La volpe e le camelie (Script)

La volpe e le camelie

Scritta in sovrimpressione

Verso la fine degli anni ’30 in Italia il fascismo festeggiava il suo primo decennale. Non tutti erano contenti di questa situazione politica e per timore di ritorsioni si rifugiavano all’estero, abbandonando le loro radici, i loro cari, le loro origini. La Svizzera era una delle mete favorite, il Canton Ticino in particolare, che molti sceglievano forse per non allontanarsi troppo, in attesa di tempi migliori in cui far ritorno in patria, alla propria casa.

Casa di Daniele, esterno, giorno

Scorrono i titoli di testa, la telecamera fa una lenta panoramica tra le dolci e verdi colline a pochi chilometri dalla frontiera italiana. Risalendo una stradina ciottolosa a poco a poco si arriva ad una bella casetta nel centro di un piccolo podere. Dal porticato che dà sull’orto scorgiamo due figure femminili: Filomena (Sissy Spacek), una signora di mezza età con vestiti sporchi e consunti, evidentemente la padrona di casa, e Nunziatina (Angela Lansbury), un’energica vecchietta con in testa un fazzolettone e con vestiti più formali. Si intuisce che Nunziatina è appena arrivata.
  Filomena: (urlando) Daniele, Daniele, vieni! C’è una signora che vuole parlarti. (Nessuno risponde…)
  Filomena: (rivolgendosi all’altra donna) Mio marito non dovrebbe tardare, intanto perché non si siede.
  Nunziatina: non vorrei disturbare…
  Filomena: ma si figuri, perché non assaggia un po’ del nostro vino nuovo…
  Nunziatina: (vedendole gli occhi rossi) C’è qualcosa che non va?
  Filomena: (non parla fa solo un gesto di rassegnazione)
  Nunziatina: sembra tranquillo qui…
  Filomena: (sospirando) Tranquillo?
  Sul sospiro di Filomena, c’è una dissolvenza che ci porta vicino ad una piccola stalla nel podere dove c’è Daniele un uomo possente e dai modi decisi (Gerard Depardieau), conAgostino più giovane e minuto (Sergio Rubini) che assistono al parto della scrofa.
  Agostino: hai sentito tua moglie?
Daniele: certo, ma le avevo detto di non disturbarmi questa mattina.
  Agostino: vado a vedere di che cosa si tratta?
Daniele: (facendo una smorfia) Resta qui, tutti qui sono gelosi di me perché ho ereditato il podere da mio padre poco prima che lui morisse e perché sono stato un meccanico, l’anno scorso tutti mi hanno dato addosso dopo che la scrofa morì…
Agostino: (amichevolmente) Non te la prendere, lo sai com’é qui la gente…
  Il parto della scrofa è cominciato bene, tre porcellini sono usciti…
  Agostino: (togliendo dalla tasca una bottiglietta di rum) dovresti bere anche tu
  Daniele: (guardando la bestia sofferente) Quando avremo finito.
  Il quarto porcellino non vuole saperne di uscire. Daniele mette la sua mano nella vagina lacerata dell’animale (scene non riprese in primo piano) ed il porcellino esce. Sullo schermo si vede la bestia sudata e stremata che accudisce i suoi piccoli. L’inquadratura si sposta sui due uomini che osservano soddisfatti e compiaciuti la loro impresa. Sono sporchi e pieni di sangue, sono esausti, ma la gioia gli si legge in volto.
  Daniele: (soddisfatto) ce l’abbiamo fatta…
  Agostino: (abbracciando l’amico) Sì, ci siamo riusciti.
  Sulla strada del ritorno i due uomini incontrano Silvia, la figlia di Daniele, una ragazza evidentemente molto carina nonostante vesta abiti dimessi (Winona Ryder). Quando Agostino la vede si illumina immediatamente, è chiaramente attratto da lei…
  Agostino: (sprizzando gioia) Silvia, ci siamo riusciti, un meccanico e un muratore meglio di un veterinario.
  Silvia: bravi, ma (rivolgendosi al padre) c’è in porticato Nunziatina, la sarta, che vuole parlarti.
  Daniele: (infastidito) Non poteva sbrigarsela con tua madre?
  Silvia: pare di no…
  Mentre Silvia ed Agostino restano sullo sfondo a chiacchierare la telecamera segue Daniele che procede verso il porticato dove infine incontra Nunziatina…
  Nunziatina: (facendosi coraggio) Lei sa che mi sono sempre occupato dei fatti miei?
  Daniele: (bruscamente) Anch’io perciò se si tratta di fatti suoi, sappia che non mi interessano
  Nunziatina: (sorpresa ed offesa dalla risposta secca) scusi tanto, tolgo il disturbo…
  Daniele: aspetti, ormai ha fatto tanta strada, mi dica…
  Nunziatina: sono dei fatti davvero strani…
  Daniele: sediamoci su questa panca e mi spieghi in due parole di che si tratta.
  Nunziatina: sa da quanti anni vivo qui?
  Daniele: non mi interessa, cominci la storia
  Nunziatina: (contraendo il volto) Ieri quando sono ritornata a casa la vicina mi ha detto che è passato un uomo e mi cercava. Poi quell’uomo è tornato e mi ha detto che, siccome io sono ricevuta in decine e decine di famiglie italiane e sento centinaia di conversazioni, dovevo servire la patria e sarei stata ricompensata per le mie rivelazioni. In caso contrario sarei stata rimandata a Firenze, io gli ho detto che non sapevo nulla, ma….ma… (piangendo)
  Daniele: ha accettato?
  Nunziatina: (stupita) Ho preso tempo, cosa dovevo fare?
  Daniele: (arrabbiato, in tono accusatorio) Ora mi dica, chi l’ha mandata qui?
  Nunziatina: (mormorando tra il pianto) Sono stata anche da altri, poi la strada la conosco da me.
  Daniele: (irritato) Non pianga, via non pianga. (pausa). Torno subito.
  Daniele va verso Agostino e Silvia che sono rimasti in pergolato a chiacchierare. Arrivato ai due prende in privato Agostino e confabula con lui, l’inquadratura si ferma su Silvia che osserva i due confabulare senza sentire quello che si dicono. Dopo qualche secondo Agostino va verso Silvia…
  Agostino: (serio) la cena sarà per un’altra volta, mi dispiace
  Silvia: (protestando) Ma cosa sono tutti questi misteri?

