La situazione è molto grave, Eugene. La gente è terrorizzata. Tutti sono spaventati per i loro figli. Grazie a Dio tu sei lontano. I conducenti degli autobus dicono che non sono più disposti a passare per Weequahic senza mascherina protettiva e alcuni dicono che non ci passeranno in ogni caso. I postini non vogliono più consegnare la posta in quella zona, e neanche i camionisti vogliono passarci. Le auto che attraversano il quartiere hanno i finestrini abbassati nonostante il caldo. Gli antisemiti dicono che se qui c’è la polio è perché siamo ebrei. Per loro il modo migliore per eliminare la polio sarebbe dare fuoco a Weequahic con tutti gli ebrei dentro. C’è una brutta aria, c’è paura e c’è odio. Io sono nata qui in città e non ho mai visto niente di simile in vita mia.

Bucky continua ad ascoltare in silenzio, con un’aria sconvolta.

NONNA (VOCE TELEFONO)

E, Eugene, ovviamente… me n’ero quasi dimenticata. Chiuderanno i campi giochi. Da domani. In tutta la città.

BUCKY (sorpreso)

Davvero? Il sindaco non era deciso a tenerli aperti?

NONNA (VOCE TELEFONO)

È sul giornale di stasera. Tutti i posti dove si radunano i bambini verranno chiusi. Ho l’articolo davanti. I cinema verranno chiusi ai minori di sedici anni. La piscina municipale chiuderà, e anche la biblioteca civica. I pastori chiuderanno le scuole domenicali. È tutto sul giornale. Forse anche le scuole pubbliche non apriranno alla data prevista, se si va avanti di questo passo.

Bucky emette un altro sospiro, si volta a lanciare un’occhiata ai capigruppo che aspettano fuori dalla cabina e poi torna a rivolgersi alla nonna.

BUCKY

Grazie di tutto, nonna. Devo andare, ci sono altre persone che aspettano di usare il telefono. Ci sentiamo domani.

Stacco.

SCENA 38

È notte.

Campo lungo del lago: le acque sono calme e in lontananza si scorge la sagoma dell’isolotto con gli alberi dalla corteccia bianca.

Stacco.

Una canoa posizionata vicino alla riva, tra gli alberi.

Stacco.

Inquadratura dall’alto della radura nel mezzo dell’isola. Bucky e Marcia sono sdraiati al centro della radura, sopra una coperta che è stata distesa sull’erba. Guardano le stelle.

La mdp stringe su di loro.

Bucky fissa il cielo notturno con un’espressione pensierosa e addolorata.

BUCKY

Ho parlato con mia nonna, prima.

Marcia gira la testa verso di lui.

BUCKY

Settantanove casi a Newark da un giorno all’altro. Trenta nuovi casi a Weequahic. Tre al campo giochi. Due ricoverati in ospedale e un morto, Jerry Graubard. Un bambino sveglio e simpatico, pieno di energia. Ed è morto.

Dettaglio della mano di Marcia che prende quella di Bucky.

Primo piano della ragazza, che guarda l’animatore coi suoi grandi occhi dolci e comprensivi.

MARCIA

Non so cosa dire, Bucky. È tremendo.

Bucky sospira, si tira su e si mette a sedere sulla coperta. Lei gli si mette accanto.

MARCIA

Non è ora che chiudano i campi giochi?

BUCKY

Sì. Li chiudono tutti, da domani. Me l’ha detto mia nonna.

MARCIA

Be’, non era la cosa migliore? Avrebbero dovuto farlo già da un pezzo.

Bucky non risponde e rimane a fissare il vuoto. Poi si gira a guardare Marcia.

BUCKY

Sarei dovuto restare, Marcia. Finché il campo giochi era aperto, dovevo restare.

MARCIA

Ma sei arrivato solo l’altro giorno, e il campo giochi lo chiuderanno domani…

BUCKY (scuotendo la testa, amareggiato)

Me ne sono andato. Non c’è niente da aggiungere. Un fatto è un fatto. Me ne sono andato.

MARCIA (abbassando lo sguardo)

È a questo che continui a pensare? Che te ne sei andato?

BUCKY

Se fossi a Newark andrei al funerale di Jerry. Andrei a trovare le famiglie. Invece sono qui.

MARCIA (rialzando lo sguardo)

Ma anche se fossi rimasto, cos’avresti potuto fare?

Bucky la guarda con rabbia. Una smorfia di frustrazione gli è comparsa sul volto.

BUCKY

Non è questione di fare… è questione di esserci! Ora io dovrei essere là! Invece sono nel mezzo di un lago in cima a una montagna!

Marcia abbassa la testa, quasi intimorita, si ritrae leggermente e non dice niente.

Bucky sospira, si passa una mano tra i capelli.

BUCKY

Scusami… è solo che io… non so più qual è la cosa giusta.

Bucky si accosta a lei e la abbraccia. Lei risponde all’abbraccio, accoccolando la testa sulla spalla di lui.

La mdp li inquadra in campo lungo, abbracciati al centro della radura.

Stacco.

SCENA 39

L’interno della capanna dove dormono anche Bucky e Donald.

È buio e i ragazzi stanno dormendo.

La porta si apre. Bucky entra e facendosi strada fra i bauli raggiunge il suo letto, cercando di fare piano per non svegliare gli altri.

Si ferma, notando qualcosa.

Dettaglio di un biglietto lasciato sopra il suo letto. C’è scritto: “CHIAMA TUA NONNA”.

Le mani di Bucky afferrano il biglietto.

Primo piano del giovane, preoccupato.

Stacco.

In campo medio, la cabina telefonica dietro l’ufficio di Mr Blomback.

Bucky arriva di corsa, si precipita dentro la cabina, inserisce le monete e compone un numero.

Stacco.

All’interno della cabina, Bucky tiene la cornetta incollata all’orecchio. Ha il respiro pesante per la corsa ed è molto agitato.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Sì?

BUCKY

Nonna, sono Eugene. Cosa c’è? Stai bene?

NONNA (VOCE TELEFONO)

Io sto bene, ma ho una brutta notizia. Per questo ho chiamato il campo. È una tragedia, Eugene…

BUCKY (preoccupatissimo)

Cos’è successo, nonna?

NONNA (VOCE TELEFONO)

Mezz’ora fa ha telefonato Mrs Garonzik per parlare con te.

Bucky è impallidito.

BUCKY (con un filo di voce)

Jake…

NONNA (VOCE TELEFONO)

Sì. Jake è morto.

BUCKY

Come? Come?

NONNA (VOCE TELEFONO)

In combattimento, in Francia.

Bucky si toglie gli occhiali, chiude gli occhi e si appoggia con tutto il suo peso, di schiena, alla parete della cabina.

BUCKY

Mio Dio… Jake è indistruttibile. È un gigante, una forza della natura. Non può essere morto!

NONNA (VOCE TELEFONO)

Mi dispiace, caro. Sua madre mi ha detto che è stato ucciso in combattimento, in una cittadina di cui non ricordo il nome. Avrei dovuto scrivermelo. La sua fidanzata è lì con la famiglia.

Bucky non risponde: è ancora immobile, con la schiena appoggiata alla parete, gli occhiali in una mano e la cornetta nell’altra, gli occhi chiusi e il respiro pesante.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Era così robusto, e così beneducato. Jake era il più simpatico fra i tuoi amici. Mi ricordo ancora quando è venuto qui a mangiare direttamente in cucina la prima sera che è venuto a casa con te per cena. C’era anche Dave Jacobs. Jake si era mangiato sedici latke.

BUCKY (riaprendo gli occhi)

Sì, me lo ricordo. E abbiamo riso. Ridevamo tutti.

Qualche lacrima comincia a rigare le guance di Bucky.

BUCKY (tirando su col naso)

Però Dave è vivo. Dave Jacobs è ancora vivo.

NONNA (VOCE TELEFONO)

Speriamo di sì, Eugene. Ma stando alle notizie sui giornali la guerra in Francia non sta andando bene. Alla radio hanno detto che ci sono tanti morti. Battaglie terribili contro i tedeschi. Tanti morti e tanti feriti.