 

Camera di Silvia, interno, notte

  Nella luce soffusa si intravede una stanza con due letti. La scena è silenziosa, si sentono solo i rumori della campagna: i grilli, gli uccelli notturni, il fruscio del vento… Questo silenzio viene “ripreso” per qualche minuto nel quale riusciamo a vedere nella penombra che in un letto c’è Silvia. Silvia si gira verso l’altro letto e vede un’altra ragazza, parecchio più giovane di lei, altrettanto carina, è Luisa, sua sorella (Katie Holmes).
D’un tratto si percepisce distintamente il cigolio di un cancello…
Il dialogo seguente è tutto bisbigliato.
  Luisa: hai udito?
  Silvia: si, ma che ore sono?
  Luisa: (accendendo la luce per vedere l’ora) le tre e mezzo
  Luisa spegne la lampada, segue qualche secondo di silenzio.
  Silvia: dove diamine sarà stato tutto questo tempo?
  Luisa: avrà anche lui un’altra donna, (sicura) pare che tutti da queste parti abbiano bisogno di almeno un’altra donna oltre alla propria moglie.
  Silvia: ma chi ti racconta queste sciocchezze? Non credo che papà possa avere una sporca conoscente come tu dici.
  Luisa: magari sarà pulita, che ne sappiamo noi? Insomma lui è un uomo come gli altri, volevo dire solo questo.
  Silvia: non hai osservato che è uscito con il vestito da lavoro e senza radersi?
  Luisa: tu credi che gli uomini si facciano sempre la barba? In quanto al vestito immagino che se lo tolgano, no?
  Silvia: (con tono scandalizzato) Alla tua età dovresti vergognarti di avere simili pensieri. (lunga pausa)
  Luisa: a me stupisce la mamma
  Silvia: a me no, si vede che le vuol bene
  Luisa: sì, ma come a una serva… come a una serva piagnucolosa. A te non fa rabbia? (pausa)
  Silvia: cerca di dormire.

 

Casa di Daniele, esterno, giorno

Scritta in sovrimpressione “cinque giorni dopo
E’ una di quelle belle giornate di primavera, con un bel caldo ventilato e i colori della campagna sono più vivi che mai. C’e’ una panoramica della casa e dall’alto si vede arrivare un camion. Dal camion scende Agostino e va verso il porticato dove c’è Silvia ad attenderlo.
Agostino: (a Silvia) dov’è tuo padre?
Silvia: è alla vigna, avrai sete, vado a prendere il fiasco?
  Agostino: no, ho fretta, ciao.
  Silvia: (nascondendo a stento la delusione) ci vediamo
  Alla vigna…
  Daniele: (ansioso) come va la ben nota faccenda?
  Agostino: c’è una piccola sosta perché la sartorella si è ammalata.
  Daniele: ma è d’accordo?
  Agostino: pare di si.
  Daniele: non farle correre rischi
  Agostino: fidati
  Daniele: dimmi com’è esattamente il piano.
  Agostino: allora, lei darà appuntamento al nostro uomo, io le starò a distanza di sicurezza, lei ribadirà di non sapere nulla, poi si vedrà dall’evolversi della faccenda.
  Daniele: come dall’evolversi? (pausa) vuoi che mandi qualcuno dei nostri, magari un ticinese, tu rischi l’espulsione (pausa) Franz?
  Agostino: quello può fare giusto il barbiere…non preoccuparti ci penso io.
  Daniele: va bene, però ricordati Franz è un uomo fidato.
  Agostino: non preoccuparti, vedrai che andrà tutto bene. Ci vediamo dopo l’incontro…
  Daniele: d’accordo.
  Agostino se ne va così come era venuto. Silvia segue il camion con gli occhi per un po’, poi si dirige a sua volta verso la vigna e raggiunge il padre.
  Silvia: hai un’aria un po’ stanca
  Daniele: trovi?
  Silvia: stanotte sei tornato di nuovo tardi. Per la seconda volta in una settimana, che esagerazione.
  Daniele: Capita. (cambiando il discorso) Nei dintorni c’è una volpe, metterò una tagliola come mi ha consigliato un contadino qui vicino, la scorsa settimana si è mangiata 10 galline.
  Silvia: basterà la tagliola?
  Daniele: Spero di si…
  Daniele si dirige verso il pollaio, Silvia lo segue continuando la conversazione…
  Silvia: non so se hai osservato…le nostre camelie sono in ritardo quest’anno.
  Daniele: così non le manderemo alla festa…
  Daniele prende la tagliola e la pone accuratamente all’esterno del pollaio, Silvia per un po’ lo osserva in silenzio.
  Daniele: (osservando la sistemazione della tagliola) Così dovrebbe andare…
  Silvia: non pensi sia crudele?
  Daniele: (alludendo a ben altro) non bisogna avere pietà dei parassiti come……la volpe.
  Silvia: (intuendo l’allusione) Agostino chiama parassiti anche alcuni uomini.
  Daniele: è ben diverso.
  Silvia: pensi che Agostino sia crudele?
  Daniele: no, è un brav’uomo.
  Silvia: alla mamma non piace, dice che ha troppi anni in più di me e poi beve.
  Daniele: alla mamma non piace troppa gente…

 

La chiesa, interno, giorno

In un silenzio quasi irreale le immagini si riaprono all’interno di una chiesa, Nunziatina è inginocchiata al primo banco di legno, davanti alla bianca statua della Vergine in una piccola e povera chiesa…
Nunziatina: (mormorando) Madonna ti prego, salvami tu, io non ho fatto mai nulla di male, ho sempre lavorato e non so niente su queste faccende, poi a Firenze non voglio ritornare (scoppia a piangere) sarebbe troppa la vergogna, nessuno lì sa la verità, ebbene sì Renzo mi ha lasciato sull’altare, non voglio ritornare senza marito, ormai sono vecchia, la mia vita è qui.
La donna rimane in silenzio per molto tempo. Poi si sente il rintocco dell’orologio posto sul piazzale, Nunziatina si ricompone e mestamente esce dalla chiesa, la telecamera la segue.
Manca poco al tramonto l’aria è dorata e tiepida, Nunziatina giunge nella piazza e si siede su una panchina.
La telecamera inquadra la donna, entra nel quadro un uomo molto elegante, non ne vediamo il volto ma notiamo che ha in mano un giornale di Firenze. Intuiamo che si siede vicino alla donna, fuori quadro.
Uomo: buona sera signorina Nunziatina.
Nunziatina: buona sera a lei.
La telecamera inquadra finalmente l’uomo, è un giovane molto affascinante e dai modi contemporaneamente raffinati e decisi (Joseph Fiennes)
Uomo: vogliamo andare a sederci in un locale?
Nunziatina: la gente ne sarebbe incuriosita, capirà vivo qui da una trentina d’anni. In questo caso conviene fare una gita fuori città?
Uomo: dispongo di una macchina.
Nunziatina: le pare? Facciamo una passeggiata verso Rivapiana.
Si alzano e si incamminano, ripresi di schiena.
Stacco con i due che camminano sulla sponda di un lago. C’e’ poca gente, qualche ragazzo, pochi turisti. Nunziatina si guarda in giro finché notiamo che con lo sguardo trova Agostino che passa accanto ai due.
Nunziatina: (guardando ostentatamente dalla parte opposta) Sediamoci qui c’è una panchina libera.
Uomo: (togliendosi il cappello e ravvivandosi i capelli, lascia intravedere un ciondolo che pende dal braccialetto) Allora…
Nunziatina: (interrompendolo) Permette (osservando il ciondolo) Anche lei è devoto?
Uomo: (seccato) Va bene parleremo di religione un’altra volta. Cosa ha da dirmi? Ieri lei è stata a casa di un certo avvocato che è appena tornato dall’Italia…
Nunziatina: ne è tornato entusiasta .
Uomo: veramente? L’avvocato è socialista.
Nunziatina: ne è tornato entusiasta, lui è persuaso che solo le donne italiane sanno cuocere veramente bene il riso.
Uomo: (interrompendola) Lasci stare, a parte il riso?
Nunziatina: ha lodato anche i formaggi…
Uomo: (sgarbatamente) Non me ne frega nulla.
Nunziatina: (fintamente risentita, in realtà compiaciuta) è un’ottima persona
Uomo: non ha mosso delle critiche? Non ha raccontato le solite fandonie contro di noi? (con tono più alto) Non ha raccontato panzane?
Nunziatina: (convinta) Riguardo le mele, diceva che sono più farinose rispetto a quelle Svizzere.
Uomo: egli avrà anche parlato d’altro, è un socialista
Nunziatina: sì, ha anche parlato di cravatte…
Uomo: per Dio.
Nunziatina: (scandalizzata) oh!!!
Uomo: mi ascolti bene signorina Nunziatina (con voce bassa e lenta) a me, anzi a noi, interessano conversazioni politiche.Sa cosa voglio dire?
Nunziatina: no
Uomo: (sconsolato) ha mai sentito parlare, in casa dell’avvocato o di qualcun altro, di Bassanesi o di Rossellini?
Nunziatina: no
Uomo: le sue informazioni non mi interessano, c’è stato un equivoco, buonasera (alzandosi)
Nunziatina: (tirando un sospiro di sollievo) lei è così giovane perché non impara un mestiere?
Uomo: (con terribile cattiveria, sempre con tono di voce basso) Le conviene tacere.
L’uomo si allontana. Agostino, che ha assistito da lontano alla scena, lo segue. I due scompaiono dietro gli alberi di un giardino.

Casa di Daniele, interno, sera

Siamo a casa di Daniele, tutti i familiari sono a tavola e mangiano scambiandosi poche parole tra loro, dopo pochi secondi squilla il telefono…
Daniele: (anticipando tutti) vado io, sarà per me.
Daniele: (al telefono) pronto.
Voce: sono io, Franz
Daniele: è andato tutto bene?
Franz: veramente è scoppiata una rissa tra Agostino e il fascista…
Daniele: (interrompendolo) Agostino sta bene?
Franz: sì, lui ha la pellaccia dura, ma non mi aveva avvertito di voler aggredire la spia.
Daniele: forse non lo aveva premeditato.
Franz: temo di sì, gli è saltato addosso appena lo ha avuto di fronte.
Daniele: (sempre inquadrato in primo piano, è sempre più preoccupato) poi, cosa è successo?
Franz: l’uomo è caduto a terra stordito, aveva con se un amico che è sopraggiunto in seguito, e sono scappati dopo il mio arrivo.
Daniele: che casino!
Franz: Agostino ha sbagliato… ora è in guai grossi, non doveva agire così avventatamente.
Daniele: non pretendere troppo, siamo tutti dei poveri uomini, non angeli.
Franz: ma se ci comportiamo come i nostri avversari, dei bruti, in che cosa siamo diversi?
Daniele: lo sai bene, comunque se un compagno è in difficoltà io l’aiuto.
Franz: questo che centra, se pensi che voglia tirarmi indietro ti sbagli.
Daniele: Agostino dov’è? Aveva promesso che sarebbe passato qui.
Franz: è voluto passare prima dall’avvocato.
Daniele: (nervosissimo) andrò anche io dall’avvocato, se verrà qua aspetterà.