BUCKY (con voce fioca)

Non posso perdere entrambi i miei amici…

Bucky abbassa la testa e si lascia andare ai singhiozzi, coprendosi il volto con la mano.

Dissolvenza.

SCENA 40

È sera ed è buio. La mdp inquadra in campo lungo Indian Hill. In particolare, si nota un grande falò nello spiazzo ovale dove si trovano il pennone con la bandiera americana e il tepee, all’ingresso del campo.

Stacco.

In campo totale, vediamo il grande falò intorno al quale sono disposti, seduti e in silenzio, i ragazzi e le ragazze del campo, con i loro animatori e capigruppo. Le fiamme guizzano davanti alla mdp, illuminando i volti dei ragazzi.

La mdp compie una rapida carrellata di trecentosessanta gradi su di loro e si conclude con un’inquadratura a figura intera di Mr Blomback, in piedi davanti a tutti, con un giornale in mano. Le fiamme del falò illuminano la parte inferiore del suo corpo, lasciando nella penombra il viso.

MR BLOMBACK

Prima di concludere la serata, vi comunico le importanti notizie belliche di questa settimana. Ecco quel che sta accadendo fuori da Indian Hill…

La mdp individua, tra la folla seduta in silenzio, Bucky e Donald, che ascoltano con attenzione.

MR BLOMBACK (guardando il giornale che ha in mano)

In Italia l’esercito britannico ha valicato la linea del fiume Arno e ha occupato Firenze. Nel Pacifico, le forze d’assalto degli Stati Uniti hanno invaso Guam, e il premier del Giappone Tojo…

All’udire quel nome, un infervorato gruppetto di ragazzi più grandi comincia a inveire e urlare “buu”.

Mr Blomback lancia loro un’occhiata, prima di riabbassare gli occhi sul giornale.

MR BLOMBACK

Il premier Tojo è stato privato del comando dell’esercito giapponese. In Inghilterra, il primo ministro Churchill…

Lo stesso gruppetto di ragazzi comincia ora a fischiare e applaudire. Qualcuno ripete con ammirazione il nome di Churchill.

La mdp inquadra Bucky e Donald che sorridono, prima di tornare su Mr Blomback che continua a leggere le notizie.

MR BLOMBACK

Churchill ha pronosticato che la guerra contro la Germania potrebbe concludersi prima del previsto. E qui da noi a Chicago, Illinois, come molti di voi già sapranno, alla Convenzione nazionale democratica il presidente Roosevelt è stato nominato per un quarto mandato.

A questo punto i cori di approvazione sono unanimi: una buona metà dei campisti scatta in piedi urlando il nome di Roosevelt, qualcuno ulula, qualcun altro batte le mani.

Vediamo Bucky applaudire e annuire con orgoglio e soddisfazione.

La mdp torna su Mr Blomback, che solleva la mano per richiamare il silenzio.

MR BLOMBACK

E ora, ricordando le truppe americane che combattono in Europa e nel Pacifico, e ricordando i nostri parenti e amici che lottano per la patria, cantiamo insieme God Bless America.

Con solennità, tutti i ragazzi si alzano in piedi e cominciano a cantare God Bless America.

Vediamo che subito dopo aver iniziato il coro, i ragazzi sollevano le braccia, le posano l’uno sulle spalle dell’altro e continuano a cantare, con una fila di campisti che ondeggia in una direzione e la fila davanti e quella dietro che ondeggiano nell’altra.

Vediamo in campo medio questa coreografia.

Rapida carrellata sui volti dei ragazzi che cantano in modo intenso e sentito.

Mr Blomback, davanti ai campisti, canta a gran voce con una mano sul cuore.

La mdp individua Bucky e Donald, l’uno con le mani sulle spalle dell’altro, che cantano orgogliosamente; poi stringe sul volto di Bucky: ha gli occhi lucidi.

Campo lungo del coro che canta alla luce del falò.

SCENA 41

In campo totale, l’interno della capanna-dormitorio. È buio e i ragazzi stanno dormendo, ma uno, che non riconosciamo, si rigira sul letto e dopo un po’ scatta in piedi.

La mdp inquadra nell’oscurità Bucky che dorme su un fianco, la tempia posata sul cuscino, la bocca semiaperta; non ha gli occhiali.

Sentiamo il rumore dei passi veloci di un ragazzo che attraversa in fretta la capanna e si precipita nel bagno, dietro il cui muro si trova proprio il letto di Bucky.

L’animatore sembra essersi svegliato a causa di quei rumori, ma è un po’ intontito. Al di là della parete, nel bagno, si sente che il ragazzo sta vomitando.

Bucky allunga il braccio, prende gli occhiali e se li infila. Lancia una rapida occhiata alla porta del bagno, poi passa in rassegna con lo sguardo la capanna.

Attraverso la sua soggettiva, passiamo in rassegna tutti i letti; i ragazzi stanno tutti dormendo, ma un letto è vuoto.

Primo piano di Bucky: deve aver capito chi è che sta male.

Dal bagno si sente ancora il rumore del ragazzo che vomita.

Bucky si passa una mano tra i capelli, poi si alza e si avvicina alla porta del bagno.

BUCKY

Ehi, Donald. Sono Bucky. Hai bisogno d’aiuto?

DONALD (VFC, con voce fioca, dal bagno)

È qualcosa che ho mangiato. Ora mi riprendo.

Ma sentiamo che ricomincia a vomitare.

Bucky fa un sospiro preoccupato e si siede sul letto.

La mdp inquadra un ragazzo su un letto vicino: si è svegliato e ha alzato la testa.

RAGAZZO (assonnato)

Che succede?

BUCKY

È Donald. Solo qualche disturbo di stomaco. Dormi pure.

Il ragazzo annuisce e si rimette a dormire.

Bucky fissa il pavimento, poi guarda la porta del bagno.

Donald esce e richiude lentamente la porta dietro di sé. È molto pallido e fa qualche passo barcollando.

Bucky scatta in piedi, gli afferra il gomito con una mano e gli passa l’altra intorno alla vita per aiutarlo.

In campo totale, Bucky accompagna Donald fino al suo letto, lo mette sotto le coperte e si china per sentire il battito cardiaco.

Primo piano di Bucky, chino sul petto del ragazzo, l’orecchio teso ad ascoltare il battito. Dopo un po’ si rialza.

BUCKY

Normale. Come ti senti?

Donald è pallido e tiene gli occhi chiusi. Sembra privo di ogni energia.

DONALD

Male. Ho i brividi.

Bucky gli mette una mano sulla fronte e la ritrae poco dopo. Sul suo volto compare una smorfia di preoccupazione.

BUCKY

Vuoi che ti porti in infermeria? Hai la febbre. È meglio se ti fai vedere.

DONALD (esausto, con gli occhi chiusi e un filo di voce)

Ora mi riprendo…

Bucky lo guarda con un’espressione combattuta, poi scuote la testa.

BUCKY

No. Ti porto in infermeria.

Bucky afferra Donald per le spalle e lo aiuta a mettersi in piedi, ma quando il ragazzo tenta di alzarsi non ce la fa e, stupefatto, ricade all’indietro sul letto.

Bucky aggrotta la fronte.

BUCKY

Donald, che succede? Dobbiamo andare in infermeria.

Donald sta gemendo e sbatte gli occhi con una smorfia di paura, la fronte imperlata di sudore.

DONALD

La gamba… la destra… è come morta…

In primo piano, Bucky deglutisce. Sembra terrorizzato quanto Donald.

Il ragazzo prova di nuovo a rialzarsi, ma senza riuscirci. Fissa disperatamente il suo animatore, tremando di paura.

DONALD

Perché non riesco a camminare? Perché non riesco a usare la gamba, Mr Cantor?

BUCKY

Non lo so. Non lo so, ma i medici lo scopriranno e ti rimetteranno in piedi. Aspettami e resta calmo. Vado a cercare aiuto.

Donald annuisce in maniera meccanica, continuando a tremare.

Bucky gli lancia un’ultima occhiata, poi si precipita fuori dalla capanna.

Stacco.