 

Studio dell’avvocato, interno, notte

Vediamo, con sottofondo poetico, dall’alto la zona del Canton Ticino, le luci, è pura poesia…
Ad un tratto troviamo per i viottoli della cittadina, Daniele che bussa alla studio dell’avvocato Zeta. Lo stesso avvocato gli apre la porta, un uomo sulla cinquantina, non molto alto ma distinto, con dei baffi folti e grigi (Daniel Auteuil)
Avvocato: ti aspettavo! Entra subito non farti vedere dai vicini (chiude la porta). Siano benedetti questi italiani, senza di loro moriremmo di noia. Accomodati sulla poltrona.
Lo studio, debolmente illuminato, comprende una scrivania affollata di fogli, due poltrone in cuoio, e la sedia da ufficio dell’avvocato.
L’avvocato Zeta è particolarmente gioviale e pare divertito dalla situazione, parla con enfasi esagerata.
Avvocato: vedo con piacere che ti sei ingrassato.
Daniele: eh, la vita sana dei campi…dov’è Agostino?
Avvocato: hai ragione a volergli bene, non bisogna dilapidare tutto il nostro amore con le femmine. Agostino è un generoso, anzi un passionale, mi ricorda la mia gioventù!
Daniele: (pazientemente) Dov’è ora?
Avvocato: al sicuro.
Daniele: debbo parlargli.
Avvocato: impossibile.
Daniele: (facendo finta di andare via) me lo cerco da me tanto so dove trovarlo.
Avvocato: non fare sciocchezze, torna a sederti, anche lui il dissennato voleva subito incontrarti, poi l’ho convinto a girare al largo.
Daniele: è ricercato dalla polizia?
Avvocato: non ancora. Ma non posso dirti di più.
Daniele: la polizia sa della rissa?
Avvocato: brancola nel buio.
Daniele: dunque il ferito non ha ancora presentato la denuncia?
Avvocato: non sarà lui a deciderlo, lui non è altro che un funzionario.
Daniele: che c’è da fare?
Avvocato: ancora non lo capisci? Assolutamente niente, lascia fare a me e non fare azioni avventate.
Daniele: Agostino non ti ha lasciato detto nulla per me?
Avvocato: assolutamente nulla.
Daniele: (alzandosi) allora io vado.

 

Il paese, esterno, notte

Fuori è iniziato a piovere. Parte la musica che va in crescendo a sottintendere un pericolo mentre Daniele attraversa il paese cercando invano di ripararsi sotto i balconi. Daniele continua a camminare, con fare circospetto, sotto la pioggia in un’atmosfera surreale fino quando arriva sotto un portico. Sente una voce… La musica ha un impennata e si ferma improvvisamente.
Voce: alzi le mani, è in arresto.
Attimo di smarrimento di Daniele, che alza d’istinto le mani… nel suo viso l’espressione impaurita però si scioglie rapidamente.
Daniele: (infine sorridendo) Agostino sei tu.
Agostino: (abbracciandolo) amico mio.
Daniele: dove sei nascosto?
Agostino: vieni con me.
I due si dirigono verso una piccola casetta ad un piano. Camminando sempre sotto la pioggia giungono all’uscio della casa. Agostino apre la porta, alle sue spalle la piccola città è tutta illuminata sotto la pioggia…
Daniele: (urlando) Franz, Franz, Franz! Sei in casa?
Agostino: (indicando una fotografia di un uomo anziano, accigliato e severo, esposta sulla mensola del camino acceso) chi è questo?
Daniele: è Leonhard Ragaz, un socialista religioso, un tipo in gamba; ha lasciato chiesa ed università per la causa degli operai. Ma dove sarà Franz?
Agostino: mi viene il sospetto che sia andato a dormire in negozio, so di certo che l’ ha fatto altre volte, quando gli ho mandato in casa dei profughi.
Daniele: sul serio? Io non ne sarei capace.
Agostino: sai oggi mi sono ricreduto anch’io su Franz, è un uomo formidabile; ha una forza e agilità di cui non avrei mai sospettato.
Daniele: in gioventù è stato centrattacco nella squadra del Kreuzlingen, anche qui è istruttore della squadretta locale di calcio.
Agostino: avresti dovuto vederlo, quando ho visto sopraggiungere il secondo fascista con il revolver alla mano me la sono vista brutta, lui lo ha disarmato ed il coniglio è scappato.
Daniele: tu non avevi nulla?
Agostino: neanche il temperino, per ascoltare il tuo consiglio. Fortunatamente c’era Franz.
Daniele: non mi sorprende, avevo sempre pensato che la sua mansuetudine non gli venisse da fiacchezza.
Agostino: strano. Non lo capisco, perché se ne sta qui a Minusio? È ancora giovane.
Daniele: (solennemente) qui o altrove, è un credente.
Agostino: che cosa vuol dire?
Daniele: (risponde con un’alzata di spalle)
Agostino cerca nell’altra stanza finché trova delle coperte di lana…
Agostino: (spogliandosi) siamo tutti e due ben inzuppati, cerchiamo di scampare ad una polmonite.
Daniele: (si spoglia anche lui e si avvolge in una delle coperte) mettiamoci a scaldare.
Agostino (avvolgendosi alla coperta) Sì, ma aspetta un attimo che cerco qualcosa da bere.
Daniele: inutile cercare, Franz è astemio.
Agostino: dici sul serio? (con disprezzo) se è così, torno al mio vecchio giudizio su di lui.
Daniele: parliamo di te piuttosto, ti sei cacciato in un brutto pasticcio.
Agostino: lascia stare.
Daniele: ti credevo più calmo, più padrone di te (lunga pausa)
Agostino: a proposito, non trovi che il nostro avvocato sia un po’ matto?
Daniele: sì, è proprio uno dei nostri. Ma non cambiare discorso. Cosa pensi di fare, ora?
Agostino: per qualche giorno mi conviene prendere il largo. Posso disporre di un passaggio su un camion per oltre Gottargo.
Daniele: quando partiresti?
Agostino: verso l’alba per arrivare ad Olten in mattinata.
Daniele. (rivoltando i vestiti ad asciugare) C’è posto per me?
Agostino: (sorridendo) per te c’è sempre posto.
Daniele: vorrei approfittarne per regolare meglio la faccenda della tipografia.
Agostino: il viaggio sarà meno noioso. (sdraiandosi sulle coperte sul pavimento) Adesso cerchiamo di dormire. (aggiunge) temevo di non incontrarti, così, poco fa ho chiamato a casa tua. Mi ha risposto Silvia.
Daniele: in casa tutto in ordine?
Agostino: mi ha informato che forse non saresti rincasato, ma la conversazione è stata breve perché Silvia era in pena perché vicino casa vostra si sono scontrate due automobili straniere e un signore rimasto ferito ed è stato trasportato nel vostro cortile. Data la tua assenza Filomena non sapeva se poteva accettarlo in casa.
Daniele: si direbbe che mia moglie non mi conosca affatto.
Agostino: può capitare se si sta per tanti anni troppo vicini.
Daniele: cerchiamo di dormire, domani il viaggio sarà scomodo.
Agostino: a Bellinzona comprerò una bottiglia di grappa, con questo tempaccio, sul Gottargo ci sarà da battere i denti.
Daniele: buona notte, cerchiamo di dormire.
I due si addormentano, la luce del focolare riflette sui loro volti, si incomincia a sentire il sottofondo di un pianoforte.