SCENA 42

Inquadrato in campo lungo, Bucky corre giù per la collina, nel buio della notte, in direzione della casa in legno di Mr Blomback sul lungolago vicino alla mensa.

La mdp inquadra la casa di Mr Blomback. Bucky arriva di corsa, col fiatone, disperato. Bussa subito alla porta, forte, insistentemente.

BUCKY

Mr Blomback! Mr Blomback!

Dopo un po’ la porta si apre e sull’uscio compare Mr Blomback, in camicia da notte. Fissa Bucky strabuzzando gli occhi, ancora assonnato.

MR BLOMBACK

Che succede, ragazzo?

BUCKY (agitatissimo)

Credo che Donald Kapolow abbia la polio. L’ho lasciato nel suo letto. Ha una gamba paralizzata, ha la febbre. Si era alzato a vomitare e… Io credo che bisognerebbe chiamare un’ambulanza!

L’espressione sul viso di Mr Blomback si fa subito molto seria: ha compreso la gravità della situazione. Rimane un attimo in silenzio per assimilare le informazioni, poi scuote il capo.

MR BLOMBACK

No, un’ambulanza allarmerebbe tutti. Lo porto in ospedale io con la mia auto. Sicuro che sia la polio?

BUCKY

La gamba destra è paralizzata, non riesce a stare in piedi, è privo di forze… Sì, è la polio.

Stacco.

SCENA 43

Le prime luci dell’alba.

In campo lungo, lo spiazzo ovale. C’è un’auto ferma. Bucky e Mr Blomback stanno conducendo Donald in direzione dell’auto: lo reggono uno per parte, e il ragazzo si trascina in avanti strisciando mollemente in piedi a terra. I tre raggiungono l’auto; Mr Blomback apre la portiera posteriore e insieme a Bucky aiuta Donald a distendersi sui sedili.

In campo totale, Mr Blomback richiude la portiera e si volta con gravità verso Bucky.

MR BLOMBACK

Per ora non parlarne con nessuno. Non dobbiamo seminare il panico fra i ragazzi. Ora lo porto all’ospedale e da lì chiamerò la famiglia.

Bucky si limita ad annuire, le mani piazzate sui fianchi.

Sentiamo il brano “Broken” di Dave DeRose.

Mr Blomback gli dà una pacca sulla spalla, poi fa il giro dell’auto e sale sul sedile di guida.

Bucky si avvicina al finestrino per salutare Donald.

Soggettiva di Bucky: attraverso il finestrino, vediamo il ragazzo disteso sui sedili a occhi chiusi, pallido e smorto.

Dettaglio della mano dell’animatore che bussa sul finestrino.

Soggettiva di Bucky: Donald apre gli occhi.

Soggettiva di Donald: Bucky, oltre il finestrino, ci guarda con un’espressione piena di tristezza e rabbia.

BUCKY

Andrà tutto bene, Donald.

Mr Blomback mette in moto e l’auto parte.

Vediamo Bucky correre di fianco all’auto.

BUCKY

Fra qualche giorno riprendiamo i tuffi!

Soggettiva di Bucky: gli occhi di Donald, dietro il finestrino nell’auto, ci scrutano disperati, prima di scomparire man mano che l’auto procede.

La mdp inquadra in campo lungo l’auto che si allontana e Bucky che si ferma guardandola andar via, le mani sui fianchi, impotente.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 45

È mattino. In campo lungo, il lungolago e la mensa di Indian Hill.

Stacco all’interno del padiglione.

Bucky, cupo e silenzioso, sta facendo colazione al suo tavolo. Intorno a lui gli altri ragazzi mangiano e chiacchierano allegramente.

Il ragazzo che si era svegliato durante la notte passa vicino al tavolo e si ferma alle spalle di Bucky.

RAGAZZO

Mr Cantor…

Bucky sembra riscuotersi da foschi pensieri e gira la testa verso di lui.

RAGAZZO

Come sta Donald? Perché non c’è?

BUCKY

Oh, non ti preoccupare… Influenza intestinale. Mr Blomback l’ha portato in ospedale. Resterà lì finché non sarà guarito.

Il ragazzo annuisce e si allontana.

Bucky sospira e riprende a mangiare con espressione cupa.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 46

Campo lungo del lungolago.

L’inquadratura rimane fissa per tutte le scene seguenti.

È ancora mattino. I bambini imparano a stare a galla e nuotare con l’aiuto dei capigruppo e dei ragazzi più grandi.

Bucky è in acqua e sta mostrando a dei bambini come fare le bracciate nel modo corretto.

Dissolvenza incrociata.

È pomeriggio. Ora ci sono meno bambini e i ragazzi più grandi si esercitano nei tuffi dai trampolini. Bucky dalla piattaforma dà loro alcune indicazioni.

Dissolvenza incrociata.

È tardo pomeriggio. Il sole sta calando. Ora sulla banchina ci sono solo pochi ragazzi che si divertono a tuffarsi e spruzzarsi addosso l’acqua.

Bucky, seduto sulla piattaforma con le gambe che penzolano sopra l’acqua, li tiene d’occhio.

Dissolvenza incrociata.

È quasi sera. La banchina è ormai deserta. Gli ultimi ragazzi si stanno allontanando. C’è solo Bucky, ancora seduto sulla piattaforma a fissare le acque immobili del lago. Dopo un po’, l’animatore si alza in piedi, si toglie la maglietta restando in costume da bagno, posa gli occhiali sulla piattaforma ed esegue un tuffo ad angelo perfettamente coordinato. Dopo essere riemerso, rimane a galleggiare sull’acqua di schiena, le braccia allargate e le gambe sollevate a fare il morto.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 47

È notte.

In campo lungo, l’isolotto in mezzo al lago.

Stacco.

La mdp inquadra dall’alto la radura, dove Bucky e Marcia sono seduti su una coperta, poi plana verso il basso e si avvicina alla coppia.

Sono in silenzio e lui sembra nervoso. Dopo un po’, si alza passandosi una mano sul viso e fa qualche passo avanti e indietro. Lei lo guarda senza capire.

MARCIA

Cosa c’è che non va, Bucky?

Bucky si ferma, le mani sui fianchi, e guarda Marcia con una smorfia di ansia e frustrazione.

BUCKY

Tu ancora non lo sai, Mr Blomback vuole dirlo a tutto il campo domani mattina…

Primo piano di Marcia, seduta sulla coperta: aggrotta la fronte, un po’ preoccupata.

MARCIA

Che cosa? Di cosa stai parlando?

Bucky sospira, si arruffa i capelli e guarda il cielo, incerto.

MARCIA

Bucky, devi dirmi qualcosa? Cos’è successo?

Bucky torna a fissare Marcia.

Primissimo piano dell’animatore. Nei suoi occhi, la disperazione.

BUCKY

Donald Kaplow ha la polio. La scorsa notte ha vomitato, aveva la febbre e non riusciva a muovere la gamba… Mr Blomback l’ha portato in ospedale. Mi ha detto che le sue condizioni sono peggiorate. Ha dei forti dolori ai muscoli e alle articolazioni, e probabilmente presto avrà bisogno di un polmone d’acciaio per respirare. L’hanno messo in isolamento per evitare il contagio. Mr Blomback mi ha detto di non dirlo a nessuno per non seminare il panico.

Figura intera di Marcia. Resta in silenzio, è sbigottita. Si porta una mano alle fronte, incredula e terrorizzata.

Bucky sospira di nuovo e ricomincia a camminare avanti e indietro nella radura.

Marcia abbassa lo sguardo, i grandi occhi spaventati.

MARCIA

Devo parlare con mio padre. Devo telefonargli.

Bucky si ferma a guardarla.

BUCKY

Dovremmo aspettare che Mr Blomback lo dica al campo…

MARCIA (scuotendo la testa)

Avrebbe già dovuto dirlo. Non si può perdere tempo su una cosa simile.

BUCKY

Credi che dovrebbe sciogliere il campo?

MARCIA

È quello che voglio chiedere a mio padre. È terribile. E gli altri ragazzi della tua capanna?

BUCKY

Per ora stanno bene.

MARCIA

E tu?