 

Casa di Daniele, esterno, alba

Scritta in sovrimpressione “tre giorni dopo“.
L’alba. Si vede un camion che percorre la stradina polverosa che porta alla casa di Daniele. Arriva infine al cortile e si ferma. Dal vecchio camion scende Daniele, che si dirige subito verso la porta d’ingresso…
Filomena: (che stava all’ingresso) finalmente ti si rivede.
Daniele: (vedendo le scale ingombre di mobili) Avete avuto un pignoramento?
Luisa: (spuntando dall’altra stanza) durante la permanenza del ferito, abbiamo dovuto spostare alcune sedie e un divano, ma io e Silvia le stiamo rimettendo a posto.
Daniele: chi è il ferito?
Silvia: (non risponde)
Luisa: un ingegnere o un ragioniere non ho capito bene, un certo signor Cefalù, (con malizia) un bel giovane.
Daniele: quanto tempo è rimasto?
Luisa: due giorni, un’ambulanza lo ha portato via ieri. Le ferite non erano gravi.
Daniele: (a Luisa) sei cresciuta e dimagrita in questi tre giorni. (poi guarda Silvia)
Silvia: (al padre, imbarazzata) abbiamo agito male?
Daniele: (a Silvia) sei stata poco bene? Ti vedo pallida.
Luisa: (con malizia, risponde lei) è solo un po’ stanca. Capirai, papà, assistere un ferito notte e giorno; un ferito poi, grazie a Dio, nemmeno tanto grave. Con la lunghezza della notti di questa stagione!
Silvia: (protestando, imbarazzata) Luisa, cosa dici?
Filomena e Luisa vanno in cucina per preparare il pranzo, Daniele prende il pacco che aveva portato con sé.
Daniele: questo è uno scialle, te lo manda Agostino.
Silvia: (vedendolo, con espressione perplessa) grazie
Daniele: cosa c’è? Non ti piace?
Silvia: non c’è male, ma il colore non è di moda.
Daniele visibilmente preoccupato si dirige in cucina dove trova Filomena che controlla il piano di cottura. Iniziano a parlare nella stanza fumosa…
Daniele: la smettiamo di giocare a mosca cieca?
Filomena: a proposito di che?
Daniele: dell’ingegnere o ragioniere che sia.
Filomena: (chiudendo la porta della cucina) sarebbe un buon partito.
Daniele: siamo già a questo punto?
Filomena: è un ragioniere che abita a Varese, una persona istruita, simpatica e di buona famiglia.
Daniele: insomma, un vero colpo di fulmine?
Filomena: per Silvia avrebbe l’età giusta.
Daniele: l’età di solito si chiede ai coscritti.
Filomena: gli ho parlato anch’io, sta tranquillo.
Daniele: ma non capisci che proprio questo mi preoccupa.
Filomena: (senza badargli) prima di impiegarsi, lui aiutava il padre. La famiglia ha una fabbrica nel paese nativo.
Daniele: cosa produce?
Filomena: candele per le chiese.
Daniele: (burbero) non ho mai potuto soffrire il fumo delle candele, dovresti saperlo.
Filomena: è un giovane molto distinto, ha uno sguardo caldo e affettuoso che ispira fiducia.
Daniele: (facendo un gesto di stizza) non lo metto, in dubbio, ma mi è difficile ammettere che una ragazza come Silvia finisca la cara mogliettina di un benpensante.
Filomena: se a lei piace… (pausa)
Filomena: (sospirando) chi avrebbe mai pensato, che gli scontri di automobili servissero a fare conoscenza?
Daniele: (nervosamente) ma è lo scopo principale, non lo sapevi? Il governo ora pensa a tutto.
Filomena: (credendogli, ingenuamente) davvero?
Daniele: (uscendo dalla cucina) Devo parlare con Silvia.
Filomena: non vorrai mica contrariarla?

 

Casa di Daniele, interno, giorno

La famiglia è riunita a tavola per la cena. Ci sono tutti tranne Silvia…
Daniele: (finendo la minestra) veramente buona stasera!
Filomena: sì, è molto saporita
Daniele: (guardando lo scialle alla moglie) non riesco a ricordarmi da quando porti questo scialle, non l’avevi già prima che ci sposassimo?
Filomena: è un po’ scolorito, ma ancora soffice, forse lo dovrei mandare dal tintore.
Luisa: non metterti in testa di tingerlo per darlo a me.
Filomena: dato che Silvia ritarda, potremmo riparlare di quel giovane.
Daniele: come vuoi
Filomena: a me sembra un giovane onesto.
Daniele: onesto? Sai cosa intendo io per onesto?
Filomena: (con voce esitante) certamente, onesto è onesto. Mio padre era un uomo onesto.
Daniele: (interrompendola) vedo che tu nemmeno sospetti cosa io possa intendere per uomo onesto
Filomena: (fa un gesto a Luisa per farla andare via)
Luisa: buona notte. (se ne va in camera sua)
Filomena: una volta conoscevi Silvia, la immaginavi simile a te, ma forse ti sbagliavi.
Daniele: cercherò di parlarle.