BUCKY (sorpreso)

Io? Io mi sento bene…

Bucky abbassa lo sguardo, deglutisce.

BUCKY

Devo dirti che qualche giorno fa ho fatto fare a Donald un po’ di tuffi nel lago, per aiutarlo. Era in perfetta salute.

MARCIA

Quando è stato?

BUCKY

Tre o quattro giorni fa… Dopo cena. Ho lasciato che si tuffasse col freddo. Ho sbagliato.

MARCIA

Oh, Bucky, non è colpa tua. Solo che è spaventoso. Sono spaventata per te, per le mie sorelle, per tutti i ragazzi del campo… Sono spaventata per me stessa! In un campo estivo come questo un unico caso di polio non è un unico caso. È come un fiammifero acceso in mezzo alla legna secca. Un caso qui è cento volte più pericoloso che in città!

Profilo destro di Bucky: si toglie gli occhiali e si sfrega nervosamente gli occhi.

Soggettiva di Bucky: senza occhiali, alla luce della luna, le betulle bianche che ci circondano sono delle silhouette deformi, come dei fantasmi.

Marcia si alza in piedi con fare risoluto.

MARCIA

Dobbiamo tornare. Devo telefonare a mio padre.

Bucky si volta verso di lei, rimettendosi gli occhiali.

BUCKY

Ho assicurato a Mr Blomback che non l’avrei detto a nessuno.

MARCIA

Non importa. Ho delle responsabilità verso le mie sorelle, se non altro. Devo chiedere a mio padre che cosa fare.

Marcia si china a tirare su la coperta e la piega con mani tremanti, ma poi si ferma e fissa Bucky con un’espressione di incredulità e terrore.

MARCIA

Mio Dio, Bucky… Pensavo che la polio non si sarebbe mai accorta che su queste montagne c’erano dei ragazzini… come se qui non potesse trovarli. Pensavo che se fossero rimasti al campo sarebbero stati al sicuro. Com’è possibile che sia riuscita a seguirli fin qui?!

Primo piano di Bucky: è leggermente pallido. Abbassa lo sguardo e deglutisce, senza dire una parola.

Stacco.

SCENA 48

Bucky e Marcia spingono in acqua la canoa.

Stacco.

In campo lungo, i due pagaiano in direzione del campo.

Stacco.

La cabina telefonica dietro l’ufficio di Mr Blomback. Ovviamente non c’è anima viva, essendo notte.

Arrivano Bucky e Marcia; lei entra nella cabina, chiude la porta a due battenti e inserisce le monete per telefonare, mentre Bucky rimane fuori ad aspettarla.

Primo piano di Bucky, che si aggiusta gli occhiali sul naso, si passa una mano tra i capelli e non resta fermo un secondo, muovendo continuamente gli occhi in direzione della cabina, in preda all’angoscia.

Soggettiva di Bucky: Marcia parla al telefono gesticolando, è altrettanto agitata.

Bucky distoglie lo sguardo e si copre gli occhi con le mani.

Stacco.

Marcia esce dalla cabina e si lascia andare a un lungo sospiro. Sembra più sollevata. Bucky la guarda interrogativo, Marcia gli si avvicina e lo abbraccia. Lui ricambia l’abbraccio con un po’ d’esitazione.

Dopo un po’ lei si scosta e lo guarda con un’espressione più calma.

MARCIA

Mi sono così spaventata per le mie sorelle. Lo so che tu starai bene, tu sei forte e sano, ma quelle due bambine…

BUCKY

Cos’ha detto tuo padre?

MARCIA

Ha detto che avrebbe chiamato Mr Blomback, ma che gli sembra stia facendo tutto il necessario. Dice che per un unico caso di polio non si evacuano più di duecento ragazzini. Dice che i bambini dovrebbero continuare con le loro attività consuete, anche se secondo lui i genitori si faranno prendere dal panico e ritireranno i figli. Ma che io non devo farmi prendere dal panico e non devo farlo venire alle gemelle. Ha chiesto anche di te. Ho detto che tu stai bene.

BUCKY (annuendo, poco convinto)

Bene…

Marcia abbraccia di nuovo il suo fidanzato.

Bucky la tiene stretta e, esitando, le dà un bacio sui capelli.

Dissolvenza.

SCENA 49

In dettaglio, una mano fa suonare un campanaccio per intimare il silenzio.

Campo medio della mensa, all’ora di colazione.

Il brusio dei ragazzi cala fino a scomparire; tutti si zittiscono e guardano in direzione del tavolo centrale, dove Mr Blomback si è alzato in piedi col campanaccio in mano.

Rapida carrellata sui volti di alcuni bambini che fissano Mr Blomback.

Figura intera di Mr Blomback, che passa in rassegna con lo sguardo tutti i ragazzi della mensa e si schiarisce la gola.

MR BLOMBACK (con voce ferma)

Ragazze e ragazzi, stamattina devo trasmettervi un messaggio molto serio. Si tratta della salute di uno dei nostri capigruppo, Donald Kaplow. Due notti fa Donald si è ammalato. Mr Cantor mi ha subito fatto presente le condizioni di Donald, e abbiamo deciso di portarlo all’ospedale di Stroudsburg. Lì gli sono state fatte le analisi e si è stabilito che Donald ha contratto la polio.

Varie inquadrature di gruppi di bambini e capigruppo: sono tutti stupefatti, si guardano l’un l’altro con gli occhi spalancati.

Bucky, seduto al suo posto, si limita ad abbassare lo sguardo, addolorato.

Mr Blomback riprende a parlare.

MR BLOMBACK

I suoi genitori sono giunti all’ospedale per stare con lui. In questo momento Donald è affidato alle cure e all’assistenza del personale ospedaliero. C’è qui con me il dottor Huntley, il medico del campo, che vuole dirvi qualche parola.

Mentre Mr Blomback torna a sedersi, dal tavolo centrale si alza in piedi un uomo di mezz’età, con i capelli grigi e un paio di occhiali: è il dottor Huntley (interpretato da Gary Cole).

Varie inquadrature dei ragazzi nella mensa: sono atterriti e pendono dalle labbra del dottore.

Il dottor Huntley fa un profondo sospiro e inizia a parlare.

DOTTOR HUNTLEY

Buongiorno. Per coloro fra voi che ancora non mi conoscono, sono il dottor Huntley. So che, se e quando uno di voi si sente male, lo dite ai vostri capigruppo e loro vi portano dalle infermiere del campo o se necessario anche da me. Bene, vi consiglio di attenervi a questa procedura anche nei giorni e nelle settimane a venire. Qualunque indisposizione, comunicatela subito al vostro capogruppo, come sempre. Se avete mal di gola, mal di testa, torcicollo, mal di stomaco, ditelo al vostro capogruppo. Lui vi porterà da un’infermiera che si occuperà di voi e sarà in contatto con me. È importante che tutti voi stiate bene e possiate godervi le settimane estive che vi restano.

Il dottor Huntley torna a sedersi.

Nella mensa comincia a levarsi un brusio, che scompare subito quando Mr Blomback si rialza per riprendere la parola.

MR BLOMBACK

Voglio che tutti voi campisti sappiate che entro la fine della mattinata avrò telefonato a ognuna delle vostre famiglie per spiegare questo sviluppo. Nel frattempo, vorrei i coordinatori dei capigruppo nel mio ufficio subito dopo colazione. Per tutti gli altri, per ora questo è tutto. Il programma di oggi rimane immutato. Attività regolari. Uscite al sole e divertitevi… Anche oggi è una bella giornata.

Stacco.

SCENA 50

Sentiamo il brano “Broken” di Dave DeRose.

In campo lungo, l’esterno della mensa. I ragazzi si stanno disperdendo.

La mdp inquadra il dottor Huntley che si sta avviando lungo il pendio in direzione dello spiazzo ovale.

Poi vediamo Bucky uscire dalla mensa e guardarsi intorno con apprensione; quando individua il dottor Huntley, che si sta allontanando lungo il pendio, comincia a seguirlo.

SHEILA E PHYLLIS (VFC)

Bucky, aspetta! Aspettaci!