 

Casa di Daniele, esterno, giorno

E’ mattino, c’è il sole, si sente il cinguettio degli uccelli, Silvia torna a casa ed incontra Daniele che la aspetta sotto il porticato…
Daniele: dovrei fare una passeggiata in Val Verdesca, vuoi accompagnarmi?
Silvia: (con un po’ di incertezza) va bene.
Daniele: (stringendo un sacchetto) devo portare ad un amico di lassù un po’ di piselli da semina.
Silvia: va bene, andiamo.
Una dissolvenza ci porta dentro una corriera, oltre a Silvia e Daniele c’è qualche ragazzino, la ragazza non distoglie mai lo sguardo dal panorama, benché il paesaggio non offre nulla di così interessante. La telecamera fa una panoramica sul lago che sembra un grande lenzuolo grigio contornato dalle macchie verde-bruno dei salici e dei pioppi.
Scendono dalla corriera ed arrivano ad Equino, un mucchietto di case oscure. Camminano tra i vicoletti del piccolo paese sempre senza rivolgersi parola. Ad un certo punto Daniele si ferma lascia il sacchetto in una cassetta vicino ad una casupola tra quei vicoli.
Usciti dal paese, Silvia si guarda intorno e vede la valle povera e monotona…
Silvia: (borbottando) non mi sembra un luogo da venirci per una passeggiata.
Daniele: (non risponde la guarda mentre lei sta con la testa bassa evitando il suo sguardo)
Silvia: (tenendo il broncio) dobbiamo rifare la stessa strada?
Daniele: non ce n’è altra.
Silvia: non c’è un sentiero in fondo alla valle, accanto al ruscello?
Daniele: non credo, ma possiamo tentare, non ho nessuna fretta.
Continuano a camminare, prendendo una piccola stradina vicino al ruscello…
Daniele: vogliamo parlare di quel signor Cefalù? D’accordo, i tempi in cui i genitori combinavano i matrimoni dei figli sono passati, ma non puoi proibirmi di avere la mia opinione.
Silvia: (con voce sommessa) sono terribilmente triste che tu non partecipi alla mia felicità.
Daniele: ti senti felice?
Silvia: immensamente, credimi papà, non sapevo che si potesse esserlo a tal punto, ora so veramente cosa sia l’amore.
Daniele: il tuo sentimento di prima non era amore?
Silvia: (con gli occhi lucidi) no, ora me ne rendo conto. Era affetto, stima, simpatia, tutto quello che vuoi; non amore.
Daniele: credo che Agostino sia onesto.
Silvia: non credo che l’uomo da me scelto sia disonesto.
Daniele: (con disprezzo) gli è consentito di andare e venire attraverso questa maledetta frontiera, con passaporto regolare. Mi basta per farmene un’idea.
Silvia: lui non si occupa di politica.
Daniele: sotto una dittatura è uno dei modi più comodi per essere disonesto.
Silvia: (risponde con un’alzata di spalle)
Daniele: mi sforzo di capirti, immagino che hai ceduto a un’infatuazione momentanea. Immagino che sia un bel ragazzo.
Silvia: di bei ragazzi ne ho conosciuti anche altri. D’altronde, quando lui ci fu portato a casa aveva la testa fasciata. Fu innanzitutto la sua voce a commuovermi; una voce impaurita, supplichevole, tenera. Mi parlò della sua infanzia per tutta la notte. Al mattino mi sembrava d’averlo conosciuto da sempre e avevo la convinzione profonda che ognuno di noi due avesse bisogno dell’altro. (pausa) mi dispiace per Agostino.
Daniele: se ancora non lo hai fatto, hai l’obbligo morale di avvisarlo.
Silvia: resterà fuori ancora per molto?
Daniele: non credo, deve solo terminare un lavoro per la sua ditta.
Silvia: non dipende da te lasciarlo dove si trova?
Daniele: (seccamente) affatto, cosa ti salta in mente.
I due continuano a camminare con un sottofondo d’archi, camminano fino a sparire dopo una curva della strada.

Il paese, esterno, giorno.

La telecamera indugia su un gruppetto di donne che chiacchierano preoccupate sull’imminente festa delle camelie che pare possa essere rimandata per convenienza a causa della recente rissa scoppiata per le vie della città. Passa Nunziatina che saluta le donne del gruppo, la telecamera la segue fino a che la donna arriva a casa. Raccoglie la posta poggiata in terra al di fuori della porta d’ingresso.
Nunziatina: (sfogliando la posta) questa è la bolletta della luce, questa cos’è? (aprendola) La S.V. deve recarsi all’ufficio della polizia appena riceverà questo avviso. (tra sé e sé) porterò le bollette, sono tutte regolarmente pagate, sia quelle del lattaio che quella della luce, (sicura) vedranno che si sono sbagliati.

 

Ufficio di polizia, interno, giorno

All’ufficio della polizia, fanno accomodare Nunziatina in una stanza ordinata e pulita. Arriva quasi subito un poliziotto in divisa. (Massimo Ghini)
Nunziatina: (mostrando le bollette regolarmente pagate) vede, sono in regola.
Poliziotto: sì, sì, sono in regola, ma lei non è qui per questo.
Nunziatina: (sorpresa) Ah no?
Poliziotto: (freddissimo) Lei deve lasciare questo paese, non è gradita qui.
Nunziatina: (implorando) com’è possibile?
Poliziotto: che ne so io? La mia funzione è di eseguire gli ordini.
Nunziatina: quale delitto ho commesso?
Poliziotto: nessuno. Se foste incolpata d’un qualsiasi reato, dovreste renderne conto davanti ad un tribunale.
Nunziatina: (con le lacrime agli occhi) per quale motivo allora mi cacciate via?
Poliziotto: (duramente) la polizia non è tenuta a dare spiegazioni.
Nunziatina: capisco (balbettando) però è la mia rovina.
Poliziotto: non so che farci.
Nunziatina: ho sempre lavorato, non ho mai dato motivo di scandalo, non mi sono mai occupata di politica.
Poliziotto: se foste nella politica, chissà, sareste protetta. (fingendo di ignorarla guarda le scartoffie sulla scrivania)
Nunziatina: (piangendo) cosa farò con i mobili di casa?
Poliziotto: quel che vi aggrada, potete anche spedirli.
Nunziatina: per dove?
Poliziotto: dove vi pare, per Parigi, per Firenze, Lisbona o anche per l’isola di Giava.
Nunziatina: non valgono le spese del trasporto.
Poliziotto: fate quello che volete, non è compito della polizia questo.
Nunziatina: va bene, li metterò sulla strada.
Poliziotto: (alzandosi) aspettate, non vorrete mica fare una cosa del genere alla vigilia della festa? Non pensate mica di fare uno scandalo sulla pubblica via?
Nunziatina: (pentita, rassegnata) stia tranquillo, non lo farò.
La sarta raccoglie mestamente le sue bollette pagate ed esce dalla stazione di polizia.

 

Casa della sarta, interno, giorno

La sarta è al telefono. Si sente fuori campo la voce di Daniele.
Daniele: non so che farci, non parliamo di queste cose al telefono.

 

Casa di Daniele, esterno, giorno

Una luce tiepida e dorata si riverbera dalla vecchia casa di Daniele sull’aia. Il rosaio che si arrampica sulla facciata della casa, fino alla loggia, ha cacciato fuori centinaia di foglioline vermiglie. Daniele sta lavorando l’orto mentre Silvia si avvicina lentamente, timidamente, facendosi coraggio ad ogni passo.
Silvia: verrai questa sera, a conoscere Cefalù?
Daniele: non sono presentabile, ho appena finito di mettere a posto il letamaio.
Silvia: puoi lavarti, se ti sbrighi puoi farti anche il bagno. Ma non puoi rifiutare di vederlo, dato che è venuto apposta da Varese.
Daniele: non è mica venuto a causa mia.
Silvia: (arrabbiata) invece sì, è naturale che voglia conoscere mio padre, no?
Daniele: va bene, verrò un momento. (pausa, Daniele continua a lavorare l’orto)
Silvia: (andando via) non tardare, dovrà tornare a casa in serata, il suo permesso è di poche ore.
Stacco. Daniele è ancora nell’orto. Udendo un auto sopraggiungere si nasconde dietro il cespuglio di alloro. Vede il giovane al suo arrivo, un bel giovanotto di statura media, elegante e con un viso sottile e scuro.Vediamo ora da vicino il signor Cefalù riconoscendo l’uomo che precedentemente aveva interrogato la sarta (Joseph Fiennes). Cefalù porge a Silvia un libro illustrato di Bernardino Luini…
Cefalù: questo è per te.
Silvia: molte grazie (sfogliandolo) forse l’abbiamo già.
Cefalù: non fa niente, il libraio me lo cambierà con un altro e lo spedirò per posta.
Silvia: (avviandosi per le scale) vado a controllare.
Cefalù: (dopo un po’ di incertezza la segue) fammi vedere i tuoi libri, non vorrei darti altri doppioni.
Arrivati al piano di sopra si iniziano ad abbracciare e sbaciucchiare…
Cefalù: (baciandola e cercando di aprire la porta) è chiusa la cameretta
Silvia: papà è geloso delle sue carte.
Cefalù: anche della figlia maggiore?
Silvia: (continuando a baciarlo) temo di sì.
Silvia apre la porta, nella stanza c’è uno scaffale che contiene principalmente libri scolastici, ci sono anche libri in lingua tedesca
Silvia: (prendendo un libro dallo scaffale) ecco il Luini.
Cefalù: (ridendo) questi altri erano i tuoi libri di scuola? (guardandosi in giro vede alcuni giornali politici, mormorando) strano.
Silvia: cosa trova di strano?
Cefalù: (imbarazzato, vago) strani dizionari
Silvia: sono i dizionari in uso nelle nostre scuole.
Cefalù: strane scuole, strani maestri.
Silvia: Sì, il nostro insegnante di matematica era un po’ pazzo.
Voce fuori campo: Silvia, mi serve il tuo aiuto.
Silvia: (urlando) scendiamo subito.
Cefalù: (balbettando) posso rimanere ancora qualche minuto quassù? I tuoi libri da scolaretta mi commuovono.
Silvia: (porgendogli la chiave) va bene, poi chiudi la porta
Stacco. A preparare la tavola con Silvia ci sono Luisa e Filomena…
Luisa: (scherzando, al solito) Silvia, i giovanotti italiani giudicano le ragazze dalle caviglie e da come preparano il caffè.
Silvia: (inavvertitamente si guarda le caviglie)
Filomena: grazie a Dio, non hai nulla di cui preoccuparti.
Le donne guardano il signor Cefalù che scende le scale, è cereo, sconvolto, impaurito…
Silvia: cosa è successo?
Cefalù: (balbettando) scusate, scusate, devo partire.
Poco dopo si sente la macchina del giovane in partenza. Le donne rimangono impietrite.
Filomena: cosa sarà successo? Non è mica malato di nervi?
Silvia: (intontita) non lo so, non capisco, sembrava in buona salute forse solo un po’ emozionato. (resta impietrita per qualche secondo, poi si prende il viso tra le mani e scoppia a piangere)
Filomena: vado a vedere cosa è successo.
La telecamera a spalla segue Filomena che arrivata al secondo piano vede la porta della cameretta aperta, carte a terra, i tiretti dei giornali capovolti…
Filomena: (correndo dalle ragazze) ha scoperto le carte di Daniele, forse ha portato via anche qualche indirizzo. (lungo silenzio, solo il pianto silenzioso di Silvia in sottofondo) Come dirlo a Daniele…
Stacco. Vicino al fontanile Daniele è raggiunto da Nunziatina…
Nunziatina: lei conosce, quel giovane che poco fa è uscito correndo dal suo podere?
Daniele: non so di chi parla.
Nunziatina: mi è parso che fosse proprio il giovane fascista che ha parlato con me.
Daniele: (preoccupato) è un sospetto grave, non si può parlarne a vanvera.
Nunziatina: non parlo a vanvera io.
Daniele: resti qui fino a quando non la chiamerò. (corre verso casa)
Daniele si avvia a grandi falcate verso la casa ed entra.
Daniele: (a Filomena) Dov’è l’ospite?
Filomena: (balbettando) è ripartito.
Daniele: già via? Non volevate presentarmelo?
Filomena: è andato via, anzi è scappato, non so come dirtelo, c’è capitata una disgrazia.
Daniele: Nunziatina ha visto giusto.
Filomena: Nunziatina?
Daniele: poco fa, qua fuori, davanti casa nostra le è sembrato di vedere un agente segreto fascista.
Filomena: è stata una grande disgrazia.
Daniele: ma perché è scappato? Ha temuto, all’improvviso, di essere riconosciuto?
Filomena: No. Lui non sospettava di noi e noi non sospettavamo di lui, non avevamo mai parlato di politica. Per puro caso, ha messo piede nel tuo studio e… ha scoperto le tue carte.
Daniele non ascolta la fine del discorso, sale le case a tre gradini per volta tra le maledizioni e le bestemmie, poi và al telefono e compone un numero…
Daniele: (alla risposta) Gaspare sei tu? La madre è ammalata. Da poco.
Daniele: (alla moglie) prendi una bottiglia di benzina, della legna ed aiutami ad accendere un grande fuoco nel camino.
Daniele: (Dopo aver acceso il fuoco) Starò via per alcuni giorni.
Daniele se ne va senza aggiungere altro, lasciando agli altri membri della famiglia evidenti sensi di colpa e una certa disperazione sempre sottolineata dal pianto silenzioso di Silvia. Filomena tenta di consolare la figlia in lacrime, anche Luisa si avvicina alle due. Lenta dissolvenza al nero sill’immagine delle tre donne unite in un triste abbraccio.