Bucky si ferma con una smorfia di disappunto e si volta.

Le due gemelle Steinberg sgambettano per raggiungerlo.

BUCKY (di fretta)

Ragazze, devo andare a parlare con il dottor Huntley.

Phyllis prende una mano di Bucky e lo guarda con grandi occhi impauriti.

PHYLLIS

Bucky, cosa dobbiamo fare?

BUCKY

Avete sentito Mr Blomback? Proseguite con le vostre attività.

PHYLLIS

Ma la polio!

BUCKY (sospirando)

Non preoccupatevi della polio. Non c’è niente di cui preoccuparsi. Sheila, Phyllis, devo scappare… è importante.

Bucky scompiglia frettolosamente i capelli di Phyllis e poi si volta per correre dietro al dottor Huntley.

Le due gemelle sono ancora terrorizzate.

SHEILA

Ma abbiamo bisogno di te! Marcia è con Mr Blomback!

Senza fermarsi, Bucky gira la testa verso di loro.

BUCKY

Oggi pomeriggio! Ve lo prometto, ci vediamo presto!

Bucky le saluta con la mano e corre via.

La mdp inquadra in campo medio le due gemelle rannicchiate l’una contro l’altra, sconsolate, e, più lontano, Bucky che risale il pendio di corsa.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 51

Il dottor Huntley raggiunge la sua automobile parcheggiata accanto al pennone, presso lo spiazzo ovale, e apre la portiera dalla parte del guidatore. Sta per salire, quando vediamo arrivare Bucky alle sue spalle, di corsa.

BUCKY

Dottor Huntley!

Il dottore si volta con aria interrogativa, una mano sulla portiera aperta.

Bucky si ferma e si appoggia alla macchina, prendendo fiato.

BUCKY (col fiatone)

Dottor Huntley, devo parlarle. Sono l’animatore del lungolago maschile. Eugene Cantor.

DOTTOR HUNTLEY (annuendo)

Sì, Mr Blomback mi ha parlato di te.

Bucky si tira su, si passa nervosamente una mano tra i capelli e poi guarda negli occhi il dottore.

BUCKY

Dottore, devo dirle una cosa. Sono arrivato qui da Newark una decina di giorni fa. Laggiù lavoravo in un campo giochi nel quartiere di Weequahic, dove c’è un’epidemia di polio. Per due sere dopo cena io e Donald Kaplow ci siamo allenati insieme sul lungolago. Ogni giorno abbiamo mangiato fianco a fianco. Nella capanna ci passavamo accanto di continuo. Adesso ha la polio. Dottore, sono io che gliel’ho trasmessa? La trasmetterò anche agli altri? È possibile?

Il dottore rimane in silenzio per qualche secondo, poi chiude la portiera che aveva aperto, si aggiusta gli occhiali sul naso e guarda Bucky con serietà.

DOTTOR HUNTLEY

Tu come ti senti?

BUCKY

Sto bene.

DOTTOR HUNTLEY (con un sospiro)

C’è la possibilità che tu sia un portatore. Per poterlo stabilire, dovremmo farti una rachicentesi e prelevare un po’ di liquido spinale da analizzare. Certi cambiamenti del liquido spinale sono indicatori della polio. Meglio farlo subito, stamattina. Vieni con me in ospedale.

BUCKY (annuendo)

Va bene. Corro ad avvisare lo staff del campo e torno subito.

Il dottor Huntley fa un segno d’assenso. Bucky gli rivolge un’ultima occhiata.

BUCKY

Grazie, dottore.

Bucky si volta e corre nella direzione da cui è venuto.

Stacco.

La mdp inquadra l’interno dell’automobile del dottore dal parabrezza. Huntley è sul sedile guida, le mani già posate sul volante.

La portiera sull’altro lato si apre e Bucky entra, sedendosi accanto al dottore. I due si scambiano un’occhiata.

BUCKY

Possiamo andare.

Il dottor Huntley annuisce e mette in moto.

La mdp inquadra l’automobile che si avvia lungo la stradina sterrata, poi si solleva a riprendere in campo lungo l’intero campo di Indian Hill, in quella magnifica giornata di sole.

La musica sfuma.

Dissolvenza in schermo nero.

SCENA 52

Sentiamo il brano “Marie and George” di Clint Eastwood.

NARRATORE (VFC)

L’esito della rachicentesi risultò positivo. Mr Cantor fu trasferito all’istante nel reparto contagiosi, dove non poteva ricevere visite. Quarantotto ore dopo gli fu diagnosticata la polio.

Dissolvenza in apertura.

Lenta panoramica di Newark: la città sembra cambiata, gli edifici e le automobili sono più moderne, così come gli abiti delle persone che camminano per strada.

NARRATORE (VFC)

Non vedemmo mai più Mr Cantor nel quartiere.

Stacco.

Inquadratura dall’esterno del campo giochi di Chancellor Avenue. È in stato di totale abbandono, ma la zona è piena di ruspe e cartelli che indicano che quell’area è ora un cantiere.

Stacco.

Una strada affollata di Newark. I pedoni passano davanti alla mdp; sullo sfondo si vedono vari edifici e in particolare il nostro sguardo si focalizza sull’ufficio postale.

NARRATORE (VFC)

Lo incontrai per caso nel 1975.

Un uomo esce dall’ufficio postale, zoppicando e aiutandosi con un bastone da passeggio. La folla che passa davanti alla mdp ci impedisce di vederlo in maniera chiara, ma il nostro sguardo è focalizzato su di lui. L’uomo indossa un lungo impermeabile e dopo essersi guardato intorno per qualche secondo si avvia lungo il marciapiede, verso di noi. I passanti talvolta lo coprono dalla nostra visuale man mano che si avvicina, ma vediamo che la sua gamba sinistra zoppica vistosamente e che riesce a camminare solo con l’aiuto del bastone. Avanza piano, con molta fatica.

L’uomo si fa sempre più vicino: è di una certa età.

Una donna con un passeggino passa davanti alla mdp coprendoci la visuale e dopo che è passata vediamo in piano americano l’uomo zoppo col bastone. Ha i capelli bianchi, un paio di occhiali con delle lenti spesse e un fisico tozzo, ma è indubbiamente Bucky Cantor (Ryan Gosling, invecchiato col trucco).

Bucky cammina con l’aiuto del bastone fino a fermarsi davanti alla mdp. Lo vediamo in primo piano. Nei suoi occhi, uno sguardo spento, stanco e sfiduciato. Emette un profondo sospiro.

Bucky si avvia nuovamente lungo il marciapiede.

VFC (la stessa del narratore)

Mr Cantor! Mr Cantor!

Bucky si ferma, con un’espressione più accigliata che sorpresa.

La mdp inquadra un uomo con una folta barba, che si fa largo tra la folla, camminando su delle stampelle (interpretato da Logan Marshall-Green).

Si avvicina a Bucky, con un largo sorriso sulle labbra, in preda all’eccitazione.

Bucky lo osserva in silenzio, l’espressione imperturbabile.

UOMO

Sono Arnie Mesnikoff, del campo giochi della Chancellor! Ero amico di Alan Michaels!

Primo piano di Bucky: la sua espressione lentamente muta e si addolcisce.

Inquadratura di profilo dei due storpi uno di fronte all’altro in mezzo al marciapiede, tra la folla indifferente di pedoni che passa loro accanto.

La musica sfuma.

Stacco.

SCENA 53

Inquadratura dall’esterno di una tavola calda, a mezzogiorno.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Dopo il nostro primo emozionante incontro per strada, cominciammo a pranzare insieme una volta alla settimana. Fu così che venni a conoscenza della sua storia.

Stacco.

La tavola calda è quasi vuota. Nel tavolo più lontano, in fondo alla sala, ci sono l’anziano Bucky Cantor e Arnie Mesnikoff.

La mdp stringe lentamente su di loro. Arnie ha posato le stampelle con cui cammina sulla parete accanto alla sua sedia. I due hanno finito di pranzare e stanno sorseggiando del caffè.

In dettaglio, la mano destra di Bucky appoggia la tazzina di caffè sul tavolo e poi si posa sopra il braccio sinistro, che sembra avvizzito; la mano sinistra è immobile, paralizzata.