 

Canton Ticino, esterno, giorno

C’è un sottofondo drammatico, le immagini si susseguono riprendendo le vallate ticinesi, il podere di Daniele, le strade del piccolo paese, i monti vicini. Ci ritroviamo infine vicini al lago, un’automobile straniera si ferma vicino alla sponda,  ne esce un uomo, non si riesce a capire di chi si tratta, fa alcuni passi, entra in acqua, si perde tra la nebbia, nuova dissolvenza in nero.

 

Casa di Daniele, interno, sera

Sullo schermo: “Due giorni dopo“.Luisa e Filomena sono sedute a tavola, lavorando all’uncinetto.
Luisa: come sta oggi Silvia? Che dice?
Filomena: non parla, mi guarda, ma non risponde alle mie parole.
Luisa: almeno piange?
Filomena: non una lacrima. Oh madonna mia, almeno piangesse.
Luisa: che cosa serve piangere? Non sarebbe meglio agire
Filomena: se è una disgrazia vera, non ti resta che piangere….
Luisa: quando torna papà?
Filomena: (fintamente indifferente) non lo so, non me lo ha detto.
Luisa: dove è andato?
Filomena: non lo so, credimi pure.
Su quelle parole entra Daniele…
Filomena: sia lodato il cielo, Daniele cosa è successo? Vuoi qualcosa da mangiare?
Daniele: non ho fame.
Filomena: faccio presto a riscaldare qualcosa.
Daniele: (dopo aver bevuto direttamente dal rubinetto) Luisa, ci sono state telefonate?
Luisa: sì, ha chiamato un tale da Brisaggio e ha detto che sua madre è fuori pericolo, anche un tale da Ponte Tresa ha lasciato detto che sua madre sta meglio. (ironicamente) Insomma si direbbe che le madri se la passano bene.
Filomena: (borbottando) non tutte.
Si sente un grido, stridulo e acutissimo d’animale.
Daniele: (afferrando un’accetta) finalmente
La volpe è rimasta intrappolata nella tagliola, Daniele dopo averla raggiunta comincia ad assestare all’animale alcuni colpi furibondi, la volpe quasi completamente sfigurata è rimasta in un lago di sangue. Luisa ha assistito a tutta la scena da lontano, vicino l’uscio.
Luisa: (prendendo per mano il padre al rientro in casa) quello che è successo con le tue carte è irreparabile?
Daniele: no, passeremo anche questa.

 

Casa di Daniele, interno, mattino

 

Luisa, Filomena e Daniele stanno facendo colazione.
Luisa: (leggendo un giornale locale) mamma, mamma, questo qui non è il signor Cefalù?
Filomena: (togliendogli di mano il giornale e leggendo a ad alta voce) Ieri è stato ritrovato il corpo di un giovane italiano, annegato nel lago, si tratterebbe di suicidio. (guardando la foto pubblicata, con voce triste) Sì, è proprio lui. (lunghissima pausa) devo andare a dirlo a Silvia.
Filomena sale le scale per andare in camera di Silvia.
Luisa: (tristissima) mi dispiace per quel povero ragazzo.
Daniele: (vicino al fuoco) non era un cattivo ragazzo.
Le immagini ritraggono la fiamma che nel camino arde per circa 20 secondi.
Filomena scende dalle scale…
Filomena: Luisa, vai da tua sorella.

Luisa: (con le lacrime agli occhi, e salendo le scale) va bene

Daniele: (a Filomena) come sta Silvia?
Filomena: piange (asciugandosi gli occhi) le lacrime non risuscitano i morti, ma che altro si può fare?
Daniele: (freddo, guardando fisso l’obbiettivo) mentre tu prepari il caffè, io salgo un momento da lei.

 

Commenti