Primo piano di Arnie, che nota questi particolari con un’occhiata e poi solleva lo sguardo su Bucky.

ARNIE

Perché, Mr Cantor? Perché non ha più fatto ritorno a Weequahic?

Primo piano di Bucky, una smorfia di auto-disprezzo sul volto.

BUCKY (sbuffando, con amarezza)

Perché avrei dovuto? Ero stato l’untore di quel campo giochi. Ero il portatore di polio del campo giochi della Chancellor. Ero il portatore di polio di Indian Hill.

ARNIE

Davvero? Non può esistere prova che sia così.

BUCKY (stringendosi le spalle e distogliendo lo sguardo)

Non esiste nemmeno prova del contrario.

Arnie inclina la testa, cercando di guardare Bucky negli occhi, ma il vecchio distoglie continuamente lo sguardo, fissando un punto vago in lontananza oppure i piatti vuoti, come se non avesse il coraggio di sostenere lo sguardo di Arnie.

ARNIE

Però tu la polio te la sei presa. L’hai presa come tutti noi. La medicina del ventesimo secolo ha fatto progressi straordinari, ma un po’ troppo lenti per noi. Al giorno d’oggi per i bambini l’estate è meravigliosa, non hanno nessuna preoccupazione, come è giusto che sia. Da quando è stato scoperto il vaccino contro la polio, nessuno è più privo di difese come lo eravamo noi. Ma parlando di te, magari hai preso la polio da Donald Kaplow invece di avergliela attaccata…

BUCKY (scuotendo amaramente il capo)

No… Anche Sheila Steinberg prese la polio pochi giorni dopo il ricovero in ospedale di Donald. Lei da chi se l’è presa? Guarda, è davvero troppo tardi per andare a rivangare questa storia… Quel che è stato, è stato. Quel che ho fatto, ho fatto. E di quello che non ho, posso fare a meno.

ARNIE (comprensivo)

Ma se anche tu ne fossi stato un portatore, ne saresti comunque stato un portatore ignaro. Spero che tu non abbia vissuto tutti questi anni punendoti e disprezzandoti per una cosa che non hai fatto.

Bucky non risponde, continuando a fissare quel vago punto in lontananza, ripensando al passato.

Arnie si limita a osservarlo in silenzio, sbattendo le palpebre.

BUCKY

Per tutto questi anni ho vissuto perlopiù con Marcia Steinberg, se vuoi sapere la verità. Mi sono liberato di molte cose, ma non di lei. Ancora, dopo tutti questi anni, qualche volta ho l’impressione di riconoscerla per strada.

ARNIE

Così com’era a venticinque anni?

Bucky annuisce e sospira, in preda all’amarezza e alla nostalgia.

BUCKY

Io… Vorrei non pensare a lei, vorrei non ricordarla… Ma non ci riesco. È inutile.

In dettaglio, Bucky infila una mano nella tasca interna dell’impermeabile ed estrae una busta, che posa sul tavolo.

La mdp si solleva a inquadrare il vecchio in primo piano.

BUCKY

Guardala. L’ho ricevuta pochi giorni dopo che lei era partita per Indian Hill.

In dettaglio, Arnie apre la busta ed estrae un biglietto.

Rapida inquadratura del biglietto: fino in fondo al foglio sono ripetute per un numero infinito di volte tre parole, “il mio uomo”; è un intero foglio riempito con queste tre parole, allineate lungo un invisibile linea retta. La missiva è firmata con la sola iniziale M.

Arnie non dice nulla, rimette il biglietto nella busta e la restituisce a Bucky.

ARNIE

Una ragazza di venticinque anni che scrive all’uomo di cui è innamorata. Deve averti fatto piacere ricevere una lettera così.

Sentiamo il brano “Enchanted Gardens” di Clint Eastwood.

Bucky stringe le labbra e si limita ad annuire con un orgoglio soffocato, mentre gli occhi gli diventano lucidi. Tira su col naso e si leva gli occhiali.

BUCKY

Non potevo credere che esistesse una ragazza come lei. Ero l’uomo più fortunato del mondo. Ero inarrestabile, capisci? Con tutto quel suo amore, cosa mai avrebbe potuto fermarmi?

Arnie sospira e si sporge leggermente in avanti, guardando con intensità il vecchio Bucky.

ARNIE

Come l’hai persa, Eugene? Questo non me l’hai ancora raccontato…

L’espressione sul volto di Bucky si indurisce. Il vecchio rimette via la busta nella tasca interna dell’impermeabile, con una certa fretta, e distoglie lo sguardo.

BUCKY

Non ho più permesso a Marcia di vedermi. Ecco com’è successo. Senti, forse ho già detto abbastanza.

Bucky sembra ora a disagio per la vergogna dei sentimenti che ha appena confidato. Avvampa.

BUCKY (borbottando)

Non avrei dovuto cercare quella lettera…

Bucky posa il gomito destro sul tavolo, si lascia cadere il volto paonazzo nella mano e con i polpastrelli si massaggia le palpebre chiuse.

Primo piano di Arnie, che continua a fissarlo con insistenza, senza demordere.

ARNIE

Eugene… Com’è finita con Marcia?

Bucky fa un profondo sospiro, allontana la mano dal viso e per la prima volta guarda negli occhi Arnie.

La mdp stringe sugli stanchi occhi del vecchio.

Stacco, ma la musica continua.

SCENA 54

Flashback

È una splendida giornata di sole.

La mdp inquadra in campo lungo il cortile di un ospedale: è abbastanza ampio, con un prato, alcune panchine, qualche piccolo albero. Ci sono dei malati, a piedi, zoppicanti o in sedia a rotelle, un paio di medici e alcune infermiere. Una leggera brezza fa muovere le chiome degli alberelli, disperdendo le foglie. All’ingresso del cortile compare una donna vestita con eleganza, con guanti e cappello.

La mdp la inquadra a figura intera. È Marcia: ha un taglio di capelli diverso, un filo di trucco e un aspetto più femminile, più attraente.

Si guarda intorno, con una certa apprensione, ma non trova quello che sta cercando.

Le passa accanto un’infermiera e Marcia la ferma.

MARCIA

Mi scusi…

L’infermiera si volta verso di lei.

MARCIA

Sto cercando Eugene Cantor…

L’infermiera annuisce e indica un punto del cortile.

INFERMIERA

Laggiù.

Marcia guarda in quella direzione.

Soggettiva di Marcia: in fondo al cortile, in un angolo, accanto a una panchina, c’è un uomo su una sedia a rotelle, girato dall’altra parte.

Stacco.

La mdp inquadra di profilo in campo totale l’uomo sulla sedia a rotelle: è immobile, mentre intorno a lui il vento fa svolazzare delle foglie secche. Guarda un punto indefinito, con uno sguardo vacuo. È il giovane Bucky.

La musica sfuma.

Nell’inquadratura compare Marcia, che si avvicina a Bucky con passi lenti fino a fermarsi davanti alla panchina, alle sue spalle. Il giovane rimane indifferente.

Primo piano di Marcia.

MARCIA

Bucky…

Bucky gira la testa verso di lei e la osserva per qualche secondo, prima di abbassare la testa con un’espressione di rabbia e di vergogna.

In campo totale, Marcia si siede sulla panchina accanto alla sedia a rotelle di Bucky. I due rimangono in silenzio: lui guarda da un’altra parte e lei tiene la testa bassa, triste. Il vento continua a muovere le foglie intorno a loro.

Poi Marcia alza lo sguardo.

MARCIA

Perché? Perché non hai voluto vedermi per tutto questo tempo?

BUCKY (continuando a guardare altrove)

Qualunque cosa tu dica, non cambierò idea.

Bucky gira la testa verso di lei, si afferra con la mano destra il braccio sinistro paralizzato e lo solleva all’altezza degli occhi di lei.

BUCKY

Guarda. Ecco come sono.

Primo piano di Marcia: fissa il braccio morto di Bucky senza battere ciglio.

BUCKY (scuotendo il capo con rabbia)

Non sono più abbastanza uomo per poter essere un marito e un padre. Da parte tua è irresponsabile pensarla diversamente.

MARCIA (scioccata)

Irresponsabile da parte mia?!

BUCKY (impassibile)

Fare la parte della nobile eroina. Sì.

MARCIA (aggrottando la fronte, irritata)

Ma di cosa stai parlando?! Io voglio essere solo la persona che ti ama e che vuole sposarti e diventare tua moglie. Bucky, non c’è niente di complicato. Ce la faremo benissimo. Io sono solo una ragazza che vuole essere felice, e tu mi rendi felice. Mi hai sempre reso felice. Perché ora ti comporti così?

BUCKY (sostenendo lo sguardo di lei, con durezza)

Perché io non sono più la persona di cui ti eri innamorata. Ti illudi se pensi che io lo sia. Stai solo facendo ciò che ti ordina la tua coscienza, lo capisco.

MARCIA (arrabbiata)

Tu non capisci proprio niente! Stai dicendo delle assurdità! Sei tu che cerchi di fare l’eroe rifiutandoti di parlarmi e di vedermi, dicendomi di lasciarti in piace. Perché non vuoi capire!?

BUCKY (sospirando, stancamente)

Marcia, sposa un uomo forte e sano, non mutilato. Trova qualcuno che possa essere un buon padre. Puoi avere chi vuoi, un avvocato, un medico… una persona intelligente e colta come te. È questo che meritate tu e la tua famiglia. Ed è questo che devi avere.

MARCIA (fulminando Bucky con lo sguardo)

Mi fai infuriare quando parli così, Bucky! Nella vita niente mi ha mai fatto infuriare come il modo in cui ti stai comportando! Non ho mai conosciuto nessuno che tragga il tuo stesso piacere dal castigarsi!

BUCKY (con freddezza)

Non mi sto castigando. È una visione del tutto distorta, la tua. È solo che io vedo le implicazioni di quello che è successo, mentre tu no. Tu non vuoi vederle. Ascoltami: le cose non sono più come prima dell’estate. Guardami. Le cose non potrebbero essere più diverse. Devi solo guardarmi.

MARCIA (scuotendo la testa)

Smettila, per favore. L’ho visto il tuo braccio, e non me ne importa.

BUCKY

Allora guardami le gambe. Guardale. La sinistra è completamente paralizzata. Non potrò più camminare in modo normale.

MARCIA

Smettila, ti prego! Tu credi che sia il tuo corpo a essere deforme, ma quella che è davvero deforme è la tua mente!

BUCKY (alzando le spalle)

Un altro buon motivo per stare lontano da me. La maggior parte delle donne sarebbero contente se uno storpio uscisse spontaneamente dalla loro vita.

MARCIA (con rabbia e disperazione)

Allora io non sono come la maggior parte delle donne! E tu non sei soltanto uno storpio! Bucky, tu sei sempre stato così. Non sei mai riuscito a mettere le cose nella giusta prospettiva! Ti sei sempre considerato colpevole, quando non lo sei! O la colpa è di Dio, oppure è di Bucky Cantor, quando in realtà nessuno dei due è colpevole! Il tuo atteggiamento verso te stesso e verso Dio… è sciocco, è infantile!

BUCKY (con una smorfia di disgusto)

Senti, il tuo Dio non è di mio gradimento, quindi non tirarlo in ballo. È troppo meschino per me. Passa troppo tempo ad ammazzare i bambini.

Ricomincia il brano “Enchanted Gardens” di Clint Eastwood.

Marcia allarga le braccia e spalanca gli occhi, per l’incredulità e la disperazione.

MARCIA

Ma ti senti? Continui a dire delle assurdità! Il fatto di esserti preso la polio non ti autorizza a dire cose ridicole! Tu non hai idea di cosa sia Dio! Nessuno può averne idea. Ti stai comportando da ignorante, e non lo sei. Ti stai comportando… da pazzo, e non lo sei! Non lo sei mai stato. Sei sempre stato equilibrato e lucido e forte e intelligente. Allora perché fai così? Perché mi respingi?!

Marcia si prende il volto fra le mani e comincia a singhiozzare.

Gli altri pazienti che passeggiano per il cortile, siedono sulle panchine o vengono spinti sulle sedie a rotelle non possono evitare di lanciare delle occhiate alla coppia.

Primo piano di Bucky, impassibile.

Primo piano di Marcia, ancora in lacrime.

MARCIA

Io non ho parole… Se solo tu fossi potuto andare in guerra, almeno… oh, non lo so! Almeno saresti stato un soldato e avresti superato questa cosa… qualunque cosa sia! Non puoi proprio credere che ti amo, con o senza la polio? Come faccio a convincerti che dobbiamo continuare insieme? Perché non ci sposiamo?

Bucky si limita ad abbassare lo sguardo senza dire nulla.

Campo medio della panchina dove è seduta Marcia, in preda alle lacrime e ai singhiozzi, e Bucky impassibile sulla sedia a rotelle.

Campo lungo di tutto il cortile: in mezzo a tutti i pazienti, i medici e le infermiere, Bucky e Marcia sono solo due figure lontane e isolate.

Stacco, ma la musica continua.

Fine flashback.

SCENA 55

Ritorniamo sul primo piano degli occhi del vecchio Bucky nella tavola calda.

In dettaglio, col dorso della mano si asciuga una lacrima.

La mdp carrella lentamente all’indietro, inquadrando il suo viso.

BUCKY (con incredibile amarezza)

Le dovevo la sua libertà, e gliel’ho data. Non volevo che si sentisse incastrata con me. Non volevo rovinarle la vita. Non si era innamorata di uno storpio, e non doveva rimanere incastrata con uno storpio.

La musica sfuma.

Arnie, seduto di fronte a lui, fa un profondo respiro, come per assimilare il racconto.

ARNIE

Forse era davvero sincera. Forse voleva davvero passare il resto della sua vita con te, nonostante la malattia che ti aveva colpito.

Bucky scuote il capo con durezza.

BUCKY

Marcia era una ragazza di buona famiglia, dolce, ingenua e beneducata. La verità è che non aveva idea di come fare a togliersi da quella situazione. Perciò ci ho pensato io. Ho fatto quello che andava fatto.

ARNIE

Ci hai dedicato un bel po’ di pensieri. Ogni tuo pensiero, a quanto pare.

Bucky non risponde e si limita a distogliere lo sguardo, gli occhi ancora lucidi.

ARNIE

Quanto sei amareggiato da tutto questo?

Bucky sbuffa con sarcasmo, un sorriso amaro sulle labbra, e sposta lo sguardo su Arnie.

BUCKY

Dio ha fatto morire mia madre di parto. Dio mi ha dato per padre un ladro. A ventisette anni, Dio mi ha dato la polio e io l’ho trasmessa ad almeno una decina di ragazzini, forse di più, inclusa la sorella di Marcia, incluso te, con ogni probabilità. Incluso Donald Kaplow, che è morto in un polmone d’acciaio all’ospedale di Stroudsburg nell’agosto del 1944. Quanto dovrei essere amareggiato, secondo te?

Arnie inclina leggermente la testa, interessato.

ARNIE

Tu parli di Dio. Credi ancora in questo Dio che tanto denigri?

BUCKY (annuendo)

Sì. Qualcuno deve pur aver creato questo posto.

ARNIE

Dio, il grande criminale. Ma se il criminale è Dio, allora non puoi essere un criminale anche tu.

BUCKY (stringendosi nelle spalle)

Io sono un enigma medico.

Arnie rimane in silenzio per qualche secondo, a riflettere. Poi rialza lo sguardo su Bucky.

ARNIE

Ora dove abiti?

BUCKY

Mi sono trasferito a North Newark, vicino al Branch Brook Park. Ho una casa comoda. Lavoro all’ufficio postale.

ARNIE

E la tua vita sociale?

BUCKY (con un cenno vago della testa)

Non ho una gran vita sociale, Arnie. Vado al cinema. Mi piace stare al parco quando fa bello. Guardo la tv. Guardo il telegiornale.

ARNIE

Guardi lo sport?

BUCKY (scuotendo vigorosamente la testa)

No. Non leggo nemmeno le pagine sportive sul giornale. Non voglio vederle.

ARNIE

Hai più visto il tuo amico Dave Jacobs dopo che è tornato dalla guerra?

BUCKY

So che ha trovato lavoro a Englewood e si è trasferito lì con moglie e figli. No, non lo vedo mai.

Sentiamo il brano “Kate’s Theme” di Clint Eastwood.

Bucky si zittisce e sospira, in preda ai ricordi. È evidente che nonostante la sua stoica resistenza, non riesca a fare a meno di ripensare al passato.

BUCKY (sospirando)

Volevo aiutare i ragazzini, renderli più forti e sicuri di sé. E invece ho arrecato loro un danno irrevocabile.

Bucky socchiude gli occhi, sprofondando nella vergogna, con un’espressione di vera sofferenza.

Primo piano di Arnie, che lo guarda comprensivo.

In dettaglio, Arnie afferra la mano buona di Bucky e si sporge in avanti per guardarlo negli occhi.

ARNIE

È stata la polio a far loro un danno. Tu sei solo una vittima come tutti noi.

BUCKY (addolorato)

Non è così, Arnie. Ricordo che una sera Mr Blomback parlò ai ragazzi degli indiani, spiegò che loro credevano che a causare certe malattie fosse un essere maligno che li colpiva con una freccia invisibile…

ARNIE (scuotendo la testa)

No. Basta, per favore. È solo una storia da ragazzini. Tu non sei l’essere maligno degli indiani, e non sei stato nemmeno la freccia, accidenti! E se anche fossi stato tu a diffondere la polio, dato che su questo non sei disposto a cedere, be’, non avresti nulla di cui biasimarti. Non potevi saperlo, non dipendeva da te. Non metterti contro te stesso, Eugene. Nel mondo c’è già abbastanza crudeltà. Non fare di te stesso un capro espiatorio.

Bucky rimane in silenzio, assorto nei suoi pensieri, l’espressione perennemente addolorata sul viso, nonostante lo sguardo intenso e comprensivo di Arnie.

La mdp inquadra il tavolo a cui sono seduti i due uomini, poi comincia a carrellare lentamente all’indietro.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Nessuno è più irrecuperabile di un bravo ragazzo che si è rovinato. Bucky Cantor era ossessionato da uno strenuo senso del dovere e per tutti quegli anni aveva pagato un prezzo troppo alto, conferendo alla propria storia il più greve dei significati.

La carrellata all’indietro continua. Il tavolo di Bucky e Arnie rimane sullo sfondo, mentre nell’inquadratura cominciamo a intravedere tutto il locale.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Il disastro che si era abbattuto sul campo giochi della Chancellor e poi su Indian Hill a lui non era sembrato una maligna assurdità della natura, ma un grande crimine a suo carico, che gli aveva distrutto la vita. Il senso di colpa era inevitabile.

La mdp esce dalla finestra della tavola calda e continua la sua carrellata all’indietro attraverso la strada, riprendendo la facciata del locale.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Bucky era condannato. Niente di ciò che faceva era all’altezza dell’ideale che nutriva dentro di sé. Non sapeva mai dove finiva la sua responsabilità. Non accettava i propri limiti, perché nel suo caso riconoscerli significava sentirsi in colpa.

La mdp comincia a sollevarsi per inquadrare la strada dall’alto.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Il suo più grande trionfo consisteva nell’aver risparmiato alla sua amata un marito storpio e il suo eroismo era negare il proprio desiderio più profondo abbandonandola.

La mdp, arrivata all’altezza dei tetti, compie una panoramica su tutto il quartiere.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

O forse Bucky non si sbagliava. Forse le sue affermazioni non erano esagerate e lui non aveva tratto la conclusione sbagliata. Forse lui era stato davvero la freccia invisibile.

Dissolvenza incrociata.

SCENA 56

Alla panoramica sul quartiere si sostituisce l’immagine del quartiere negli anni ’40, con gli edifici fatiscenti, le auto d’epoca e i bambini che corrono sulle biciclette.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Eppure le cose non erano sempre state così…

Stacco.

Campo lunghissimo del campo giochi di Chancellor Avenue, con la striscia d’asfalto dove le bambine saltano la corda, il campo da softball pieno di ragazzini, gli spalti, l’edificio con l’ufficio di Bucky, il prato.

Il sole splende nel cielo.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

A ventisette anni, Bucky Cantor era per noi ragazzi l’autorità più esemplare e riverita che conoscessimo, un compagno e un leader.

Vediamo che nel campo da softball tutti i ragazzini si sono radunati intorno all’animatore.

Stacco.

La mdp inquadra il giovane Bucky con un giavellotto in pugno che si avvia fuori dal campo, in direzione del prato, seguito dalla folla di ragazzini che lo guardano con ammirazione.

L’animatore è inquadrato a figura intera: indossa dei pantaloncini e una canottiera che esalta il suo fisico muscoloso, e cammina verso il prato con la testa alta e un’espressione fiera. I bambini lo seguono a ruota, scodinzolandogli intorno.

La mdp carrella all’indietro anticipando Bucky che esce dal campo superando la recinzione, raggiunge il prato, si ferma e si volta verso i ragazzi.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

Quel giorno ci diede alcune informazioni sulla storia del giavellotto e lasciò che ciascuno di noi lo esaminasse…

Vediamo in campo medio Bucky che parla ai bambini, disposti ai limiti del prato.

Rapida carrellata sui loro volti, attenti e ammirati. Ci sono tutti: Arnie Mesnikoff, Alan Michaels, Herbie Steinmark, Jerry Graubard, i fratelli Danny e Myron Kopferman…

Poi l’animatore passa il giavellotto a un ragazzo.

Dettaglio del giavellotto che passa di mano in mano, di modo che ogni bambino possa soppesarlo.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

E poi ci fece vedere un lancio.

Dopo essere passato di mano in mano, il giavellotto ritorna a Bucky.

L’animatore fa segno ai ragazzi di restare indietro e si allontana di alcuni passi, col giavellotto in pugno. Poi si ferma, preparandosi al lancio. Solleva il giavellotto.

La mdp lo inquadra di profilo a figura intera.

La scena passa al rallentatore.

Bucky prende la rincorsa col giavellotto in alto, allunga il braccio ben dietro il corpo e poi lo riporta in avanti per rilasciare il giavellotto in alto sopra la spalla; nel movimento, ogni singolo muscolo si tende e si gonfia.

NARRATORE/ARNIE (VFC)

In quel momento, agli occhi di tutti noi, Bucky Cantor era invincibile.

L’immagine si congela su Bucky proteso nel massimo dello sforzo atletico, in procinto di lanciare il giavellotto.

Su questo fermo immagine scorrono i titoli di coda.

FINE

Una produzione

CLINT94

Un film di

CLINT EASTWOOD

Scritto da

DIEGO PELIZZA

Tratto dal romanzo di

PHILIP ROTH

NEMESI

CAST

Ryan Gosling—————————–Eugene “Bucky” Cantor

Mary Elizabeth Winstead———————–Marcia Steinberg

Richard Jenkins————————————Mr Blomback

Cameron Bright———————————–Donald Kaplow

Michael Stuhlbarg———————————Mr Steinberg

Richard Kind—————————————Mr Michaels

J.K. Simmons—————————————–Mr O’Gara

Logan Marshall-Green—————————Arnie Mesnikoff

Alex Ferris————————————–Arnie bambino

Gary Cole—————————————Dottor Huntley

Pauline Collins——————————————Nonna

Mark Boone Junior——————————————Syd

Musiche di

CLINT EASTWOOD

DAVE DEROSE

MIKE PATTON

BILLIE HOLIDAY

Questo film è fittizio, senza alcun scopo di lucro,

e partecipa ad un gioco di cinema virtuale.

Non si intende sfruttare in alcun modo il nome

e l’immagine delle persone citate.

Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti

è puramente casuale.

Il libro “Nemesi” di Philip Roth

è edito in Italia da Einaudi, che detiene i diritti dell’opera.

www.cinematik.it

2013

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